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Quotidiano di Sicilia

 
Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Apr
26
2012
Come va? Normale, tutto tranquillo. Si va avanti, normale…
Questo è quello che si sente dire in giro.
Ma cosa è normale? Cosa vuol dire normale? Mentre leggete questa parola, ripetete, scandendo lentamente Nor-ma-le. Terribile! Che senso vuole esprimere? Piatto. Come piatta è la realtà di chi la pronuncia. Nor-ma-le. Il Dizionario riferisce: normale[nor-mà-le] agg., s. agg. Riferibile alla consuetudine; non eccezionale: SINONIMO: abituale, convenzionale, consuetudinario: condurre una vita normale…
[continua]
Apr
20
2012
Quante volte ci è capitato di dire “grazie”. Rivolgere grazie all’altro, non è sudditanza, ma riconoscimento dello sforzo, dell’intento, dell’impegno dedicato e rivolto. E nulla è scontato. Grazie al figlio, alla madre, al compagno, all’amico…non è sudditanza, giacché nulla è scontato. Dire “grazie”, in un certo senso, è amore. Nulla è scontato solo perché “tu sei mio marito, mio figlio, mio padre, quindi devi…”. Imparare che ci sono dei limiti oltre i quali non andare. Quanti fanno “sacrifici”, lasciatemi dire di questo termine, a volte abusato: piace o conviene manifestare il disagio da superuomo solo per farsi compatire o farsi dire che “bravo che sei, quanto fai per la tua famiglia, che brava persona, tutto casa e famiglia… poverino!”, ecco, a parte questo, dietro questo “eroe dei sacrifici” c’è qualcuno che sicuramente lo mette alle strette. La minaccia, l’obbligo, i debiti fino all’osso (ma lui/lei sempre brava persona!) sono strumenti di ricatto micidiali. E, “grazie”, desta stupore…ma perché mi dici grazie? Perché Esisti. “Grazie” è volere sottolineare, a chi ci è vicino, che è importante, che ciò che rivolge a noi, non è dovuto o forzatamente necessario. Invece c’è chi approfitta della disponibilità: chi mette in croce con: Voglio, Devi, Fallo!
Esprimersi con un “grazie” è “dono”, “bene” “cura” “attenzione”. Credo che spesso capiti di sentirci in imbarazzo quando ci viene rivolto. Non facciamo lo sbaglio di rinunciare a questo riconosciuto rispetto, offenderemmo chi lo esprime con sentimento, chi vuole dimostrarci il suo apprezzamento, è anche questa una forma di ricambio. “Tu hai fatto questo, io ti dico grazie in segno di riconoscimento”.
Sapete che accade invece? “No, dai, non dirmi grazie, non ho fatto niente di che…”. Poi dentro di se, o alla minima occasione raccontando l’accaduto riferisce: “Sai mi ha pure ringraziato…”. Allora lo pretendevi?
Le espressioni fatte con sincerità non smentiscono la persona. E anche attraverso queste modalità si capisce con chi si ha a che fare.
Apr
16
2012
Parliamo come i bambini che ritengono che tutto sia assoluto, il “no” espresso è un linguaggio che abbiamo appreso e non cambiamo, e ce lo portiamo dietro perché non c’è in noi evoluzione, siamo intrappolati in noi stessi.
I bambini dicono sempre no. Da piccoli si diceva: non ti lascerò mai. Invece crescendo, per motivi di studio, lavoro, affetti abbiamo dovuto abdicare al mai. Abbiamo dovuto ricrederci sul Mai. Scegliere tali percorsi non evolve l’uomo, anzi lo incastra in se stesso, lo annichilisce. Stabilire al qui e ora Mai per sempre, per il domani, non ammettendo repliche è sbagliato. Il mai deciso oggi, non può avere valore anche per domani, perché domani la vita propone altro e pertanto il mai di oggi decade.
[continua]
Apr
12
2012
Sono felice di non sapere così ho la possibilità di apprendere a differenza di chi sa di sapere e non cerca altro sapere. La chiamerei “la linea della conoscenza”. Chi si barrica nell’assoluto non troverà mai confronto e purtroppo, poiché l’uomo non vive solo di sè, non può fare a meno del confronto. Sia che il confronto è verso una sola persona che verso mille, esiste il “tu e l’altro” e con l’altro si cammina. Prendiamo il caso di chi deve decidere in situazioni estreme.
[continua]
Apr
10
2012
Nella scorsa rubrica ho trovato conforto in Jacques Prevert con Mai e Poi Mai, e seppur fosse un brano dedicato ad un amore, basta leggerlo fuor di metafora e troviamo il senso che vogliamo: non esiste Mai.
Mai solo la morte. Mai è il non ritorno alla vita e finchè abbiamo vita abbiamo chance. Mai è chiusura, è disabilità mentale, mai è avere la vista da criceto piuttosto che da aquila. Mai è per il cricetino costretto a seguire la ruotina che lo fa girare e gli fa vedere solo quello spazio oltre il quale non sa dove andare. L’aquila vede l’orizzonte, ampio, chiaro, e sceglie. Scegliere per il “si” è apertura ed elasticità mentale, “Mai” è chiusura, e la chiusura è IGNORANZA. Mai è di chi è convinto della sua assoluta ragione, dell’irreversibile, dell’impenetrabile, del non torno indietro, Mai. Ecco perché poi si fallisce, e il fallimento è ignoranza.
[continua]
Apr
06
2012
Quanta arroganza negli uomini. Mai e poi mai. Quante volte abbiamo pronunciato questa sentenza?
Mai e poi mai. Eppure tante volte ci siamo dovuti ricredere. L’uomo ha un potere quello di “stabilire” il suo spazio e il suo tempo di volta in volta. Certo facciamo progetti, ne abbiamo bisogno per costruire qualcosa che ci riguardi, ma non abbiamo il potere di stabilire l’assoluto.
Per non perdermi vorrei propormi con un brano di Jacques Prevert significativo dal titolo Mai e Poi Mai. A notte fonda, all'alba Mai e poi mai, sempre e poi sempre ti amerò. Ecco cosa le cantava. Il cuore freddo di lei gli si mostrava. Vorrei che amassi me soltanto. Lui le diceva che era pazzo di lei e che lei era un pò troppo ragionevole per lui. Mai e poi mai, sempre e poi sempre, a giorno fatto e notte fonda. Certo, se dico che t'amo, t'amo da morire e un pò anche per viverne.
[continua]