Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
19
2012
Nonostante la grave malattia, con febbre alta, del tessuto sociale siciliano, bisogna guardare avanti e pensare a terapie da cavallo per guarire il malato. È inutile riferirsi a rimedi di merito se prima non s’identificano le Regole, cioè il metodo attraverso il quale poi si compiono le azioni. La prima regola chedeve essere inserita nella macchina pubblica della Regione e dei Comuni è che devono essere inseriti i due valori fondamentali di merito e responsabilità. Se così sarà, avverrà che ogni dipendente o dirigente pubblico, che percepisce i suoi emolumenti attraverso le imposte che tanto faticosamente paghiamo, sa qual è già il suo compito, quale il suo obiettivo e in quanto tempo deve raggiungere i risultati.
Alla bisogna occorre un Piano aziendale per la Regione e 390 Piani aziendali per altrettanti Comuni ove siano precisamente indicati le funzioni delle 4 parti essenziali: programmazione, organizzazione gestione e controllo. Il Piano aziendale metterà in evidenza, ineluttabilmente, che di gran parte del personale regionale e comunale non c’è bisogno.
 
Un’altra questione che deve essere messa all’ordine del giorno è la ricerca dei talenti ai quali offrire lavoro e incarichi di responsabilità, non posti di lavoro. Certo, i talenti non si trovano in ogni angolo delle strade, occorrono le Regole che stabiliscano metodi di selezione basati sul merito e non sul censo, sull’appartenenza, sulla fedeltà, sulla parentela e su altre deprecabili condizioni. Perché ciò accada è necessario che le istituzioni siano governate da persone serie, d’ineccepibile moralità, che possiedano competenze, professionalità e spirito di abnegazione. È necessaria una forte, accurata e approfondita selezione del personale politico e di quello burocratico. Nei prossimi 40 giorni, da qui alle elezioni regionali, batteremo incessantemente su questo punto e pubblicheremo puntualmente le adesioni ai nostri Decaloghi (che non sono esaustivi) nei quali sono descritti gli impegni che devono assumere i candidati alla Presidenza o ai seggi dell’Ars. Sia nel personale burocratico che in quello politico vi sono già talenti, persone disposte al sacrificio per rendere un servizio ai cittadini da cui, lo ricordiamo ancora, provengono i soldidei loro stipendi.
 
La Sicilia si deve proiettare verso il futuro, il futuro dell’Europa e del mondo intero. Deve diventare competitiva, sia sul piano professionale che su quello economico e culturale. Ma per fare questo ha bisogno dello sforzo comune dei migliori siciliani che servano i cittadini enon se ne servano.
Vorremmo che tutti gli apparati elettorali che si stanno mettendo in moto illustrassero ai loro potenziali elettori progetti di alto profilo e di sviluppo e bandissero dalle loro argomentazioni l’incultura del favore e dello scambio vile e becero fra voto e
bisogno.
Non siamo nati ieri e abbiamo gli occhi ben aperti sulla realtà siciliana. Conosciamo l’intreccio fra candidati e criminalità organizzata, ma peggio, conosciamo la collusione della parte marcia della borghesia con una parte marcia del ceto politico.
Proprio perché abbiamo ben chiara questa realtà, invitiamo tutti i lettori di buona volontà a farsi parte diligente per diffondere
intutti gli strati della società da loro raggiungibili la necessità di ribaltare il tavolo ai tristi figuri che hanno rovinato la Sicilia.

I veri cittadini, di qualunque censo, devono impegnarsi in questo breve scorcio di tempo, con ottimismo e senza scoramento, perché vi sono le condizioni per il Risorgimento della Sicilia, non come il falso risorgimento d’Italia. La nostra Isola deve rinascere su basi nuove e diverse da quelle che ci hanno rovinato, portando ai vertici i migliori siciliani, che gestiscano la Cosa pubblica con disinteresse personale e con vero e profondo spirito di servizio. Vi sono candidati alla Presidenza e candidati al seggio dell’Ars che hanno questi requisiti. Bisogna individuarli scartando tutta la plebaglia che pensa di guadagnare il ruolo di parassita in una Regione ormai allo stremo delle forze edelle risorse.
Proviamo vergogna quando sentiamo che non si possono pagare fornitori e stipendi mentre i deputati e dipendenti regionali li continuano a percepire regolarmente: uno squilibrioinaccettabile. È ora di smetterla, di cambiare musica, gettando gli spartiti cattivi e suonando quella meravigliosa che fa godere l’anima e cimette in pace con noi stessi.
Set
18
2012
Nelle elezioni del 13-14 aprile 2008 i votanti furono il 66% dei siciliani aventi diritto al voto, per complessivi 3.049.266. L’andamento disastroso di questi quattro anni di economia e la disoccupazione hanno creato forti malumori fra i siciliani, la cui maggioranza ha constatato che il ceto politico e burocratico ha continuato a privilegiare una stretta minoranza. Un siciliano su dieci è stato favorito, nove su dieci sono stati penalizzati.
è usuale che una regione arretrata come la nostra sul piano economico, occupazionale e sociale costituisca il terreno più favorevole per far crescere e prosperare virus e batteri di corruzione e criminalità, in assenza dei fondamentali valori di merito e responsabilità.
Venerdi 14, abbiamo pubblicato un’inchiesta sull’Assemblea regionale, che in questa XV legislatura è costata ai cittadini siciliani ben 707 mln €, con sprechi di ogni genere, fra i quali citiamo 600 mila € per il vestiario di servizio, 1,7 mln € per le auto, 500 mila € per carta e cancelleria.

Ricordiamo che l’Assemblea regionale costa 167 mln € l’anno, mentre il Consiglio regionale della Lombardia costa solo 67 mln €, cioè 100 mln € in meno. Non vogliamo analizzare se l’attività del massimo organo legislativo siciliano sia produttiva o meno, perché ci addentreremmo in una questione opinabile fra quantità e qualità delle leggi. Ma resta il fatto che la spesa quasi tre volte superiore rispetto a quella del Consiglio lombardo è un autentico furto che si perpetra a danno dei siciliani.
Ora si prepara la grande corsa a quel posto di lavoro che è il seggio dell’Ars e che comporta emolumenti lordi mensili, per ogni deputato, di circa 20 mila €. Ma poi, oltre un terzo di essi ha incarichi supplementari con cui impingua ulteriormente il proprio introito.
Non sembri dispregiativo denominare posto di lavoro il seggio dell’Ars. Ma come definirlo altrimenti, tenuto conto che il rapporto costi/benefici è scadente e c’è l’assalto di centinaia di candidati, naturalmente disoccupati e nullafacenti, per cui questa è l’occasione per trovare un lavoro? 
Lo scenario si ribalterebbe se i candidati si impegnassero - anche sottoscrivendo il Decalogo che pubblichiamo nelle pagine interne - a tagliare i numerosi privilegi, propri e altrui.
 
Il primo dei quali è l’abrogazione della legge 44/65, in modo da equiparare il costo dell’Assemblea regionale a quello del Consiglio regionale lombardo, o toscano, o veneto, o emiliano, insomma, alla Regione più virtuosa. Con l’abrogazione di tale legge, verrebbero meno gli iniqui privilegi dei 246 dipendenti dell’Assemblea, che guadagnano molte volte di più di qualunque altro dipendente pubblico o privato che faccia un lavoro analogo.
Il secondo privilegio da tagliare è quello del contratto dei dipendenti regionali, superiore di un terzo ai loro colleghi statali e comunali. Il terzo, di istituire un contributo di solidarietà a carico dei pensionati regionali, che percepiscono, anche loro, un terzo in più dei loro colleghi statali e comunali.
Vi è poi il taglio del personale. Abbiamo pubblicato numerose inchieste sull’esubero di oltre 13 mila dipendenti e di oltre mille dirigenti.

La questione è grave ma non seria. I pretendenti al seggio di presidente della Regione sono tanti. Fra essi ve ne sono alcuni che non hanno fatto politica e altri che, invece, l’hanno esercitata anche per decenni. Sarebbe un atto di grande sensibilità se essi si impegnassero a sottoscrivere il Decalogo, il cui primo punto è l’abrogazione della legge che prevede l’emolumento per il presidente.
Ma questo avrebbe un valore simbolico. L’impegno forte sarebbe quello di redigere un Piano aziendale per il quinquennio che avesse come obiettivo sintetico e centrale la crescita del Pil dall’attuale deficitario 5,5 per cento (85 mld €) all’8 per cento (125 mld €), in modo da riportare la Sicilia nella media nazionale.
La Grecia è precipitata perché ha fatto un’azione clientelare per vent’anni, assumendo dipendenti pubblici e aumentando i loro compensi. Ora è stata costretta a tagliare del 20 per cento le spese statali e a ridurre i salari dei propri dipendenti pubblici di oltre il 22 per cento e licenziarne 30 mila.
Sembrava che stesse succedendo la rivoluzione, ma poi tutti si sono messi il cuore in pace sapendo che non c’è via d’uscita, se non rimettere i conti in ordine.
La Regione, volere o volare, sarà costretta a imitare la Grecia. Perché è tecnicamente in dissesto, cioè in fallimento.
Set
15
2012
Giovedì abbiamo pubblicato il forum con Tonio Fenech, ministro di Economia e finanze della Repubblica di Malta. Venerdì, quello con Mario De Marco, ministro di Turismo, cultura, sviluppo e, oggi, quello col presidente della Repubblica George Abela.
Dai resoconti potrete valutare i notevoli progressi che la piccola isola mediterranea ha fatto soprattutto nei terribili quattro anni della crisi 2008/11, nei quali il Pil è cresciuto di oltre il 10 per cento.
In una superficie di appena 300 kmq delle tre isole (La Valletta, Gozo e Comino) i circa 450 mila abitanti tutti risparmiano ove possibile e con le risorse emergenti investono continuamente soprattutto in turismo e logistica.
Il dato dei pernottamenti è veramente notevole, pari a 11,4 milioni, a fronte di 1, 4 milioni di visitatori che approdano nell’isola. Il rapporto di 1 a 10 indica che chi va a Malta ha l’intenzione di restarci per periodi discretamente lunghi. La disoccupazione è intorno al 6 per cento, la crescita del Pil, nel 2012, è prevista intorno all’1,6 per cento.
Malta ha diversi porti ove sono attraccate migliaia di imbarcazioni di cittadini tedeschi, britannici e nord europei.

Il governo maltese ha creato una serie di agenzie-calamita che hanno il compito di attrarre investimenti, flussi turistici, linee di navigazione. La tassazione prevede un’unica aliquota per persone fisiche e giuridiche, ma quando queste ultime distribuiscono i dividendi ai soci le imposte pagate vengono totalmente dedotte da chi li percepisce.
Le aliquote sono del 15, 25 e 35 %, partendo da una fascia esente di 12 mila euro.
Vi è una caratteristica che costituisce una forte attrattiva: la notevole disponibilità dei lavoratori a imparare, a cambiare mestiere e ad svolgere lavori manuali e tecnici. Cosicchè industrie farmaceutiche e aeronautiche (Lufthansa) hanno deciso di impiantare centri di ricerca nella piccola isola.
Il Governo investe nei servizi e nel commercio utilizzando costantemente la leva del credito fiscale che arriva fino a una riduzione delle imposte del 40 per cento quando le piccole aziende (fino a 10 dipendenti) fanno nuovi investimenti.
La logistica è in continuo sviluppo e consente il potenziamento dei trasporti che transitano per Malta in misura sempre maggiore.
 
Con De Marco il colloquio è andato su tutto il versante del turismo. Per esempio, vi sono 560 mila persone in transito, per tutte le navi da crociera che approdano nell’isola. L’aeroporto registra un movimento di 3 milioni di passeggeri ed è in espansione.
Nel 2018, La Valletta sarà la capitale europea della cultura, evento che prevederà un fortissimo afflusso di partecipanti.
Uno dei punti di forza è l’attività congressuale. Vi sono due agenzie governative collegate con i circuiti di tutto il mondo che hanno il compito di attrarre le organizzazioni di convegni nell’Isola, concertando tutte le condizioni con alberghi, ristoratori, produttori di servizi, per cui il turismo è destagionalizzato e gli stranieri sono presenti a Malta dodici mesi l’anno.
Vi sono tre casinò, di cui uno gestito da quello di Venezia, anche se l’afflusso non sembra molto elevato .

Con l’ingresso nell’Unione europea, nel 2008, Malta è stata cancellata dall’elenco dei paradisi fiscali ed è entrata nella White list.
Il governo maltese ha dato incarico a Renzo Piano di costruire il palazzo del Parlamento, che verrà terminato entro il prossimo anno. La politica di costruzione delle infrastrutture è uno dei percorsi più intensi dell’attività governativa.
Certo, vi è molta strada da fare, ma si avverte, frequentando i sobri e scarni palazzi governativi, una voglia di crescere in tutti coloro che operano sia nel pubblico che nel privato.
A proposito di pubblico, in diversi colloqui che ho avuto con burocrati sono emerse procedure snelle ed efficaci, di stampo anglosassone, per cui i provvedimenti amministrativi vedono la luce in tempi rapidi, il che agevola il processo di crescita.
Le prenotazioni dei soggiorni alberghieri sono fortemente aumentate su digitale, tanto che quelle dei tour operator non superano la metà, mentre le altre individuali via Internet raggiungono il 55 per cento.
Dalla breve descrizione che precede, si capisce come alcuni dei meccanismi descritti riportati in Sicilia consentirebbero una crescita che ancora vediamo lontana.
Set
14
2012
Dopo la sentenza della Corte costituzionale tedesca, con la quale è stata riconosciuta conforme a quella Costituzione la legge votata dal Parlamento, è stato confermato il Fondo salva-Stati (Esm) e il Fiscal compact (trattato sulla stabilità dell’unione economica e monetaria europea). Per conseguenza, lo spread (differenza tra gli interessi dei bond italiani e dei bund tedeschi) ha preso a scendere fino a 340 punti.
Con molta probabilità, tale differenza scenderà ancora se il Governo Monti sarà capace di riprendere con vigore la strada delle riforme riguardanti produttività, competitività e se sarà capace di far ripartire i cantieri delle opere pubbliche, in modo da creare ricchezza e lavoro.
Ma la riforma delle riforme è tagliare la spesa pubblica improduttiva, intervenendo nelle migliaia di capitoli e sottocapitoli di spesa, non solo nel bilancio dello Stato ma anche in quello di Regioni e Comuni.
L’operazione taglio della spesa dev’essere organica e riguardare tutti gli apparati dello Stato.

In Italia, abbiamo un lungo elenco di spread, inteso come la differenza fra i parametri italiani e quelli medi europei. Ve ne elenchiamo alcuni:  produttività, competitività già accennati; infrastrutture, corruzione, evasione fiscale, ricerca e brevetti (conoscenza), energia.
Su tutti questi spread, il Governo deve cominciare il proprio intervento, ma non avrà il tempo di completarlo entro aprile 2013. Riforme e infrastrutturazione hanno bisogno, com’è noto, di anni per andare a regime. Ecco perché Monti ci ha massacrato con le imposte: esse hanno una valenza immediata.
Il risultato di questa enorme pressione fiscale è che il Pil è ulteriormente decresciuto, tanto che si sta avvicinando pericolosamente alla soglia del -3 per cento rispetto al 2011.
Tuttavia, paradossalmente, più decresce il Pil quest’anno e prima potrà aumentare quello del prossimo anno, perché la base è più bassa. Il pessimo risultato del Paese, quest’anno, dovrebbe essere l’ultimo della serie cominciata con la discesa del 2008. Dal 2013, probabilmente dopo l’estate, il Pil crescerà per arrivare, forse, all’1,2 per cento di crescita  alla fine dell’anno.
 
Queste previsioni economiche sono attendibili nella misura in cui dalle prossime elezioni verrà fuori una maggioranza omogenea e seria, capace di proseguire il percorso iniziato dal Professore. Qualora ciò non avvenisse, non ci sarebbe altra soluzione, data la frammentazione dei partiti nel Parlamento, di un Monti bis, ancora sostenuto dai tre partiti che oggi lo appoggiano.
è inutile appellarsi ai massimi sistemi o a questioni ideologiche per prospettare il futuro del nostro Paese. è meglio stare con i piedi a terra e pensare concretamente quello che si deve fare in relazione ai diversi risultati elettorali.
Non va dimenticata la circostanza relativa all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il cui mandato scade il 15 maggio 2013. Circostanza che crea un ingorgo istituzionale, perché in aprile 2013 scade anche la legislatura.

L’ingorgo istituzionale va chiarito al più presto, per determinare una situazione che potrebbe cambiare il volto delle Istituzioni: sarà il nuovo Parlamento ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica o esso sarà eletto dall’attuale? è evidente come la situazione sia opposta. Infatti, oggi vi è una maggioranza di centrodestra, domani potrebbe esserci una maggioranza di centrosinistra.
Ritornando agli spread, si rende indispensabile, in ogni caso, un’energica partenza dell’attività di questo Governo, formato sostanzialmente da Commissari straordinari, per impostare tutte le riforme necessarie.
Un’altra, non indicata prima, è l’avvio del decollo del Sud, in modo da ridurre l’enorme forbice che lo divide dal Nord. Tagliare alle Regioni meridionali viziose è un dovere, per indurle ad imboccare la strada virtuosa. Ma, contestualmente, occorre che aumentino adeguatamente le risorse per investimenti e opere pubbliche, senza di che non può aumentare, nel Mezzogiorno, né Pil, né occupazione, né consumi, né gettito fiscale.
Nel Sud va anche potenziata la lotta a mafia, corruzione, evasione fiscale e contributiva, per equiparare i cittadini meridionali a quelli settentrionali.
Set
13
2012
Ricordo quando, nel 1986 , il presidente della Regione, Rino Nicolosi, fece un discorso alla Borsa di Milano che lasciò il segno. Disse: “È inutile che continuiate a combattere la mafia in Sicilia se non la combattete qui, a Milano, dove ci sono danaro e ricchezza”.
Fu molto criticato dai poteri forti, dal mondo bancario, finanziario e imprenditoriale del Nord, ma, senza essere un chiaroveggente, Nicolosi anticipò quello che ormai accade nel Nord da 10 anni.
Lo scioglimento per mafia dei Comuni di Bordighera, Desio, Ventimiglia, Leinì, Rivarolo Canavese e altri, indica con chiarezza che le istituzioni locali, la borghesia, la classe dirigente e l’imprenditoria del Nord non sono stati capaci di ergere un muro alle infiltrazioni. E continuano a perdere terreno, tanto che, giorno dopo giorno, i media riportano le operazioni delle Forze dell’ordine in tutte le aree settentrionali, dal Veneto alla Lombardia, dal Piemonte alla Liguria.

Molti stupidi dicono che non bisogna fare le opere pubbliche nel Meridione perché c’è la criminalità organizzata. Sarebbe altrettanto stupido dire, oggi, che non si deve costruire la Pedemontana o la nuova tangenziale di Milano o le altre opere del Nord per evitare le infiltrazioni malavitose in quelle opere.
La costruzione della Salerno-Reggio Calabria, in grandissimo ritardo, ma ora in dirittura d’arrivo perché il ministro Passera si è impegnato a far chiudere i lavori entro dicembre 2013, è stata protetta dall’Esercito e dalle Forze dell’ordine. L’amministratore unico dell’Anas, Pietro Ciucci, ha ottenuto un grande supporto in questo senso e i cantieri stanno procedendo, sembra, in tabella di marcia.
Le opere pubbliche sono indispensabili per ricominciare a crescere, ad aumentare il Pil, l’occupazione, le imposte sui redditi, l’Iva. Il Governo sta preparando un piano che prevede 100 miliardi di investimenti, i quali produrrebbero 1 milione di posti di lavoro. Naturalmente dovrà procedere a tagliare spese per un importo analogo, diversamente, essendo vietati un nuovo indebitamento e un aumento d’emissione di titoli di Stato, non ci sarebbe ove prendere le risorse.
 
Con l’operazione Ulisse, le Forze dell’ordine hanno arrestato 37 malavitosi in provincia di Milano, per associazione di stampo mafioso. Sempre a Milano, sono stati uccisi un imprenditore e la sua compagna. è inutile continuare l’elenco perchè le statistiche riportano come ormai i morti ammazzati sono piu nel Nord Italia che nel Centro-Sud.
Fatto questo quadro, si capisce come non basti la lotta alla criminalità organizzata, fatta da GdF, Carabinieri e Polizia. Dato che l’Esercito lamenta un esubero di 30 mila marescialli rispetto alle proprie esigenze, non si capisce perché essi non vengano trasferiti nelle Forze dell’ordine  dopo un opportuno addestramento. Potrebbero essere estremamente utili.
Come non si capisce perché 100 mila dipendenti in più della Pubblica amministrazione non vengano trasferiti nell’Agenzia delle Entrate per potenziare i settori delle inchieste e degli accertamenti.
La legge sulla mobilità dei pubblici dipendenti esiste (n. 183/2011), ma i dirigenti non sono capaci di utilizzarla per trasferire il personale da una branca amministrativa all’altra, da un dipartimento all’altro.

Questo Governo si chiama tecnico, ma in effetti è formato da Commissari straordinari. Ha quindi poteri straordinari, sostanziali e non formali, perché i suoi provvedimenti devono essere votati dai parlamentari. Ma ha i requisiti e la forza per fare le riforme che colpiscano con efficacia la corruzione e l’attività della criminalità organizzata.
È urgente che nel disegno di legge sulla corruzione, in esame alle Camere, si aggiunga una parte che consenta alle Forze dell’ordine d’intervenire ancor più decisamente nel contrasto ai reati malavitosi.
Va da sé che, contestualmente, vanno regolamentate le intercettazioni perché si usino bene e non se ne faccia un abuso e disciplinate le responsabilità oggettive di chi amministra la giustizia senza mettere i giudici sotto lo spauracchio di ritorsioni. La loro libertà di giudizio deve rimanere inalterata, per consentire di emettere sentenze secondo scienza e coscienza.
Tutto questo per evitare che Scampia si trasferisca stabilmente al Nord.
Set
12
2012
Camminando per le strade, incrociando automobilisti, frequentando riunioni di diverso tipo, notiamo che la gente ha un’espressione seria (o seriosa), spesso digrigna i denti, il che esprime un interiore negativo. Meno frequenti sono i casi di chi sorride, si badi non di chi ride o di chi si sganascia.
Il riso fa buon sangue, ma abbonda nella bocca degli stolti. Come sempre, occorre un giusto equilibrio tra i due casi. Però, la matrice dello stato mentale di ognuno di noi deve essere basata su serenità e tranquillità, a loro volta poggiate sull’equilibrio e sul buon senso.
Tutto questo non è facile e, soprattutto, non è frutto dell’istinto che è dentro di noi. Tutto questo è frutto di tante letture, effettuate con concentrazione e cognizione di causa, è frutto di un lungo e perenne auto-addestramento.
Infatti, bisogna volere essere sereni e tranquilli dentro, senza di che ciò che avviene, avviene senza controllo e senza limiti. 

Ora, è facile essere sereni e tranquilli quando tutto va bene, difficile, o più difficile, è quando le cose vanno male o molto male. Proprio in queste circostanze si misura la forza di ognuno di noi e la capacità di capire la nostra parziale impotenza nell’affrontare gli eventi contrari.
Abbiamo il dovere di fare uno sforzo di previsione degli eventi, ma la nostra capacità è limitata. Perciò, dobbiamo affrontare le avversità man mano che si verificano, essendo pronti a mettere in atto tutte le possibili soluzioni che siamo capaci di escogitare, o che riusciamo a individuare, sempre nelle nostre limitate possibilità.
Un’ampia conoscenza di quanto è accaduto nei trenta secoli che ci hanno preceduto, ci aiuta molto in questa ricerca e ci aiuta anche ad avere la consapevolezza che quanto accade non è fortuito, bensì frutto di Regole della Natura per noi spesso incomprensibili, imperscrutabili e insondabili.
Leggevo di un padre, cui la Natura aveva tolto l’unico figlio, che malediva Dio. Ma, poi, si pente e capisce che quel fatto gravissimo rientrava in un sistema che coinvolge gli uomini, il mondo vegetale e animale e, in genere, l’Universo.
 
Se si ha cognizione di quanto precede, bisogna capire come sia utile vivere la vita sorridendo o in pace con sé stessi e con il prossimo. È difficile pensare che chi agisce nel versante del male possa essere in pace con sé stesso. Anche se ignorante, la Natura umana fornisce gli elementi istintivi, mediante i quali si capisce se ci si comporta bene o male, anche se, in questo caso, si cercano tutte le giustificazioni, in parte vere.
Chi nasce in un quartiere malfamato ha un’alta probabilità di crescere come un delinquente, chi nasce in un Paese povero ha un’alta probabilità di restare povero. È proprio la democrazia a consentire a tutti i cittadini di una Comunità di avere lo stesso punto di partenza, che permette a chi nasce nel quartiere malfamato o a chi nel Paese povero, di utilizzare un ascensore sociale e, attraverso gli studi e la competizione, di cambiare la propria posizione.
Quando la democrazia è malata si verificano, invece, distorsioni che consentono ai privilegiati di restare tali e ai meno abbienti di non cambiare il loro stato sociale.

Quando alcuni politici dissennati o alcuni sindacalisti corporativi affermano che tutti i cittadini sono uguali, confermano una banalità o, se vogliamo, un principio che vede concordi tutti. Peraltro, tutte le Costituzioni democratiche partono dal punto di vista che i cittadini sono uguali, ma tale eguaglianza non deve essere forzosa, nel senso che le Istituzioni non devono creare artifizi per renderla fattibile.
Le Istituzioni e coloro che hanno la responsabilità di gestire una Comunità, hanno il dovere di creare le Regole, cioè il sistema normativo che consenta a tutti di gareggiare ad armi pari, con le stesse possibilità di vincere la gara. Tali Regole debbono essere basate su due fondamentali valori, che ripetiamo ossessivamente, il merito e la responsabilità.
Chi è in pace con sé stesso sorride volentieri, anche se ognuno di noi non è mai senza peccato e quindi, non è in condizione di  scagliare la prima pietra.
È bello vedere la gente che sorride. Sorridiamo anche noi.
Set
11
2012
Da 29 anni Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini deliziano il Parlamento con la loro presenza. Entrambi sono stati presidenti della Camera, Casini utilizza da tempo i privilegi post-cessazione del suo incarico (ufficio, segretarie, auto, autisti, spese di viaggio e altri) e Fini si approssima ad usufruirne dopo aprile 2013, quando cesserà dal suo ufficio.
Già questi privilegi costituiscono di per sé una vergogna, in un Paese dove vi sono enormi problemi di mancata crescita, perché sottraggono risorse agli investimenti e alle opere pubbliche.
I due campioni di longevità politica non sono ai vertici di questa particolare classifica, perché vi è gente come Pisanu che ha superato i 40 anni o come il pensatore della Magna Grecia, Ciriaco De Mita, ancora eurodeputato a quasi 84 anni.
Dall’altra parte del mondo, Barack Obama è stato eletto a 47 anni.  David Cameron, primo ministro britannico, a 44; Jyrki Katainen, primo ministro finlandese, a 40 anni; la cancelliera tedesca Angela Merkel a 51 anni, e così via.

Chiudendo la festa del Partito democratico, a Reggio Emilia, il suo segretario, Pierluigi Bersani, ha onorevolmente confermato che ci saranno le primarie per indicare la persona che verrà candidata all’incarico di presidente del Consiglio. Il suo interlocutore sappiamo già che sarà Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ove ha vinto le primarie, il quale si sta imbarcando sul suo camper per visitare le attuali 108 province.
Nel Pd vi sono anche tantissimi dinosauri che non hanno alcuna intenzione di starsene a casa. Anche nel Pdl i dinosauri non scherzano: Cicchitto, gia craxiano di ferro, ha l’impudenza di dire che le liste bloccate dei nominati servono per consentire ad alte personalità di accedere nelle aule parlamentari. Non si rende conto del ridicolo di questa affermazione che, in ogni caso, viola ogni principio democratico.
La nostra Costituzione prevede la figura del senatore a vita proprio per onorare alte personalità. In atto essi sono Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini e Mario Monti. La Costituzione, all’articolo 59, comma 2, fissa un tetto di cinque.
 
Come si evince da questa breve descrizione, è urgente un forte rinnovamento del ceto politico a livello nazionale che, però, non deve tener conto solo dell’anagrafe, bensì di qualità, competenza, professionalità e moralità delle persone.
Per andare in questa direzione, è necessario fare una legge che ordini i partiti e riempia il vuoto dell’art. 49 della Costituzione. Partiti con uno statuto democratico, con un bilancio-tipo prefissato come quello delle società, con una certificazione effettuata da società iscritte alla Consob, con la trasparenza dei finanziamenti e la contestuale abrogazione di quelli attuali.
Anche le primarie, per diventare una cosa seria ed equa per tutti, hanno bisogno di regole. Le stesse possono essere date solo mediante un’apposita legge, uguale per tutti i partiti, di modo che i cittadini sappiano con chiarezza, quando votano per i candidati, quali sono i punti di riferimento validi per tutti.

Via le cariatidi da tutti i partiti, immissione di volti freschi e giovani purché abbiano i requisiti prima indicati. Ma immissione anche di tutti quegli altri cittadini di primo livello, disponibili a spendersi per servire il popolo, possibilmente in modo gratuito.
Ecco qual è la leva per capire chi vuole servire o chi vuole servirsi degli elettori: dare a chi occupa incarichi istituzionali il rimborso delle spese ed eventualmente un’indennità sostitutiva del reddito perduto, qualora si eserciti esclusivamente l’attività politica. Questo vale per tutti i livelli istituzionali: nazionale, regionali e locali.
È il denaro che fa marcire le coscienze e che provoca tentazioni. Non dimentichiamo quanto affermava Oscar Wilde (1854-1900) a riguardo: Resisto a tutto, tranne che alle tentazioni.
Senza un rinnovamento dei criteri di selezione basati su regole certe e su valori morali, bisognerà sempre ricorrere ai tecnici, il che dimostra una impotenza del ceto politico. Se gli uomini politici si sono trasformati in politicanti senzamestiere la responsabilità non è di chi li addita al pubblico ludibrio, bensì di loro stessi, che sono causa dei propri e degli altrui mali.
Set
08
2012
Un chilo di carbone, un chilo di gas e un litro di benzina, bruciati, emettono la stessa quantità di anidride carbonica. La questione della scelta del materiale combustibile riguarda invece il processo di lavorazione. Più è avanzato e innovativo, meno produce inquinamento.
La situazione dell’energia in Italia è disastrosa, perché dal dopoguerra in avanti, ma soprattutto in questi ultimi trent’anni, i vari Governi non hanno fatto mai una vera politica di settore e neanche una politica industriale.
Le conseguenze sono pesanti, perché ci troviamo a pagare l’energia un terzo in più dei partner europei e il nostro sistema industriale, che non è stato innovato, ha perso competitività. Una seconda causa deriva dalla scarsa produttività degli apparati che incidono sul prezzo finale.
I diversi Governi degli ultimi decenni hanno consentito il proseguimento di attività industriali senza obbligare le imprese ad effettuare le bonifiche ambientali delle aree inquinate, anche se sono stati concessi  contributi utilizzati male, cioè non finalizzati allo scopo per cui sono stati erogati.

I casi di Ilva, Carbon Sulcis e del Triangolo della morte (Augusta, Priolo e Melilli) sono eclatanti. Ci voleva una squadra di coraggiosi magistrati per mettere uno stop definitivo all’enorme inquinamento nella città di Taranto, prodotto dall’Ilva. Uno stop vigoroso che ha costretto la proprietà ed il Governo ad intervenire senza ulteriori dilatori ritardi. La fabbrica continua a produrre acciaio in certi segmenti, ma ora è obbligata ad effettuare le innovazioni di processo, per le quali sono necessarie ulteriori centinaia di unità lavorative.
Oltre a ridurre prima, e a eliminare dopo, l’inquinamento, le bonifiche hanno l’ulteriore vantaggio di impiegare nuova manodopera, ovviamente qualificata. Sembra incredibile come si siano ignorate queste necessità per tanti lunghi anni: un disdoro del ceto politico e burocratico che ha fatto come le tre scimmiette.
Il caso della Carbon Sulcis è emblematico e riguarda il continuo rinvio dell’innovazione nel processo di estrazione della materia prima. Se il processo fosse stato innovato, la materia prima sarebbe divenuta poco inquinante, tanto quanto il derivato dal petrolio.
 
Fonti non aggiornate ritengono che una centrale a carbone sia fortemente inquinante. Vogliono ignorare quanto abbiamo affermato all’inizio di questa nota e cioè che l’inquinamento non deriva dal prodotto, bensì dal processo. Una centrale a carbone, insediata laddove esso si estrae, potrebbe utilizzare la materia prima in un processo completo, immettendo nella rete elettrica megawatt aggiuntivi ed evitando l’importazione di petrolio, che crea almeno altrettanto inquinamento ambientale.
Non sappiamo se il Governo intenda affrontare la questione mediante le proprie società controllate, Eni ed Enel. Questa sarebbe la via da percorrere per risolvere capra e cavoli.
Certo, in Sardegna non si può chiudere un’unità produttiva di energia come la Carbon Sulcis. Non solo, perché non si possa tagliare quella manodopera, ma perché operando così si farebbe aumentare il Pil dell’Isola  oggi depresso.
Lo stesso discorso vale per l’Alcoa, che così com’è, non competitiva, va chiusa. Ma con un processo opportunamente innovato si potrebbe farla diventare competitiva: serve  all’uopo una politica industriale.

La vergogna delle mancate bonifiche riguarda anche i poli energetici della Sicilia, e quelli di Ravenna e di Genova. Per quanto riguarda l’Isola, sono da tempo disponibili centinaia di milioni di fondi europei, ma una Regione abulica ed assente non ha attivato gli stessi e neanche i fondi statali, co-finanziati dai propri, preferendo chiedere l’elemosina al Governo centrale per pagare stipendi, consulenti e finanziare una spesa improduttiva e clientelare.
I danni che hanno fatto i Governi regionali negli ultimi vent’anni si possono misurare col continuo arretramento dell’economia e l’aumento della disoccupazione. Da noi c’è stato lo scudo dello statuto autonomista. Ma esso è stato utilizzato per aumentare i privilegi di politici e burocrati e danneggiare i siciliani. Sussidariamente, i vari Governi nazionali non hanno costretto la Regione a fare il proprio dovere.
Eppure, abbiamo avuto per lunghi periodi un ministro dell’Ambiente, altri ministri e sottosegretari siciliani. Tutti hanno dormito.
Set
07
2012
John Maynard Keynes e Milton Friedman sono stati due grandi economisti che sostenevano la necessità di effettuare investimenti finanziati dal deficit, ma non mediante la sottoscrizione di buoni del tesoro, bensì con la creazione di moneta, quello che Luigi Einaudi chiamava il ricorso al Torchio.
L’insegnamento dei due economisti è stato volutamente interpretato male da governi formati da politicanti anziché da politici di alto profilo. Cosicché hanno creato indebitamento per finanziare la spesa pubblica improduttiva, quella che è tornata a loro utile per soddisfare la famelicità dei loro clientes.
Un modo per acquisire consenso in maniera contraria a come dovrebbe essere acquisito: cioè contando sul favore del singolo anziché sull’approvazione portata ai grandi progetti.
Si dice che in economia non esistano pasti gratis: non è vero, perché lo scambio è un modo che crea utilità dal nulla, per ambedue i contraenti.
Le disfunzioni dei Paesi ad alto debito pubblico sono conseguenza non tanto della più forte recessione del dopoguerra, quella che ha colpito i Paesi occidentali dal 2008 in avanti, quanto perché le regole esistenti erano deboli e consentivano margini di discrezionalità per i tornaconti personali, a cominciare da quelli dei banchieri. 

Ben Bernanke è il presidente della Federal Reserve, la banca che governa la moneta negli Stati Uniti. Nominato da Bush e confermato da Obama, è malvisto dal candidato repubblicano alla Presidenza, Mitt Romney, per la sua politica di sostegno all’occupazione e allo sviluppo dell’esportazione.
La Federal Reserve, non solo ha il compito di proteggere il dollaro dall’inflazione, ma anche di promuovere l’economia e di creare posti di lavoro. Ovviamente non ha strumenti diretti perché non può assumere i senza lavoro. Tuttavia può mettere in moto dei meccanismi perché il lavoro venga creato dalle imprese, le quali assorbono milioni di disoccupati quando la ruota gira.
Proprio dal 2009 ad oggi, negli Usa, sono stati creati 4 milioni di posti di lavoro, metà dei quali ottenuti indirettamente dalle azioni della Banca centrale statunitense, la quale ha generato una crescita aggiuntiva del Pil dell’ordine dell 3%.
 
Questo è stato ottenuto perché Bernanke ha esercitato il suo potere di stampare moneta, cioè di usare il Torchio. Il che ha consentito di non aumentare il debito pubblico, e quindi di non aumentare gli interessi dello stesso a carico dell’erario.
La Fed ha creato 2.300 miliardi di moneta e li ha spesi per comprare buoni del tesoro americani o simili. Questo meccanismo ha consentito la creazione di nuovi posti di lavoro perché la domanda conseguente all’immissione di liquidità nel mercato ha fatto aumentare i consumi.
In ogni caso, la crescita Usa è nell’ordine dell’1,7% contro il nostro
-2% e lo zero dell’Europa. Il dollaro mantiene la sua parità con l’euro intorno a 1,25 (ma ricordiamo che quando fu istituito, il rapporto era a 0,87 euro per dollaro), il debito pubblico è del 73% sul Pil (contro il 123% dell’Italia).
Mario Draghi non ha gli stessi poteri di Bernanke. Nonostante ciò ha dato un messaggio chiaro agli speculatori: la Bce sosterrà l’Euro con ogni mezzo, anche acquistando lecitamente i buoni del tesoro fino a 3 anni, dei partner in difficoltà.

Ma Draghi non può stampare moneta perché questo è assolutamente vietato dal Patto di Maastricht. Nonostante questo, la barriera che con fermezza la Banca centrale europea ha eretto a difesa degli Stati dell’Uem, fa capire a chi vuole sfruttare le sue debolezze, che c’è la risolutezza di proteggere l’euro a tutti i costi.
Naturalmente mancano all’Unione europea quattro pilastri perché divenga un soggetto compatto e funzionante: l’unione bancaria e quelle economica, fiscale e politica. Senza questi quattro pilastri l’Europa rimane fragile e soggetta agli attacchi di chi della compravendita di titoli fa un’azione costante.
Realizzando i quattro pilastri la Bce avrebbe gli stessi poteri della Fed e con essi potrebbe tutelare l’Euro con ben altra forza. Tuttavia l’Uem deve superare questa situazione con gli strumenti che ha, ritenuti  sufficienti per uscire dal tunnel.
In questo quadro rientra l’elemento fiducia che è fondamentale per guardare il futuro in modo positivo. Tutti si debbono unire in uno sforzo unico per superare questo dannato periodo.
Set
06
2012
Prima Miccichè si candida alla Presidenza della Regione, poi comunica di fare un passo indietro indicando Nello Musumeci come il miglior candidato del centrodestra, infine fa retromarcia, perché ha fatto l’accordo con Raffaele Lombardo e ripropone la sua candidatura.
Questo balletto non sarebbe di per sé negativo. Tuttavia, la cosa negativa è che l’annuncio non viene accompagnato da un programma che ricalchi il nostro Decalogo più volte pubblicato.
Lombardo e Miccichè dichiarano che i loro partiti (Pds e GS) sono autonomisti, ma è difficile credere che dopo il 61 a zero, i governi di Cuffaro nei quali era presente Forza Italia e i governi di Lombardo si possa ancora prestare fiducia alla loro annunciazione.
È proprio questo il punto nodale: la fiducia. Chiediamo agli elettori siciliani come possano avere ancora fiducia in personaggi che hanno affossato l’economia della Sicilia con il catastrofico aumento della disoccupazione. Si sono solo preoccupati di fare entrare nelle pubbliche amministrazioni e nelle loro partecipate decine di migliaia di loro clienti, cui rendere il favore per averli appoggiati.

Il più grave reato politico di chi ha governato le istituzioni siciliane (Regione e Comuni), direttamente o indirettamente, è quello di avere tradito la fiducia dei propri elettori, ma, peggio, hanno tradito l’interesse generale per favorire quello dei propri apparati. In questi decenni, non abbiamo visto una sola azione strategica, di ampio respiro, basata su un progetto alto di sviluppo nel quale fossero coinvolti tutti i cittadini, escludendo le corporazioni e le categorie che tirano sempre il lenzuolo dal proprio lato.
Questi comportamenti non sono adeguati all’indirizzo saggio del nostro Statuto autonomista che, come è noto, è stato formulato prima della Costituzione e inserito nella stessa senza alcuna modifica.

I Padri autonomisti hanno previsto maggiore libertà d’azione ai nostri governanti perché la utilizzassero a favore dei siciliani. Cosa avrebbero dovuto fare?
I. Creare le condizioni strutturali e le infrastrutture, tali da attrarre investimenti nazionali ed internazionali.
II. Riordinare profondamente burocrazia e procedure ribaltando la mentalità ostruzionistica dei dipendenti regionali e comunali, con la creazione dentro ogni ufficio pubblico di una sala sobria, ma funzionale, ove accogliere non i clientes, bensì tutti coloro che avessero avuto intenzione di investire in Sicilia.
III. Utilizzare immediatamente e completamente tutti i fondi europei o statali, cofinanziati dalla Regione, senza la perversa utilizzazione delle risorse per la spesa corrente improduttiva. Non mi dilungo sugli altri punti elencati nel Decalogo.
Governanti carismatici, con prestigio personale, riconosciuto dai cittadini siciliani avrebbero avuto la forza di contrattare con lo Stato l’applicazione totale delle norme statutarie che, ricordiamo ancora, sono di livello costituzionale. Certo, la loro azione doveva essere fortemente rinforzata da deputati e senatori siciliani che, dimentichi della loro appartenenza partitocratica, avrebbero dovuto sostenerli.

Con le elezioni del 28 ottobre bisogna voltare pagina, radicalmente. Ai siciliani l’onere della scelta, escludendo tassativamente tutti coloro che hanno tradito la loro fiducia. Ovviamente quei siciliani che fanno parte degli apparati, che sono gregari e portatori di voti, abituati a chiedere l’elemosina, non ascolteranno questo invito.
Però, vi è metà del popolo siciliano che è disgustato dai comportamenti richiamati e che, con tutta probabilità, non andrà a votare. e proprio a questa parte, compatta nell’astensionismo, che rivolgiamo il nostro invito a pensare di riversare i loro voti a quello, o quei candidati, che non fanno parte della schiera dei partitocrati o di coloro che hanno fatto della politica il loro mestiere, non avendone altro. Per contro, vi sono politici che hanno un loro mestiere.
Fra i non partitocrati vi è il candidato di Grillo. Ma esso non è votabile perchè un movimento come M5S non ha progetto e non ha capacità amministrativa; sa solamente protestare. Ma alla Sicilia non serve la protesta, bensì il progetto elaborato da persone capaci e professionali, soprattutto oneste.
Set
05
2012
La ressa dei candidati alla presidenza della Regione dimostra che i partiti tradizionali non sono più in condizione di concentrare i consensi. Non è escluso che il Presidente della Regione, che uscirà dalle urne la sera del 28 ottobre, sia eletto solo col 25 o 30 percento dei voti. Il che è un male.
La vigente legge regionale, per la sua elezione a turno unico, potrebbe far scaturire un Presidente eletto da una larga minoranza di siciliani. Ancor di  più minoranza se è vero che quasi la metà degli elettori non andrà a votare.
Perché questo enorme astensionismo? perché i siciliani sono disgustati da un ceto politico che, in sessantaquattro anni di falsa autonomia, ha promesso, promesso e promesso, ma per il proprio tornaconto personale e per il proprio ascarismo non ha mai mantenuto la parola data. Eppure pacta sunt servanda.
Ecco che la schiera dei candidati-politici di professione, non ha alcun appeal, in quanto il loro prestigio è quasi inesistente, anche se, fra i candidati-politici di professione, ve ne sono alcuni discretamente meritevoli. Costoro hanno gli apparati, cioè i loro aficionado, portatori di voti basati sulle promesse di favori individuali. Staremo a vedere se qualcuno vorrà distinguersi, affermando che non concederà alcun favore, ma che vorrà attuare un programma di alta politica che serva l’interesse generale.

A fianco dei candidati-politici di professione, la società (stupido chiamarla civile), esprime altri candidati, alcuni rappresentativi di categorie, come il caso dei Forconi, e quindi di parte, altri che tentano di intercettare la protesta in quanto tale, come il caso del Movimento cinque stelle. Proprio questo Movimento non ha dato prova di capacità amministrativa con l’elezione del Sindaco di Parma, Federico Pinzarotti, il quale, dopo oltre tre mesi, non è riuscito neanche a redigere una modesta bozza di Piano per risollevare le sorti di quell’amministrazione comunale.
Vi sono altri candidati che non rappresentano specifici settori dei cittadini, ma non sembra che essi possiedano quei requisiti professionali per organizzare e amministrare bene una macchina complessa come quella della Regione siciliana che, ricordiamolo, gestisce un bilancio annuo di 26 miliardi, pari a quello della ricca Lombardia, ove risiede il doppio degli abitanti.
Non è facile individuare un candidato che abbia questi requisiti professionali, cui aggiungere referenze morali ineccepibili, al di sopra di ogni sospetto.
 
Mentre i candidati-politici di professione si disputeranno il consenso di quella circa metà dei siciliani che andrà a votare, ci può essere qualcuno, al di fuori dei giochi di potere, che invece può puntare al bersaglio grosso, che è il consenso dell’altro 50 percento di astensionisti.
E se ci fosse una persona capace di questa operazione, renderebbe un servigio alla Sicilia e ai siciliani, perché offrirebbe una vera alternativa sia ai candidati-politici di professione, sia ai candidati che rappresentano categorie, sia ad altri candidati che non hanno le competenze e le esperienze professionali per rivoluzionare la macchina delle Regione.
Crocetta parla di Rivoluzione ma,  non l’ha fatta quando è stato Sindaco della sua città, Gela, che continua ad essere il luogo dove vi sono più abusi edilizi di tutta la Sicilia, per non parlare dell’inquinamento. In ogni caso egli è un candidato-politico di professione e quindi competerà nell’ambito del 50 percento dei votanti, come i suoi colleghi-antagonisti.

La Sicilia è alla canna, i disastri compiuti dai Governi Cuffaro e Lombardo sono inenarrabili. In questa terra, ricca di tesori paesaggistici, borghi, reperti archeologici, storia, clima meraviglioso e tante altre ricchezze naturali, la Regione negli ultimi 20 anni, non è stata capace di attivare un progetto di sviluppo che prescindesse dgli interessi particolari. Né Cuffaro, né Lombardo hanno puntato in alto, chiudendo la porta a tutti i clientes. Questa non è stata politica, bensì una catena di azioni clientelari basate sul favore.
A questo punto si pone la domanda: la Sicilia, lascia o raddoppia? Fuor di metafora, continuiamo a regredire o puntiamo decisamente alla crescita e allo sviluppo, da cui deriva la solidarietà? La risposta è facile ma ci vuole la persona giusta per darvi corpo.
Se questa uscirà dal silenzio e si proporrà al popolo degli astensionisti (ripetiamo, il 50 percento) i siciliani non potranno più dire che non avevano alternativa e, quindi, non sarà più giustificata l’astensione come segno di protesta.
Comprendiamo la molteplicità degli interessi di parte e individuali ma, finchè prevarranno quest’Isola resterà al palo.
Nel Decalogo, pubblicato oggi, troverete un serio programma.
Set
04
2012
Correva l’anno 1982, e io correvo in auto lungo la pista del lago di Pergusa, vicino Enna. Imboccando una chicane, a velocità eccessiva, andai fuori pista, nella via di fuga. L’auto si ribaltò sette volte, ma io uscì indenne perché evidentemente l’olio nella mia lampada non si era esaurito. Perché vi racconto un’esperienza personale? Per dirvi che è sempre necessaria una via di fuga o un’alternativa.
Nei servizi è buona regola avere tutti gli impianti doppi. Quando si guasta un macchinario deve intervenire, spesso automaticamente, quello di riserva. Insomma, è necessario prevenire i fatti che possono accadere, in modo da evitare l’emergenza. Le automobili portano la ruota di scorta, che è una via di fuga.
Si tratta di un modo di pensare che dovrebbe essere costante nella vita di una persona, soprattutto nel campo dei rapporti immateriali. Infatti, non sempre è possibile avere una via di fuga nelle cose che hanno peso corporeo.
Tutti i progetti validi nei campi della ricerca presentano alternative, ed è proprio uno dei cardini della stessa, non procedere solo su un percorso, bensì per linee parallele, per avere più probabilità di successo.

Naturalmente l’uomo propone e Dio dispone, anche se credo che il Supremo Architetto preferisca osservare i nostri comportamenti e non intervenire, avendoci dotati del libero arbitrio. Non tutto è prevedibile, ma molto si può fare per precedere gli eventi. Stare al sole lasciando che la mosca zampetti sulla nostra faccia senza far nulla non è meritevole di essere definito comportamento umano.
Darsi da fare, però, non significa agitarsi, muoversi tanto per farlo, ma avere precisi obiettivi e andare in quella direzione, adottando tutti i mezzi necessari per raggiungerli. Questo procedimento non è proprio delle attività economiche, bensì di ogni attività che svolgono le persone, anche in campo sociale o solidaristico o di aiuto e soccorso agli anziani, ai deboli e ai malati.
Se le istituzioni funzionassero bene, predisponendo le alternative o le vie di fuga, l’intervento solidaristico dei cittadini si ridurrebbe all’offrire il proprio tempo e la propria umanità a chi ne ha bisogno. Invece, spesso, occorre una loro supplenza.
 
I comportamenti prima descritti , abbisognano di Regole che siano eque in modo da evitare disparità tra le persone, e poi vengano fatte rispettare da chi ne ha il dovere. Non ci riferiamo solo alle regole istituzionali, ma soprattutto a quelle morali, fra cui: rispettare il prossimo non facendogli quello che non si vorrebbe ricevere. Trascuriamo in queste note i malnati e i malfamati incalliti, mentre è ammissibile l’errore compiuto in buona fede.
Intorno a trent’anni, ho fatto un corso biennale di Jujitsu. Ne sono passati quaranta e non sono in condizioni di ripetere quelle mosse. Però, mi è restata impressa come un marchio la disciplina, il controllo dei gesti e dei movimenti, l’equilibrio del corpo, il suo bilanciamento. Questa disciplina, non solo mi torna  utile per controllare tutti gli impulsi che provengono dall’interno e dall’esterno, ma anche per disciplinarli, postporli, metterli in ordine.
Non è detto che quando si ha fame bisogna mangiare, si può resistere oltre trenta giorni senza mangiare, mentre senza acqua il limite è di tre o quattro giorni.

Se a scuola si insegnassero la disciplina e l’educazione dei propri impulsi, ognuno vivrebbe molto meglio. Usando il cervello si capiscono molte cose e ci si regola di conseguenza, e nel cervello ci deve essere sempre una larga dose di buonsenso e di equilibrio.
Parlando di alternativa, potrebbe sorgere una domanda spontanea. Qual è l’alternativa alla vita? La morte, direbbero molti senza riflettere. E invece, no. La morte è un modo catastrofico di intendere l’esistenza. In effetti, si tratta più semplicemente della cessazione del funzionamento di un corpo. Si comincia in un certo momento e si finisce in un altro momento. Ma lo spirito, che nasce con noi, o che proviene dal mondo dell’energia (non lo sappiamo), esce dal nostro corpo e ritorna nel mondo dell’energia.
Lo spirito, almeno secondo me, sopravvive al corpo. Certo, quando muore un nostro figlio la sua fisicità ci manca immensamente, ma, contemporaneamente, il suo spirito ci è vicino e con esso interloquiamo costantemente.
Così chi se ne va continua a vivere.