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L'editoriale del vice direttore di Raffaella Tregua


Ago
27
2012
Elezioni Sicilia 28 ottobre 2012. Immaginiamo lo scenario. Ad oggi, i candidati a Presidente della Regione sono quattordici, ma si sa che alla fine ne resteranno un paio. Tra i papabili Nello Musumeci, che sarebbe davvero un buon presidente vista la sua capacità di amministrare con efficienza ed efficacia la Provincia regionale di Catania per oltre dieci anni. Diversi altri nomi di rilievo e con capacità tra i candidati. Ma il punto è che non basta più essere solo capaci per affrontare i gravissimi problemi della nostra terra, oggi il Presidente dei siciliani dovrà essere straordinariamente capace per gestire giorno dopo giorno, fino alla fine del mandato, l’ordinaria amministrazione ed eliminare le continue emergenze, crisi politiche, interessi di varia natura che hanno impedito finora qualunque forma di programmazione.
 
Esiste un decalogo proposto dal Qds sui temi caldi da affrontare dal giorno dopo l’elezione, di seguito alcuni: primo fra tutti incrementare il Pil, bloccato da sempre, dal 5,6% all’8%; riequilibrare i conti del bilancio attuando il Piano aziendale; riformare la burocrazia semplificandola; utilizzare tutti i fondi UE; liquidare tutte le partecipate in perdita; attivare una task force per attirare investimenti esteri facendo circolare capitali e aumentare l’occupazione. In una parola, tagliare gli sprechi di qualunque natura e favorire gli investimenti. Sembra facile, finora nessuno è riuscito nell’intento. Sarà per questa ragione che il popolo siciliano è deluso e arrabbiato, ed è per la stessa identica ragione che chiunque sarà il nostro Presidente dovrà essere persona straordinaria ed affrontare con grinta e determinazione non comuni il suo lavoro. Se così sarà, avremo l’opportunità di recuperare il tempo inutilmente perduto, anche perché il bilancio regionale ormai è asfittico, è finito il ciclo delle vacche grasse e l’assemblea regionale dovrà al fine comprendere che se vorrà raccogliere consensi dovrà dare un taglio ai privilegi, dimezzandosi compensi, diarie, missioni ecc.
 
Un segnale forte e concreto di partecipazione attiva alle difficoltà della persone. Così forse recupererà credibilità e fiducia, viceversa lo scenario si prospetta cupo, i giovani lasceranno in cerca di nuove opportunità, la Sicilia diventerà terra per vecchi e non avrà più alcuna chance. Un Governo regionale di tecnici prestati alla politica a costo zero o quasi potrebbe dare una spinta propulsiva ed accelerare i tempi della rimonta. Insomma, una Politica prestata al Servizio dei siciliani che dia priorità esclusiva all’interesse generale piuttosto che a quello individuale, facendo così, forse per la prima volta, il bene di tutti anche il suo.
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