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West Coast di Agostino Laudani
il blog sulla Sicilia Occidentale


Gen
27
2011
In un immaginario Comune della Sicilia occidentale, una notte il Consiglio comunale approva una variante al Piano triennale delle opere pubbliche, inserendo la realizzazione di un parcheggio in una zona della città molto trafficata.

Dopo un anno, del parcheggio non si sa ancora nulla.

Intanto, il proprietario dell’area decide di demolire il fabbricato esistente e di costruirne uno nuovo, dotandosi di un bel progetto e della necessaria concessione edilizia da parte degli uffici comunali.

Appena qualcuno se ne accorge, si grida allo scandalo: “Ma com’è possibile! Lì doveva sorgere un parcheggio!”.

Eppure, secondo il Piano regolatore, quell’area è edificabile e le autorizzazioni sono in regola.

Ovvero: il Consiglio comunale ha variato il Piano triennale delle opere pubbliche, ma non ha provveduto, di conseguenza, a variare anche il Piano regolatore (o a dare indirizzi all’amministrazione comunale perché proponesse in Consiglio la variante da approvare).

Il proprietario non ha motivo di sospendere i lavori, qualche consigliere comunale alza un po’ la voce ma i lavori (dell’edificio in costruzione, si intende!) ovviamente proseguono.

Il sindaco sostiene che “visti i tempi lunghi e il paradosso in cui ci siamo trovati, ci accontenteremo di far realizzare al proprietario dell’edificio, come previsto dal progetto, un parcheggio più piccolino, diciamo di circa 30 metri quadri”.

Trenta metri quadri contengono più o meno… tre auto? Beh, più o meno sì. E occhio quando aprite lo sportello.

Abbiamo sognato, una notte, di leggere il cartello dei lavori dell’edificio in costruzione. E guardate un po’ chi erano i tecnici? Quelli che lavorano per lo studio (tecnico!) dello stesso sindaco.

Naturalmente abbiamo raccontato il peccato e mai faremo il nome del peccatore.

Anche perché questa è tutta una favoletta, giornalisticamente irrilevante.

Una cosa del genere, infatti, non accadrebbe mai in un Comune siciliano.
Gen
21
2011

Il Quotidiano di Sicilia ha rivolto ai sindaci delle due maggiori città dell'Isola, Palermo e Catania, dieci domande su vari temi legati all’attività amministrativa. A distanza di parecchie settimane, nessuna risposta è pervenuta da parte dei primi cittadini, Diego Cammarata e Raffaele Stancanelli.

I giornalisti, a nome dei cittadini, hanno chiesto notizie sul piano aziendale e sulla pianta organica degli enti. Sulla viabilità, sul parco progetti di opere pubbliche cantierabili. Sul controllo del territorio da parte della Polizia municipale. Sull’informatizzazione della macchina comunale e sui servizi digitali disponibili per i cittadini. E su altri argomenti per i quali il giornale ha ritenuto di dover dare informazione ai lettori, anche  per capire lo stato di avanzamento dei lavori e il livello dell’amministrazione rispetto ad altri capoluoghi italiani che hanno fatto determinate scelte e introdotto certe iniziative per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Purtroppo, abbiamo dovuto constatare che i vertici politici delle istituzioni si sono trincerati dietro un gelido silenzio. Nel caso di Palermo, c’è stata un’apparente “disponibilità”, ma non c’è stato seguito. Nessun appuntamento con il sindaco, nessuna risposta elaborata dagli uffici del sindaco. “Manca l’ufficio stampa, non possiamo occuparcene”, ci è stato risposto.

Qualunque sia la spiegazione, la sostanza non cambia: i sindaci non comunicano con alcuni organi di informazione e quindi non comunicano con i cittadini. Che abbiano qualcosa da nascondere? Che non amino le domande tecniche, “vere”, quindi scomode? Che abbiano un concetto “singolare” della trasparenza? Noi ancora ce lo chiediamo.

Gen
14
2011

Ad Agrigento e a Caltanissetta, ma anche a Palermo (e mi limito alle province di mia competenza) le amministrazioni comunali e provinciali hanno dei “problemini politici” legati al quadro nazionale e a quello regionale che mutano in continuazione.

Non c’è stabilità all’interno dei partiti, né si comprende bene quale gioco di forza e di poteri sia in atto tra un partito e l’altro. I paradossi sono all’ordine del giorno e in particolare nell’Isola si sono rimescolate “le carte”, tradizionalmente riconducibili all’area di centrodestra o a quella di centrosinistra. Con il Pd (spaccato) che sostiene la giunta Lombardo e l’Mpa ormai nettamente contrapposto al Pdl (Lombardo contro Berlusconi, Castiglione contro Firrarello), le realtà locali sono costrette a rimettersi giornalmente in discussione. I Consigli comunali hanno maggioranze variabili (quando si può accertare che esiste una maggioranza!), le Giunte vengono smontate e ricomposte nel tentativo di rispecchiare gli equilibri politici.

Così, gran parte del tempo viene dedicato ad una impossibile quadratura del cerchio. Riunioni politiche prendono il posto delle sedute di Giunte e Consigli, comunicati stampa e accuse incrociate sostituiscono delibere e atti amministrativi. Nelle città ci sono montagne di problemi irrisolti, ma chi dovrebbe affrontarli è costretto a parlare d’altro. Nessuna serenità per sindaci e presidenti di Provincia, che forse vorrebbero guardare più verso i cittadini che verso i loro segretari di partito.

Una situazione di stallo dalla quale, sembra, non si potrà uscire ancora per diversi mesi. Nell’augurio che i danni, nel frattempo, non siano troppi.