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No Profit Blog di Patrizia Penna
il blog sul no profit


Feb
22
2011
L'8 febbraio si è celebrata la giornata mondiale del Safer Internet day per promuovere un utilizzo sicuro e responsabile dei media tra i più giovani. Infatti, oggi i genitori devono aiutare i figli a non lasciarsi intrappolare dai mille pericoli che si nascondono in rete.
 
Secondo me, questo giorno deve essere dedicato ai genitori perchè dobbiamo (dovremmo) avere la capacità di spiegare ai nostri figli sul cosa fare e cosa non fare online, come tutelarsi e perchè, come agire e interagire con questo mondo digitale.
 
Leggendo un articolo sul Corriere, in Gran Bretagna il 57% dei genitori usa il parental control o i software di filtraggio per impedire l'accesso in siti non adatti, mentre in molti altri Paesi i genitori hanno messo il pc in salotto per poter meglio controllare, invece, in Italia solo il  32% dei genitori non controlla in nessun modo il comportamento in Rete dei propri figli, mentre coloro che sorvegliano scelgono nel 37% dei casi sistemi di filtraggio e nel 36 per cento dei casi limitano il tempo. L’88% dei padri e delle madri ha affrontato comunque con i figli l’argomento dei potenziali rischi del Web.  Una schiacciante maggioranza di minori infine non nasconde a mamma e papà i propri post ed evita di frequentare siti sgraditi ai genitori.
 
Secondo l'associazione Terre des homme, impegnata nella difesa dei diritti dell'infanzia, i bambini italiani sono ancora scarsamente educati ed impreparati alle dinamiche della rete. Il risultato è che i bambini italiani entrano in rete a 10 anni, in ritardo di due anni rispetto ai loro coetanei europei. Ciò comporta un vantaggio perchè i ragazzi sono più protetti dal bullismo, adescamento, esposizione a materiale pedo-pornografico, ma dall'altra parte sono impreparati a capire cosa succede, in più il 72% dei genitori non ha le competenze per supportare i propri figli verso un uso responsabile di internet.

Quindi, genitori acquisiamo le giuste competenze per educare e supportare i nostri figli!
Feb
09
2011
Da piccola la mia famiglia mi ha fatto viaggiare molto, facendomi conoscere tradizioni e culture molto diverse fra loro. e contestualmente mi hanno insegnato il rispetto dell'altro, del diverso, delle culture diverse dalla mia. Purtroppo mi rendo conto che non è per tutti così. Perchè non educati in questa maniera o perchè si hanno dei preconcetti verso ciò che non si conosce.

Oggi la nostra società è sempre più multietnica e multiculturale, quindi sottoposta a dei cambiamenti sia  in ambito sociale che in ambito familiare. E cco perchè con la legge del 6 Marzo 1998 n. 40, Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, fa riferimento esplicito al mediatore culturale, definendone il ruolo attivo nell’integrazione sociale delle minoranze.
 
Ma chi è il mediatore culturale? E' una figura professionale che svolge un'attività di collegamento fra gli immigrati e il territorio che li accoglie. Ha come obiettivo quello di fornire risposte quanto più conformi alle esigenze di integrazione di ogni singolo individuo. insomma, è uno specialista nell'integrazione socio-culturale  degli stranieri. Le principali strutture pubbliche dove sarebbe auspicabile la loro presenza sono: gli ospedali, i provveditorati agli studi, le carceri, i tribunali, i servizi sociali, i centri di prima accoglienza. 
 
Il mediatore culturale accompagna soprattutto l'immigrato a districarsi fra le maglie della burocrazia italiana.
A Catania, c'è l'associazione "Impronte culturali" che si occupa degli immigrati e dove operano i mediatori culturali.Inizialmente l’associazione è stata finanziata per sei mesi, poi per un altro anno. Successivamente i finanziamenti all’associazione sono stati per lo più saltuari e la stragrande maggioranza del lavoro è diventato puro volontariato. Elisa Galati Sansone, uno dei soci di Impronte Culturali  ci ha detto  che  "è un mestiere che va fatto con il cuore, bisogna essere predisposti".

Concludo, ben venga l'integrazione, ma sempre nel rispetto reciproco di culture e tradizioni.
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