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Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Nov
29
2011
 La sordità costituisce uno dei problemi gravi che affligge la società. Una realtà difficile perché subentrano difficoltà psicologiche in quanto essa non permette il confronto, la partecipazione della persona con il mondo: l’ipoacusia diventa un problema sociale, inficia  gravemente lo sviluppo e l’articolazione del linguaggio con conseguente stato di isolamento e una cattiva integrazione nella scuola e nella società.  
 
Occorre fare una puntualizzazione che riguarda la menomazione ovvero il danno biologico che una persona riporta a seguito di una malattia (congenita o meno) o di un incidente; la disabilità ovvero l'incapacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione; l'handicap ovvero lo svantaggio sociale che deriva dall'avere una disabilità.  
 
Questo rientra nello specifico della sordità. 
 
Affinchè possa essere affrontato o arginato il problema che scaturisce, appunto, da svariate cause alcune congenite, è indispensabile una diagnosi approfondita e un intervento terapeutico personalizzato. E se la sordità colpisce i più piccini deve essere tempestivo l’intervento da parte dei genitori senza naturalmente improvvisazioni di terapie che non siano indicate dallo specialista otorinolaringoiatra. Da sapere che dopo i 12 anni risulta difficoltoso l’apprendimento del linguaggio. I dati sono significativi. Il 15,4% del campione delle persone che si sono sottoposte all’esame gratuito dell’udito ritiene di avere una buona conoscenza del problema sordità, mentre il 50,6% pensa di avere una preparazione sufficiente e ben il 34% inadeguata.
 
Circa otto milioni di persone in Italia soffrono di disturbi uditivi più di mezzo milione le persone adulte con sordità grave invalidante e conseguente handicap di rilevanza sociale, oltre mille i bambini che nascono ogni anno con sordità congenita. In più se nella fascia di età 0-3 anni sono 22.000 i bambini colpiti, dai 4 ai 12 anni si passa a 98.000, dai 13 ai a 45 anni 1.040.000 con un picco di 1.146.000, tra i 45 e i 60 anni e un ulteriore aumento a 2.884.000 persone nella fascia di età 61-80 anni per giungere a 1.301.000 persone sopra gli 80 anni. I dati complessivi indicano uno scenario di 6.491.000 persone affette da sordità alle quali si aggiungono 1.500.000 persone con problemi uditivi minori, come gli acufeni, per un totale complessivo di 7.990.000 soggetti. Queste le cifre allarmanti fornite dall’Airs.  
 
Come provvedere?  Sicuramente occorre aumentare il livello di conoscenza attraverso campagne di prevenzione per sensibilizzare l’opinione pubblica visto che il 12% della popolazione italiana soffre di disturbi all’orecchio ed è altissimo  il numero di persone adulte con sordità grave invalidante.
 
La  Giornata Nazionale per la Lotta alla Sordità è un’iniziativa in costante crescita, in programma per il 29 novembre 2011 - si inserisce all’interno della “Settimana Nazionale Airs per la Lotta alla Sordità”. Ad Acireale l’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria dell’ospedale di Acireale – diretta da Ignazio La Mantia - ha aderito alla tradizionale “Giornata Nazionale Airs per la Lotta alla Sordità”, organizzata dalla Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità - Onlus, che quest’anno si svolgerà con alcune rilevanti novità. Vuole infatti essere l’occasione per sviluppare una capillare campagna di sensibilizzazione a favore della prevenzione. L’iniziativa ha coinvolto 250 ospedali distribuiti su tutto il territorio nazionale.
 
Tra questi l’ospedale S. Marta e S. Venera di Acireale che il 29 novembre metterà a disposizione dell’utenza le strutture della Unità Operativa di Otorinolaringoiatria con il suo Ambulatorio di Audiologia e Foniatria: dalle ore 9.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18,00 verranno effettuati gratuitamente esami audiometrici allo scopo di individuare eventuali deficit uditivi (per info e/o prenotazione telefonare ai numeri 095 7677037 – 095 7677119). L’U.O. di Otorinolaringoiatria di Acireale ha da tempo avviato un progetto pilota che mira ad effettuare uno screening audiologico neonatale su tutti i bambini nati nel presidio acese.
Nov
15
2011
Il senso della democrazia, sistema d¹eccellenza, di uno Stato libero, viene spesso distorta dagli abusi di potere. Sotto il suo mantello infatti si celano interessi che esulano dallo spirito democratico.
 
La democrazia espressione di un popolo libero, civilizzato, attento alle regole e alla legalità non può lascare il passo ad atteggiamenti superficiali. Sarebbe la morte di uno Stato.
 
Eppure la politica si orienta su decisioni che spesso avvantaggiano i pochi e penalizzano i tanti. Democrazia è per tutti. Libertà è diritto di tutti. Civiltà è dovere di tutti. E la democrazia impone il dovere da parte di ogni cittadino a farla rispettare.
 
Apertura, sviluppo, investimento di risorse umane ed economiche, fanno parte di questo meraviglioso sistema che ha dato respiro a popoli, che devastati dalla dittatura, sono rinati. Non è storia recente. Il totalitarismo ha ridotto il progresso, lo ha ingabbiato, ha condannato la libertà di espressione in tutte le direzioni, ha ucciso gli uomini sottoposti a tale devastante regime.
 
Nel 2011, prossimo 2012, non possiamo permettere che in nome di tale ³principio democratico ³di popolo vivo e fervido di iniziative, qualcuno o qualcosa, per motivi di mero protagonismo, possa rovinare il percorso della storia che è stato avviato con sacrifici immensi dai nostri italiani. Lo affermo in nome dell¹Unità d¹Italia, dei caduti e di tutti quelli che hanno lottato per creare una Nazione libera ed indipendente. La democrazia, la libertà sono valori inalienabili.
 
Conquistati con sacrificio non possono essere annientati. I cittadini abbiamo il dovere di proteggere la nostra Nazione decidendo sempre con coscienza obiettiva. La più grande espressione di libertà è essere liberi nel confronto con gli altri: la libertà di scelta. Liberi nelle scelte. In fondo la democrazia non è altro che un ³sistema fondato sui principi della sovranità popolare, dell¹uguaglianza giuridica dei cittadini, dell¹attribuzione di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione².
Nov
08
2011
Se sia stato corretto che un dittatore morisse in quelle condizioni, a rigor di morale, purtroppo non possiamo pronunciarci: nessuna morale o moralismo. Noi, popolo civilizzato, democratico, a cui alla fine non manca nulla, non possiamo comprendere 42 anni di sottomissione, di soprusi, abusi, dolori. In questi giorni le risposte alle interviste sono state: “Non è giusto che sia morto giustiziato così, siamo un popolo civile e avrebbero dovuto attenersi alle procedure del tribunale internazionale”. Corretto. La morte ha degli sviluppi umani che  esaminati alla luce dell’ontologia umana, allora è Morte atroce. Una riflessione, che seppure severa, è rigoroso che si faccia. Il popolo era ridotto all’estremo, tutto andava oltre il limite della sopportazione umana. Pensate a come avevano vissuto fino allora. Mettiamoci nei loro panni prima di pronunciarci con le sentenze.

Se una sottomissione fino all’estremo avesse toccato il nostro Paese, dopo anni e anni, chi ha il coraggio di dire “Pazienza, sopportiamo”? Chi ha il coraggio di affermare che si sarebbero accettati quegli anni tremendi? Lo avremmo forse tollerato? O avremmo sopportato come i pecoroni? Alla fine forse saremmo stati più tremendi. Pensiamo alla fine che ha fatto Mussolini.

L’uomo è dotato di razionalità, la ragione deve controllare l’istinto.
Nella condanna riservata a Gheddafi, la ragione all’uomo era proprio presente. Tutta “l’esecuzione” è stata fatta con consapevolezza, con determinazione, una liberazione. Anche un barista intervistato ha risposto: “non potevamo parlare adesso mi sento libero”. E la donna che ha finalmente scoperto il viso alla telecamere?

E se la Stampa avesse il diritto di mostrare quelle immagini, non si deve nemmeno discutere. Il mondo deve sapere. E’ facile giudicare sulla pelle degli altri,  “occhio non vede, cuore non duole”.
E i bambini che assistono a queste immagini cruente, poverini. Che dire dei video games in cui il sangue virtuale scorre a fiumi?
Nov
01
2011
Il piano di interventi che dovrebbero migliorare le condizioni dei detenuti dovrebbero consistere nel rivedere il regolamento interno del carcere e soprattutto cercare di adottare un trattamento del detenuto personalizzato. Valutare lo stato psicologico della persona, ovvero individuare le situazioni più a rischio. Casi di suicidio in carcere ne danno la testimonianza. Non si può nascondere che comunque chi subisce un arresto, seppur manchevole del rispetto delle leggi o per qualsiasi altro motivo, si sente privato della condizione di libertà, privazione che comporta sicuramente uno stato di depressione.

Il Comitato nazionale per la Bioetica, come accennai nella scorsa puntata ha affrontato questi punti nel Documento così si esprime: “Per ciò stesso il carcere è un ambiente che può favorire o far precipitare una eventuale decisione di togliersi la vita. Come denuncia il Comitato etico francese, “le prigioni sono anche la causa di malattia e di morte: sono la scena della regressione, della disperazione, della violenza auto-inflitta e del suicidio”. Due sono dunque i nodi critici: il carente (a volte perfino assente) rispetto di diritti civili e di diritti umani, in particolare del diritto alla salute; lo squilibrio nell’esercizio di tale diritto fra i detenuti e i cittadini liberi: il dato circa l’elevato numero di suicidi in carcere (circa venti volte superiore al tasso della popolazione generale) può pertanto essere letto anche come indice di discriminazione. Nella situazione del carcere, la responsabilità sociale è particolarmente chiamata in causa per le caratteristiche di vulnerabilità bio psico - sociale dei detenuti. I carcerati non rappresentano lo specchio della società di fuori. Sono più giovani, più poveri, meno integrati in termini sociali, economici, culturali. Sono più affetti da malattie fisiche e psichiche”.

In un certo senso il carcere che dovrebbe creare quelle condizioni correttive si trasforma in un luogo di autopunizione ma non nei termini corretti.