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Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Dic
28
2011
Quando nella vita non si realizzano gli obiettivi, è vita sprecata. Studiare per capire, ricercare la verità, attraverso confronti con varie scienze, deve costituire il fine della persona. Ecco perché la Bioetica è complessa per alcuni, o addirittura non compresa. Essa si occupa di tutto ciò che riguarda l’uomo nella sua interezza e complessità. Ma l’arroganza, l’ignoranza la riduce solo ad argomenti ristretti limitandone il campo d’azione.
 
In ogni caso non deve demoralizzare chi cerca, chi vuole sapere. Lo studioso opera in questo senso. La cultura è fondamentale per la costruzione della mente, della crescita, della formazione della coscienza. Avere i paraocchi e relegarsi solo ad un campo ristretto è delitto.
 
Infatti gli obiettivi della Bioetica sono polimorfici, se così possiamo dire. 
Il fatto è che la si vede solo attraverso un aspetto: quello medico.
 
La qualità della vita è valutata solo attraverso la medicina, quando invece comprende tutto.
Ma si sa, il primato lo vogliono tutti, gli arroganti.
 
Andiamo avanti. Parlavamo di obiettivi. 
 
Anch’essi rappresentano la qualità della vita. Obiettivi sul lavoro, sugli affetti, nei rapporti interpersonali, nella fede, nell’economia.
 
Chi non comprende ciò si limita, ostruisce i passaggi di numerose componenti fondamentali della vita e muore dentro.
Che senso ha la vita se non si scovano gli interessi? Si perché bisogna sapersi cercare dentro. Cosa voglio fare da grande? Sempre da grande. Anche quando si raggiunge una veneranda età. Perché l’uomo cresce sempre, è sempre in evoluzione finchè morte non lo separi dalla vita. Chi non comprende  perché non ha coscienza di un limite non può fare altro che rimanere nella sua staticità. E si offusca, e si perde in se stesso perché non si apre. Il problema è che del suo limite ne devono subire le conseguenze gli altri. 
 
Vite sprecate. Vite senza luce. Presunzione di stare bene nel brodo ristretto dell’inconsapevolezza. Allora mi chiedo. Quanto valgono quelli che Vivono comprendendone il valore? Quelli che lottano malgrado tutto? Gli uni hanno successo, questi ultimi magari sono relegati all’incomprensione.
Dic
20
2011
 Potrebbe obiettare qualcuno. Ne ha diritto. Cosa c’entri la Bioetica con il lavoro.
C’entra eccome. Si parla di qualità di vita che passa attraverso il lavoro. E se non si parlasse di ciò, finiremmo con lo sconfinare nella superficialità e contravvenire quanto detto e sostenuto dal fondatore della Bioetica V. R. Potter. 
 
In Global Bioethis Potter voleva una Bioetica che si interessasse dell’uomo indipendentemente dal “on medical focus”.
Cosa che invece i medici dimenticano e che praticano, “only exclusive medicine”. I medici sono i nostri meccanici della salute. Con giuste lauree acquisite, e con raccomandazioni di padre in figlio. Indipendentemente dal voto “110/110 cum summa laude”. Poi è da vedere. Se ci fate caso e se avete delle conoscenze minime “figli di padri”.
 
Ma lasciamo andare…oggi tutto è in discussione, il problema è un altro, e pure grave.
Per esempio: se devo raccomandare qualcuno, non c’è nulla di male, per carità, ma in ogni caso per chi raccomanda sarebbe il caso che orientasse la raccomandazione sulle caratteristiche, le attitudini, le aspirazioni, le capacità, il titolo di studio, insomma le competenze del raccomandato, e il raccomandato, dal canto suo, sarebbe il caso che si proponesse per quello che sa fare. Insomma per farla breve, le sue capacità da mettere sul campo. 
 
Questo cosa comporta? 
Caspita. Tutto. 
 
Si chiama equa distribuzione delle risorse umane. Se investo le mie energie stipendiando chi non è capace di scrivere o lo è per guidare un’ auto, mi spiegate perché quello che guida deve fare lo scrittore e quello che scrive deve fare l’autista? 
 E poi ci lamentiamo che  non  c’è lavoro. Il lavoro è fisiologico, ci DEVE essere e deve esistere il lavoro tutti ne abbiamo diritto per u dovere sociale-considerato che si devono pagare le tasse- , altrimenti come si farebbe a vivere almeno il minimo? La delinquenza strariperebbe, ma già è difficile vivere così. Bene. 
 
Cosa vuol dire? Per avere successo economico occorrerebbe semmai e dico semmai capire le attitudini e distribuire le russe umane equamente. Finiamo così che il meccanico svolge l’attività del falegname solo perché è raccomandato e al falegname non resta che fare la fame. Lo vogliamo comprendere questo processo o facciamo i sordi? E non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Dic
14
2011
La qualità della loro vita dipende dal tipo di nutrizione a cui le mamme li sottopongono sin dai primi mesi.
L’allattamento al seno rappresenta per il neonato il migliore nutrimento. Non solo sotto l’aspetto nutrizionale, ma anche affettivo. Il latte materno, infatti, contiene tutti i nutrienti necessari per la buona qualità di crescita e salute del bimbo specialmente nei primi mesi di vita. I dati Istat riportano che i bambini allattati al seno contraggono meno malattie rispetto a chi sostituisce il latte materno con quello artificiale ma i dati evidenziano un tasso di allattamento al seno esclusivo o predominante piuttosto basso nelle zone del sud Italia.
 
L’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita del bambino e l’allattamento al seno con l’aggiunta di cibi complementari appropriati all’età  fino a 2 anni o anche oltre, se la mamma e il bambino lo desiderano. Secondo i dati Oms, però, a livello mondiale meno del 40% dei neonati con meno di 6 mesi di vita è allattato esclusivamente al seno. L'Unicef e l'Oms stimano che “se tutti i bambini fossero allattati esclusivamente al seno nei primi sei mesi di vita, ogni anno si salverebbe la vita di circa 1,5 milioni di essi, vittime delle malattie e della malnutrizione”. Perché non si allatta? Causa una cattiva o errata informazione sui benefici dell'allattamento al seno.
 
Per questo motivo il Ministero della salute, diverse volte ha promosso l'allattamento al seno attraverso una campagna di comunicazione, allo scopo di informare e sensibilizzare sui vantaggi che questo comporta sulla salute del bambino sia dal punto di vista nutrizionale che su quello affettivo-psicologico.
Dic
06
2011
Piangono per il dispiacere di essersi tagliati l’emolumento.
 
La qualità della vita degli Italiani è sotto zero. Tassa Ici, che vergogna per quelli che fanno tanti sacrifici anche con un solo stipendio per affrontare le spese del  mutuo per la prima casa. Ma i ministri piangono. Quasi quasi sono loro le vittime. E come qualcuno ha affermato “E’ fare cassa sui poveri”, sulle persone che non hanno una entrata fissa o non sufficiente ad affrontare la quotidianità.
 
Le tasse chi le paga se non chi ha meno di tutti per tutti o per quelli più coperti? E per giunta si lamentano proprio quelli che hanno entrate fisse. Ma ai disoccupati chi ci pensa? Età pensionabile fino allo stremo delle forze. 
 
Non so di quale qualità della vita dobbiamo parlare. 
“Beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli”. Ma il regno dei cieli non fa pagare le tasse, il Governo punisce.
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