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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
31
2012
L’Assemblea regionale ha approvato l’esercizio provvisorio fino al 30 marzo 2012, seguendo un macabro rituale che è quello di vanificare l’azione politica per 3 dei 12 mesi, che potrebbero diventare 4 con la proroga al 30 aprile. Non solo, non è la prima volta che capita e, forse, non sarà l’ultima. Però in una regione che avrebbe bisogno di un colpo d’ala per invertire la rotta, cioè abbandonare la discesa e intraprendere la salita, continua col suo tran tran, in un immobilismo non degno di chi vuole la riscossa.
Per svoltare, è necessario avere risorse finanziarie disponibili. Per avere risorse finanziarie disponibili, è necessario sottrarle alla spesa improduttiva, in modo che, combinandosi con i fondi europei e con quelli statali, si possano mettere a disposizione di chi intenda investire e dei cantieri per le opere pubbliche.
L’assessore all’Economia, Armao, ha previsto un taglio di 1,4 miliardi nel bilancio 2012, noi lo abbiamo indicato in 3,6 miliardi, una cospicua differenza che servirebbe, appunto, ad investimenti ed aperture di cantieri.

Ma da questo orecchio la Giunta regionale non ci sente. Alcuni assessori venutici a trovare, per i rituali forum regionali, ci hanno comunicato un’idea bislacca. Siccome non possiamo mandare a casa l’enorme quantità di dipendenti regionali, cerchiamo un lavoro che essi possano fare. Alla mia domanda, relativa alla necessità di tagliare, certo non compatibile con quanto prima riportato, hanno allargato le braccia.
Li ho incalzati ricordando loro che non tagliando le spese, anche con la messa in disponibilità del personale a tempo indeterminato (con l’80 per cento dello stipendio) e non rinnovando i contratti a tempo determinato, il bilancio non potrà essere quadrato ed approvato entro la fatidica data massima del 30 aprile 2012. La conseguenza sarebbe lo scioglimento dell’Assemblea, ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto, proposta dal Commissario dello Stato per persistente violazione del presente Statuto.
In questo caso l’ordinaria amministrazione della Regione è allora affidata a una commissione straordinaria di tre membri nominata dal governo nazionale su designazione delle stesse assemblee legislative.
 
Immaginate cosa accadrebbe se arrivassero i tre commissari straordinari indicati dal governo Monti, i quali, per fare quadrare i conti e rimettere in equilibrio le entrate (quelle vere) con le uscite, taglierebbero finalmente la mala erba che si annida dentro i capitoli di bilancio clientelari e dannosi. è questo il risultato che si vuole raggiungere? Ci auguriamo di no, ma per non arrivare a questo punto occorre tagliare, come prima si scriveva, da 1,4 a 3,6 miliardi nel bilancio 2012, quindi proprio la mala erba.
Ma, obiettavano gli assessori, questo farebbe nascere la rivoluzione. Anche in Grecia c’è stata la rivoluzione, ma alla fine ognuno ha dovuto fare un passo indietro, cosa che politici e burocrati regionali non vogliono fare. Chissà che con un’opportuna resipiscenza ci ripensino e procedano a fare quello che farebbero i tre commissari straordinari prima indicati.

Intanto, per non sapere leggere o scrivere, la Giunta regionale ha aumentato l’addizionale Irpef di ben il 24% spostandola dall’1,4 all’1,73%. Per non parlare dell’Irap che in atto è al massimo (3,7%) quando la legge 122/2010 prevede che la Regione possa diminuire o azzerare tale percentuale, qualora ovviamente non abbia bisogno dei relativi introiti fiscali.
Pochi mezzi di stampa hanno parlato di questo ulteriore dissennato aumento della pressione fiscale in Sicilia, a cui si dovrà aggiungere l’inevitabile aumento dell’addizionale Irpef di ogni Comune che non avesse la capacità di fare bilanciare i propri conti.
Tutto ciò per l’incapacità del governo regionale e delle amministrazioni comunali di comportarsi con la diligenza del pater familias, cioè di avere il numero dei dipendenti necessario alla produzione dei servizi e di effettuare le spese in modo essenziale senza concessione ad alcun clientelismo o favoritismo.
La Regione appesantisce i siciliani con nuove tasse e protegge politici e burocrati mantenendo i loro privilegi. Per questo comportamento inqualificabile i nostri figli pagheranno.
Gen
28
2012
È passato in silenzio un profondo mutamento dell’assetto strutturale della Cassa depositi e prestiti. L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha trasformato tale ente in una società per azioni e le ha affidato una missione molto più ampia di quella precedente.
Non a tutti è noto che la Cdp è un enorme serbatoio finanziario, perché vi confluisce dentro tutto il risparmio postale, di cospicue dimensioni. La sua funzione precedente consisteva principalmente nel finanziare opere pubbliche degli enti locali. Con la sua trasformazione in Spa, la Cdp può intervenire nel mercato degli investimenti, direttamente o indirettamente.
È stato nominato amministratore delegato un bravo manager bresciano, Giovanni Gorno Tempini, che sta rivoluzionando in silenzio le attività, provvedendo anche a inserirsi in altre strutture con importi rilevanti. Questo fatto sta cambiando lo scenario, che qui appresso descriviamo. 

È stato costituito nel 2011 il Fondo italiano di investimenti. Nel forum effettuato col suo presidente, Marco Vitale, anch’egli bresciano, sono descritte le attività e le azioni di Fii. Vogliamo sottolineare che esso interviene nel capitale di rischio di imprese che fatturano da 10 a 250 milioni di euro.
L’Ffi è il Fondo strategico italiano, in cui vi è una rilevante partecipazione della Cdp e il cui presidente è proprio Gorno. Questo fondo interviene nel capitale di rischio di imprese che vanno da 250 milioni di fatturato in su e occupa uno spazio a completamento di quello dell’Fii.
Vi è poi un terzo fondo, F2i, il cui amministratore delegato è Vito Gamberale, che si occupa di finanziare infrastrutture a cominciare dalla banda larga, diffusa in Lombardia e che si dovrebbe estendere al resto del Paese. Senza questa necessaria rete, difficilmente i sistemi di teletrasmissione possono evolversi e competere con il mercato.
I tre fondi prima descritti hanno missioni diverse, ma coprono un’area importante per lo sviluppo. Nessuno dei tre effettua operazioni che non siano attentamente studiate e valutate, tendenti a far crescere le imprese, quindi il loro ebitda e il relativo cash flow. Quest’ultimo serve per rimborsare il finanziamento del fondo.
 
Va da sè che l’economia italiana, per diventare più competitiva, ha bisogno di maggiore circolante finanziario, ma anche di finanza per costruire infrastrutture e innovare quelle esistenti. In Italia operano tanti altri fondi nazionali e stranieri, ma essi non sono sufficienti a rimpolpare i mezzi delle imprese se il sistema bancario nel suo complesso non fa la sua parte.
Come è noto, il credito è essenziale per lo sviluppo del business. Quando le banche chiudono i rubinetti, di fatto bloccano l’attività. La Pubblica amministrazione si mette di traverso, vessando le imprese cui non paga i propri debiti, per un ammontare stimato comunemente in circa 70 miliardi di euro.
Una cifra enorme che viene sostenuta in minima parte col capitale proprio (è noto che le imprese italiane sono sottocapitalizzate) ed in parte mediante affidamenti bancari. Ma questi ultimi, che dovrebbero finanziare lo sviluppo, vengono utilizzati, invece, per sostituire la carenza della Pubblica amministrazione.

In Italia manca il venture capital, ovvero è esercitato in misura insignificante. Quel capitale che finanzia progetti ad alto rischio, ma che poi ha un suo ritorno dalle imprese che riescono a sfondare. Qui siamo lontani dall’espandersi di tale strumento finanziario, perché il rischio, più che essere accettato come una sfida, viene indicato come uno spauracchio, di cui il pavido sistema bancario ha una folle paura.
Non ho mai capito perché le banche si sentano tranquille quando hanno garanzie immobiliari, nonostante sia noto che una procedura esecutiva duri anche 15 anni, quindi non serve a ricostituire la liquidità.
Ed è proprio la liquidità il punto dolente della situazione, perché le banche sono incagliate nei titoli del debito pubblico di tante nazioni, compresa la nostra. L’iniezione di 115 miliardi di euro che ha fatto la Bce alle banche italiane è stata assorbita senza, dall’altra parte, fare allentare la stretta degli affidamenti alle imprese. Proprio qui dovrebbe intervenire il governo Monti. Attendiamo.
Gen
27
2012
Vediamo in giro tanta gente che lavora tanto per lavorare o, peggio, per portare a casa un compenso qualsivoglia. è vero che la prima libertà dell’uomo è quella dai bisogni. Risulta del tutto pacifica la necessità di guadagnare denaro, ovviamente in modo onesto e pagando tutte le imposte relative. Ma qui non vogliamo ragionare sulla questione quantitativa, che pure c’è, bensì su quella qualitativa. E cioè sulle modalità di lavoro, in modo che esso sia al tempo stesso utile e piacevole.
Sento dire da tante persone che cercano un lavoro a loro gradito. Sento dire da altre persone che il lavoro che fanno non gli piace. è vero, ognuno deve seguire la propria vocazione, ma non è detto che il mondo del lavoro offra una risposta alla stessa. Per cui chi vive di rendita può rifiutare un lavoro che non gli piace e chi non vive di rendita lo accetta obtorto collo. In ambedue i casi le persone restano scontente e di malumore.

Quando si cresce, la maturità deve comportare una chiarezza: raggiungere l’obiettivo, consistente in un equilibrio psicofisico che consenta serenità di vita. La serenità non c’è dentro di noi, ma si conquista, giorno dopo giorno, a prezzo di un duro e continuo addestramento mentale, che faccia capire come ben stanno le cose e come ci si debba regolare in  rapporto agli altri. Una vecchia massima ci ricorda che non puoi evitare che gli altri si comportino come credono, ma puoi evitare di avere rapporti con loro o di adeguarti al loro modo di fare.
Stolti sono coloro che pensano di piegare la volontà altrui alla propria perchè sarebbe comunque un atto di prevaricazione. Fra persone per bene bisogna intendersi e, anche quando ci si trova di parere diverso, si può sempre tentare con la buona volontà di trovare un punto di mediazione. Ove mai tale punto non si raggiungesse, ognuno resterà col proprio, ma con serenità, senza astio o livore.
Sono proprio questi due disvalori che inquinano i rapporti tra le persone e generano conflitti spesso scaturenti in guerre. La prevaricazione e la prepotenza trovano origine nell’egoismo e nell’arroganza, ma sono destinati, nel tempo, ad essere sconfitte. Sì, perchè il tempo è galantuomo e dà ragione, nel medio e lungo periodo, a chi si è comportato con equilibrio e buon senso.
 
In ciò che si fa occorre metterci passione e coraggio. In tutto quello che si fa, sia che riguardi le attività lavorative, sia che riguardi le attività personali, sia che riguardi la solidarietà.
Bisogna credere in quello che si fa, essere convinti che si agisce nel bene per il bene. Non esercitare mai violenza nei confronti degli altri, ma tentare di convincerli della giustezza del proprio punto di vista.
La negoziazione è un’attività affascinante non necessariamente nel mondo degli affari, qualunque cosa si negozi anche verso attività morali ed etiche. Convincere l’altra parte della bontà delle proprie azioni è un fattore di civiltà. Comportarsi in modo civile è un dovere e noi dobbiamo uniformarci.

Per vivere e per agire, oltre alla passione, ci vuole coraggio. Amare l’obiettivo dei propri atti, esercitare  l’azione per raggiungerlo.
Il coraggio non si vende al mercato e se uno non ce l’ha bisogna che lo cerchi in fondo al proprio animo e al proprio spirito. è proprio lo spirito - che governa la mente, che a sua volta governa il cervello, il quale governa il corpo - la fonte dell’energia che ci consente di vivere la parte immateriale ed anche quella materiale che compongono il nostro essere.
Il coraggio di vivere significa anche affrontare le vicende contrarie che ci possono capitare, con paura ma con determinazione. Chi non ha paura scagli la prima pietra. I gradassi e i vanagloriosi, che dichiarano di non sapere cosa essa sia, sono in effetti i più fragili e i meno capaci di resistere alle difficoltà. Prima o poi, saranno frastornati dagli eventi che non hanno saputo affrontare.
Le difficoltà di vivere tutti i giorni, ecco di cosa parliamo. Illuso è chi pensi di non incontrare difficoltà durante il giorno, quando si sveglia al mattino. Bisogna augurarsi di incontrarne poche e di non grandi dimensioni. Tuttavia, di fronte alle difficoltà bisogna pensare positivo, cioè accantonarle per riflettere su quali siano le soluzioni utili a superarle. Cercare la migliore o il meglio di quelle migliori, e adottarlo con attenzione e senza ripensamenti.
Gen
26
2012
Nella riunione oceanica in piazza Duomo di Milano di domenica 22 gennaio abbiamo sentito la voce roca del fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, che ha esordito, in perfetto italiano, con una frase aulica: “Monti fuori dai coglioni”. Gli improperi sono nello stile del senatur, il quale una volta ululava mentre ora rantola, non solo per problemi di salute.
Risulta evidente che il vociare suo e quello della sua truppa hanno l’unico scopo di alimentare il malcontento diffondendo fra i militanti menzogne. Il peggio della comunicazione bossiana e degli altri dirigenti è che dimenticano la storia, perché hanno la memoria corta o perché non l’hanno studiata, poco inclini ad alimentare il cervello con la lettura.
Quando affermano che le regioni della fantomatica Padania mantengono il Sud, in quanto danno allo Stato più di quanto ricevono, non tengono conto che questo stato di fatto è conseguente alla destinazione di cospicue risorse finanziarie ricevute da Roma. Infatti, i governi che si sono succeduti negli ultimi trent’anni non hanno sostenuto uno sviluppo eguale in tutto il Paese ma, con decisioni particolari e favoritismi, hanno inviato nel Nord Italia due terzi delle risorse e al Sud solo un terzo.

Ora, che i settentrionali abbiano iniziativa, riescano a depositare numerosissimi brevetti, si innovino, conquistino mercato estero, è del tutto pacifico e acclarato, ma tutto ciò non si sarebbe potuto fare se non vi fossero state le risorse finanziarie atte ad aprire numerosissimi cantieri di opere pubbliche e a sostenere il capitale circolante delle imprese. I relativi finanziamenti delle banche, anche in questo caso, sono stati destinati alle attività del Nord piuttosto che al Sud.
Questi sono i dati incontrovertibili, aspettiamo che qualcuno li smentisca.
Il Governo Monti non ha in agenda una forte azione per il riequilibrio delle due parti del Paese, che sta soffrendo la recessione. Anche questa colpisce più il Sud che il Nord, perché colà vi sono più membri di una famiglia che lavorano mentre al Sud vi è solo una persona che porta a casa reddito. Colà il reddito medio è il doppio di quello del Sud, quindi l’arretramento porta meno sofferenza.
 
Ricordiamo le quantità di denaro che hanno sostenuto la Fiat in molti decenni, le quantità di denaro che hanno sostenuto la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria, il Mose (le paratoie che proteggono Venezia) che costerà 5 miliardi, in fase di completamento, le metropolitane di Milano, costate miliardi, quella di Roma (la linea C) che costerà 3 miliardi e la linea ad alta capacità, costata decine di miliardi, da Torino a Napoli.
A fronte del sommario elenco, vengono stornati 1,6 miliardi per la costruzione del Ponte (con il rischio di dover pagare un indennizzo al general contractor di quasi un miliardo), nessuna iniziativa sulla rotaia Salerno-Reggio Calabria né in Sicilia, ove per andare da Trapani a Messina, occorrono 7 ore. Per non parlare della differenza infrastrutturale delle autostrade e dei porti.
Detto questo, però, dobbiamo dare ragione al rauco Bossi e ai suoi dipendenti quando affermano che nel Sud, oltre alla criminalità organizzata, vi è un altro cancro non meno cattivo, che è l’eccesso di spesa pubblica necessaria al clientelismo che ha portato a moltiplicare i posti nelle Pubbliche ammnistrazioni e nelle società di servizi pubblici da esse controllate, per cui gli stessi servizi sono inefficienti e costano molto di più di quelli delle regioni avanzate.

Questa è la grande colpa del ceto politico meridionale degli ultimi trent’anni: avere alimentato la spesa pubblica e la cultura del favore, diseducando i meridionali e allontanandoli, invece, dalla cultura del merito, secondo cui percepisce maggiori compensi chi è più bravo, non chi è l’amico del cosiddetto potente. Ed è proprio per questo cattivo ceto politico, in combutta con il cattivo ceto burocratico, che si dannano quei bravi cittadini meridionali, lavoratori onesti e capaci, che reggono la parte buona della società a Sud di Eboli, ove come scrisse Carlo Levi, Cristo si è fermato.
Se Bossi ulula, i politici meridionali danno fiato alla bocca. Non contrastano la Lega con azioni concrete per conseguire obiettivi in tempi brevi, ma continuano a promettere che faranno. Se ci fate caso, nessuno di questi elenca ciò che ha fatto, perché non l’ha fatto. Faranno: beati loro e chi li supporta!
Gen
25
2012
L’Amministrazione europea si è resa conto delle difficoltà che hanno i 27 Partners e ha iniziato un’azione di potatura delle proprie spese interne: ha tagliato posti, ha tagliato del 18 per cento gli stipendi dei funzionari, ha ritardato l’età pensionabile, ha aumentato l’orario di lavoro da 37,5 a 40 ore senza adeguamenti salariali, ha inserito il contributo di solidarietà.
Un esempio da imitare in Italia, aumentando i risparmi. Il Quirinale ha ridotto le sue spese, non per volere del Presidente ma per effetto della legge sulle pensioni. Camera e Senato hanno annunciato tagli della spesa, ma, ancora, tali riduzioni non sono state effettuate col risultato che in questo mese di gennaio graverà sui rispettivi bilanci in modo inalterato.
Se sono uomini d’onore, Schifani e Fini manterranno il loro impegno a procedere al ridimensionamento delle spese dello loro Camere entro fine mese. Fra esse devono essere tagliate quelle relative ai parlamentari, ai loro vitalizi, mentre dagli stessi si sono levate voci di protesta. 

La sensibilità verso i grandi sacrifici, che fanno i cittadini a seguito dell’aumento di imposte dirette ed indirette della legge Salva Italia, non trova riscontro nelle istituzioni siciliane.
La prima di esse è la nobile Assemblea regionale, che non ha messo mano, per quanto ne sappiamo, ad una drastica riduzione delle proprie spese, votando l’abrogazione della Lr 44/65, in modo da sganciare l’automatico collegamento al trattamento economico del Senato relativo a parlamentari, a dipendenti e funzionari.
Se l’Ars fosse diligente e avesse rispetto per i sacrifici che stanno sopportando i siciliani, ragguaglierebbe le proprie spese a quelle del Consiglio regionale della Lombardia con un risparmio di cento milioni. Ma il presidente Cascio non ha avviato alcuna iniziativa tendente a tale abrogazione.
Se così facesse e raggiungesse il risultato, avrebbe il plauso di tutti quei siciliani disoccupati che vivono malissimo e di tutti gli altri che sbarcano il lunario con estrema difficoltà. Ma il Palazzo è opaco, non sente i guai che ci sono nel territorio e continua ad andare avanti nella strada della perdizione fin quando arriverà il giorno del redde rationem.
 
Spulciando fra i conti dell’Ars, ci siamo accorti che non solo gli stipendi di dipendenti e dirigenti sono abnormi rispetto a quelli degli altri dipendenti regionali e degli altri di pendenti statali e degli Enti locali, ma è venuta fuori anche una remunerazione addizionale chiamata “indennità compensativa di produttività”, entrata in vigore nel 2004.
Di che si tratta? Essa compensa le festività soppresse e remunera il maggior numero di ore lavorative settimanali da 37,5 a 40. Esattamente il contrario di quello che ha fatto Bruxelles che, a parità di stipendio, ha aumentato l’orario settimanale appunto di 2,5 ore. Quest’indennità equivale ad una sorta di sedicesima e, confermiamo, sedicesima. Ciò significa che si aggiunge ai magri stipendi che vengono erogati per ben 15 volte nell’anno.
Se rapportiamo tali compensi con il lavoro svolto in quell’ambiente ovattato e fuori dal mondo, ci accorgiamo dell’enorme privilegio che hanno i 279 dipendenti e dirigenti di quel consesso, ai quali non importa nulla delle grandi difficoltà dei loro conterranei.

E veniamo a qualche esempio: un segretario parlamentare con 24 anni di anzianità percepisce all’incirca 160 mila euro lordi nell’anno; un assistente parlamentare (usciere) percepisce all’incirca 96 mila euro l’anno lordi, sempre con 24 anni di anzianità. Tutti i dipendenti hanno il vantaggio di andare in pensione con una ricca liquidazione e prima dei termini previsti dalla recente legge Salva Italia. Si tratta di una cuccagna che dura dal 1965 (46 anni) e di cui non si vede l’eliminazione.
Al fatto prima descritto non occorre alcun commento, che ciascun lettore potrà fare leggendo queste enormità non riportate da altri organi di stampa, mentre bisognerebbe che la popolazione si sollevasse perchè è naturale il moto di rabbia che scaturisce nel constatarlo.
Ed è proprio la rabbia generale che sta montando in Sicilia e di cui il ceto politico e burocratico, con pervicacia, fa finta di non accorgersi. Come negli eventi storici analoghi, invece, se ne accorgeranno a proprie spese.
Gen
24
2012
Finalmente ha visto la luce il decreto sulle liberalizzazioni dopo diciotto ore di continuo dibattito di cui otto all’interno del Consiglio dei ministri. Si tratta di un insieme di norme equilibrate, perché sottrae a ciascuna categoria qualche cosa, ma dà ai cittadini la somma di ognuno.
Naturalmente le categorie (corporazioni), anziché essere contente perché questo modo di procedere crea un piccolo danno a ciascuna di esse ma una grande utilità alla gente, hanno cominciato a protestare, con la speranza che nel corso di conversione le Camere modifichino a loro favore e in danno dei cittadini quanto previsto dal decreto.
Ma esso deve ritenersi il massimo possibile che Monti sia riuscito ad ottenere da Pdl, Pd e Terzo polo. Siamo convinti che, se fosse dipeso da lui, il decreto avrebbe avuto riforme ben più sostanziose ed incisive. In ultima pagina è pubblicato l’elenco delle liberalizzazioni efficaci, annacquate e delle altre che non hanno visto la luce.

Monti farebbe bene a battere il ferro mentre è caldo, chiedendo ai presidenti di Camera e Senato di mettere in calendario il decreto Cresci Italia, in modo da ottenerne l’approvazione come è avvenuto per il decreto numero Uno denominato Salva Italia, quello strapieno di nuove imposte.
Monti dovrebbe riuscire ad ottenerne la conversione in legge non oltre la metà di febbraio, in modo da mettere in cantiere l’ulteriore prova di forza e di responsabilità che riguarda la riforma del mondo del lavoro. Nelle more che ciò accada, il Consiglio dei ministri si prepara ad approvare il decreto sulle semplificazioni, che abroghi tutte le norme vessatorie contro i cittadini, esercitate con spocchia da una Pubblica amministrazione feudale, arretrata, inefficiente, disorganizzata e, a volte, corrotta.
Ecco dove dovrebbe esserci un forte intervento del Governo: proprio su burocrati e dipendenti pubblici, in modo  che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione (art. 97 della Costituzione).
Vorremmo fare due osservazioni sulla riforma riguardante gli Ordini professionali: la prima riguarda la possibilità di più Ordini per branca, in modo da metterli in concorrenza con la finalità di meglio tutelare i cittadini.
 
La seconda riguarda l’abolizione delle tariffe e l’obbligo di richiesta del preventivo. Tale obbligo imporrà ai dirigenti pubblici, che attivano incarichi di difesa col gratuito patrocinio (gratis per gli assistiti, ma con onorario a carico della Pa), a mettere in gara i professionisti prima di affidare loro l’incarico, con notevole beneficio per l’erario, perché gli onorari caleranno, eliminando l’attuale stato di cose.
Sulle farmacie vorremmo osservare che l’aumento di cinquemila punti vendita comporterà la crescita di nuovi posti di lavoro: tra cinque e diecimila farmacisti e forse altri diecimila addetti ai servizi diversi. Non comprendiamo il rifiuto di nostri tantissimi amici farmacisti, perché se lì si vendono cosmetici, scarpe ed altri prodotti, chi venda cosmetici, scarpe e altri prodotti non possa vendere farmaci, sempre beninteso, con la presenza del farmacista.
Per i tassisti il rinvio della disciplina all’Autorità è un atto pilatesco, per cui non sembra che questa matassa possa essere sbrogliata da qui ai prossimi anni.

I notai sono professionisti eccellenti, che hanno superato un duro esame concorsuale. Altri millecinquecento nei prossimi tre anni significherà trovare occupazione non solo agli stessi, ma almeno ad altri sei-dieci mila persone addette ai servizi diversi.
I servizi pubblici locali, gestiti dagli stessi enti, sono una cancrena di clientelismo e di corruzione. Il danno più grave che provocano è di offrire ai cittadini-consumatori servizi pessimi a prezzi molto alti.
La precedente legge prevedeva che tali servizi dovessero essere messi in gara entro il prossimo 31 marzo, ma questo decreto ha spostato il termine al 31 dicembre, facendo perdere alla loro riqualificazione altri nove mesi.
Monti poteva fare di più, ma ha avuto imposti limiti soprattutto dal Pdl, che tutela le corporazioni. Ora lo aspettiamo i decreti su spending review, riforma del mercato del lavoro, semplificazioni, il pagamento dell’Ici da parte della Chiesa, riforma della Rai, separazione dei servizi postali da quelli di Bancoposta e pagamenti celeri della Pa.
Gen
21
2012
La Sicilia non aveva certo bisogno di entrare in coma, come accaduto questa settimana, per lo sciopero degli autotrasportatori, che hanno bloccato tutte le attività economiche, con gravi ripercussioni in termini di mancato Pil ed enormi disagi per i cittadini.
Le famiglie più abbienti sono abituate a tenere una dispensa approvvigionata, ma chi porta a casa 800 o mille euro al mese - contro i 20 mila di deputati e dirigenti regionali - compra le cose giorno per giorno, per cui resta a digiuno quando sui banconi dei supermercati manca la merce.
Questo sciopero, è stato legittimo ma del tutto inutile. Possiamo fare due osservazioni. La prima riguarda l’obiettivo e il destinatario che esso aveva: nessuno l’ha capito, né è passato il messaggio sulla stampa regionale che si occupa di cronaca, né su quella nazionale. I giornalisti, anche televisivi, si sono limitati a registrare gli eventi, ma nessuno ha cercato di capire i retroscena, le motivazioni vere e gli eventuali effetti della protesta.

La seconda è l’incredibile silenzio, sulla vicenda, del presidente e degli assessori regionali, come se quanto accaduto si fosse svolto in Lombardia o in Veneto. Si tratta di un comportamento irresponsabile perché la materia doveva essere affrontata immediatamente, all’atto della proclamazione, senza consentire che si sviluppasse in questo modo. L’intervento a conclusione della protesta non ha impedito che il danno si creasse, né che il messaggio passasse a livello nazionale.
Peraltro, le istituzioni romane se ne sono infischiate che 5 milioni di persone siano state ingabbiate da alcune categorie in base a proteste generiche. Non è certo protestando in Sicilia che il Governo ci darà le accise. Non è certo levando grida in house che il Governo abbasserà il prezzo del gasolio per la Sicilia. Se manifestazione doveva esserci, la protesta doveva essere portata sotto Palazzo Chigi, come hanno fatto i tassisti.
Per quanto concerne la categoria degli agricoltori, la protesta flebile doveva levarsi contro il Governo regionale e non contro quello nazionale, perché il primo ha la responsabilità oggettiva di questo scorcio di legislatura, con un’inazione del nullafare, se non giochi di potere, balletti partitocratici, girandole di dirigenti e altre amenità simili.
 
Fra qualche giorno uscirà il forum con Marco Vitale, presidente del Fondo italiano di investimento. Un Fondo dotato di 1,25 miliardi e che ha la missione di intervenire sul capitale di rischio delle piccole e medie imprese (da 10 milioni in sù di fatturato) per farle crescere economicamente e produttivamente.
Fra esse mi ha colpito la Rigoni di Asiago, una società con cento dipendenti e un’attività di 20 anni che produce alimentari biologici e che nel 2011 ha realizzato 62,7 milioni di euro di fatturato. All’inizio ha cominciato a produrre e vendere miele, cui poi ha aggiunto tutti gli altri prodotti provenienti da un’attività agricola su propri territori.
Non si capisce perché in Sicilia non ci debbano essere tanti Rigoni per la produzione di alimentari biologici, che oggi hanno un vasto mercato e una sostenuta richiesta.
Non si capisce perché in Sicilia non si debbano realizzare impianti come quello di Villasor, in provincia di Cagliari, ove è stato insediato un sistema di serre a copertura fotovoltaica, per la produzione di prodotti di ortofrutta e anche biologici, e contestualmente alimentare di energia 10 mila abitazioni.

Non comprendiamo neanche perché non vi possano essere estese colture di vegetali per il biocarburante che potrebbe essere prodotto in qualunque area della Sicilia al posto di quello a base fossile, che inquina mortalmente l’ambiente.
Non comprendiamo perché non si debba sviluppare adeguatamente il turismo, attraendo gruppi internazionale cui rilasciare concessioni e autorizzazioni in 30 giorni, con l’utilizzazione dei fondi europei, statali e regionali, rimasti inutilizzati dopo 6 anni dall’inizio del settennio 2007/13.
Tante altre cose non comprendiamo, ovvero le comprendiamo benissimo. Una di queste è che chi ha responsabilità istituzionali della Sicilia non si preoccupa di progettare il futuro, compito primario della politica. Per parlarci più chiaro, i presidenti della Regione, e per ultimo Lombardo, stanno avvelenando il cibo dei nostri figli, sui quali ricadranno le loro gravissime colpe.
Gen
20
2012
Secondo il Cebr (Centre for economics and business research), istituto inglese indipendente, nel 2011 la Cina ha avuto un incremento del Pil del 9,2% sorpassando il Giappone, con 6.988 mld di dollari nella classifica mondiale. Il Brasile ha superato il Regno unito piazzandosi al 6° posto, con 2.518 mld di dollari ed un incremento del 4%, gli Stati Uniti sono da sempre al primo posto con 15.065 mld di dollari e un incremento del Pil di circa il 3%. Infine Singapore, grande quanto la Sicilia, con 237 miliardi di dollari contro i circa 125 mld di dollari della Sicilia. L’Italia ha perso la sesta e la settima posizione ed è ora l’ottava nazione per Pil prodotto con 2.246 miliardi di dollari.
Il fenomeno cinese sembra inspiegabile, mentre è chiaro che sta funzionando molto bene perché un popolo di 1,3 miliardi di abitanti è governato, con mano ferma e con grande sapienza orientale, da sole 3 mila persone che prendono decisioni anche impopolari, ma sicuramente utili a fare marciare quella locomotiva.
La Cina è un Paese in forte espansione, ma anche con una grande crescita interna perché, mentre prima si occupava di produrre manufatti a basso prezzo, oggi è stata data grande forza alla formazione universitaria e alla ricerca, per cui sta diventando competitiva nei due versanti che producono, direttamente o indirettamente, un alto valore aggiunto. 

I suoi figli, in tutto il mondo, sembra ammontino ad oltre 100 milioni e drenano risorse da ogni Paese ove sono insediati, risorse che arrivano cospicue alla madrepatria.
Il Brasile con l’intervento di Luiz Inácio Lula Da Silva, in 10 anni, ha capovolto la sua situazione. Massicci investimenti in opere pubbliche hanno prodotto 15 milioni di posti di lavoro e fatto aumentare il Pil, come prima si scriveva, portandolo al sesto posto nel mondo. La delfina di Lula, Dilma Rousseff, sta continuando l’opera del suo mentore con enorme investimenti, fra cui spicca quello energetico.
Non è un caso che trasporti su ferro e su gomma e centrali elettriche funzionano con carburanti vegetali, mentre il petrolio estratto dalle viscere di quella terra non viene usato in house, bensì esportato nel mondo. Un esempio da imitare.
 
La politica di Obama, tanto criticata dai conservatori del Partito repubblicano, sta dando i suoi frutti. Il salvataggio del sistema bancario, ad eccezione di Lehman Brothers, e quello delle tre grandi case automobilistiche (Gm, Ford e Chrysler), ha ribaltato la crisi del 2008, rimesso in  moto l’economia e sta producendo centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, in un ambiente ove i rapporti tra datore e prestatore sono liberi, senza i vincoli stupidi che ancora vi sono in Italia e che impediscono la crescita. In Usa, l’economia ha ricominciato a tirare e la Borsa ne ha risentito favorevolmente.
Per inciso, dobbiamo sottolineare come le agenzie di rating (le americane Standard & Poor’s e Moody’s), non sono obiettive nei loro giudizi, perché i soci (fra cui lo speculatore Warren Buffett), sono interessati a quelle valutazioni, in un palese conflitto d’interessi. Sarebbe opportuno che anche in Europa, oltre alla francese Fitch, si costituissero altre agenzie di rating, per bilanciare lo strapotere di quelle americane. Per fortuna i mercati non hanno ascoltato le indicazioni di tali agenzie.

Infine, Singapore, un’isola che la Sicilia dovrebbe prendere a modello per la sua capacità, in poco più di 35 anni, di trasformarsi da selvaggia, nella quale insisteva una fitta foresta, in un polo economico, avanposto del terziario avanzato e di alta managerialità capace di produrre il doppio del Pil della Sicilia.
Abbiamo più volte descritto in queste pagine la genesi di quell’isola e i punti di forza e quindi non staremo a ripeterci. Però, non comprendiamo perché, anziché cincischiare e pagare stipendi inutili, la Regione non mandi una squadra di bravi dirigenti per andare a vedere come funziona quel meccanismo, e ove possibile, con gli aggiustamenti del caso, importarlo noi in Sicilia.
Le quattro locomotive che abbiamo indicato continuano a crescere, mentre l’Italia balbetta sulle liberalizzazioni, sulla riforma dei rapporti di lavoro, sulla capacità di attrarre investimenti internazionali, per quel blocco enorme di una Pa inefficiente e corrotta. è ora di compiere una svolta, o  saremo perduti.
Gen
19
2012
Siamo martellati, ogni giorno, dal famigerato spread, cioè la differenza di rendimento tra i Bund tedeschi e i Btp italiani. Quella maledetta cifra di 500 è un’ossessione, perché indicativa della parziale insolvenza dello Stato italiano e, dunque, della mancanza di fiducia da parte dei mercati.
In effetti, non si tratta di mancanza di fiducia, ma di incapacità delle nostre Istituzioni nazionali di essere valutate positivamente per le prospettive di crescita e sviluppo, atte a generare ricchezza e occupazione.
I sindacati, che ormai rappresentano in modo maggioritario i pensionati, coloro che non sono più interessati al lavoro, continuano a chiedere posti di lavoro. Ma la loro azione è miope, perché non sono capaci di fare un passo avanti. Tale passo dovrebbe essere l’individuazione dei meccanismi per rinforzare il sistema delle imprese e delle società, anche pubbliche, perché solo attraverso di esse ci possono essere nuove attività e, pertanto, nuovo lavoro.

Vi è poi un altro carburante per la crescita: la ricerca e l’innovazione. Potenziare fortemente questi due versanti costituisce la premessa per il trasferimento dei brevetti, la cui industrializzazione ottiene una maggiore competitività di prodotti e servizi.
Destinare solo l’1 per cento del Pil alla ricerca è un comportamento deprecabile, quando poi si destinano maggiori risorse alla spesa pubblica improduttiva e la maggior parte degli stipendi dei dipendenti pubblici è inutile alla necessità dei cittadini: ottenere servizi efficienti e di qualità.
Lo spread finanziario ci martella e ottenebra le menti di molti giornalisti, professori e commentatori. Costoro non si accorgono, invece, che i veri spread dell’Italia sono Sud e infrastrutture. L’enorme divario che c’è fra Meridione e Settentrione è una delle principali cause del complessivo arretramento del Paese. Se il Pil del Sud fosse allo stesso livello del Pil del Nord, il Paese sarebbe molto avanti.
Non dobbiamo dimenticare che quel grande statista di Helmut Kohl andò contro le banche, contro l’establishment, contro il ceto politico della Germania occidentale, quando decise di investire massicciamente nella Germania dell’Est.
 
Non è un caso che l’attuale cancelliere Angela Merkel è cresciuta a Templin, città a 80 km a nord di Berlino, nella Repubblica democratica tedesca socialista.
La questione meridionale si perde nella notte dei tempi, ma una cosa è certa: è cominciata nel 1861, la nefasta data in cui il Sud veniva annesso allo Stato Sabaudo e tutti i suoi tesori depredati dalle bande piemontesi. Da allora, una classe politica meridionale, prona e subordinata, non ha preteso che le Istituzioni nazionali si comportassero con equità, investendo tanto nel Nord e tanto nel Sud.
Se Bossi oggi fa la voce grossa, dicendo che le regioni del Nord mantengono il Paese, per la sua crassa ignoranza (o malafede) non dice che tale ricchezza è prodotta per i massicci investimenti che da Roma sono andati in quelle regioni e non nel Sud.
Ed eccoci al secondo spread che divide l’Italia: quello delle infrastrutture. Il relativo tasso dice con chiarezza che quelle del Sud sono un terzo di quelle del Nord. Se vi fossero stati pari investimenti, al Nord come al Sud, il tasso infrastrutturale sarebbe, invece, uguale.

Sud e infrastrutture sono, quindi, i veri spread d’Italia, differenze abnormi e anomale, che impediscono ai cittadini di essere tutti uguali di fronte alla legge, in violazione dell’art. 3 della Costituzione.
Cittadini di prima serie e di seconda serie non fanno una Nazione, ma fanno un insieme in cui vi è il ceto dominante (feudatari) e un ceto servente (chi subisce). Tutto questo non è più procrastinabile e deve finire.
Ma nell’agenda del professor Monti non ci sono Sud e perequazione delle infrastrutture: un’omissione grave, che dobbiamo segnalare tra le cose buone che l’attuale Governo ha fatto. Non sappiamo, oggi, se il decreto Cresci-Italia, nella parte riguardante le liberalizzazioni, corrisponderà alle premesse e alle notizie.
Ci auguriamo che in sede di conversione esso non venga annacquato, risolvendosi in un fuoco di paglia. Certo, non è bene che sia stata tolta da questo decreto la scorporazione della rete gas. Snam, poste e ferrovie sono tutti controllati dal ministero dell’Economia. Non c’è bisogno di decreti per liberalizzare i settori.
Gen
18
2012
Il ministro Piero Giarda, nella sua funzione dei Rapporti con il Parlamento, ha messo in cantiere la revisione della spesa dello Stato. Il che significa rivedere, capitolo per capitolo, se gli importi stanziati siano eccessivi rispetto agli obiettivi fissati. Il Ministero non ha comunicato quale sia il metodo di controllo e di raffronto fra spesa e obiettivi, in assenza di un Piano aziendale, branca per branca amministrativa, nella quale sono previste le quattro fasi relative.
L’assessore all’Economia della Sicilia, Gaetano Armao, ha chiesto al presidente della Regione se intenda attivare una revisione della spesa, assessorato per assessorato, sull’esempio di quella nazionale indicando un taglio della spesa di 1,4 miliardi nel 2012 mentre noi abbiamo più volte indicato in 3,6 la misura dello stesso taglio.
Mentre quello proposto da Armao serve solo a far quadrare i conti, quello proposto da noi serve per liberare risorse per investimenti e finanziare opere pubbliche, con l’obiettivo di mettere in moto un processo di crescita, inesistente in questo momento.

Spending review, una frase magica che non vuol dire solo monitorare l’insieme delle uscite, ma più propriamente valutare le stesse spese per commisurarle ai servizi che devono essere prodotti. Il monitoraggio è essenziale, ma è una fase preliminare per sapere in qual misura si debba adoperare l’accetta. E serve anche per graduare i tagli in relazione ai bisogni dei cittadini. Serve anche per calibrare il fabbisogno finanziario in funzione dell’organizzazione dei settori amministrativi.
L’assessore chiede anche iniziative per fissare il Patto di Stabilità regionale in funzione di quello nazionale, il quale, a sua volta, si basa sul Patto di stabilità europeo del 25 marzo 2011.
È vero, il professor Monti sta tentando di ammorbidirlo, per arrivare al risultato di non dover fare una manovra di 45/48 miliardi l’anno per i prossimi venti, in modo da riportare il rapporto fra debito e Pil al 60 per cento, che è uno dei tre pilastri del Trattato di Maastricht del ‘92. Monti sta tentando di ammorbidire la rigorosa posizione tedesca facendo uscire fuori dal Patto di stabilità le spese per investimenti, oggi incluse.
 
In Regione, vi è quest’iniziativa positiva dell’assessore all’Economia, ma non c’è alcuna prospettiva analoga nei 390 Comuni. In questa direzione manca un’iniziativa dell’assessore per le Autonomie locali, che, mediante propria circolare di indirizzo, dovrebbe invitare i sindaci ad iniziare questa opera di revisione per fare dimagrire le uscite di ogni ente in maniera adeguata, sopprimendo in tutto o in parte la spesa improduttiva.
Certo, i sindaci più diligenti potrebbero iniziare questo riequilibrio fra entrate e uscite. Riequilibrio che passa non solo per la diminuzione delle stesse, ma anche per l’aumento delle prime. Sol che mettesse mano alla ricerca dell’evasione sui tributi dello Stato e sui propri tributi, ogni Comune potrebbe introitare risorse, naturalmente in proporzione al numero degli abitanti che amministra.
La crisi sta obbligando tutti i pubblici amministratori a diventare virtuosi. Coloro che non lo faranno, saranno bocciati alle prossime elezioni.

Il mistero dell’avanzo finanziario, come posta di pareggio tra entrate e uscite nel Bilancio della Regione, ancora non è stato risolto. Attendiamo che l’assessore e il dirigente generale ci forniscano queste informazioni perchè l’opinione pubblica ha il diritto di sapere se il bilancio vero della Regione è fatto di 17,7 miliardi di entrate e di uscite o di 27,7. Non vi possono essere dieci miliardi che ballano, senza sapere a cosa si riferiscano. Questo non è serio.
Naturalmente riporteremo le risposte più volte chieste, pari pari, e ci auguriamo che esse siano esaurienti. Anche dalla conoscenza della composizione e della natura dell’avanzo, l’assessore all’Economia dovrebbe partire per spingere la revisione della spesa nella Regione e nei Comuni. Il risparmio nello spendere corrisponde a una minore entrata, il che significa una minore necessità di indebitarsi.
L’indebitamento è vietato dal Patto di stabilità. Tuttavia la Regione ha firmato un nuovo mutuo di 954 milioni  da destinarsi esclusivamente ad investimenti. Ma cosi non è.
Gen
17
2012
Quando nasciamo siamo accuditi dalla madre e dal padre o, in casi malaugurati, da terzi. Accuditi perché abbiamo la necessità di acquisire la conoscenza della vita con tutti i problemi piccoli e grandi che essa comporta. Accuditi perché dobbiamo, via via, con tanta buona volontà e sacrificio, temperare il nostro naturale egoismo che esalta i nostri bisogni prima di quelli degli altri.
è proprio l’egoismo la qualità negativa contro cui dobbiamo combattere, ingurgitando tante pillole di conoscenza che ci consentano di vedere che cosa è accaduto da quando l’uomo ha raddrizzato la propria schiena.
Via via che procediamo per una strada autonoma, il nostro discernimento ci indica comportamenti obiettivi ed equi che tengano conto innanzitutto dell’interesse della collettività, cui si possa legittimamente agganciare il nostro interesse personale. Un meccanismo complesso,  ma facile da capire.

Il processo che abbiamo descritto rientra nella stagione dei doveri. Il dovere di crescere con buon senso, il dovere di frequentare le scuole con profitto, il dovere di intraprendere un percorso universitario che sbocchi in un’attività professionale ove ci sia il lavoro, il dovere di generare ricchezza, anche sociale o culturale, in modo da contribuire alla crescita della collettività, il dovere di pagare le imposte, fino all’ultimo centesimo. L’elenco sarebbe lungo, ma qui ci fermiamo.
Tuttavia, non possiamo sottacere il dovere di partecipare alle attività istituzionali, seppure come semplici cittadini e di dare il nostro contributo fattivo all’evoluzione della società di cui facciamo parte.
Abbiamo anche il dovere primario di accudire i nostri figli e di servire i nostri genitori, nonché di svolgere un’azione positiva nei confronti di chi ha bisogno e di chi è debole.
Si potrebbe dire che i doveri, come gli esami, non finiscano mai e durino fino al termine dei nostri giorni. Termine che, per quanto mi riguarda, mi auguro arrivi in modo secco.
Essere disponibili nei confronti dei terzi è una condizione mentale e non faresaica. è verità e non falsità. Trastullarsi in mezzo è condizione deprecabile.
 
Man mano che si passa dalla prima alla seconda età (il secondo ventennio) si accentua il processo di maturazione civica, culturale e professionale, per cui chi arriva sul bordo dei 40 anni dovrebbe aver raggiunto un punto importante della propria vita che, però, deve costituire uno start e non un arrivo.
L’ingresso nel terzo ventennio è cruciale, perché è quasi il massimo della curva, dopodiché comincia la discesa. è il periodo nel quale chi ha ben seminato raccoglie il frutto dei propri sacrifici e del proprio lavoro e chi ha mal seminato si trova con un pugno di mosche in mano.
Chi è causa dei suoi mali pianga se stesso, dice un noto proverbio. Chi si comporta da cicala non può lamentarsi né deve invidiare o essere geloso di chi, invece, si è comportato da formica. Guai a chi non riconosca i propri difetti e abbia la presunzione di ritenere che i propri comportamenti siano stati adeguati agli obiettivi che si è prefissato.

Si entra, poscia, nel quarto ventennio, quello che porta alla vecchiaia, se non si muore prima. Ma un saggio sostiene che la vecchiaia comincia cinque anni dopo l’età che hai. Concordiamo, perché la vecchiaia come la gioventù è uno stato mentale. Il corpo, va da sé, invecchia e si depaupera, ma la mente, tenuta in pieno esercizio, funziona bene anche fino a tarda età. L’esempio di Rita Levi-Montalcini è lampante.
Il vantaggio del quarto ventennio è che la stagione dei doveri si attenua molto, cui subentra la stagione dei piaceri. Il che significa che bisogna cogliere tutte le occasioni gradevoli che la vita ti offre, non rinunziare più a niente, dire basta a rinunce e sacrifici, vivere con serenità interiore di fronte a tutte le circostanze, tenere lontani da sé i problemi senza farsene coinvolgere, e così enumerando.
Quello che non si poteva fare nei precedenti ventenni si può fare nel quarto. Clint Eastwood, con i suoi 80 anni, è un esempio di persona e di professionista di qualità. E come lui tanti altri che considerano la vita un grande dono del Creatore, da onorare con tutte le proprie forze, in base ai valori etici come riferimento.
Gen
14
2012
Il Governo Monti ha comunicato all’opinione pubblica il suo sostegno fermo e incondizionato ad Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, per intensificare la lotta all’evasione, in modo da colpire tutti i furbi che sottraggono materia imponibile, caricando gli altri cittadini di un peso che non dovrebbero avere.
Nella strategia di comunicazione è importante che l’opinione pubblica sappia che l’indirizzo è senza ritorno, almeno per il momento, nella direzione giusta di scovare gli evasori piccoli e grandi e, soprattutto, di togliere loro ogni eventuale speranza di deleteri condoni.
La legge 214/11, denominata Salva Italia, ha eliminato il segreto bancario, per cui tutti i sentieri attraverso cui passa il denaro, nelle sue diverse forme, sono tracciati, in modo da poter ricostruire sia i loro movimenti che le contropartite.
Per esempio, se nel conto bancario di un soggetto compare un’entrata di diecimila euro, quando gli verrà posto il quesito dall’Agenzia delle Entrate, quel soggetto, che è anche contribuente, dovrà spiegare a qual titolo abbia ricevuto quell’importo.

L’esempio si può anche rovesciare: se il soggetto di cui sopra avesse sborsato diecimila euro dovrà motivare, se richiesto, la causale dell’esborso.
A questa trasparenza si accoppia l’obbligo di utilizzare sistemi informatici e carte di credito per qualunque operazione superiore ai mille euro. I pagamenti delle pensioni sopra tale somma dovranno avvenire per via informatica, mentre resta ancora libera la possibilità di prelevare i contanti dalle banche senza alcun limite, fermo restando l’obbligo della segnalazione per determinati importi all’Uic in caso di eventuali verifiche successive.
Ma tutto questo non basta. Occorre che Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, come stanno facendo, intensifichino gli incroci delle diverse banche dati, facendo rilevare casi sospetti di manifestazione di ricchezza cui non corrispondono i redditi dichiarati.
Uno di questi incroci, tra i più importanti, è quello fra l’anagrafe di ogni Comune e l’elenco delle dichiarazioni dei redditi. Da tale incrocio si rileverà quali sono i cittadini che non presentano dichiarazioni dei redditi e che dovranno rendere conto della loro omissione, anche se sono nullatenenti ufficialmente.
 
Gli incroci non finiscono mai. Raffrontando la banca dati dell’Agenzia del Territorio con l’anagrafe, ovvero i titolari di contratti Enel o di contratti gas con le dichiarazioni dei redditi, ovvero i proprietari di auto di media e grossa cilindrata con le stesse dichiarazioni, emergeranno molti più furbetti di quelli che si possano immaginare.
Tutto il lavoro sommariamente indicato prima non potrà dare frutti immediati, ma nel corso dell’anno essi verranno fuori.
C’è poi da approvare la strategia comunicativa del ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate, perché è necessario che l’opinione pubblica recepisca come chi evada le tasse sia un disonesto che non possa avere una buona reputazione. In altri termini, è indispensabile che si radichi nella mentalità della gente l’opinione che chi evade le tasse tradisce la Comunità. Si tratta di un ottimo deterrente che dovrà essere usato nella misura e nella forma più professionali possibili.

In questo gioco fra evasori e tutori dell’ordine, un ruolo importante lo possono svolgere i Comuni, ai quali in forza alla legge 148/2011 è stata data la possibilità di snidare gli evasori, totali o parziali e di comunicare gli estremi all’Agenzia delle Entrate.
Il grande vantaggio per gli stessi Comuni è che saranno loro accreditate tutte le somme recuperate a titolo d’imposta. Un accredito del cento per cento. Non si capisce perché i sindaci non abbiamo messo immediatamente sul campo i propri Nuclei tributari locali per attivare questo meccanismo che darebbe notevole sollievo finanziario alle asfittiche casse comunali.
Si tratta di indolenza, di incapacità o di connivenza? Connivenza, sì, perché anche gli evasori votano e, qualche volta, si trovano in posizioni chiave per esercitare pressioni sul ceto politico che, se debole, le subirà.
Finalmente la lotta all’evasione è diventata una cosa seria. Se tornassero a casa, in quest’anno, venti o trenta miliardi anziché gli 11 arrivati nel 2011, una parte dei problemi del Paese sarebbe risolta. Non resta che attendere, per verificare la bontà di questo insieme di iniziative. Ma possiamo fare una buona previsione.
Gen
13
2012
La scure del Commissario dello Stato, prefetto Carmelo Aronica, si è abbattuta su due norme relative alla stabilizzazione dei precari e al rifinanziamento del credito d’imposta. Il Commissario ha sollevato il velo su quella anomalia del bilancio regionale che noi denunciamo da molto tempo e su cui l’assessore Armao e il ragioniere generale Emanuele non hanno ancora voluto darci i chiarimenti ripetutamente richiesti.
Ci riferiamo all’avanzo di amministrazione e residui attivi, una posta che serve a quadrare i conti, ma che non rappresenta vera finanza. Come dire che il bilancio regionale è truccato da molti anni perché non rappresenta le vere poste fra le entrate.
Non è un caso che assessore e ragioniere generale non vogliano spiegare all’opinione pubblica da cosa sia formato tale avanzo. L’autorevole intervento del Commissario dello Stato ha confermato però che esso rende la situazione finanziaria della Regione ingestibile perché in cassa, spesso, non c’è un euro.

Abbiamo atteso a redigere questo commento perché i deputati infuriati avevano promesso di rivotare la legge a favore dei precari-raccomandati sfidando così apertamente non solo il Commissario dello Stato, ma anche la realtà ed il buon senso.
Come era prevedibile, martedì 10 gennaio, l’Assemblea dei deputati non ha approvato un bel niente, motivando l’inazione con la carenza di risorse finanziarie. Bella scoperta! Si sapeva già, e quindi, il proposito demagogico dei deputati regionali aveva solo lo scopo di gettare fumo negli occhi ai malcapitati precari-raccomandati. La gravità della questione emerge interamente ed è stata evidenziata in decine di inchieste che abbiamo fatto, spiegando come sia stato dissennato questo governo nell’avere assunto a inizio 2011 ben 5.000 dipendenti con contratto a tempo indeterminato, seppure provenienti da precedenti contratti a termine.
Un comportamento dissennato anche per la ragione vera che la Regione siciliana ha un esubero di 10.000 dipendenti, in quanto con gli altri 10.000 potrebbe fare funzionare la sua pubblica amministrazione. Finché Governo e maggioranza continuano a sperperare i nostri soldi pagando inutili stipendi, nessuna azione di sviluppo potrà essere intrapresa.
 
Infatti nessuna azione di sviluppo potrà cominciare se non si taglia la spesa improduttiva, cioè 3,6 miliardi, le cui voci sono dettagliate nelle pagine che abbiamo più volte pubblicato. Il dilemma è: pagare stipendi o cofinanziare l’apertura dei cantieri insieme ai fondi europei e statali? Aprendo i cantieri, i dipendenti regionali in esubero potrebbero andare a trovare colà occupazione.
La ripresa dell’economia siciliana, oltre che con la costruzione di infrastrutture, passa anche attraverso gli appalti per la sistemazione idrogeologica del territorio, ma anche per nuovi progetti nella green economy, che potrebbe dare solo in Sicilia uno sfogo ad oltre 10.000 persone. Passa per un grande progetto di sviluppo del turismo, anche attraverso l’utilizzazione economica dei beni archeologici, paesaggistici e culturali. Passa attraverso l’attrazione d’investimenti di gruppi internazionali a condizione che si garantisca loro il rilascio di autorizzazioni e concessioni in 30 giorni.

Il che ci riporta al punto di partenza, come al gioco dell’oca. Infatti, il peso sull’economia di una pubblica amministrazione inefficiente, incapace di assolvere al proprio compito, qualche volta corrotta, è il primo elemento che impedisce la ripresa e fa peggiorare la disoccupazione.
Vi è poi un’altra questione che ha evidenziato l’assessore Armao e riguarda la riscossione. Da un rapporto del dipartimento Finanze risulta che la metà degli uffici regionali siciliani usa ancora la carta per la gestione della riscossione delle entrate, nonostante Equitalia e Serit spa abbiano fornito software a titolo gratuito.
Il 40 per cento degli uffici non si è ancora uniformato all’informatizzazione. L’assessore all’Economia ha diramato una circolare con la quale rileva un dato pleonastico: la necessità di utilizzare i servizi informatici per raggiungere i piu efficaci standard di efficienza. Ma non ha aggiunto le sanzioni a carico dei dirigenti indolenti, incapaci e incompetenti che non hanno provveduto alle indicazioni. Senza sanzioni qualunque direttiva è solo acqua calda.
Gen
12
2012
L’Agenzia delle Entrate porta fortuna: con i nostri controlli  i negozi e i ristoranti hanno aumentato i loro ricavi del trecento per cento. La verità è che sono aumentati gli scontrini del trecento per cento, il che significa che prima vi era molto nero, cioè un’evasione spudorata di esercenti che guadagnano poco e non pagano le relative imposte.
Finalmente comincia a diffondersi nell’opinione pubblica il principio che gli evasori sono cittadini disonesti, che utilizzano i servizi pubblici non pagando i corrispettivi. Gentaglia che fa la bella vita a spese della grandissima maggioranza dei cittadini, i quali tirano la carretta con molta fatica. Qui non si deve fare demagogia né retorica, ma dire le cose come stanno, apertis verbis.
Con le cinque leggi del 2011 (106, 111, 148, 183, 214), quattro approvate dalla maggioranza di centro destra e l’ultima, “Salva-Italia”, approvata dalla maggioranza dei tre poli, si sono aggiustati i conti dello Stato per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013.

Ma la legge di stabilità prevede ancora un deficit per il corrente anno, che si sommerà al già pesante fardello di oltre 1900 miliardi di debito pubblico, mentre il patto di stabilità del 25 marzo 2011 prevede che da quest’anno il debito pubblico italiano debba essere ridotto di 48 miliardi e così nei successivi diciannove anni, fino a portarlo al sessanta per cento del Pil.
Naturalmente questo rapporto deriva sia dal taglio del debito stesso (al numeratore della frazione) che dall’aumento del Pil (denominatore della frazione). Ma per l’anno corrente, e forse per il prossimo, non c’è alla vista tale aumento.
L’unica manovra fattibile è quella di tagliare il debito con manovre straordinarie, come la vendita di una parte del patrimonio immobiliare, la privatizzazione di aziende controllate dal ministero dell’Economia e, soprattutto, l’effetto dello spending rewiew, attivato dal ministro Giarda per l’amministrazione statale. Per quelle regionali e degli Enti locali bisogna ulteriormente tagliare i trasferimenti in modo che siano costrette ad adottare la stessa tecnica sui propri capitoli di bilancio.
Tagliare la spesa pubblica improduttiva, pari a circa il cinquanta per cento del Pil, è l’unico modo per recuperare risorse finanziarie da destinare agli investimenti e, di conseguenza, all’aumento dell’occupazione, come accade negli Stati Uniti.
 
Le leggi correttive hanno aperto l’accesso alla via del denaro da parte di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Ciò significa che il controllo esteso di conti bancari, libretti di deposito, dossier titoli e simili, consentirà di fare emergere l’evasione. D’altra parte, il limite di mille euro per effettuare pagamenti in contanti, esteso al pagamento degli stipendi da parte dei datori di lavoro pubblici e privati, costringerà gli evasori incalliti alle contorsioni pur di continuare nella loro sporca attività di sottrarre imposte alle casse pubbliche.
Lo spauracchio che questi poveretti porteranno i loro soldi in Svizzera, Liechtenstein o alle Cayman, anziché attenuare deve fare aumentare la vigilanza dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, affinché, una volta per tutte, gli evasori piccoli e grandi si mettano in regola come comportamento ordinario e non come sacrificio.
Di questo si tratta: la banda degli evasori deve convincersi che non c’è più trippa per gatti e che, non solo per una questione etica, è più conveniente pagare le imposte anziché evaderle.

Una, cento, mille Cortina: Portofino, Courmayer, San Gimignano, San Felice Circeo, Abano, Capri, Isole Tremiti, Taormina, Cefalù. Insomma, tutti i luoghi emblematici dove si manifesta ricchezza cui non corrispondono le imposte pagate, non già perché quest’azione non sia esaustiva, ma perché costituisca un esempio per tutti i cittadini italiani. L’esempio, secondo Aristotele, è il miglior modo per educare.
L’altra faccia della medaglia è la riscossione delle imposte che avviene mediante Equitalia, salvo che nell’Isola ove opera Riscossioni Sicilia Spa, inefficiente perché a partecipazione regionale. Equitalia ha strumenti importanti per incassare,  compresa l’iscrizione ipotecaria su beni mobili registrati e beni immobili. Ma a questo rigore deve corrispondere la tutela del contribuente, esercitata mediante le tempestive decisioni delle Commissioni tributarie, quando la pretesa è indebita o eccessiva.
Infine, va eliminato lo squilibrio in capo al contribuente, costretto a pagare le imposte, ma impotente di fronte all’incasso di propri crediti nei confronti della Pubblica amministrazione o dello stesso erario. Questo squilibrio è ormai insopportabile e va eliminato. è una questione di equità.
Gen
11
2012
Qualche giorno fa ho detto a Zapping: “Sono d’accordo nel tagliare il 50 per cento del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali, il 50 per cento degli stipendi e indennità, il 100 per cento dei vitalizi e delle indennità di fine mandato. Riduciamo i costi della politica. Inviate le vostre adesioni a zapping@rai.it”
Con me, decine di altre persone hanno ripetuto l’invito e, quel che più conta, moltissimi radioascoltatori, parlando con Aldo Forbice, inventore e conduttore del programma, hanno ribadito l’impellenza di tagliare i costi della politica, inutili e improduttivi.
Di fronte a questo corum populi, il ceto politico fa orecchie da mercante e resiste in una posizione insostenibile, non accorgendosi della valanga che sta per arrivare loro addosso, travolgendoli.
L’impudenza del ceto politico è arrivata alle stelle. Viaggiando sugli autobus, sui treni, frequentando il barbiere, il salumiere, il supermercato, si sente in maniera diffusa lo stato d’animo del popolo che, dice qualcuno, ragiona più con la pancia che con la testa.

Quel che più conta è la diffusione in quasi tutti i quotidiani, settimanali e mensili, di questo stato d’animo.  Non si sa mai se la stampa sia portavoce degli umori della popolazione ovvero ne sia la guida. In ogni caso, questa sensibilità, contraria a un ceto politico che ha accentrato in questi decenni innumerevoli privilegi, c’è tutta e nessuno la può smentire.
Quando un parlamentare porta a casa oltre ventimila euro al mese - più le indennità per incarichi interni, come quello di questore, segretario, presidente e vicepresidente di commissione, cui si aggiungono benefit sotto forma di ampi uffici, portaborse, auto, autisti, telefoni e viaggi gratis - come può pensare che chi porta a casa, invece, 1300 euro al mese e deve mantenere una famiglia di quattro persone possa sopportare questo stato di cose?
I privilegi dei parlamentari nazionali, purtroppo, sono stati mutuati dalla Regione siciliana, che è l’esempio del malcostume a livello nazionale, col presidente che percepisce 28 mila euro al mese e gli assessori venti mila euro al mese. è una situazione insostenibile che va radicalmente cambiata. Ora!
 
Sarà saggio il ceto politico italiano nell’autoridursi gli enormi privilegi? Sarà capace di eliminare il finanziamento pubblico dei partiti che, ricordiamolo, non è un rimborso delle spese vive sostenute, ma una dazione superiore nettamente alle spese della campagna elettorale. Per cui il rimborso si trasforma in un guadagno al netto di tasse e, quel che è peggio, non controllato da nessuno, in quanto non c’è obbligo per i partiti di formulare bilanci certificati?
Miliardi e miliardi vengono spesi dallo Stato per finanziare parassiti, gente che, senza alcuna dignità, specula sulle fasce medie e basse della popolazione che vive, magari, si fa per dire, con 500 euro al mese.
Faccia di tolla! Si dice in genovese. Faccia di bronzo, in italiano, su cui si possono accendere i fiammiferi! Non è il caso di accentuare i toni perchè la questione è di per sé oggettivamente grave. Però è necessario che l’opinione pubblica non molli la presa e continui a battere sul ceto politico, per arrivare all’indispensabile obiettivo di tagliare i costi relativi.

Poi c’è l’altra questione dei tagli al ceto burocratico. Anche qui è insopportabile continuare a pagare stipendi senza alcuna finalità che è quella di produrre servizi di qualità, con i costi più bassi. Se in tutte le branche amministrative dello Stato mancano i piani aziendali non è perchè non vi siano adeguate professionalità, bensì perchè i piani aziendali irregimenterebbero come una camicia di forza tutte le attività.
Così facendo nessuno potrebbe andare fuori dai binari o, come si dice per i bambini, potrebbe fare la pipì fuori dal vasino.
Il governo Monti, con la sua legge Salva Italia ha trasformato le Province istituzionali in Province consortili, mutuando una nostra vecchia proposta, non perchè Monti abbia letto i nostri editoriali, ma perchè si tratta di una questione di buon senso.
Le Province sono utili purchè non servano come posti di lavoro per i senza mestiere. I Consigli formati dai sindaci non costeranno nulla; presidente e assessori, formati sempre da sindaci, non costeranno nulla. I dipendenti, prestati dai Comuni, non costeranno nulla.Un risparmio sicuro e netto.
Gen
06
2012
La legge 214/11 ha previsto che dal 1° gennaio di quest’anno i negozi possano aprire secondo i propri intendimenti per qualunque periodo delle 24 ore. Qualche Regione come la Toscana ha annunciato che ricorrerà alla Corte Costituzionale e al Tar per supposta violazione della propria autonomia. La Regione Siciliana non ha ancora preso posizione e così tanti degli 8.092 Comuni.
Non è a tutti noto che in materia di concorrenza la competenza è esclusiva dello Stato. Ne consegue che né Regioni, né Comuni possono impedire questa salutare liberalizzazione. Essa è stata accolta, in questi primi giorni, con grande favore dai cittadini, soprattutto dai lavoratori, i quali non avevano la possibilità di andare a fare le loro compere perché quando finivano il loro turno i negozi chiudevano.
Questa non è una liberalizzazione di poco conto, perché finalmente mette in cima i consumatori, cioè l’interesse generale, che deve sempre prevalere su quello delle categorie.

Sarebbe opportuno che il Governo Monti continuasse, liberalizzando tutti i settori bloccati dalla famelicità delle corporazioni. Se il Governo segue la stella polare dell’interesse generale prevalente su quello di parte, avrà un vasto consenso della popolazione, anche se ci saranno ostacoli da parte di partiti politici che le tutelano. Ma almeno tali partiti saranno costretti a venire allo scoperto nel momento in cui il Governo presenterà un disegno di legge in questa direzione.
Nel giro di qualche mese, la liberalizzazione degli orari di vendita degli esercizi commerciali, piccoli o grandi, dovrebbe diventare diffusa e consentirci di essere liberi di comprare in qualunque momento del giorno e della notte. Questa potrebbe essere una possibilità per aumentare i consumi, anche se molte famiglie vivono con il freno tirato sulle spese.
In tutti i Paesi del mondo avanzato, gli esercizi commerciali sono aperti anche di notte, a proprio insindacabile giudizio. C’è infatti chi lavora di giorno che ha la necessità di fare le proprie spese durante la notte. Non si capiva perché l’Italia dovesse essere bloccata e irregimentata in orari limitati anziché liberi, come avviene ovunque.
 
La liberalizzazione degli orari deve consentire anche a settori diversi di potere stabilire il numero delle ore di apertura dei propri uffici e quando aprirli. Constateremo nei prossimi mesi se le liberalizzazioni avverranno nei settori bancario, assicurativo, della vendita dei carburanti, con l’apertura dei corner nei supermercati; constateremo se sarà consentito a qualunque cittadino di chiedere la concessione per l’esercizio del trasporto mediante taxi, senza bisogno di passare dalle forche caudine della compravendita delle licenze, a botta di 150 mila euro cadauna; se sarà consentito a qualunque farmacista di aprire un esercizio per la vendita di medicinali e affini, se sarà consentito a chi voglia intraprendere un’attività imprenditoriale o professionale di iniziarla essendo munito dell’abilitazione professionale, ma senza la necessità di iscrizione all’Ordine, sostituito dall’associazione di categoria.

Ci rendiamo conto che è difficile disincrostare la società italiana, dopo 60 anni di predominio di privilegiati e di caste. In fondo, esse provengono dalle corporazioni fasciste che la democrazia non è stata capace di cancellare. Anzi, si sono rinforzate inviando i propri rappresentanti nel Parlamento e quindi agendo come vere e proprie lobbies per privilegiare i propri interessi.
Liberalizzare non vuol dire privatizzare. Quest’ultimo verbo significa il trasferimento della proprietà delle società ma non necessariamente inserisce concorrenza. Privatizzare è salutare a condizione che non si trasferisca il monopolio dal pubblico al privato, come nel caso delle concessioni autostradali o di quello degli aeroporti.
La mano pubblica deve retrocedere dall’invasione di campo, perché non è capace di gestire in modo efficiente le attività economiche. Anche su questo versante attendiamo la trasformazione dei buoni propositi di questo Governo in atti concreti.
Eliminare lacci e lacciuoli, rendere libera l’attività di impresa, mettere tutti i soggetti in concorrenza significa riportare i cittadini al ruolo di primo piano, come è giusto che sia.
Gen
05
2012
Su 390 sindaci, uno solo è virtuoso ed è quello di Aci Bonaccorsi. Gli altri sono viziosi, fatto dimostrato dalla mancata richiesta di adesione all’Associazione nazionale dei Comuni virtuosi.
Perché definiamo 389 sindaci viziosi? Almeno per cinque motivi. 1. Piano aziendale, mai redatto, senza del quale non è possibile svolgere un’attività amministrativa professionale e funzionale in un Ente. 2. Programmazione: senza programmazione di tutti gli aspetti del Piano (obiettivi, risorse finanziarie, risorse umane, tempi di realizzazione) non è possibile specificare la direzione. 3. Organizzazione, senza di essa tutti i fattori della produzione dei servizi non si rendono efficienti e la gestione cammina a casaccio. 4. Gestione. è il modo oculato per attuare la programmazione. 5. Controllo. è quel sistema informatico che consente di fare lo screening, momento per momento, di tutte le sezioni gestionali per confrontare obiettivi e risultati.
 
Vi è poi la questione delle procedure interne, le quali debbono essere corte e funzionali per raggiungere i massimi obiettivi con le minori spese. Le procedure vanno certificate dall’Unione europea, che ne prevede specificamente il modo.
Vi è poi la questione della certificazione dei bilanci. è risibile che essi vengano firmati da professionisti nominati dallo stesso Ente. Per quanto bravi, non possono essere i controllori di chi ha dato loro il mandato. Ecco la necessità, per un sindaco virtuoso, di nominare una società di revisione iscritta alla Consob che certifichi con imparzialità il bilancio dell’Ente.
Il sindaco virtuoso non può nascondersi dietro una facciata di falsa politica per dire che egli non è competente. Il sindaco deve essere competente, in modo da poter indirizzare i suoi dirigenti generali con mano ferma, per evitare che ognuno di essi prenda direzioni diverse dal Piano aziendale, che è univoco e deve funzionare in ogni sua parte.
Il primo cittadino deve ricordare in ogni momento che è il Primo servitore dei suoi amministrati, che agisce come il mandatario per realizzare il bene di tutti i residenti nella propria anagrafe. Naturalmente, quando i servizi funzionano, ne godono altri cittadini, anche quelli che non sono residenti.
Una efficiente organizzazione, come prima indicato, produce servizi di qualità e mette in cantiere opere pubbliche per la ristrutturazione della città in ogni sua parte. Non si capisce perché molti sindaci dicano che non hanno soldi per realizzare opere pubbliche quando possono attingere alla Cassa depositi e prestiti, che possiede risorse finanziarie infinite, gestendo tutto il risparmio postale.

Dalle inchieste che noi facciamo non risulta, in generale, che i sindaci realizzino progetti e se li facciano approvare dalla Cdp. Ovviamente, una mosca bianca non fa storia.
Il consenso va acquisito sulle realizzazioni, sulle cose concrete, mentre in questi ultimi decenni i sindaci hanno cercato il consenso fondato sul clientelismo e sulla promessa di posti di lavoro.
Hanno potuto agire in questo modo perché, tutto sommato, c’erano risorse finanziarie. Ma ora sono finite, per cui emergeranno necessariamente quei sindaci che sono anche bravi amministratori. I fanfaroni, quelli che usano la testa per dividere le orecchie e gli altri, che usano la bocca per fare uscire parole inutili, hanno le ore contate.

Alla prossima tornata amministrativa potranno essere eletti solo i sindaci con le carte in regola e un profilo conforme a quanto scriviamo, non da oggi ma da decenni.
Intendiamoci, non siamo solo noi che lo diciamo, anche se notiamo scarsa attenzione sulla questione da parte dei quotidiani regionali generalisti, mentre ci dovrebbe essere uno stimolo all’opinione pubblica, per indurre, con le buone o con le cattive, i sindaci viziosi a diventare sindaci virtuosi. Coloro che costituiscono una guida sicura e competente e che, semestre per semestre, con la relazione obbligatoria per informare i cittadini, dimostrano che gli obiettivi prefissati vengono raggiunti.
La trasparenza è indispensabile in ogni Comune. Sul sito web dovrebbero essere scritti i compensi di sindaco, assessori, consiglieri, presidente del Consiglio, consiglieri circoscrizionali e ogni altra voce di spesa valutabile dai cittadini. Ma così non è.
Gen
04
2012
L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, continua a dichiarare che la Regione farà guerra allo Stato per i tagli delle entrate. In particolare, impugnerà le leggi approvate dal Parlamento davanti alla Corte Costituzionale per supposta lesione dell’autonomia regionale. Armao è un insigne giurista e, in questa veste, degno di fede. Tuttavia chi entra nell’agone politico, della bassa politica, si impregna di un substrato negativo fatto di chiacchiericcio e di argomentazioni che non hanno alcun collegamento con la realtà.
Qual è la realtà della Regione siciliana? Il caos e il disordine organizzativo, l’inefficienza al più alto livello, l’incapacità di una macchina costosissima di rendere i migliori servizi al costo più basso.
Il primo obiettivo dell’assessore all’Economia dovrebbe essere quello di mettere i conti in ordine e le carte in regola, avendo la capacità di massimizzare le entrate e minimizzare le uscite ottenendo la migliore efficacia dall’impiego delle risorse. Basta chiacchiere, occorrono fatti professionali.

Armao lamenta che il bilancio 2012 dovrebbe essere ridotto di 1,4 miliardi, dicendo che è impossibile. Evidentemente non ha letto le nostre inchieste, pubblicate più volte, nelle quali sono elencati dettagliatamente 3,6 miliardi di possibili tagli, non solo 1,4. Ma per tagliare in questo modo occorre essere statisti e non ascoltare le sirene delle caste e delle corporazioni che, pur in un quadro di enormi difficoltà per la stragrande maggioranza dei siciliani, non ha nessuna intenzione di perdere i vantaggi acquisiti.
Armao dice di fare ricorso alla Corte Costituzionale in nome dell’autonomia, ma questa autonomia è stata usata come usbergo per tutelare privilegi e rendite di posizione a vantaggio della classe politica, fatta in preponderanza da senzamestiere, di burocrati e dipendenti pubblici che straguadagnano rispetto agli statali e ai comunali, ma che rendono molto di meno.
Noi abbiamo sempre sostenuto a spada tratta lo Statuto siciliano, ma ora è venuto il momento, data la carenza di risorse finanziarie, di decidere se l’autonomia debba servire ai siciliani oppure al ceto politico e burocratico, che non hanno alcuna vergogna di continuare a consumare risorse pubbliche a danno della collettività.
Il professore Monti, in veste di ministro dell’Economia, ha emanato una circolare, cogente per l’amministrazione statale, con la quale ha imposto un taglio dell’80%, ripetiamo dell’80%, per una serie di voci di spesa fra cui auto blu, consulenze, convegni, pubbliche relazioni ed altre.
Non è più tollerabile che vi siano 86 mila auto nella Pa con un enorme costo di oltre 1 miliardo l’anno, cui si aggiunge quello degli autisti e di altro personale per gestire il parco auto.
Non risulta che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, abbia emanato analoga circolare per ordinare anche alla pubblica amministrazione regionale il taglio dell’80% delle spese inutili. Né risulta che l’assessore alle Autonomie locali, Caterina Chinnici, abbia emanato circolari della stessa natura, per invitare i 390 sindaci a ridurre dell’80% quelle voci di spesa.
Vi è poi la questione dell’avanzo finanziario. L’assessore all’Economia e il ragioniere, Enzo Emanuele, continuano a non chiarirci la natura dell’avanzo finanziario, cioè quella voce ibrida che pareggia le uscite e le entrate del bilancio regionale e che nel 2011 è stato di circa 10 miliardi. Si tratta di un mistero che non vuole essere chiarito per non spiegare all’opinione pubblica questioni retrostanti, sicuramente non cristalline. Diversamente Armao ed Emanuele non avrebbero alcuna difficoltà a mettere sul sito web della Regione l’elenco di tutte le voci incluse in tale avanzo finanziario.

Per far quadrare il bilancio 2012 non basta tagliare 1,4 miliardi ma bisogna, ribadiamo, tagliarne 3,6 come da elenco dettagliato pubblicato nella pagina interna. I 2,2 miliardi di differenza, sono assolutamente indispensabili per aprire i cantieri in Sicilia, atti alla sistemazione idrogeologica del territorio e alla costruzione di infrastrutture indispensabili, con ciò mettendo in moto un processo che utilizzi in toto i fondi europei e quelli statali.
Come vedete, l’operazione è semplice nella sue enunciazione, difficile nella sua realizzazione. Ma spending review significa revisione di tutte le spese, capitolo per capitolo. Il resto è noia, la noia di sentire enunciazioni banali e inutili anziché annotare fatti ed azioni concrete.
Gen
03
2012
Sul primo canale della Tv pubblica è andato in onda, la notte di Capodanno, uno spettacolo che è cominciato intorno alle 21 ed è terminato all’una e trenta della notte. Non entriamo nel merito di quanto è stato propinato ai telespettatori con la guida di Carlo Conti, ma dobbiamo sottolineare che, nel corso di tutto lo spettacolo, si è rappresentato un grande spot della Val d’Aosta. Questa piccola regione, già ricchissima, riceve trasferimenti dallo Stato in quantità straordinaria, insieme alla Provincia autonoma di Bolzano.
L’osservazione che facciamo è di apprezzamento verso chi è capace di fare bene e di operare, con la prospettiva di fare crescere ulteriormente il benessere e la ricchezza dei propri cittadini.
Courmayeur è una cittadina affascinante, come lo sono tutti i dintorni. Quello che più colpisce è l’efficienza dei servizi pubblici e dei servizi privati.

Vi è un’altra peculiarità in quella regione, cioè la presenza del Casinò di Saint-Vincent che, insieme a quelli di Campione, Lugano, Sanremo e Venezia, costituisce il poker di privilegi, negati alle altre 17 regioni. Vi è poi una situazione incredibile, costituita dal fatto che il Casinò di Venezia ha aperto il Casinò di Malta associandolo al Mediterraneo. La Sicilia, che dista dall’isola dei Cavalieri appena 40 minuti d’aereo e qualche ora di mare, non ha potuto fare quanto precede perchè le viene vietata l’istituzione del Casinò.
Tutte le remore relative al gioco d’azzardo sono decadute da quando lo Stato è diventato il primo imprenditore della categoria. Tale gioco viene promozionato e pubblicizzato e la gente spende sempre più soldi nella oltre decina di tipologie di giochi. In Italia la cifra record ha superato i quaranta miliardi e in Sicilia i quattro miliardi.
Il Casinò non serve solo per far giocare gli appassionati, ma per attrarre un flusso turistico che mette in moto un indotto notevole per volume d’affari.
 
Quattro ore di spot per la Val d’Aosta, dunque, zero per la Sicilia, ad onta di un Governo regionale incapace di fare alcunchè produca ricchezza e occupazione. Sentiamo voci di chi dice che qui non ci sono attrezzature, ambienti e luoghi per fare quello che ha fatto la Val d’Aosta. Ovviamente, non è vero. Ovviamente, c’è l’incapacità di chi dovrebbe prendere queste iniziative e pensa invece ad assumere, assumere e assumere dipendenti inutili, alimentando quel becero clientelismo che dura da almeno trent’anni.
A monte di questa incapacità ve ne è un’altra: quella di costruire le infrastrutture, turistico-ricettive in questo caso, ed inserirsi nei circuiti di tutto il mondo, dentro i quali si muovono milioni di persone attratte non solo dai siti storico-archeologico-paesaggistici, ma anche da servizi di qualità e da prezzi competitivi. Tutto questo può avvenire solo se a guidare il comparto si trovino professionisti di alto livello, che conoscano i meccanismi e promuovano il desiderio dei turisti di venire in questa meravigliosa Isola.

Il turismo, insieme all’agricoltura innovativa (biologica), alla coltivazione delle piante per i biocarburanti, alle industrie innovative ed ai servizi avanzati ad alto valore aggiunto, dovrebbe costituire il motore dell’intera economia siciliana, che in questi anni è regredita.
Si capisce benissimo il fenomeno: se non si formano progetti competitivi, destinandovi risorse finanziarie sottratte alla spesa improduttiva, non è possibile alcun avanzamento.
Assessori che percepiscono 15 mila euro al mese, deputati regionali e direttori generali che percepiscono 20 mila euro al mese non producono niente di costruttivo. Assorbono risorse in modo parassitario, senza arrecare all’economia regionale quei benefici provenienti da meccanismi moderni di crescita, che i capaci sarebbero in condizione di mettere in moto.
Zero ore di spot per la Sicilia, si diceva, quattro ore per la Val d’Aosta. In questo contrasto fra le due regioni si trovano le cause dell’arretratezza in cui ci troviamo. Imitiamo chi sa fare, non chi sa parlare.

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