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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
31
2012
L’era degli sgobboni, degli infingardi, degli incapaci e degli incompetenti finisce in coincidenza con l’insorgere della crisi mondiale, partita nel 2008. Via via, dopo le nazioni più deboli, anche l’Ue, nel suo complesso, si avvia alla crescita zero.
Resiste il gruppo Brics: il Brasile e la Russia crescono di diversi punti percentuali. India e Cina non hanno più la crescita a due cifre ma sono ancora sopra il 6%. Il Sudafrica, anch’esso, viaggia con una crescita di oltre alcuni punti percentuali.
Gli altri Paesi del Mercosur (il mercato del Sudamerica) non stanno male, mentre invece sta male la parte preponderante dell’Africa. Australia e Nuova Zelanda crescono anch’esse di diversi punti percentuali.
Il quadro che precede conferma ancor di più come l’economia si globalizzi senza limiti o confini e ogni persona vivente diventa cittadino del mondo. Il Wto (World trade organization) si è ormai ampliato a quasi 200 Paesi nel mondo. Con le sue regole obbliga tutti gli associati al rispetto dei principali criteri. Tutti i Paesi che ancora non ne fanno parte possono usare ed abusare, ma sostanzialmente hanno più danni che vantaggi a starne fuori.

Con la globalizzazione aumenta la competizione che può esser fatta solo da chi ha più competenze. Ecco perché molti Paesi cercano, scovano e trovano i talenti che poi valorizzano e che utilizzano per dare propulsione e forza alla propria economia.
Proprio la scoperta dei talenti è stata il punto di forza che ha consentito a Singapore, in meno di 50 anni, di diventare una locomotiva, con i suoi 300 miliardi di dollari di Pil prodotti da 5 milioni di persone in un insieme di isole per circa 650 chilometri quadrati.
In quell’isola, nel 1965 il padre padrone, Lee Kuan Yew, ha messo in atto un processo di valorizzazione dei talenti prendendo i bambini dotati di un quoziente intellettivo eccezionale e seguendoli dai 10 ai 22 anni, quando, dopo la laurea, sono stati inseriti in una Pa eccellente.
Il punto è proprio questo: una comunità demanda alla sua amministrazione pubblica il funzionamento dei servizi. Se essi vanno c’è sviluppo, se essi sono, come quelli italiani, la macchina si blocca. Sappiamo tutti quanto precede, eppure restiamo inattivi.
 
Sandy Springs, nella Georgia americana, è una città nella quale non ci sono municipio e dipendenti pubblici. Tutti i servizi sono affidati ad aziende esterne, i conti sono perfettamente in ordine, le spese sono ridotte all’osso. In questa città, popolata da 49 mila persone, nessuno è sul libro paga dello Stato.
Per esempio, il residente che desideri aprire un’attività non andrà al Comune, ma chiamerà il numero verde di una multinazionale che ha sede a Coventry in Inghilterra. Per presentare un reclamo per la mancata raccolta della spazzatura si rivolgerà all’Urs corporation di San Francisco. Tribunale, ufficio riscossione imposte, polizia e vigili del fuoco sono tutti privati.
Naturalmente l’istituzione locale esiste. Il sindaco, nel 2010, ha deciso di separare i settori pubblici riducendoli all’osso. Negli uffici al sevizio dei cittadini vi sono dipendenti di diverse società americane anche se sono seduti nella stessa stanza.
Certo, il sistema ha molte pecche ma funziona.

Ancor oggi, per oltre due terzi dell’Italia, i rifiuti vengono considerati un problema. Invece, sono una risorsa. Si tratta di entrare nell’ordine di idee che in ogni città occorra insediare un’industria dei rifiuti che ha il compito di produrre gas, energia e materie prime da riciclare.
Abbiamo più volte citato gli esempi di Berlino, Bellinzona, Brescia e Peccioli. In quest’ultimo paese, di 5.000 anime, nessun cittadino paga Tarsu né energia elettrica. Eppure la società che gestisce l’industria dei rifiuti è pubblica, partecipata dal Comune, ma con criteri gestionali di efficienza.
Grazie a Dio la materia prima rifiuti non manca in Italia né nel mondo. Si capisce bene che essa può essere usata come carburante. Non si fa perché dietro vi sono fortissimi interessi di corporazioni ed organizzazioni criminali.
Bisogna smetterla di ragionare come idioti o disonesti. Ancora una volta ribadiamo che la Cosa pubblica deve essere gestita da persone brave, oneste e competenti.
Ago
30
2012
L’Imu (Imposta municipale propria) porterà nelle casse pubbliche oltre 20 miliardi di euro. Solo tre gravano sulla prima casa, il resto deriva dall’imposizione su immobili commerciali, terreni e seconde case.
Il vero gravame è derivato dall’aumento delle rendite catastali del 60 per cento. Ma non è finita qui. Infatti, nella prossima legge di bilancio sarà inserito, con tutta probabilità, il riordino delle rendite catastali. Oggi esse sono basate sul numero dei vani, mentre la nuova modalità di calcolo sarà basata sui metri quadrati. Questo comporterà inevitabilmente un ulteriore aumento dell’imposta e, quindi, del relativo gettito.
Da più parti si continua a sostenere che la pressione fiscale ha raggiunto un limite insopportabile ma, di riffa o di raffa, questo limite continua a essere spostato in alto.
Vi è un’altra novità prevista nella prossima legge di bilancio e, cioè, che tutto il gettito dell’Imu vada ai Comuni, ovviamente compensando quella parte che oggi va allo Stato con uguale riduzione dei trasferimenti.

In altre parole, lo Stato dice ai Comuni: l’imposta è vostra, incassatela e gestitela. L’evasione è la morosità sono vostre, chi ha più capacità organizzative e più efficienza avrà anche maggiori entrate.
Ci sembra una posizione ineccepibile nel quadro del precetto costituzionale sulla sussidiarietà (art. 118) secondo il quale “faccia la Regione quello che non può fare il Comune, faccia lo Stato quello che non può fare la Regione”.
Ogni livello istituzionale ha i propri compiti e non deve accadere, come oggi accade per esempio, che i Comuni paghino le spese di locazione e di manutenzione di centinaia di immobili che vengono utilizzati dal ministero della Giustizia per i propri tribunali.
Un Paese così disordinato non permette di mettere in evidenza le responsabilità istituzionali e burocratiche, per cui ognuno può sempre scaricare sugli altri le colpe di inefficienza e incapacità a produrre e gestire i servizi pubblici.
Qui ed ora, è necessario che ognuno abbia il proprio Piano aziendale, al quale adegui i conti che devono essere tassativamente in ordine e non più confusionari come sono oggi.
 
In questo quadro descrittivo dell’Imu vi sono due stonature. La prima riguarda gli immobili di proprietà di uno Stato estero qual è quello del Vaticano, tutti esentati da Imu. è vero, una legge prevede che quelli destinati ad attività commerciali debbano essere assoggettati all’imposta; tutti gli altri che svolgono attività religiose, culturali, formative, invece, no. Ma quest’elenco è lungo e prende la maggior parte degli immobili di quello Stato estero.
La seconda stonatura riguarda le fondazioni bancarie, istituite con la legge Amato (n. 218/90). Non si capisce perché codeste fondazioni non debbano pagare l’Imu, anche tenuto conto del fatto che sono ricchissime e i loro conti sono tutti attivi, perché l’attività filantropica non assorbe le entrate.
Questo è un punto molto debole del professor Monti, che ha voluto esimere la lobby delle fondazioni bancarie dalla giusta tassazione degli immobili posseduti in quantità copiosa, molti dei quali di pregio.

Il Consiglio dei ministri ha già ripreso l’attività per cominciare la fase calda, non quella meteorologica, che dovrà dare una svolta all’azione di governo nei prossimi quattro mesi. Il quadrimestre sarà determinante ai fini della crescita e dello sviluppo, perché farà capire se questo Governo avrà la forza di reperire le indispensabili risorse finanziarie alla bisogna, sottraendole ai parassiti, ai paraculo e tutti gli altri ‘para’ che assorbono risorse pubbliche senza nulla dare in cambio.
Il punto è questo: tagliare senza riserve gli apparati e potenziare i servizi; in altre parole, è necessario aumentare i tecnici e diminuire il numero degli amministrativi, molti fra i quali nullafacenti e fannulloni. Si capisce chiaramente che è molto più facile controllare un medico o un infermiere che non un impiegato che si nasconde dietro le scartoffie nelle proprie stanze.
Il cambio di gestione che dovrà esserci nella pubblica amministrazione nazionale, regionale e locale dirà  se ci stiamo muovendo verso la civiltà o restiamo in questa era barbarica nella quale molti non fanno il proprio dovere, ma consumano copiosamente.
Ago
29
2012
L’assessore e vice presidente facente funzioni di presidente della Regione, Massimo Russo (quando Raffaele Lombardo si assenta o è impedito), ha comunicato che, insieme agli assessori Gaetano Armao e Giuseppe Spampinato, chiederà un incontro urgente al Professore Mario Monti per i prossimi giorni. Oggetto della missione, niente di meno, l’ulteriore assunzione di 22.500 ex lsu ed altri precari, per quasi 30 mila persone. Con quale faccia di bronzo si possa formulare una richiesta di tal fatta risulta incredibile, salvo a spiegarlo come una mossa elettorale.
Naturalmente il premier si rifiuterà di affrontare una simile istanza e così il Governo regionale morente potrà dire che la responsabilità delle mancate assunzioni è del Governo nazionale.
Si tratta di una pantomima vergognosa contro la quale i siciliani onesti e capaci si ribellano per la questione delle questioni: la crescita esponenziale dello stipendificio regionale e dei relativi privilegi.

La prima cosa che dovrebbe fare il Governo regionale morente sarebbe di impostare il Piano aziendale regionale e da esso, in subordine, la nuova pianta organica scaturente dal fabbisogno di figure professionali necessarie, dipartimento per dipartimento, e servizio per servizio.
Il Piano aziendale è una sorta di binario per la Pubblica amministrazionde, nel quale viene definito l’obiettivo per ognuno dei ventimila dipendenti, dal direttore generale all’usciere o autista. Nel Piano aziendale è elencato Chi deve fare Cosa. I binari di una programmazione di alto livello professionale dev’essere redatta nella seconda parte della programmazione del Piano, e cioè l’organizzazione. Essa dev’essere efficiente e funzionale agli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Poi vi è la terza parte e cioè la gestione, che è lo svolgimento di tutte le attività che corrono sul binario del Piano. Nessuno, dal primo all’ultimo dei dipendenti, può uscire dal binario e, quando deraglia, subisce le sanzioni pecuniarie e di carriera previste dallo stesso.
Infine, vi è la quarta fase del piano, forse la più importante, che è il controllo. Esso confronta risultati ed obiettivi facendo scattare sanzioni o premi.
 
Lo Statuto autonomista del 1946 ha impostato la sua linea sull’efficienza, ma poi il ceto politico ha tradito quando è andato a Roma, mentre quello andato a Palermo l’ha utilizzato per instaurare privilegi e favori ad uso e consumo proprio, dei propri clienti e dei propri familiari.
L’autonomia indispensabile va utilizzata a favore dei siciliani, diversamente è meglio rinunziarvi. In questa logica sarebbe opportuno che lo Stato effettuasse in Sicilia tutti i servizi che effettua nelle Regioni a Statuto ordinario. Per ottenere questo risultato occorre modificare lo Statuto, utilizzando il veicolo della riforma costituzionale in corso.
Noi vogliamo una Regione snella, asciutta, ridotta all’osso, che costi poco, con tremila dipendenti e duecento dirigenti, esattamente come la Regione Lombardia.
Naturalmente dirigenti e dipendenti di prim’ordine, che facciano funzionare la macchina al meglio.

Gianfranco Miccichè, che conosco dagli anni Ottanta, quando ero al Comitato dell’Irfis e lui, dipendente dello stesso Istituto, mi collaborava, si è presentato male ai siciliani, perché ha comunicato che è stato investito dal Cavaliere. Mi è sembrato di rivedere Camelot, quando Re Artù toccò con la propria spada le due spalle di Lancillotto, nominandolo Cavaliere della Tavola rotonda.
Quella è una leggenda, qui siamo nella dura realtà di una terra arretrata che Berlusconi, Miccichè e tutto il Pdl hanno contribuito a mantenere nell’attuale terribile condizione socio-economica.
D’altra parte abbiamo Rosario Crocetta, che non ci risulta abbia particolari competenze professionali per gestire un mostro da 27 miliardi di bilancio com’è quello della Regione siciliana. Poi c’è la pletora degli altri candidati. Tutto questo provocherà la balcanizzazione dell’Assemblea regionale.
Soluzione: ci vuole un uomo fuori dai partiti che abbia prestigio, competenza e carisma, che sappia tracciare il binario (Piano aziendale) per farvi camminare sopra il treno della Sicilia della Resurrezione.
Ago
28
2012
Il presidente della Regione guadagna almeno 25 mila euro al mese (lordi). Gli assessori, anche se tecnici, guadagnano oltre 20 mila euro al mese. I consiglieri (deputati) regionali portano a casa almeno 20 mila euro al mese (lordi). I dipendenti e i pensionati regionali guadagnano, a parità di livello e mansioni, almeno un terzo in più rispetto ai loro colleghi statali e comunali. I dipendenti dell’Ars guadagnano fra i 5 e i 35 mila euro al mese.
Ecco un piccolo campionario di privilegiati cui si aggiungono altre 10 o 15 categorie, più volte elencate su questo foglio.
Il privilegio condito col favore, aggiunto della disfunzione della Pubblica amministrazione e addizionato della corruzione rappresenta il quadro in cui si è ridotta questa nostra povera Isola, in mano a un ceto politico e burocratico che, nel complesso, ne ha la più totale responsabilità.
Va da sè che vi sono le dovute eccezioni, le quali però non sono state capaci di combattere il malcostume.

Più volte abbiamo distinto fra la categoria degli uomini politici bravi, onesti e capaci (ve ne sono tanti) e quella dei politicanti senzamestiere che aspirano a un incarico pubblico per farsi gli affari propri, come fanno i parassiti.
Stessa distinzione abbiamo più volte operato fra tanti bravissimi dirigenti della Regione e dei Comuni e tanti altri che se non  ci fossero nessuno se ne accorgerebbe.
Fatte queste debite distinzioni, è necessario sottolineare che gli uomini politici hanno responsabilità perché tollerano al loro fianco politicanti senzamestiere e i dirigenti regionali e comunali bravi hanno pari responsabilità nel tollerare colleghi disonesti, fannulloni e dannosi alla loro amministrazione.
Vi è anche una responsabilità oggettiva della classe dirigente siciliana, che conosce perfettamente  politici e burocrati bravi e onesti contro politicanti e cattivi burocrati. La responsabilità oggettiva consiste nel fatto che non distinguendoli non premia i primi e non getta all’inferno i secondi.
Ora è venuto il momento  di procedere alla divisione del Grano dal Loglio: non si può più perdere tempo nel coprire i cattivi.
 
Ricordate i cittadini che fuori dall’Hotel Raphael di Roma, quando comparve l’imputato Bettino Craxi, gli lanciarono le monetine? Occorre che i cittadini lancino le monetine nei confronti dei deputati uscenti, indagati, imputati o condannati, ma le lancino anche nei confronti di altri deputati regionali che si sono occupati di tutto tranne che dell’interesse generale.
Lanciare le monetine contro i rappresentanti delle istituzioni che non hanno fatto il proprio dovere, è un dovere. Solo la riprovazione pubblica può servire come deterrente e come anticorpo a una deviazione politica in cui gli approfittatori succhiano il sangue dei cittadini.
Certo, bisogna ammettere che la parte marcia della borghesia ha tenuto il sacco per il proprio interesse ai politicanti senzamestiere e ai burocrati disonesti. Bisogna dirlo e scriverlo a chiare lettere, perché se non vi è un profondo cambiamento nei comportamenti dei cittadini e della classe dirigente, è molto probabile che il prossimo presidente della Regione e i prossimi consiglieri (deputati) regionali non saranno migliori.

La questione fondamentale di cambiare la qualità del ceto politico è primaria, perché solo persone di qualità possono tentare di esaltare i bravi burocrati regionali e di isolare quelli che fanno danno, molto danno.
Si sa che in un ambiente dove la gente pessima non è punita, anche gli altri tendono a diventare pessimi. Ma il repulisti generale non lo può fare il Cavaliere bianco, lo devono fare tutte le persone perbene che sono dentro ogni categoria sociale: i politici, i burocrati, i borghesi, i sindacalisti, gli imprenditori, i professionisti, i professori universitari, i magistrati, gli operai, i contadini, i cittadini comuni.
Dalla qualità del ceto politico che scaturirà il 28 ottobre, si capirà se la Sicilia ha qualche speranza di invertire la sua continua discesa.
Noi appoggeremo apertamente i candidati alla Presidenza della Regione e quelli al seggio dell’Assemblea che firmeranno i rispettivi Decaloghi, pubblicati più volte, anche sul sito www.qds.it. Leggeteli e diffondeteli.
Ago
24
2012
Strafottente è persona che sente e soprattutto dimostra, ostentandola,  noncuranza degli altri e delle loro opinioni, che se ne infischia delle convenzioni sociali e non ha riguardo per i diritti o le esigenze altrui.
Nessuna definizione del dizionario è più appropriata di questa, per indicare i 90 consiglieri (deputati) regionali che si stanno godendo le loro immeritate ferie continuando a percepire oltre 20 mila euro al mese lordi.
Vi sono poi quei consiglieri che hanno altri incarichi (presidente, vice presidente, questori, segretari, presidenti e vice presidenti di Commissione) che godono di ulteriori indennità.
Per non parlare dei 246 dipendenti che percepiscono oltre 5 mila euro al mese con punte fino a 35 mila (segretario generale), per un costo complessivo del Consiglio regionale (Assemblea) di 167 milioni, 100 milioni in più del Consiglio regionale della Lombardia.
Si tratta di un’autentica vergogna che però le 336 persone prima indicate non provano, infischiandosene altamente delle centinaia di migliaia di siciliani che sono alla fame e non sanno come sbarcare il lunario, neanche nella prima settimana del mese.

Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, il giorno di Ferragosto, come tradizione, era sul posto di lavoro a presidiare la Capitale, così come i comandanti delle diverse Forze dell’Ordine, sia centrali che provinciali e nelle Caserme comunali.
Le Forze dell’Ordine rappresentano il vero baluardo dei cittadini e bisogna dar loro sempre merito dei sacrifici che fanno e soprattutto, come mi risulta personalmente per averne avuti ospiti al QdS moltissimi, perché non si lamentano mai della riduzione delle risorse finanziarie a loro disposizione.
Tutti questi bravi servitori dello Stato si ingegnano per migliorare efficienza e organizzazione trasferendo sempre di più i loro uomini dagli apparati ai servizi.
Se tutti i servizi di Stato, Regioni e Comuni funzionassero con la stessa efficienza delle Forze dell’Ordine si potrebbe fare a meno di 500 mila dipendenti e i servizi migliorerebbero nettamente.
È indispensabile che, insieme all’applicazione dei costi standard, con la legge 42/2009 - già in vigore ma di cui mancano i decreti attuativi - il Governo promuova una legge per far approvare i coefficienti standard di efficienza dei servizi pubblici.
 
Anziché starsene in panciolle (al mare o ai monti) i consiglieri (deputati) regionali dovrebbero riunirsi in questo scorcio di mese ed elaborare una legge regionale che crei una selezione naturale fra tutti i bravi, onesti e competenti dirigenti e quelli che invece sono fannulloni, disonesti e incompetenti.
La stessa discrimina andrebbe fatta tra i dipendenti, esaltando i migliori e mettendo in disponibilità tutti gli altri in attesa di mandarli a casa. Tale legge regionale, poi, dovrebbe essere applicata dagli assessori del Governo morente come punto di partenza per i nuovi assessori della XVI legislatura.
è necessaria una rivoluzione, non quella citata da Rosario Crocetta, brava persona, ma inadatta al ruolo di presidente della Regione perché nel suo curriculum non sono elencati i necessari requisiti. E neanche i proclami di Gianfranco Micciché, che non ha mai dato prova né come viceministro al ministero dell’Economia e delle Finanze con delega allo sviluppo del Mezzogiorno, e neanche come sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Cipe.
Egli è un ottimo organizzatore di campagne elettorali, ma fare il presidente della Regione è un mestiere completamente diverso, per esercitare il quale occorrono competenze, mente pura e lucida e professionalità adeguata.

La cassa della Regione è a secco. Francesco Cascio si è lamentato affermando che l’Assemblea regionale non può essere trattata come l’ultimo dei fornitori. Sbaglia, Cascio, perché i fornitori vengono prima dei consiglieri (deputati) da cui sono stati eletti, soprattutto perché devono soddisfare gli stipendi di tanti padri e madri di famiglia.
Se Cascio e gli altri 89 consiglieri (deputati) restassero senza stipendio per 3 o 4 mesi non succederebbe nulla perché hanno accumulato sufficienti ricchezze per sopravvivere anche anni.
La questione che andiamo descrivendo è semplice. Occorre cessare la cattiva abitudine di mettere in primo piano i mandatari e ripristinare l’ordine naturale: al primo posto ci sono i mandanti, cioè i cittadini. Gli altri vengono dopo, molto dopo.
Ago
23
2012
La scelta del prossimo presidente della Regione è cruciale per la ripresa della Sicilia, atta a innestare un processo di crescita e di sviluppo.
Abbiamo più volte scritto che occorra una persona con un grosso bagaglio professionale, con capacità di programmazione, organizzazione, gestione e controllo rilevanti e ampie referenze morali sul suo trascorso. Ci sembra che Nello Musumeci rientri in questo identikit.
Dell’ex sottosegretario al Lavoro possiamo ricordare un episodio che ci vide testimoni. Nel 1994, in occasione delle elezioni per la Provincia regionale di Catania, vi erano ben cinque candidati. Ne ospitammo quattro nella nostra sede, come di consueto, per il rituale forum. Pubblichiamo la foto nella pagina di Catania. Quando i candidati uscirono, rimase Musumeci, che mi colpì per la sua capacità innovativa di porsi di fronte alla politica. Gli auspicai (quasi predissi) di diventare presidente e così accadde. 
Quando verrà ospite al nostro forum, se vorrà firmare il Decalogo, riceverà il  nostro endorsement.

Ci ha sorpreso positivamente l’intelligente retromarcia di Gianfranco Micciché, perché il suo gesto ha contribuito a compattare tutta l’area di centrodestra sul nome dell’ex candidato presidente della Provincia di Catania. La conferma di Berlusconi indica che il Cavaliere vuole vincere le elezioni in Sicilia, senza di che la sua eventuale candidatura per quelle nazionali sarebbe fortemente compromessa.
Ora è necessario che il centrosinistra trovi un candidato altrettanto valido, di modo che fra i due possa svolgersi una competizione ad alto livello, fondata su valori e programma e non sul clientelismo. Questo dovrebbe essere il motivo conduttore della prossima campagna elettorale.
In uno alla conferma del Decalogo, attendiamo una mobilitazione generale della parte onesta della borghesia siciliana, trainante di tutte le altre fasce sociali, sindacali, imprenditoriali, professionali e via enumerando, perché dalla competizione elettorale esca il migliore.
È soprattutto necessario che i candidati facciano chiarissima menzione al loro impegno di ribaltare la politica clientelare basata sui favori per una linea basata sull’interesse generale.
 
Nella disamina delle varie possibilità, abbiamo appreso che il Movimento per l’Autonomia ha trasformato la sua denominazione in Partito dei siciliani (privilegiati). Fermo restando il rispetto personale verso il suo leader, che a dispetto di ogni dichiarazione tiene fermamente in mano le redini, dobbiamo osservare una cosa elementare. E lo facciamo con una domanda: c’è qualcuno dei siciliani che ha votato l’Mpa e che ha in animo di rivotarlo, seppur con la nuova insegna, che non abbia ricevuto un favore o aspetti un favore?
La filosofia di Raffaele Lombardo è quella di basare la raccolta del consenso sulla promessa di restituirlo in qualche modo. Questa non è politica, almeno non è alta politica.
L’alta politica, infatti, è fondata su un progetto di sviluppo e di equità sociale, sul quale si chiede il consenso degli elettori, che debbono credere in coloro che lo propongono. Purtroppo il morente Governo ha dimostrato di fare solo un’azione clientelare e ancora oggi gli assessori hanno il coraggio di dire che andranno da Monti per chiedere la stabilizzazione dei 28 mila precari (sic!).

Chi governerà la Sicilia nella XVI legislatura dovrà ribaltare questi comportamenti. Dovrà tagliare la spesa pubblica improduttiva, come è stato fatto in Grecia. Da questa operazione potrà ricavare risorse per finanziare opere pubbliche, investimenti e attività produttive. Dovrà fare finalmente chiarezza su quella misteriosa voce di pareggio del bilancio regionale che è l’avanzo di amministrazione, una serie di supposti crediti di cui la maggior parte non vedrà mai l’esazione.
Musumeci ha dato dimostrazione, nel periodo in cui è stato presidente della Provincia di Catania, di essere un buon amministratore, di buon senso ed equilibrato, capace di un progetto di sviluppo. Non ha mai dato adito a ombre sui suoi comportamenti, quindi, secondo noi, ha i requisiti per concorrere alla Presidenza della Regione. Ci auguriamo che il suo competitore abbia gli stessi requisiti, in modo che la gara sia leale, aperta e al massimo livello.
Ago
22
2012
Domenica pomeriggio, al convegno di Comunione e liberazione, il presidente del Consiglio ha detto che il Paese si avvicina ad uscire dal tunnel. Egli, su un altro versante, ha bollato gli evasori con la giusta parola: ladri e non furbi.
La distinzione tra ladri e furbi è semplice: il ladro ruba, sottrae agli altri qualcosa di loro proprietà; il furbo ha una certa abilità nel riuscire a gabellare il prossimo. Dunque, gli evasori sono ladri e non furbi. Finalmente!
è venuto, dunque, il momento in cui un capo del Governo, per la prima volta nel dopoguerra, chiarisce senza ombra di dubbio chi sta al di là e chi al di qua della linea di demarcazione dell’onestà sociale, che passa attraverso il proprio dovere fiscale e contributivo.
Da un canto, apprezziamo questa chiarissima indicazione del Governo, in base alla quale Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza sono ancora più rafforzati nella loro azione contro gli evasori. I circa 12 miliardi di recupero di imposte evase nel 2011 sono meno di un decimo dell’evasione totale. C’è ancora tanta strada da percorrere.

Dall’altro, Monti ha dimenticato che esiste una legge, varata dal governo Berlusconi (n. 133/2008) che prevede all’articolo 42 la pubblicazione del reddito imponibile di ciascun cittadino residente, Comune per Comune. Successivamente, altra legge (n. 148/2011, articolo 12 ter) ha bloccato la prima dicendo che la pubblicazione del reddito imponibile dei cittadini doveva essere fatta per categorie omogenee.
Nè la prima prescrizione nè la seconda hanno visto la luce ed è proprio questa la macroscopica carenza dell’attuale Governo: non avere dato corso attraverso apposito decreto alla disposizione di pubblicare, Comune per Comune, l’elenco dei residenti con a fianco il loro reddito imponibile.
è questo il vero strumento di controllo sociale: consentire cioè a ciascun cittadino di verificare il rapporto tra quanto dichiarato ed il tenore di vita del suo vicino di casa o del condomino o di chi abita nell’altro lato della strada. Non si tratta di instaurare un regime di polizia, come qualche malaccorto commentatore ha scritto, bensì di stabilire la regola generale di convivenza, secondo la quale ogni cittadino deve avere un tenore di vita commisurato al reddito dichiarato, sul quale paga le tasse.
 
Monti ha fatto benissimo a comunicare al popolo italiano la fiducia nel futuro, affermando, appunto, che la galleria della crisi sta per finire. Non è completamente vero, ma serve a far capire a tutti gli italiani che lo sforzo cui sono sottoposti ha un obiettivo: rimettere in moto la macchina economica con la creazione di ricchezza e lavoro.
Anche Berlusconi faceva iniezione di fiducia. Ma egli rappresentava una realtà di plastica senza adottare i provvedimenti necessari per farla diventare reale.
L’immane carico fiscale e contributivo rende il costo del lavoro enorme, pur facendo percepire ai dipendenti la metà di quanto essi costano. La produttività del sistema industriale e dei servizi è più bassa della media europea, frutto di privilegi e di una parte di sindacato e imprenditoria corporativi, che non capiscono come sia necessario aumentare la competitività attraverso maggiore efficienza ed organizzazione.
Alle alte tasse corrispondono servizi pubblici scadenti ed il mantenimento di privilegi a categorie diverse.

La burocrazia è costosa e inefficiente. Il numero dei dipendenti pubblici ridondante, la capacità di funzionamento inesistente. Nel mondo del lavoro ci sono vistose differenze fra il settore pubblico e quello privato e, all’interno di quello pubblico, figli e figliastri, come il caso dei dipendenti della Regione Siciliana rispetto ai dipendenti statali e comunali.
Nei palazzi istituzionali non vi è trasparenza, mentre la media ed alta burocrazia frenano per evitare che tutti i fascicoli vengano messi su internet come prevede l’ultima legge approvata (conversione del decreto sulla spending review). Esse temono il controllo dei cittadini sul percorso dei singoli fascicoli, anzi sul ritardo della loro percorrenza che dà luogo a casi ripetuti di corruzione morale e materiale.
Questi sono alcuni dei principali problemi sul tavolo del governo Monti, che comincerà ad affrontare nel primo Consiglio dei ministri di venerdì 24 agosto, dopo le brevi ferie.
Naturalmente al primo posto c’è il taglio della spesa pubblica per 50 miliardi ed il taglio del debito pubblico per altri 50 miliardi.
Monti merita ogni augurio.
Ago
21
2012
Secondo la tabella di marcia, già impostata dal Governo Berlusconi e proseguita con grandi aggravi d’imposizione fiscale dal Governo Monti, quest’anno il disavanzo tra entrate e uscite dello Stato dovrebbe attestarsi intorno all’1,5 per cento. Vale a dire che tutte le uscite devono superare le entrate solo per tale percentuale.
Secondo il Def (Documento di economia e finanza), le uscite previste per quest’anno sono di 725 miliardi più 84 miliardi di interessi, per un totale di 809 miliardi. Le entrate previste sono di 782 miliardi, quindi ci dovrebbe essere il disavanzo totale di 27 mld.
Il disavanzo, cioè le maggiori uscite rispetto alle entrate, viene finanziato attraverso l’emissione di nuovi titoli pubblici, che si sommano a quelli in circolazione al 31 dicembre dell’anno prima.
Ora, secondo i dati di Bankitalia, al 31 dicembre 2011 il debito pubblico ammontava a 1897,9 miliardi. Se fosse vera la previsione del Def, il debito al 31 dicembre prossimo dovrebbe ammontare a 1.925 mld.

Bankitalia ha comunicato che il debito al 30 giugno di quest’anno è di 1.972,9 mld. Una parte dei giornalisti catastrofisti ha detto e scritto che il debito si sta avvicinando alla soglia del 2.000 mld. Ma 28 miliardi di differenza non sono bruscolini ed è probabile che nel prossimo quadrimestre il debito non aumenti.
Tuttavia, i conti non tornano. Infatti se anche, per pura ipotesi, il debito non aumentasse più, vi sarebbe una differenza rispetto al 31 dicembre 2011 di ben 75 mld, circa tre volte del disavanzo preventivato.
I conti non tornano, anche perché se si verificasse questo stato di cose, sarebbe quasi impossibile varare una legge di bilancio 2013 nel rispetto del novello sesto comma dell’articolo 81 della Costituzione, che prevede l’equilibrio tra le entrate e le spese... delle  pubbliche amministrazioni.
Il maggiore debito pubblico, rispetto al previsto, è conseguenza dell’alto spread di questi otto mesi, che si traduce in maggiori interessi, tra quelli previsti intorno al 2-3 per cento e quelli effettivi intorno al 6 per cento.
Vi è anche un’altra causa: il contributo al fondo salva Stati (Esf) pari ad una decina di miliardi.
 
Il rischio di questo disavanzo imprevisto è che Monti sia costretto a varare un’ulteriore manovra, altro che tagliare l’Irpef come peraltro lo stesso presidente del Consiglio ha smentito nettamente.
L’alternativa all’aumento di imposte (ipotesi disastrosa, perché farebbe aumentare ancora di più la recessione) è il taglio della spesa pubblica. Ma non un taglietto. Infatti, serve eliminare uscite per oltre 50 miliardi, in modo da pareggiare i maggiori oneri per interessi e liberare risorse per investimenti. Così riparte la cresc ita.
Il dovere di Monti e del suo Governo è quello di procedere in questa direzione, non dimenticando il grande privilegio delle fondazioni bancarie, che continuano a non pagare l’Imu sui propri immobili, né quello minore di uno Stato estero qual è il Vaticano, che non paga l’Imu su scuole e strutture ricettive anche coperte dal velo dell’assistenza sociale o di attività culturali e religiose.
 
Ammesso che il Professore riesca a rintuzzare le obiezioni di Pdl e Pd su questo versante, ha comunque l’improbo compito di procedere a un taglio secco di 50 mld del debito pubblico, solo per il 2013. Ma questo compito è meno gravoso, perché basta vendere (e non svendere) una piccola fetta del patrimonio immobiliare per risolvere il problema.
Naturalmente vanno evitate le finzioni finanziarie che fanno sembrare di aver trovato la soluzione, ma in effetti spostano partite contabili.
Comunque sia, confidiamo che il Premier abbia le capacità per affrontare le due montagne di problemi: taglio della spesa pubblica e taglio del debito pubblico. Ciò anche perché di fatto comincia la campagna elettorale mentre il prossimo 15 novembre inizia il semestre bianco, periodo in cui il presidente della Repubblica non può più sciogliere le Camere.
Al riguardo, sembra che lo stesso Presidente voglia anticipare tale scioglimento, in modo da consentire le elezioni del proprio successore al nuovo e non al vecchio Parlamento.
Ago
18
2012
L’editoriale senza firma comparso su La Sicilia dell’8 agosto, attribuibile al Direttore, ci vede concordi soprattutto nella parte riguardante la preparazione di un dossier per il quale si mette al lavoro quella redazione insieme ad altri soggetti e quella parte della società civile che ha la volontà di impegnarsi direttamente.  Verrà redatto un vero e proprio manifesto della Sicilia, quella che i siciliani vogliono. 
Il nostro appello in questo senso è stato raccolto e ci auguriamo che lo stesso facciano gli altri due quotidiano generalisti della Sicilia. 
Il QdS ha già pubblicato e continua a pubblicare il Decalogo del candidato presidente e a giorni pubblicherà  il Decalogo del candidato deputato. Rinnoviamo l’invito a tutti i candidati di leggerlo e confermarci l’impegno di realizzare quegli obiettivi. Candidati presidenti e candidati deputati che firmassero i due decaloghi saranno da noi appoggiati apertamente.  
La questione siciliana è estremamente seria perché un ceto politico clientelare, sordo e, spesso, corrotto, ha accumulato un debito e un inviluppo sociale ed economico che ha creato il discredito del Paese nei confronti della Sicilia e che ha caricato sulle future generazioni l’accumulo dei citati disastri.  
 
Sentiamo di 12 probabili candidati alla presidenza della Regione, compresi quello di 5 Stelle, l’altro dei Forconi ed il terzo dei preti. Consiglieri (deputati uscenti) ed altri pretendenti al seggio e alle ricchezze che esso distribuisce hanno cominciato ad esporre i loro visi nelle città siciliane. Ma nessuno ha esposto gli obiettivi che intende raggiungere, se votato, né ha messo sul sito il proprio curriculum nella cui parte principale dovrebbero essere elencate testimonianze e referenze sul passato, a partire da Etica e valori. 
Ai siciliani non importa nulla che il presidente della Regione sia Pinco o Pallino, importa sapere che cosa concretamente intenda fare e se possieda i requisiti professionali e morali che gli diano credibilità. Il punto è proprio questo: la credibilità. 
Di balle e di promesse ne abbiamo sentite tante che ci viene anche la nausea. La differenza sta proprio nel dilemma: un conto riguarda la loro credibilità, l’altro la loro mendacia.
 
Nelle pagine interne troverete il decalogo del presidente che pubblicheremo anche su QdS.it e vi daremo conto delle risposte. Tutti voi, cari lettori, potrete rendervi conto dalle risposte (o delle non risposte) di che cosa intendano fare coloro che dovranno governare la Sicilia fino al 2017. 
La qualità delle persone è fondamentale nel prossimo quinquennio perché non c’è più alcun appello. O ci salviamo da soli, o sarà inutile chiedere aiuto al governo centrale perché già, a cominciare dal prossimo Consiglio dei ministri del 24 agosto, verranno attivati ulteriori tagli sugli apparati, forse mai effettuati in precedenza.
Ed è qui che casca l’asino. Solo un ceto politico di alta qualità, fedele servitore di Etica e valori potrà abbattere la scure su quegli apparati regionali e comunali, comprese le società partecipate, che non significa per nulla diminuire il welfare o i servizi sociali. 
Le malefatte del vecchio ceto politico, compreso quello uscente, dovranno essere ampiamente compensate da azioni virtuose di coloro che entreranno nella nuova Assemblea ed a Palazzo d’Orleans. Una distinzione essenziale tra esecutivo e legislativo. 
 
In questa rivoluzione giocherà un ruolo essenziale la parte sana della borghesia, protagonista, la quale dovrà isolare quella parte marcia che è stata collusa con i deputati indagati, imputati e condannati, o con quell’altra pletora di dirigenti e dipendenti pubblici che ha tenuto il sacco. 
In questo quadro, apprezzo l’articolo pubblicato dal mio amico e collaboratore Michele Cimino, indipendentemente dal fatto che egli sia un deputato regionale. Egli ha affermato che è urgente restituire allo Stato tutte le funzioni esercitate dallo stesso nelle altre regioni. Sbaglia, però, nel pensare che questo ridurrebbe dagli attuali circa 20.000 ad appena 6.000 i dipendenti regionali. 
Qui ed ora bisogna mettere insieme le forze più virtuose dei siciliani che occupano posti di responsabilità, compresi direttori e giornalisti di quotidiani e televisioni regionali.
Tutti insieme per la Sicilia e per i siciliani, contro lobbies, corporazioni e colonizzatori.
Ago
17
2012
Il Governo regionale ha finalmente sciolto la riserva sulla data in cui si svolgeranno le prossime elezioni (28 ottobre) per il presidente della Regione e i 90 consiglieri (deputati) regionali. Sarà una campagna relativamente breve, tenuto conto che in agosto si lavora di meno, anche se rispetto all’ipotesi dell’8 ottobre, ci saranno 20 giorni di tempo in più.
Sottotraccia c’è un lavorio intenso fra tutti coloro che aspirano a guadagnare 20 mila euro al mese per quel posto di lavoro, ormai senza decoro, che è il seggio dell’Assemblea regionale. Ancora più intensa è l’attività per la scelta dei diversi candidati che si disputeranno  la corsa a ostacoli col desiderio di diventare presidente della Regione. 
Il guaio è che le persone capaci e oneste non vogliono diventarlo, mentre altri, che non hanno queste due qualità, o una delle due, venderebbero anche la madre pur di riuscirvi. Ciò accade perché si considera la plancia di comando regionale come un posto atto a esercitare il potere, non il dovere. 
 
In questo interregno si verificano due anomalie. La prima riguarda gli attuali consiglieri (deputati) regionali, i quali per tre mesi e mezzo continueranno a percepire regolarmente i loro stipendi di 20 mila euro al mese (lordi), mentre otterranno alla fine del mandato la pensione se non rieletti, oltre al cosiddetto assegno di reinserimento, una sorta di buonuscita. Se rieletti, rinvieranno l’esazione di questi due balzelli alla fine della XVI legislatura. 
 
L’altra anomalia è l’intensa presenza di Raffaele Lombardo, che continua la sua attività di presidente, seppur limitata all’ordinaria amministrazione. Il suo comportamento è perfettamente legittimo, perché l’art. 9, c. 2 dello Statuto siciliano prevede che il Presidente nomina e revoca gli assessori, tra cui un vice presidente che lo sostituisce in caso di assenza o di impedimento. Siccome non è impedito né è assente, continua a fare il presidente della Regione. 
Quindi, gestirà la campagna elettorale a favore, ovviamente, del suo Mpa, anche se ufficialmente si è ritirato dall’operatività. Un abile regista che si divide fra fuori e dietro le quinte, per portare fieno alla sua cascina, che non è quella dei siciliani. 
 
In questo quadro, l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, che non è un economista, né un organizzatore, bensì un esimio professore e avvocato, sta cercando di rabberciare i cocci di un bilancio disastrato che lui stesso ha contribuito a rottamare. 
Ribadiamo che in queste osservazioni non vi è nulla di personale, né per Raffaele Lombardo e neanche per Gaetano Armao, ma il nostro dovere di osservatori ci obbliga a fotografare l’attuale situazione dopo avere filmato gli scorsi quattro anni. 
Dal film si evince con chiarezza il comportamento dissennato, volto tutto a favore di un clientelismo sfrenato con assunzioni, nomine di consulenti, delibere a favore di presidenti e amministratori di enti partecipati, indipendentemente dalla loro professionalità, e altre scelleratezze che hanno ridotto la Sicilia in braghe di tela. Una situazione difficilissima, dalla quale si può uscire solo se il prossimo ceto politico sarà di qualità, cioè politici e non politicanti. 
 
E' proprio la divisione tra politici e politicanti che dev’essere netta e portata all’attenzione dell’opinione pubblica non solo dal QdS, ma anche dagli altri tre quotidiani (generalisti) e dalle televisioni regionali. 
Noi siciliani ci possiamo salvare da soli, parafrasando quello che dice Monti a proposito dell’Italia, perché abbiamo le risorse mentali, professionali, ambientali ed economiche. Ma occorre che i 90 consiglieri (deputati) siano persone di alto profilo, oneste e capaci. 
Occorre anche che ai politicanti senzamestiere venga sbarrata la via della Presidenza e quella del seggio regionale. L’opinione pubblica deve capire che col favore la Sicilia retrocederà ancora di più, mentre servono persone di qualità, disinteressate, disposte anche a lavorare gratis per l’interesse comune. Esse devono avere le qualità professionali per rivoluzionare la burocrazia regionale, il cancro maggiore, ed estirpare l’altro cancro che è la corruzione. 
Ci vuole un presidente della Regione fuori dai partiti, che abbia tali qualità (ve ne sono diversi) e la consapevolezza che siamo sul sull’orlo del baratro, peggio che il resto d’Italia. 
Politicanti senzamestiere e politici di alto profilo sono categorie opposte. Basta saper scegliere. 
Ago
15
2012
Questa mattina ho partecipato al viaggio inaugurale del treno veloce Catania-Palermo, percorrendo l’intero tratto, da stazione a stazione, un un’ora e trenta minuti. Sono già attive la stazione ferroviaria sotto l’aeroporto di Catania e le bretelle veloci da Ragusa-Siracusa per la stessa, nochè da Enna. 
L’anello autostradale è stato completato. Così pure la trasversale Nord-Sud, da Santo Stefano di Camastra a Gela. La Ragusa-Catania è una realtà ed anche la bretella che collega l’autostrada Ct-Pa da Riesi con quella Tp-Mazara è già in funzione. La superstrada Agrigento- autostrada Ct-Pa è realizzata. Sulla Me-Pa-Tp e sulla Me-Ct viaggiano treni veloci a doppio binario. Inoltre Rfi ha rifatto le gallerie sulla strada ferrata in modo da consentire il passaggio dei containers.
I porti di Messina, Riposto, Catania, Augusta e Pozzallo sono stati messi in rete per sfruttarne la sinergia e le potenzialità. I porti di Marsala, Mazara del Vallo, Trapani, Palermo e Termini Imerese sono stati messi in rete.
 
La Sicilia è stata interamente cablata ed è diventata wi-fi ad alta capacità.
Sono stati restaurati gli 829 borghi, che hanno attirato milioni di turisti, anche perché è stata costruita la seconda pista all’aeroporto di Catania ove atterrano aerei con 500 passeggeri. Nell’ultimo anno vi sono stati venti milioni di pernottamenti, arricchendo la rete di ricettività e di ristorazione nonché il commercio ed il turismo, col pieno sfruttamento di tutti i beni archeologici, ambientali e paesaggistici.
Contemporaneamente, tutte le attività economiche hanno prodotto 200 mila nuovi posti di lavoro che hanno assorbito parte dei disoccupati nonché molti dipendenti degli inquinanti impianti di raffinazione, ridotti per soddisfare solo le esigenze dei siciliani.
La Regione ha varato un mega piano per la Green economy coltivando massicciamente i prodotti vegetali per il biocarburante. Tutti gli impianti di raffinazione, prima descritti, sono stati convertiti ed ora producono in maggior misura carburanti vegetali, con la conseguenza che si è tagliato fortemente il numero delle petroliere che attraccano ai pontili.
 
La Regione ha riportato ad una condizione fisiologica il numero dei propri dipendenti, cioè 6 mila, con appena 300 dirigenti. Tutti gli esuberi sono stati assorbiti dai posti di lavoro nati dalle attività produttive. 
La Regione è interamente digitalizzata, la carta è sparita e con essa i camminatori. I rapporti fra gli uffici e con gli Enti locali, le imprese e i cittadini avvengono esclusivamente per via telematica. 
Gli adeguati tagli della spesa improduttiva hanno fatto emergere alcuni miliardi di risorse regionali con i quali si sono co-finanziati gli investimenti europei nazionali e locali. 
La Sicilia è diventata una nuova Singapore. Il risultato sintetico di quanto prima descritto, che non possiamo rendere più analitico per ragioni di spazio, è che il Pil è passato da 85 a 125 miliardi, pari a circa l’8 per cento di quello nazionale, in linea con la popolazione. 
 
Com’è potuto accadere tutto questo? C’è stato il miracolo. Nelle elezioni del 28 ottobre del 2012 i cittadini hanno esercitato una vigorosa vigilanza sui candidati e hanno gettato le monetine a tutti quelli che erano indagati, imputati e condannati. 
I cittadini hanno anche gettato le monetine sui politicanti senzamestiere, facendo in modo che non venissero eletti all’Assemblea regionale. 
Il risultato di questo repulisti è stato che i 90 seggi sono stati occupati da cittadini onesti, professionali e capaci, che hanno subito abrogato la legge regionale 44/65, con la conseguenza che i loro compensi si sono uniformati a quelli dei colleghi toscani e lombardi. 
Il Presidente eletto è stato straordinario. Ci ha ricordato Lee Kuan Yew, padre della resurrezione dell’isola di Singapore dove abitano 5 milioni di persone, il quale ha trasformato in soli 45 anni uno Stato quasi tribale in uno modernissimo che, nel 2011, ha prodotto 300 miliardi di dollari di Pil.
Il Presidente della Regione, persona proba, onesta e competente, ha inserito nel listino persone altrettanto qualificate. Ha nominato 12 assessori di grande livello e dirigenti generali straordinari. 
C’è stata una meravigliosa metamorfosi di cui dobbiamo essere grati ai siciliani che hanno eletto un grande Presidente e bravi deputati. W i Siciliani, W il Presidente. 
Catania, 15 agosto 2017.
Ago
14
2012
Quando si verifica uno stato di grave patologia economica, come nel caso della compagnia fondata e gestita da Antonino Pulvirenti, ci si chiede se non era possibile prevenirla. 
I pannicelli caldi non hanno mai guarito alcuna malattia. Il supposto accordo fra Alitalia e Wind Jet è stato da noi additato come il tipico caso italiano - che voleva ripetere pari pari quello fra vecchia e nuova Alitalia - in cui si rinforza il più forte (Alitalia), si salva il più debole (WJ), sulla testa dei cittadini e dei lavoratori. Dei cittadini, che fra la Sicilia e il Continente non hanno altro mezzo ragionevole per viaggiare; e dei lavoratori, perché sono rimasti in balìa di una compagnia che, tristemente, si è avviata verso il fallimento.
Ci sembra di rivedere le vicende di quella dozzina di altre piccole compagnie aeree che in questo decennio sono fallite. Fra esse, ricordiamo la Air Sicilia di Luigi Crispino, che durò soltanto pochi anni.
Probabilmente una piccola dimensione non consente la vita di una compagnia aerea, tanto che nel mondo vi è una forte concentrazione.
 
L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha emesso una decisione vincolante, nell’ipotesi di fusione per incorporazione o acquisizione di Wind Jet da parte di Alitalia. Il consenso era subordinato alla messa sul mercato di 35 coppie settimanali di slot da assegnare ad altre compagnie per evitare il totale monopolio da parte di Alitalia su diverse tratte. 
Il monopolio si sarebbe comunque realizzato a danno di tutti i viaggiatori da e per la Sicilia. Nonostante ciò, l’Alitalia ha interrotto la trattativa anche perché i delegati di Pulvirenti l’hanno abbandonata. 
Si dice che il gruppo sia solido, come ha scritto Marco Romano (docente del Dipartimento di Economia e imprese dell’Università di Catania) su un quotidiano regionale. Tuttavia, resta inspiegabile, almeno fino a oggi, la brusca interruzione della trattativa stessa. Ci dev’essere qualche ragione che ci sfugge e che sarebbe bene che il patron di Finaria Spa, appunto Pulvirenti, portasse all’opinione pubblica. 
Romano sottolinea che nonostante la solidità del gruppo vi è il rischio di contagio. Proprio per questo Pulvirenti non dovrebbe continuare a restare in silenzio anche per rispetto di quel migliaio di dipendenti oltre i 460 di Wind Jet.
 
Il cerino acceso è in mano all’Enac (Ente nazionale aviazione civile) e al suo presidente Vito Riggio, persona equilibrata e di buon senso. Sembra però che in questa vicenda si sia mosso con lentezza. Infatti, non appena si fosse accorto che Pulvirenti rispondeva con lentezza ai quesiti posti, avrebbe dovuto revocare rapidamente la licenza e, con altrettanta rapidità, mettere sul mercato gli slot. 
Se così avesse operato avrebbe raggiunto tre risultati: il primo, perché vi sarebbe stata una compagnia internazionale che li avrebbe acquisiti (abbiamo interpellato Easy Jet che ce lo ha confermato); il secondo, perché avrebbe evitato la concentrazione in Alitalia di quegli slot, con ciò privilegiando la concorrenza e quindi prezzi più bassi e un miglior servizio; il terzo, consistente nel salvaguardare il lavoro degli ex dipendenti Wind Jet che la compagnia assegnataria degli slot avrebbe certamente assunto per la loro competenza e qualificazione (come invece non avrebbe fatto Alitalia che aveva già dichiarato di respingerne almeno un terzo).
 
Nella galassia di Pulvirenti, in base a quanto scritto nell’articolo con il già citato intervento di Romano, esiste anche l’azienda agricola Biorossa Srl (con dieci dipendenti), che ha come attività la coltivazione di agrumi. Ci sarà stato un errore perché è difficile che con così poche persone si possa avere un valore della produzione di oltre 6 milioni di euro. Qualcosa non quadra.
C’è qualche possibilità che una trattativa nata e condotta male raggiunga un obiettivo? Mai dire mai. Non si sa se vi sia cattiva volontà di Alitalia perché voglia speculare su una compagnia in fallimento per farne un boccone, oppure se il gruppo di cui tale compagnia fa parte non abbia fornito tutti i dati relativi al forte indebitamento. 
Quello che più dispiace è che vi è un altro soggetto a fare le spese dei ritardi della vigilanza: sono i 300 mila passeggeri che hanno comprato, pagandoli, altrettanti biglietti. Le somme sono state incassate dalla compagnia di Pulvirenti: forse fra i 10 e i 20 milioni di euro.
Ora basta. Cittadini, viaggiatori e dipendenti vanno tutelati isolando chi pensa solo ai propri interessi.
 
Ago
10
2012
Abbiamo sentito diversi esponenti politici di primo piano dei diversi schieramenti. Solo da uno di essi abbiamo ricevuto il messaggio che il candidato alla presidenza della Regione debba essere un uomo fuori dall’apparato, così come si è verificato nella scelta del professore Mario Monti.
Un recente sondaggio dimostra come vi sia un enorme frazionamento nell’elettorato siciliano, contestuale all’aumento dell’astensionismo. La gente non ne può più di vane promesse, mentre vede ogni giorno l’economia isolana retrocedere per l’insipienza ed il becerume di un ceto politico e burocratico che hanno fatto solo i propri interessi.
La recente sentenza del Cga che taglia i supercompensi dei dipendenti del Consorzio autostrade siciliane, addirittura superiori ai già alti superstipendi dei regionali, conferma il vergognoso comportamento di chi ha avuto responsabilità istituzionali nella XV legislatura, che ora debbono cessare senza ulteriore proroga.

Sarebbe utile alla Sicilia che si misurassero candidati fuori dagli apparati. Persone di grandi qualità, disposte anche a lavorare gratis, che lo farebbero solo nell’interesse di questa nostra regione, ripetutamente offesa e vigliaccamente tradita da chi la doveva servire.
Le chiacchiere stanno a zero. Non vi è politicante che possa affermare un qualche progresso nelle diverse attività della Regione. Tutto è inchiodato al 2008: 18 miliardi di fondi europei, statali e regionali spesi solo per un decimo, pianta organica della Regione aumentata di un terzo (come dice la Corte dei Conti), disservizi nella burocrazia senza limiti, digitalizzazione ferma nonostante il depauperamento di decine di milioni di euro e così via enumerando.
L’agricoltura è ridotta al lumicino per la responsabilità degli imprenditori, ma anche di una Regione che non è stata capace di elaborare e mettere in campo un piano che puntasse sui prodotti innovativi, sul biocarburante e su altre merci richieste dal mercato.
Ma le merci hanno bisogno di logistica e strade d’asfalto, di ferro e di mare idonee al trasporto. A questo servono le infrastrutture, che non si sono fatte nonostante i fondi disponibili.
  
Non si capisce perché il Governo nazionale non abbia commissariato Assemblea e Presidenza, in base all’art. 8 dello Statuto, in quanto è del tutto evidente la persistente violazione del presente Statuto.
Una delle principali violazioni è la redazione e approvazione di un bilancio tecnicamente falso, come più volte abbiamo scritto e nessuno ci ha smentiti. La principale falsità sta in quell’avanzo di amministrazione di cui l’assessorato al ramo non ha mai voluto comunicare la composizione delle poste. Evidentemente, ha voluto nascondere magagne.
Solo i commissari possono fare un repulisti non solo all’interno del bilancio, ma anche in tutte le altre branche amministrative ove si annidano corruzione, disfunzione e clientelismo.
Solo i tre commissari dello Stato potrebbero valorizzare qualche centinaio di bravissimi dirigenti regionali che proprio per le loro qualità vengono emarginati, mentre sono esaltati quelli fedeli ma incompetenti e, in qualche caso, disonesti.

Ci sono tanti siciliani in gamba pronti al sacrificio di amministrare la Sicilia, ribadiamo ancora una volta, gratuitamente.
I partiti che porteranno la loro deputazione all’Assemblea regionale dovranno avere il buon senso di appoggiare il presidente con una larga maggioranza, come sta avvenendo a livello nazionale, per evitare che questa regione cada nel baratro, come è accaduto per la Grecia. La Sicilia è debole, perché non ha i fondamentali solidi come li ha l’Italia. In queste condizioni, non ha alcuna speranza di imboccare la via dello sviluppo.
Occorre rimettere rapidamente i conti in ordine, tagliare i parassiti, eliminare la spesa corrente clientelare e attivare un processo di sviluppo basato su progetti di alto profilo e di medio periodo, capaci di creare almeno 100 mila posti di lavoro nel quinquennio e di spostare il Pil regionale dall’attuale misero 5,6 per cento all’8 per cento della media nazionale.
Questo è il buon senso che ci vuole. Aspettiamo che chi ha doveri istituzionali lo dimostri.
Ago
09
2012
Il Tribunale del Riesame di Taranto ha emesso un’equa sentenza. Da un canto non ha impedito lo svolgimento dell’attività all’interno dello stabilimento dell’Ilva, dall’altro ha mantenuto sotto sequestro le sei aree, di cui alla sentenza del gip, però non impedendo che si facciano tutte le opere per la messa in sicurezza ambientale dell’impianto.
Il Tribunale ha inoltre nominato co-commissario l’attuale presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, il quale, congiungendo i due incarichi, risponderà al magistrato dell’attività obbligatoria prevista dalla sentenza.
La situazione che si è procrastinata per decenni a Taranto, e cioè quella di dare a lavoratori e alla città pane e veleni, era inaccettabile, cosicché è arrivata la svolta.
Bisogna dar merito ai procuratori di Taranto, che hanno attivato una coraggiosa inchiesta contro il colosso italiano dell’acciaio, e allo stesso Gip, Patrizia Todisco, che ha ordinato il sequestro, mettendo con le spalle al muro non solo la stessa società, ma anche il ministero dell’Ambiente, quello dello Sviluppo economico, l’altro della Coesione, la Regione, la Provincia ed il Comune.

In questo decennio, tutti avevano fatto orecchie da mercante. La drastica decisione del Gip ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità. Il Governo si è precipitato ad approvare un decreto-legge venerdì 3 agosto, che è stato controfirmato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Guri, con il quale sono stati stanziati 336 milioni. L’azienda si è detta disponibile ad attivare il processo di risanamento, anche perché cinque degli otto dirigenti agli arresti domiciliari sono stati rimessi in libertà.
Forse questa è la volta buona per fare diventare il territorio della città pugliese normale, con un funzionamento ordinario. Forse è arrivato il momento in cui i dipendenti dell’Ilva possono ottenere il pane, ma non i veleni.
è triste constatare che occorra sempre l’intervento del magistrato perché ognuno compia il proprio dovere. Questa non è una condizione sociale normale, cioè una condizione nella quale ognuno faccia il proprio dovere. I furbetti sono presenti in ogni ambito della società, ma questa non ha ancora gli anticorpi per isolarli.
 
La vicenda di Taranto ci ha fatto pensare a quella del Triangolo della morte (Priolo-Melilli-Augusta), ove vivono circa sessantamila abitanti, dei quali circa seimila lavorano, direttamente e indirettamente, in tutti gli impianti colà insistenti.
Questi lavoratori mangiano pane e veleni, mentre è sempre presente il ricatto della chiusura per evitare che le aziende mettano in sicurezza ambientale il territorio devastato.
Peraltro, in quelle tre cittadine i veleni si assorbono tutti i giorni, con la conseguenza del moltiplicarsi dei casi di cancro e di nascite di bambini malformati. Basta passare lungo l’autostrada adiacente per sentire un puzzo nauseante, nonostante i vetri chiusi e il condizionatore funzionante.
Non sappiamo perché le Istituzioni prima elencate non siano intervenute. Non sappiamo perché la Procura della Repubblica competente per territorio non abbia aperto i fascicoli. In ogni caso, non ci risulta che vi sia una comunicazione di chiusura delle indagini al riguardo.

Dobbiamo ricordare che la Corte di giustizia europea ha ulteriormente confermato il principio che “chi inquina paga”. Dobbiamo ricordare che vi sono risorse disponibili a livello europeo, nonché un recente finanziamento del Cipe di 51 milioni. Chi manca all’appello? Le aziende interessate, che dovrebbero scucire un centinaio di milioni, fanno ostruzionismo, mentre la dissennata Regione che, pagando superstipendi ai propri impiegati, dirigenti e pensionati, che sono in numero abnorme, non ha soldi per co-finanziare i fondi europei.
Si rende dunque necessaria una coraggiosa azione della Procura della Repubblica di Siracusa e del Gip di quel Tribunale, per mettere in moto un analogo meccanismo a quello di Taranto, in modo da costringere le aziende ad eliminare i veleni e fornire solo il pane ai propri dipendenti e ai cittadini residenti, coniugando attività produttive, ambiente e salute.
In questo quadro è stato fuori luogo il tentativo degli imprenditori Garrone di insediarvi il rigassificatore. Ora che se ne sono andati, i conquistadores della compagnia anglo-olandese Shell vorrebbero attivare questo impianto.
Abbiamo detto no ai Garrone e diciamo no a Shell. Al prossimo presidente della Regione toccherà ribadire questo no.
Ago
08
2012
In prossimità dell’estate, molta gente viene presa dalla sindrome delle ferie. Che bisogna intervallare periodi di riposo a periodi lavorativi è normale. La domenica e la notte, in genere, servono a questo, anche se essi sono diventati dei totem.
In realtà, c’è tanta gente che lavora di domenica e di notte, che sta bene perché ha capito quanto non sia importante il momento del riposo, purché esso vi sia. Lo stesso totem era fare le ferie nel mese d’agosto. L’Italia si fermava, caso unico in tutta Europa, quando invece le comunità lavorano dodici mesi l’anno. Ma siccome la Fiat aveva interesse a chiudere in agosto, tutti la imitavano.
La Santa crisi ha fatto cambiare un poco le abitudini. Quest’anno le città funzionano in misura quasi normale, i negozi che chiudono sono pochi, mentre restano regolarmente aperti  ipermercati, supermercati e centri commerciali, outlet ed altri simili. Pian piano la gente si sta abituando a trovare i negozi aperti nei giorni festivi e di notte, nonostante la resistenza dei sindacati corporativi.

Abbiamo sempre sostenuto, nei nostri cinquantaquattro anni di lavoro, che le ferie sono necessarie, tuttavia debbono essere qualificate, nel senso che si può anche oziare, ma tenendo il cervello pronto per evitare che precipiti nella nullità. Il nostro organo grigio è una macchina prodigiosa e come ogni muscolo ha bisogno di un allenamento continuo.
Chi ha la sventura di rompersi una gamba, dopo due mesi si accorge che i propri muscoli si sono prosciugati. Chi tiene il cervello in folle per un mese, quando riprende ha gravi difficoltà di adattamento. Ecco perché si sta diffondendo il costume di fare ferie brevi, magari ripetute, di non oltre una settimana, in modo da dare al corpo e alla mente il giusto riposo, senza mandarli in ibernazione.
Molti, soprattutto nel settore pubblico, hanno capito l’antifona e chiesto di andare in ferie tranne che in agosto, perché in questo mese esiste ancora il vecchio vizio di rinviare a settembre ogni attività. Ma questo fa male, sia alle persone che all’intero Paese, perché di fatto fa diminuire fortemente il Prodotto interno lordo.
Certo, cambiare una radicata abitudine, maturatasi nel dopoguerra, è estremamente difficile, ma l’esempio che ha dato il premier Monti di volersi allontanare da Roma insieme ai suoi ministri solo per pochi giorni, è importante.
Caso contrario è quello di deputati e senatori che, di riffa o di raffa, si prendono quattro settimane di ferie o più, regolarmente pagate a ventimila euro al mese. Peggio stanno facendo i consiglieri (deputati) della Sicilia che sono andati in ferie nei primi di agosto e non torneranno più a lavorare in questa legislatura, salvo probabili convocazioni.
I nuovi consiglieri (deputati) della Sicilia, verosimilmente, s’insedieranno dopo il 15 novembre. Eppure l’Ars potrebbe lavorare alacremente in agosto, settembre e ottobre per approvare le leggi che taglino la spesa corrente improduttiva per 3,6 miliardi, come più volte qui pubblicato.
Su queste misure troverebbero il pronto consenso sia del commissario dello Stato, prefetto Carmelo Aronica, che della Corte dei Conti, la quale auspica, un giorno sì e l’altro pure, il taglio delle piante organiche, dei consulenti e dei super stipendi che percepiscono indebitamente tutti i dipendenti e i pensionati della Regione.
 
In agosto si lavora con maggiore serenità, proprio perché molti hanno la pessima abitudine di chiudere la loro attività. Tra questi, tribunali e avvocati che si concedono il lusso di una sospensione delle attività di ben quarantacinque giorni, benché vi siano udienze feriali.
Quando possibile si sta ancora meglio che fuori grazie ai condizionatori. Il telefono squilla di meno, i problemi si affrontano meglio. Non ci si deve fare prendere dall’orgasmo della stanchezza psicologica, proprio perché bisogna pensare a questo mese come ad uno dei dodici.

Andando in giro per le città più grosse rilevavo come tutti i luoghi di balneazione sono strapieni di gente. Mi chiedevo: ma sono tutti in ferie? E tutti coloro che sono in ferie le hanno meritate, perché frutto del loro lavoro operativo? Ecco, agosto serve anche per fare un esame di coscienza, per capire se abbiamo fatto il nostro dovere, nei confronti dei terzi, della nostra famiglia e di noi stessi.
Le ferie devono essere meritate, anche se a stancarsi di più sono coloro che hanno lavorato peggio. Poi vi sono i nati stanchi che preferiscono fare domani quello che possono fare oggi: la tecnica del rinvio propria di coloro che indebitamente percepiscono uno stipendio o un compenso.
 
Ago
07
2012
La donzelletta vien dalla campagna... è la poesia di Giacomo Leopardi che pone all’attenzione dei lettori una questione non molto sentita all’epoca in cui fu scritta (1829), ma che oggi è diventata di piena attualità.
Qual è il senso profuso nella stessa dal poeta con il titolo Il sabato del villaggio? è, probabilmente, la capacità di ogni persona di attendere ed essere preparata ad attendere. Naturalmente l’attesa non deve essere passiva, ma conseguente ad un’azione che punti a raggiungere un determinato risultato per il quale si è fatto tutto il possibile. Poi però si aspetta che esso arrivi.
è l’esatto contrario di quanto accade oggi, perché tutti vogliono tutto e subito. Anche nelle malattie o quando si avvertono dolori, si chiede al medico la medicina perché li faccia scomparire come d’incanto. Con ciò trascurando i meccanismi di difesa fisiologica del corpo che hanno i loro tempi. Spesso, se non si prendessero medicine, il malanno e il dolore passerebbero per la capacità del sistema immunitario, che fortuntamente possediamo, di debellare le intrusioni.

Saper attendere è più importante della Cosa o dell’Evento. Nella poesia viene illustrato lo stato positivo di chi trascorre il sabato in attesa che arrivi la domenica. Risulta più importante il primo dei due giorni, tanto che la domenica pomeriggio o sera sparisce l’attesa perché dal lunedi si ricomincia (o si dovrebbe ricominciare ) a lavorare.
Nei nostri tempi manca la capacità di posporre a giorni o a mesi futuri il soddisfacimento di certi nostri bisogni non primari. Mentre mangiare, bere, dormire e leggere libri (sì, perchè anche il cervello ha bisogno del cibo quotidiano che è la lettura) è indispensabile, rinviare il soddisfacimento dei propri desideri e quindi attendere la Cosa o l’Evento è forse più bello di entrambi, perché si può fantasticare sugli stessi e godere nel pensare al piacere che ci sarà quando essi si realizzarenno.
Pensare positivo è un modo per confrontarsi con la realtà, la quale fa infrangere tanti voli pindarici contro i suoi scogli. essere realisti è importante, anche se bisogna sognare ad occhi aperti, ma con i piedi ben saldi a terra, senza di che si rischia di andare nel pallone.
 
La donzelletta viene dalla campagna, in sul calar del sole... Reminiscenze di quando eravamo ragazzini, che tuttavia hanno segnato un punto fermo nella maturazione di ognuno di noi, per chi ha avuto la ventura di imparare a memoria quella poesia e per chi ricorda che in quelle scuole l’esercizio mnemonico (imparare brani di prosa e poesie), fortificava la mente perchè la allenava a memorizzare per capire meglio.
Lo stesso dicasi degli esercizi matematici quando tutte le operazioni si facevano manualmente senza supporto. Ancora oggi vi sono persone che hanno un’eccezionale capacità di fare calcoli senza apparecchiature, individuando i punti sensibili e principali di ognuno di essi. I numeri sono importanti se significano la rappresentazione di certe situazioni. Capirli significa anche trovare errori, sbilanciamenti.
Chi sta lontano dal proprio luogo di nascita ha desiderio di ritornarvi per rivedere l’ambiente, gli amici e i parenti che gli generano ricordi di ogni tipo. Ma questo desiderio deve essere valutato pensando al momento in cui verrà soddisfatto.

Ho fame e mangio, ho sete e bevo, voglio fare una cosa e la faccio, voglio acquistare un oggetto e lo compro. Questi comportamenti fanno perdere valore a ciò che si desidera perchè il loro soddisfacimento immediato taglia il piacere dell’Attesa e le sensazioni che essa genera, forse più forti della realizzazione dell’Evento stesso.
Nel kamasutra, una volta libro vietato, che ora possono leggere quasi tutti, è ben spiegato il meccanismo dell’Attesa, tanto è vero che non si punta mai nei comportamenti al momento finale quanto a quello preparatorio.
La cultura occidentale è arrivata a far capire una cosa sbagliata e cioè che nei rapporti fra persone, omo o etero-sessuali, conta solo il punto finale e non tutto quello che precede, con ciò uccidendo i nove decimi del piacere. Intendiamoci non un piacere fisico, ma mentale, epidermico, interiore.
Certo, noi occidentali siamo dei campioni per automassacrarci con una bulimìa sempre crescente di cose ed eventi. Ma dobbiamo essere capaci di disciplina interiore per migliorare la qualità della nostra vita.
Ago
03
2012
C’è una panzana che viene fatta circolare da politicanti senzamestiere, sindacalisti corporativi e da altri che intendono mantenere i privilegi. Riguarda il fatto che i tagli per la spending réview (gli ignoranti pronunciano l’accento sulla w finale) vadano a colpire i servizi.
La verità è che essi vanno a colpire gli apparati, e cioè il cuore di un sistema clientelare su cui si sono rette le istituzioni nazionali, regionali e locali almeno in questi ultimi 20 anni (ma il vizio ha radici più remote).
Quando si vanno ad analizzare i servizi, ci si accorge che quelli preposti a svolgerli sono una minoranza rispetto agli altri che stanno dietro le scrivanie a scaldare le sedie. Non che gli amministrativi non ci vogliano, tutt’altro, ma ne bastano uno o due ogni dieci che fanno il servizio.
Per esempio, per ogni dieci medici basta un amministrativo, per ogni dieci infermieri basta un amministrativo, per ogni assistente sociale per deboli e anziani basta un amministrativo, e via enumerando.

Se andate a contare la pletora di gente del tutto inutile alla prestazione di servizi, vedrete che ce n’è una quantità impressionante. Sono questi che vanno eliminati dalle piante organiche e, attraverso processi di formazione e riqualificazione professionale, trasferiti ai servizi veri e propri. Altro che assumere nuovo personale, come sta cercando di fare l’assessore regionale alla Sanità, settore dove c’è un esubero di qualche migliaio di persone.
Non regge la motivazione secondo cui si assumono persone di una certa qualificazione e ne esuberano altre di altra qualificazione, appunto perché queste possono essere reintrodotte se acquisiscono nuova professionalità.
La novella Regione che si presenterà ai siciliani dopo la prossima elezione dovrà essere composta da 90 deputati che non siano indagati, imputati o condannati. Ma non basta, devono essere anche onesti e competenti. Lo stesso vale per il futuro presidente della Regione, non indagato, non imputato e non condannato, che sia soprattutto onesto e capace.
Quando la casa brucia non c’è più spazio per incompetenti che privilegino clientelismo e favoritismi. Occorrono pompieri che possiedano alta professionalità.
 
In questo quadro auspicato e indispensabile hanno un ruolo fondamentale i sindaci, sia quelli appena eletti che gli altri in scadenza. Nell’ultima pagina pubblichiamo il decalogo cui si dovrebbero attenere i 390 primi cittadini, per bene amministrare le loro città. Nei giorni scorsi, invece, abbiamo pubblicato il decalogo del presidente della Regione cui si dovranno attenere i candidati.
Fra i punti più importanti, vi è la capacità di sciogliere senza riserva tutte le società per la gestione degli Spl (Servizi pubblici locali), in modo da tagliare le spese per Cda, revisori e l’inutile personale. Tali servizi possono essere assunti all’interno di ogni Comune, con la creazione di un apposito Dipartimento, cui destinare un dirigente (uno solo). In questo modo, i risparmi sarebbero notevoli (se il dirigente è capace) e i servizi potrebbero migliorare.
I sindaci possono fare altro: tagliare tutti i consulenti, salvo quelli che vogliono lavorare gratis, riorganizzare la macchina amministrativa in base a un Piano aziendale, e investire le risorse emergenti dai tagli in opere pubbliche e sviluppo.

Osservando i punti del decalogo, i sindaci possono ottenere l’iscrizione all’Associazione nazionale dei Comuni virtuosi e mettere sul sito l’avvenuta adesione.
In base all’ultima legge (spending réview) l’iter di qualunque fascicolo delle amministrazioni statale, regionali e locali, deve essere messo on-line in modo da attivare un controllo, caso per caso, da parte dei cittadini, non solo sui fascicoli di proprio interesse, ma anche su quelli degli altri.
Tutto quanto precede spiega perché, all’inizio di questo editoriale, abbiamo sottolineato l’esigenza che deputati regionali, presidente, Giunta regionale e sindaci dei Comuni siano persone di ineccepibile moralità, ma anche di competenza professionale. Non può essere realizzata questa riorganizzazione e ristrutturazione degli Enti se i vertici non sono preparati.
Il compito dell’opionione pubblica, dei siciliani e dei media (quotidiani e televisioni) è quello di verificare che le condizioni esposte si realizzino senza se e senza ma.
Ago
02
2012
E così Raffaele Lombardo ha mantenuto il suo impegno. Ieri si è dimesso e il suo gesto ha fatto scattare l’obbligo di convocare le elezioni entro 90 giorni. Ciò non toglie che Lombardo, qualora non si assenti o sia impedito (art. 9 comma 2 dello Statuto) possa continuare a gestire l’ordinaria amministrazione fino alla proclamazione, da parte della Corte di Appello, del nuovo presidente.
Ma tutti i problemi della Sicilia rimangono sul tappeto, irrisolti. In altri termini, il sistema di potere sulla Regione rimane inalterato. Non si tratta del dovere-potere, bensì di potere puro e semplice, che mira ad arricchire i propri componenti, gravando sempre di più sui siciliani. è notizia di questi giorni che l’addizionale Irpef regionale potrà passare dallo 0,8 all’1,1 per cento.
La campagna mediatica lanciata da tutti i quotidiani nazionali contro la Sicilia ha pienamente giustificazione perché questa nostra è una delle peggiori  amministrazioni del Paese. Vittorio Feltri, con la sua solita brutalità, ha detto cose condivisibili e cioè che i nostri problemi li dobbiamo risolvere da soli e con i conti in ordine possiamo chiedere la sussidiarietà dello Stato.

Ma i giornali hanno sbagliato alcuni dati. Per esempio che il totale dei dipendenti del sistema burocratico siciliano ammonta a 28.796, in effetti chi gravita attorno alla Regione è un numero ben più elevato superiore a 60 mila. Il quotidiano “la Repubblica” ha affermato che la Regione è indebitata per oltre 17 miliardi, quando invece il debito è di 5,5 miliardi. “Il Sole 24 Ore” ha parlato di 15,7 miliardi di residui attivi, mentre essi sono riportati nella voce avanzo di amministrazione per circa dieci miliardi. Tuttavia, questi aspetti mediatici interessano poco lo scenario.
All’assessorato regionale Economia vi sono tre funzionari statali, inviati dal ministro Barca, che stanno rivedendo le entrate e le uscite del bilancio, in modo da eliminare, fra le prime, quelle fasulle e, fra le seconde, quelle clientelari e improduttive. Fra le prime vi è la misteriosa posta denominata avanzo di amministrazione, già citata, di cui buona parte non più riscuotibile. Fra le seconde vi sono quelle da noi indicate sin da agosto 2011, per un totale di 3,6 miliardi. Il punto di non ritorno è vicino. Le spese della Regione sono approvate mediante legge, per tagliarle occorrono leggi.
 
Questa deputazione regionale, che è coinvolta pienamente nel disastro economico-sociale, non è nelle condizioni di approvare leggi taglia-leggi, perché rappresenta interessi corporativi fortissimi, il primo fra i quali è l’alta burocrazia della Regione che non vuole assolutamente farla diventare normale. La ragione è deducibile: quando vi è l’ordinaria amministrazione nessun dipendente regionale può chiedere favori o tangenti. Quando i fascicoli restano volutamente incagliati, anche per motivi di inefficienza, ne consegue una pressione per farli camminare che spesso sfocia nella corruzione.
A questo proposito, una Regione ordinaria avrebbe il Nucleo investigativo affari interni, composto da elementi indipendenti, con il compito di indagare, 365 giorni all’anno, tutti i casi di corruzione e di inefficienza che porta la corruzione. Dunque, la questione è riportare legislativo ed esecutivo in una condizione ordinaria.

Questo obiettivo non si può raggiungere con l’attuale personale politico. Nella sedicesima legislatura, la prossima, la società siciliana, anche guidata dalla parte onesta della borghesia, sarà chiamata a eleggere cittadini probi e onesti, come deputati regionali, ed un presidente che non abbia ombre di sorta, né presenti né passate.
Il nuovo presidente, oltre che onesto, dovrà essere capace e competente e dovrà impegnarsi ad osservare almeno i dieci punti del decalogo che pubblichiamo nelle pagine interne, con l’obiettivo sintetico di portare il Pil della Sicilia dal 5,6 per cento (85 mld) all’8 per cento (125 mld) del Pil nazionale.
Il presidente eletto, inoltre, dovrà impegnarsi a lavorare gratis per 5 anni, chiedendo ai suoi assessori di lavorare percependo solo il rimborso delle spese.
Ai deputati regionali proporremo un ulteriore decalogo, in cui al primo punto vi è l’abrogazione della legge 44/65, in modo che i deputati percepiscano quanto i consiglieri della Toscana o della Lombardia e i dipendenti dell’Ars quanto i loro colleghi delle suddette regioni.
Per fare quanto precede occorre un eccezionale sforzo dei tre quotidiani generalisti, oltre che del nostro, e delle tv regionali.
Ago
01
2012
La questione è se sia meglio vivere che filosofare o vivere in maniera compiuta e approfondita.
Vivere per vivere, non ha molto senso, perché sarebbe come se si assimilassero le persone agli animali. Per fortuna noi siamo dotati di intelletto e quindi valutiamo fatti e circostanze e, soprattutto, in base al libero arbitrio, di cui ci ha fornito l’Altissimo, siamo nelle condizioni di scegliere autonomamente fra il bene e il male, assumendoci la responsabilità di andare verso una direzione o verso quella opposta.
Filosofare è ragionare. Ragionando si capisce ciò che ci circonda e ciò che va fatto secondo valori positivi o disvalori. Per cui, la consapevolezza di essere arbitri del nostro destino ci rende ancora più responsabili. Ovviamente, non tutto dipende da noi.
Gli eventi spesso ci travolgono. Tuttavia abbiamo il dovere di resistere e nuotare in mezzo ai marosi tentando di salvarci fino all’ultimo respiro. Ma, di più, dobbiamo essere positivi cercando di trasformare le difficoltà e le contrarietà in eventi da costruire.

In altre parole, sono il merito e la responsabilità che devono guidare le nostre azioni, valori che dobbiamo sempre tenere presente in ogni nostro atto e in ogni nostra decisione.
Ma è così? è vero che tali valori sono sempre presenti in noi stessi e a essi adeguiamo le nostre azioni? A giudicare da come vanno le cose nella nostra società non è la maggioranza dei cittadini che si comporta come prima descritto, ed ecco la prima ragione delle difficoltà in cui si trova la Comunità italiana, dentro la quale la Comunità siciliana sta di gran lunga peggio.
Questo non è imputabile al destino cinico e baro, né alle istituzioni centrali che non ci danno quello che noi chiediamo. Questo dipende da noi, dalla classe dirigente siciliana e dalla borghesia siciliana che hanno abdicato al loro ruolo guida per accucciarsi e proteggere i propri interessi, violando il principio che, in primo luogo, devono essere tutelati gli interessi generali, cioè quelli di tutti.
La questione, così com’è posta, è semplice. Sembra incomprensibile come mai la maggior parte della gente non la capisca. Forse perché non vuole capirla.
 
In questo mese continuano le ferie e le vacanze di tanta gente. Ma siamo certi che esse siano state meritate da dipendenti e pensionati (non ci riferiamo a quelli che percepiscono un assegno fino a mille euro)? Non ci riferiamo neanche a tutti gli italiani dotati di partita Iva, che sanno bene se possono andare in ferie in relazione all’andamento della propria attività.
I dipendenti del settore privato sono pagati da attività produttive. Quando le aziende non sono produttive falliscono, anche se, in qualche caso, come quello delle banche, vengono sostenute dal Governo con denaro pubblico.
I dipendenti pubblici, invece, di qualunque livello, continuano a percepire i loro emolumenti indipendentemente dalla crisi, continuano ad andare in ferie come se nulla fosse, tanto la crisi non li riguarda.
Ma le attività e i servizi pubblici continuano a funzionare regolarmente anche in questo periodo? Non sembra, a giudicare dagli uffici vuoti e dai fascicoli che si ammucchiano sui tavoli di dipendenti e dirigenti, i quali se ne infischiano del fatto che i cittadini restano in attesa di provvedimenti e autorizzazioni per mesi e, in alcuni casi, addirittura per anni.

E i pensionati, meritano le ferie e le vacanze? Certamente le meriterebbero se i loro assegni fossero stati liquidati con il metodo contributivo, cioè in base ai contributi effettivamente versati. Ma nel settore pubblico questo non è mai avvenuto, per cui sono i cittadini, con le enormi tasse che pagano, a corrispondere una parte delle loro pensioni, non meritate.
Vi è poi il caso eclatante dei 16 mila pensionati della Regione siciliana, che non solo percepiscono l’assegno sproporzionato in base ai contributi versati, ma addirittura esso è superiore di circa un terzo a quello dei loro colleghi statali e comunali: una vergogna siciliana che andrebbe immediatamente cassata.
Qui non si tratta di togliere qualcosa a qualcuno, ma di eliminare un indegno privilegio di cittadini più uguali degli altri.