Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
No Profit Blog di Patrizia Penna
il blog sul no profit


Nov
10
2011
Il cancro è sinonimo di sofferenza, di uno stato psichico oltre che il fisico che richiede al malato di tirar fuori tutta la forza possibile per combattere il grande “mostro” che ha in corpo.
 
Una battaglia in cui il paziente dovrebbe essere preso per mano dal proprio medico, il cui compito assoluto è quello di provvedere alla cura del malato, ma anche di lenirne, con ogni mezzo possibile, il dolore. Da un anno e mezzo a questa parte, la legge 38/2010 che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, ha regolamentato queste parole.
 
Grazie a questa legge è stata oltretutto semplificata la procedura di prescrizione degli oppioidi, una particolare categoria di farmaci che aiuta ad alleviare la sofferenza di pazienti che versano in condizioni gravi o incurabili, e che adesso è prescrivibile con il normale ricettario.
 
La consapevolezza che esistono i mezzi legislativi rende ancora più grave constatare che sul fronte della lotta al dolore la nostra regione, e in generale tutto il Sud, è indietro rispetto al resto dell’Italia. Da un’operazione condotta a tappeto da circa 500 militari del Nas su ben 244 ospedali italiani, è emerso che l’utilizzo degli oppioidi come farmaci terapeutici è infatti ancora largamente sconosciuto ai medici del Sud. Come pressoché sconosciuto è l’obbligo di riportare nella cartella clinica la scala di rilevazione del dolore.
 
Non garantire quello che è a tutti gli effetti un diritto del malato è sintomatico di carenze plurime del sistema: di una scarsa formazione e informazione dei medici su tali strumenti, di una scarsa sensibilizzazione nei confronti del paziente e di un comportamento deontologicamente non corretto. Ma è necessario sottolineare che adesso c’è anche una parte normativa che regola tutto questo, e che quindi al di là dell’omissione morale, il medico che non fornisce la giusta terapia del dolore ai pazienti non agisce secondo legge.
 
La carenza nella terapie del dolore al Sud si estende anche agli altri punti previsti dalla legge. Le strutture che nel corso di questo anno e mezzo si sono adeguate alle misure previste dalla legge 38/2010 nel Sud Italia sono solo la metà, che si posizionano tra la “virtuosa” Basilicata (83%) e la Puglia (41%). In Sicilia in particolare sono state il 61%, ed esiste una sola unità operativa di cure palliative e terapia antalgica, presso il San Vincenzo di Taormina, che non riesce quindi a far fronte all’esigenza degli abitanti dell’intero territorio.