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WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Dic
15
2010
Una signora, Maria Tranchida, ci scrive: "Sono stata per lungo tempo una studentessa dove non c'era nemmeno posto a sedere negli scalini dell'aula per seguire una lezione ed ho insegnato in classi di giovani adolescenti o poco affollate, dove tutto si poteva fare tranne che spiegare la lezione. Mi dica Lei se è normale fare tagli all'istruzione. Si legga i forum dei migliori
siti riguardanti l'istruzione e veda se è giusto tagliare il Personale nell'impresa istruzione".

Il problema dell’istruzione, e della cultura più in generale, non deve e non può essere sottovalutato. I tagli, se fatti sulla ricerca e sui servizi, sono sbagliati (si pensi che in Tunisia nell’ultimo anno si è deciso di incrementare i fondi per l’istruzione del 20%, dovremmo prendere il paese africano come modello). Il problema però è che il 90% dei fondi per l’istruzione vanno all’apparato (elefantiaco e sproporzionato rispetto a tutti gli altri Paesi europei).

Prendiamo l’esempio dell’Università: in Sicilia si contano 5.000 docenti e 6.000 amministrativi (prima grande paradosso: in un’impresa – così come la definisce la nostra lettrice – che dovrebbe produrre cultura, ci sono più tecnici che insegnanti). Per il personale si spendono 537,5 milioni di euro. Solo 45 milioni per la ricerca. I numeri dicono tutto.
 
Finchè si spenderà per l’apparato, finché si guarderà prima di tutto a chi deve fornire l’istruzione piuttosto che a chi se ne deve nutrire, le cose non potranno andare bene… a scapito di tutti.