Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del vice direttore di Raffaella Tregua


Nov
24
2011
Presidente Monti, ministri, parlamentari tutti il nuovo Governo appena insediato ha il compito di riportare il Paese fuori dalla crisi, far rialzare quindi i mercati, ridare fiducia e serenità agli italiani. Il risanamento finanziario e le riforme strutturali che il premier intende realizzare entro fine legislatura ed alle prossime elezioni del 2013 sono sacrosanti. Il punto è iniziare bene da subito coinvolgendo le parti sociali, fissare obiettivi importanti e che non penalizzino classi sociali o settori economici già in gravi difficoltà. Non ha bacchette magiche, ma così si è impegnato a fare e noi tutti lo speriamo con tutto il cuore.
 
Ma chi vieta al nuovo Governo di dare l’esempio e di tagliare da subito i costi della politica? Cosa impedisce al Parlamento di dimostrare ai cittadini che per primi coloro che li rappresentano contribuiscono concretamente tagliandosi emolumenti, diarie, rimborsi e quant’altro in una misura che sia pari al sacrificio che si chiede agli italiani?
 
Ora, Monti sa che dovrà prendere decisioni non facili né popolari, sa che dovrà avere il polso fermo e ha chiarito immediatamente che non subisce condizionamenti da poteri forti. Il suo ruolo sarà anche quello di far riprendere quota in Europa all’Italia in vista del prossimo incontro con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Intanto lo spread si è ridotto, segnale positivo.
 
Visto, poi, che ha dichiarato che si chiederà “uno sforzo fiscale e di ammodernamento alle categorie che finora hanno dato meno” e su questo punto non possiamo che essere tutti d’accordo, allora perché non cominciare proprio dalla politica che ha costi esorbitanti? In Italia oltre 2 milioni di bambini vive in povertà, il fatturato delle industrie scende del 5,4%. Più di cento giornali rischiano di chiudere, di far perdere 4000 posti di lavoro e di bloccare le porte ad una libera informazione fondamento di ogni società civile e democratica per aver bocciato i fondi per l’editoria anziché toccare privilegi della mala politica.
 
Nel Paese delle troppe parole, delle promesse mancate, di un ridicolo Scillipoti qualunque che si permette di entrare in aula con la fascia nera del lutto al braccio, solo i fatti reali e le azioni concrete possono dare un senso al sacrificio ed alla voglia di ripresa. O sarà come sempre il classico predica bene, razzola male e sarebbe l’ultima, ennesima, enorme delusione della politica nostrana. E se deve essere sarà, ma che tristezza e che squallore sarebbe. Amen.
Nov
02
2011
Se nella società moderna il lavoro è denaro e il denaro è l’uomo, la conclusione logica è che perdere denaro significa togliere senso anche all’uomo. Cosa ovviamente assurda, visto che il lavoro e quindi il denaro che produce, per quanto gratificante sia, serve per vivere. Invece, siamo sempre più proiettati a credere che sia l’inverso ossia, che viviamo per lavorare, a tal punto che ci creiamo tutta una serie di falsi bisogni da poter soddisfare necessariamente attraverso il denaro, quindi il lavoro.
 
Che viene presentato come l’unica forma di libertà possibile, come l’unico modo per realizzarsi e trovare una collocazione adeguata alle proprie capacità in questo mondo. Più sei pagato, più sei bravo, più vali. Ma ci sono capacità che non si misurano col denaro, soddisfazioni che nemmeno un miliardo di euro può darti, gioie che neanche il lavoro più prestigioso può regalarti. E’ pur vero che il tempo che dedichi al lavoro, è ben impiegato se usato con buon senso, se ciò che il denaro ti da non viene tolto alla tua vita.
 
Crediamo che senza non potremo vivere, che gli spazi vuoti chelascerà ci renderanno inutili o insoddisfatti, che non sapremo che fare del tempo e delle nostre capacità perché per tutta la vita abbiamo fatto sempre e solo
 
quello. E nel frattempo i figli crescono, perdi tanto di loro, perdi piccoli dettagli fondamentali dei loro sguardi, sorrisi, azioni non torneranno indietro, rincorrendo il minuto, cercando di far tutto e bene. Impossibile, qualcosa resta sempre indietro, finisce la  giornata e non hai finito ancora. Ma se liberiamospazio, tempo, energie allora potrà uscire il nostro talento. Tutti abbiamo un talento, forse non ne siamo consapevoli, ma c’è, soltanto è sommerso da pensieri, problemi, quotidianità che distruggono e avviliscono qualunque forma di creatività e recupero del proprio io. Il benessere non è solo quello economico, è soprattutto quello interiore; spesso però perdiamo di vista quest’idea considerandola infantile, a volte anacronistica, e nel frattempo i nostri talenti si
inaridiscono, fino a perdersi in lontani ricordi.

Rallentare, prendersi gli spazi, diventare noi padroni del nostro tempo, imparare a gestirci con meno affinchè non sia più il denaro a gestirci, filtrare i bisogni indotti che ci danno soddisfazioni effimere quanto inutili, trovare il coraggio di tornare ad una vita più vera, più compatibile con noi stessi. Recuperare quella partecha abbiamo conservato in un cassetto della nostra anima, poterlo aprire per rispolverarla un giorno non lontano.