Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Ago
31
2011
Non tornano i conti sulla produzione di energia da fonte eolica in Sicilia. Da un lato, il Governo regionale dichiara da tempo di non volere più rilasciare autorizzazioni per l'installazione di pale che a destra e a manca deturpano il paesaggio e, stando all'attuale rete, non sono nemmeno tutte allacciate. Molte girano a vuoto, insomma, ma sono state realizzate solo grazie alla serie di bonus che consente ai costruttori e/o ai gestori di ricavare soldi a ventate. Il Piano energetico regionale (Pears) favorisce il fotovoltaico e, al limite, i mini impianti eolici finalizzati all'auto-alimentazione domestica e imprenditoriale.
 
Dall'altro lato, gli ultimi dati dicono che la Sicilia è salita al primo posto, scalzando così la Puglia, per produzione. Secondo i dati forniti nell'ambito del Poi Energia (programma dell'Ue attivo in quattro regioni del Sud Italia), La regione con la massima potenza installata di eolico è prioprio l'Isola, con 1.449 Mw e 1.245 aerogeneratori. Seguono Puglia (1.291 Mw), Campania (915 Mw), Calabria (770 Mw), Sardegna (673 Mw), Molise (372 Mw), Basilicata (279 Mw) e Abruzzo (225 Mw). Complessivamente, l'Italia è il sesto Paese al mondo, con una capacità installata nel 2011 pari a 460 MW che ha contribuito a superare i 6.000 MW. Cina, Stati Uniti, Germania, Spagna e India rappresentano il 74% della produzione mondiale.
 
A questo punto, la domanda è: come ha fatto la Sicilia a diventare negli ultimi mesi la "principessa" dell'eolico italiano? E' probabile che siano entrati in funzione impianti la cui autorizzazione è stata rilasciata prima dell'entrata in vigore del Pears. Solo così si spiegerebbe il sorpasso alla Puglia. Anche se la carta dei venti penalizza la Sicilia rispetto ad altre regioni. Già, ma questo è il discorso di prima...
Ago
01
2011
Massima solidarietà ai dipendenti dell’Ast, l’Azienda siciliana trasporti, partecipata al 100% della Regione. Non è affatto bello trovarsi senza gli ultimi stipendi e con i fornitori che negano l’erogazione di carburante necessario per coprire le tratte giornaliere.

Detto questo, occorre specificare che così com’è l’Ast è un’azienda pubblica che riesce a chiudere i bilanci non perché sa stare sul mercato, ma grazie soltanto al contributo di “mamma Regione”. Fanno sapere i sindacati: la momentanea insolvenza è causata dal mancato trasferimento di 11 milioni dalla Ragioneria generale della Regione; inoltre, da essa mancano all’appello 23 milioni relativi al saldo dell’esercizio 2010 e all’acconto 2011. 

L’Ast è di una di quelle aziende che il Governo regionale vorrebbe dismettere anche a costo zero, purché vi fosse qualcuno in grado di acquisirla.

Ogni anno macina perdite. L’unico attivo prodotto negli ultimi anni è stato determinato da una serie di cessioni. Con oltre mille dipendenti e un parco automezzi sicuramente da rinnovare, il futuro è tutto da decifrare.

Fino allo scorso anno “mamma Regione” ha elargito, per legge, le somme sufficienti per andare avanti. Ora, nelle casse di Palermo il denaro è finito. I tagli, dolorosi, emergono in tutta la loro necessità. Altrimenti tutta la baracca affonda.   
L’Ast ha bisogno di un nuovo e serio piano industriale. Di un minore numero di dipendenti e di più bus moderni. Le regole della concorrenza insegnano che altre imprese del ramo vanno avanti. Anche a loro vanno contributi regionali a chilometro per le cosiddette tratte sociali, ma non certamente della stessa portata riservata all’Ast, che in questo modo viene sistematicamente pagata anche da coloro che il bus non lo prendono mai. E’ giunto il momento di cambiare e questo lo sanno anche i sindacati.