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Quotidiano di Sicilia

 
Le fate trendy di Trilly


Feb
22
2011
Dove eravamo rimasti? Non ci sentiamo da un po’. E nel frattempo è stato raggiunto l'accordo per la cessione della maison Gianfranco Ferrè al Paris group di Dubai dell'uomo d'affari Abdulkader Sankari; si è concluso il Festival di Sanremo (chissà se vi sono piaciuti i cambi d’abito delle regine delle cinque serate…?!) e da mercoledì 23 febbraio per sette giorni Milano spalancherà le porte alla Milano Fashion Week e alle collezioni del prossimo inverno. In programma 74 sfilate dei più grandi stilisti italiani e diversi stranieri. Insomma si preannuncia uno spettacolo che si concluderà il 1 marzo.

Di recente ho rivisto volentieri un film addirittura del 1944 (forse conosciuto ormai a pochi nostalgici) diretto da Frank Capra e basato sulla commedia omonima di Joseph Kesselring. Solo di recente sono venuta a conoscenza che sia stato inserito nella lista AFI's 100 Years... 100 Laughs, come uno dei migliori film della commedia statunitense: mi riferisco ad “Arsenico e vecchi merletti” (Arsenic and Old Lace), in cui spicca fra gli altri il nome di Cary Grant, nel film l'ex scapolo convinto Mortimer Brewster. Lì i vecchi merletti vogliono evocare la casa in cui i fatti - tra il comico e il macabro - si svolgono, ovvero la casa di due attempate signore, tra sofà, centrini e teiere.

Del resto da sempre i merletti usati nei corredi delle nostre nonne, o immancabili negli armadi delle signore hanno fatto sentire il loro fascino d’altri tempi. Al pari di gioielli donano eleganza e bon ton, non solo sugli abiti delle spose, sui vestiti da sera, o su biancheria preziosa. Oggi, però, la moda ha lasciato spazio ad una rivisitazione neoromantica, che seppur preserva il fascino di sempre, dall’altro li rende contemporanei, urbani, insomma dei giorni nostri, offrendogli nuove strade: tra cuoio, borchie e pietre naturali.

Date un’occhiata alla collezione primavera-estate 2011 di Dolce e Gabbana. Come da sempre accade nelle sfilate dei due stilisti l’atmosfera che creano evoca la sicilianità, più che mai in una sfilata che rende omaggio allo sfilato, il merletto tipico della Sicilia (Cinquecento, Settecento e Quattrocento… così denominato a seconda della lavorazione delle trine), al ricamo anch’esso molto amato in Sicilia, impreziosito già nel XIV con fili d’oro, coralli e perle, senza dimenticare il macramè. Il tessuto preferito per queste lavorazioni: il lino. Come gli abiti proposti dai due stilisti. Buon sangue non mente! In fondo, sebbene amata da entrambi gli stilisti, Domenico Dolce è siciliano doc.
Feb
08
2011
Accennavamo al fatto che è nelle nostre intenzioni “andare a cercare la moda” anche nei luoghi non esattamente canonici. Ebbene, la mia passione per la moda che fa il paio con la passione per la letteratura mi ha condotta, in varie occasioni, a soffermarmi sulla descrizione dei personaggi dove, quasi di certo, si trova “raccontato” un accessorio, un capo d’abbigliamento, se non addirittura un intero guardaroba – dalle scarpe al soprabito – per meglio caratterizzarli, dipingerli nell’immaginario di chi legge. Qualunque esso sia può, addirittura, conquistare la scena, perfino se si tratti di un pigiama!
 
Tra le mie letture è capitato di recente il racconto che de “I siciliani”  fa Gaetano Savatteri. Se è vero che un abito la dice lunga su ciò che sei o vuoi essere, la capacità ben si realizza attraverso un episodio che vede protagonista il principe Raimondo Lanza di Trabia, di cui riportiamo un passo, piuttosto significativo sull’indole del personaggio:
 
"Era saltato dal letto, con un soprabito sul pigiama, per salutare. Per scherzo Ciano gli dice: “Perché non vieni anche tu a Budapest?Ma, scusa, non avevo visto che sei in pantofole”. E Raimondo, secco: un principe può salire in pigiama e pantofole nel treno di un ministro”. Parte così: trentasei ore di treno in pigiama e pantofole, senza bagaglio. Con quella tenuta si presenta all’arrivo a Budapest, dove tutte le autorità ungheresi attendono la visita del ministro italiano. Mentre la fanfara intona gli inni, Raimondo Lanza di Trabia si avvicina al figlio dell’ammiraglio Horthy: Vedo che abbiamo la stessa taglia… potreste prestarmi uno smoking, qualche camicia, un paio di scarpe…”. (…)."

Che ne dite? Molti altri esempi, sono certa, potreste trovarli nel saggio dal titolo “La moda è un romanzo”, il nuovo libro di Fabiana Giacomotti in cui l’autrice analizza stili e vestiti scelti dagli autori nei loro libri. Dall’abito da ballo di Angelica nel Gattopardo alla pelliccia di Crudelia Demon.

Buona moda e buona lettura!
Feb
01
2011
"Tremate, tremate, le streghe son tornate!" Era uno degli slogan più noti del movimento femminista degli anni '70. Sarà, però, la voglia di ottimismo - concreto e meno sbandierato - che qui si vuol chiamare in causa “le fate”. A quanti di voi non è mai capitato di agognare la sospirata “bacchetta magica”?
 
E sì, perché tra vita personale, professionale, mariti, mogli, partner, figli e canarino un pensiero glielo abbiamo rivolto tutti. E che dire del termine “trendy”? Se pensate ad una scorribanda di “fashion victim”, questo non è posto per voi. In questo caos da vita moderna dove il “tempo reale” delle nuove tecnologie sembra voler travolgere le nostre “vite reali” e convulse… arriva la necessità di trovar la “retta via”. “To trend” in inglese vuol proprio dir questo “tendere, dirigersi, volgere, orientarsi”.

Così la chiave di lettura che abbiamo scelto per orientarci è la moda. Già, mi sembra di sentirvi…. “Cosa aspettarsi da una che si fa chiamare Trilly, se non l’ossessione per la borsetta firmata, per le Jimmy Choo e l’ultimo foulard di Hermés!”. Ok. Posso aspettarmelo. Il termine, da tempo, sembra ormai costruito su misura per questi argomenti. Ma la moda è un fenomeno assai più complesso e meno frivolo di quel che si pensi.
 
Ricordo una intervista di Michela Gattermayer, direttore di Velvet per la quale: “Per riconoscere la bellezza occorre una cultura raffinata”. Così non stupitevi se andremo a cercare “la moda” non solo in passerella tra Milano, Parigi, Londra e New York, ma anche nella letteratura, nei luoghi che hanno da dire qualcosa, nell’arte, tra la gente e per la strada. Perché la moda è lo specchio di una società, ne è interprete, a suo modo.

Dimenticavo, l’appuntamento è alla prossima settimana. E se avete un tema in mente, di cui la moda vi sembra interprete e portavoce, fatecelo sapere.

Naturalmente l’invito non è rivolto solo alle donne.