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Quotidiano di Sicilia

WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Gen
27
2011
La Sicilia rischia di perdere una grande opportunità: quella del Ponte sullo stretto. I lavoratori della provincia di Messina rischiano infatti di rimanere tagliati fuori dalla realizzazione dell’infrastruttura. A preoccupare sono le stime relative alle professionalità che verranno coinvolte. Delle 4457 unità previste infatti, circa 4 mila riguardano operai con specializzazioni non sempre presenti in provincia di Messina.
 
Secondo la Fillea Cgil infatti, in provincia di Messina, su circa 8 mila iscritti alla Cassa edile provinciale - ente paritetico fra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, istituito dalla contrattazione collettiva per gli addetti del settore edilizio-, ben 5500, la netta maggioranza quindi,  sono operai non specializzati. Un esempio su tutti è quello dei minatori. Secondo le stime ne verranno impiegati circa 350 ma nella provincia peloritana non ce n’è nemmeno uno, il che significa che o si formano qui i nostri addetti o bisognerà “importarli” da altre zone.

La Sicilia non può perdere questo treno, soprattutto in considerazione del crollo degli appalti registrato in questi ultimi anni. Il settore delle opere pubbliche in Sicilia ha registrato un ulteriore decremento nel 2010, dopo i crolli subiti dal mercato ininterrottamente dal 2007. Negli ultimi quattro anni la contrazione è stata complessivamente del 70% per gli importi e del 65% per numero di gare.

Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio regionale dell’Ance Sicilia sui bandi pubblicati sulla Gazzetta ufficiale, nel periodo gennaio-dicembre dello scorso anno sono state poste in gara 570 opere contro le 661 del 2009 (-13,77%) e, in termini di valore, gli importi si sono ridotti del 9,51% (534 milioni nel 2010 contro i 590,5 milioni del 2009). Stando ai dati, il Ponte rappresenta una importantissima opportunità per la nostra regione, soprattutto in termini occupazionali. Opportunità da non farsi sfuggire di mano.
Gen
13
2011
Secondo l'Osservatorio sulla dispersione scolastica della Sicilia, nel 2009 sono stati 2.455 gli evasori totali dell’obbligo scolastico, 3.750 gli abbandoni, 2.675 i prosciolti prima della licenza media. Per loro la Regione ha pensato ad un percorso parallelo che li possa accompagnare (si spera) verso il mercato del lavoro. Il percorso si chiama Oif, Obbligo di istruzione formazione, è finanziato dalla Regione attraverso l’assessorato regionale alla Formazione professionale.

Ma in questi giorni sono scoppiate le polemiche perché i corsi dell’Oif non sono ancora partiti. Oltre 4.000 ragazzi (tra i 14 e i 17 anni) sono bloccati, impossibilitati a frequentarli e non possono così adempiere all’obbligo scolastico. La Regione quindi si può considerare in questo caso “complice” dell’evasione scolastica. Il fenomeno sta interessando tutta la Sicilia, ma Catania sembra tra le province siciliane quella maggiormente colpita, in virtù di 1.200 allievi che hanno deciso di affrontare questo percorso.

A bloccare tutto sarebbe la mancata registrazione di un decreto da parte della Regioneria centrale dell’Assessorato. Senza questo decreto gli enti che devono effettuare la formazione non sono autorizzati alla spesa e così si arriva all’immobilismo, vittime migliaia di ragazzi che sono costretti a casa a stare con le mani in mano. Il fenomeno dei “nullafacenti” è molto diffuso in Sicilia: secondo una recente indagine condotta dall’Istat il 30,3% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni non studia, né lavora, né fa formazione. Una situazione insostenibile che non lascia intravedere spiragli di luce ai giovanissimi siciliani. Già il mondo della formazione si è rivelato più volte inutile, buono solo a dare uno stipendio ai formatori, lontano mille miglia dal mercato del lavoro. E’ inaccettabile che ora anche la Regione, con i suoi ritardi e le sue inadempienze si renda responsabile di negare un futuro ai nostri ragazzi.