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Quotidiano di Sicilia

Direttore Carlo Alberto Tregua
No Profit Blog di Patrizia Penna
il blog sul no profit


Giu
30
2011
Si discute più che mai in questi giorni del dramma relativo al sovraffollamento delle
carceri. Le statistiche più recenti, fornite dal Ministero della Giustizia ed aggiornate al 31 maggio,
mettono in evidenza dei dati al dir poco preoccupanti, tali da far parlare di vera e propria emergenza
in tutto il territorio nazionale. Nessuna regione esclusa quindi, nemmeno la Lombardia, nostro
benchmark (modello) con cui spesso ci confrontiamo.

Ma veniamo al dato siciliano. Nell’Isola nonostante il numero più alto di istituti penitenziari,
pari a 27 e con capienza regolamentare di 5.386 posti, sono attualmente presenti 7.870 reclusi. Ci
sono, quindi, 2.484 detenuti in più, di cui 216 donne e 1.937 stranieri. Considerando i detenuti per
posizione giuridica emerge il numero di 2.958 imputati in totale, di cui 1.516 in attesa di primo
giudizio, 757 appellanti, 489 ricorrenti e 196 “misti”, ovvero i detenuti con a carico più fatti,
ciascuno dei quali con il relativo stato giuridico, purché senza nessuna condanna definitiva.

Ma il sovraffollamento e conseguentemente la carenza delle strutture carcerarie non è il solo
problema con cui dover fare i conti. A questo si aggiunge difatti la carenza di organico della polizia
penitenziaria, le tracce di sangue di suicidi tra i detenuti e l’obsolescenza delle strutture che versano
in condizioni di degrado..

“Attuare una riforma svuota-carceri, prevedendo accordi internazionali per far si che i detenuti
scontino la pena nel carcere del paese di origine; far scontare la pena ai tossicodipendenti in
comunità; prevedere pene alternative a quelle detentive con misure di carattere economico o
compensativo”.
 
Sono in sintesi le tre proposte del garante dei diritti dei detenuti, Salvo Fleres, per
arginare il fenomeno del sovraffollamento nelle carceri. Ma occorre nell’insieme rivisitare l’intero
sistema, evitando l’accrescere di fenomeni critici. Nell’ultimo anno in Sicilia sono stati 130 i tentati
suicidi, 8 quelli compiuti, 9 i decessi per cause naturali, 798 i detenuti che hanno scioperato, 337 gli
episodi di danni alle strutture, 284 i ferimenti della polizia giudiziaria, 141 i casi di rifiuto di vitto
e 601 gli atti di autolesionismo.
 
Ed è proprio quest’ultimo dato – come ha sottolineato Fleres – a
destare particolare preoccupazione poiché evidenzia la carenza di natura psicologica che di fatto
accresce l’emergenza criminale post-carceraria, nonché la recidività del reato.
Giu
24
2011
I cambiamenti che la società civile sta affrontando nel corso di pochi anni sono profondi ed evidenti anche agli occhi di un osservatore non smaliziato. La crisi di valori profondi e radicati come quello della famiglia colpisce trasversalmente tutto il territorio italiano e richiede uno spazio di riflessione profonda per carpirne le motivazioni.

A fotografare in modo oggettivo la situazione vi sono i dati dell’Istat che rappresentano un quadro nazionale assolutamente in regressione con una picchiata del numero di matrimoni che negli ultimi anni ha subito un’accelerazione improvvisa. Non è estranea da questo quadro anche la Sicilia che a fronte di una media annua che dal 2008 al 1991 si attesta sotto il 2% di regressione fa segnare negli ultimi due anni un dato negativo del 4%. Nello specifico in Sicilia sono 2329 i matrimoni celebrati nel 2009 con un’incidenza del 4,6 per mille.

In Sicilia l’Istat rileva la presenza di coppie di sposi molto giovani rispetto alla media nazionale, con gli uomini con una media che supera appena i 31 anni e le donne di poco oltre i 28. Insomma le coppie si uniscono tardi e soprattutto si trovano indecise sull’unirsi in matrimonio. Di conseguenza aumentano le coppie di fatto.

Importante anche il dato sui matrimoni con almeno uno sposo straniero. Mentre i dati nazionali vedono il 7,2% con almeno uno straniero rispetto alle unioni totali in Sicilia si segna un 3,6%. Un dato che conferma la tendenza a unirsi con i conterranei.

Spicca il volo invece la separazione dei beni. Un metodo sempre più usato dalle coppie italiane e anche da quelle siciliane. Il 64% degli isolani scelgono la separazione dei beni, un dato perfettamente in linea con la media nazionale e che fa comprendere come l’aspetto economico sia sempre più un elemento importante per le coppie siciliane.

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