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Quotidiano di Sicilia

 
Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Ago
23
2011
Tanto stupore di volta in volta per un avvenimento. Stupore e commento “Non si era mai verificato”.
Falso, e la storia lo insegna. Si dice che gli antichi sono più moderni delle nuove generazioni ed è vero. Infatti la loro modernità consiste nell’avere avviato e dato indicazioni su tecnologie, esperimenti ai successori. Hanno lasciato un’eredità di grande impulso alla ricerca.
Ippocrate, Galeno, Empedocle, a leggere le loro opere sembrano scritte appena qualche breve
tempo fa. Eppure l’uomo moderno si stupisce del mai avvenuto. Tutto è già accaduto solo che i tempi, gli spazi sono diversi, sono più ampi o ristretti e danno la sensazione del nuovo. Un contenitore trasformato ma la ciclicità che esso contiene, seppure appare differente, ha un’essenza di già vissuto.
Vita e morte. Si vive una volta sola, ma si muore mille volte.
La morte non è, per esempio il morire definitivo, l’abbandono della vita. La morte è ogni momento della giornata. Morte nel senso di trasformazione. In noi muore, in ogni istante, qualcosa. Una sensazione, un sorriso, una speranza. Si muore dentro per il dolore, una perdita, un abbandono. Sottile riflessione, e l’uomo non si accorge che è già accaduto.
Già vissuto. L’eterno ritorno. E’ nell’eterno ritorno che l’uomo si smarrisce e allora tutto svanisce e si dimentica e si pensa che mai è accaduto. Tutto è stato scritto nell’anima e l’uomo deve attraversare tanti fiumi prima di arrivare alla meta a lui destinata. Nel frattempo il percorso che lo condurrà a destinazione, dipende dalle sue capacità, volontà e lasciatemelo dire, dalla forza del suo desiderio di arrivare alla meta. Vivere per vivere e non sopravvivere quello è dei guerrieri, l’altro dei deboli. Oscar Wilde diceva che "Vivere é la cosa più rara nel mondo. Molta gente esiste: ecco tutto".
Ma l’uomo si stupisce di trovarsi dinanzi a situazioni che  la vita gli ha già proposto in passato e poiché non sempre  vede con l’occhio dell’intelletto ma con quello della superficialità, gli sfuggono.
Ago
19
2011
Un bicchiere pieno non accoglierà altra acqua, uno spazio vuoto potrà essere riempito. Nel 3* secolo a.c., periodo degli Atomisti, si accoglieva la tesi secondo cui “gli atomi si muovono incessantemente in ogni direzione, non hanno una direzione privilegiata o unica, possono incontrarsi ed aggregarsi se compatibili e respingersi se non complementari. L’aggregazione è data dal principio per cui il simile si aggrega al simile. Il principio di aggregazione degli atomi è dovuto ad una condizione fondamentale: il vuoto, nel quale possono crearsi infiniti mondi”.

Da questa spiegazione giunge un’altra considerazione: nel vuoto possono crearsi anche altre realtà di carattere fisiologico, biologico etc.

Poiché la Fisica è lo studio delle cose naturali, dei movimenti, dei cicli, basata su misure, principi e leggi, dovrebbe essere applicata anche per gli accadimenti nella vita dell’uomo. Essa potrebbe aiutarci anche a capire molte cose che spesso non ci appaiono chiare.

I fatti della quotidianità se riflettiamo anche sui piccoli gesti danno conferma di quanto la Fisica ha descritto.
Un cuore soddisfatto, una complementarità, un’armonia è pienezza e se ci avvaliamo dei principi fisici, il pieno non può essere riempito, qualora fosse il più tracima e non viene accolto dal recipiente. Vero o falso?

Il problema è che siamo bulimici e anoressici di tutto quello che le manipolazioni di “saggi” per caso- e ciò che hanno infuso nelle menti dei bambini hanno trovato negativo riscontro nella vita- ci hanno “insediato” nelle menti. Le mentalità si formano, si costruiscono e si alterano a immagine e somiglianza di chi vuole strumentalizzare. Una mente libera sa capire. Bertrand Russell sosteneva che la migliore libertà appartiene a chi si libera dalle tradizioni e dalle passioni superflue. E  non era solo opinione di Russell. Il fatto è che non vogliamo pensarci. Troppa fretta, troppa velocità. Attorno a noi scorrono flussi di luce e di ombre nelle quali potremmo trovare tutto. Ma l’uomo è troppo vuoto e a volte troppo pieno.
Ago
16
2011
Chi giudica un’ altro simile senza conoscerne la vita nei drammi o successi commette reato
morale: furto e lui diventa un ladro.
Appropriarsi delle difficoltà degli altri, dei loro disagi, praticare e fare moralismi su
comportamenti spesso non desiderati, scelte non libere ma che come massi obbligano e
mettono con le spalle al muro, è sinonimo di essere ladro.
Trattasi di furto della sensibilità in nome di una falsa morale, di tradizioni appiccicate e a
colpo ferire devastanti. Furto in nome dell’autolusinga di quelli che “Mai a me”. Piaggeria,
fittizia realtà dei nostri comportamenti. “Io saggio, morale tu delinquente, poco serio, o magari
meretrice”.

Chi ha il potere di giudicare? La Chiesa insegna che il giudice supremo è Dio. Bene allora
facciamo fare a Lui. Facciamo che le nostre azioni possano essere giudicate da chi è Puro.
Qualcuno dice e scrive: “In una società civile ci sono delle regole che si devono rispettare,
degli obblighi che ogni individuo deve assolvere nel rispetto dell’equilibrio umano, per il
quieto convivere, chi non si attiene a tale forma è tagliato fuori”.

Sarà giusto e lo è, ma in genere il “ladro” si serve di debolezze altrui per usarle contro la
vittima, appropriandosene per farsi forza delle debolezze altrui e potersi adulare e crogiolare
nella sua “morale”.

Si giudica e anziché chiedersi “perché?” si sparano cattiverie. Non si considera la causa
scatenante, e d’altra parte alcuno è tenuto a raccontare la propria vita pur di giustificarsi,
non sarebbe vita privata e semmai è mancanza di rispetto e assenza assoluta di sensibilità
pretenderlo. La trasparenza nel rapporto consiste in questo: rispettare, comprendendo il
dolore, il disagio senza mettere in difficoltà l’interlocutore.
In quanti lo fanno?

Pochi o nessuno perché il passatempo preferito di uomini e donne è giudicare e “Chi non ha
peccato, scagli la prima pietra”. Nessuno vuole rammentarlo. Allora da cosa siamo guidati a
fare i ladri? Dall’antipatia, dall’odio, dalla rabbia.
Ago
10
2011
Ogni anima contempla il silenzio. Si allontana in punta di piedi dal rumore della vita, si apparta e cerca di comprendere cosa accade. Non tutti ne sono capaci. Gli arroganti per esempio non riesco a comprendere tali sofisticate dinamiche. Quelli che dalla vita hanno avuto tutto. E credetemi non è un eccesso. Ci sono persone che arrivano a settant¹anni e hanno dovuto sgobbare un esistenza intera tra stenti e soprusi, anche la salute precaria e senza possibilità di curarsi. Ci sono persone che in pochissimo tempo hanno vissuto da leoni.

Ogni anima contempla la gioia. La voglia di sorridere, di stare bene. Ci sono gli arroganti per esempio che pensano di carpire un sorriso attraverso il denaro, ma non sanno che il sorriso proviene da dentro e non si compra. Ogni anima deve essere umile. Non tutti lo sono. Per esempio gli arroganti. Ci sono quelli che pensano che con il potere dei soldi possano conquistare o acquistare la dignità degli altri. E mettono sotto i piedi, almeno credono e lasciamoglielo credere, il silenzio di chi non risponde non per timore, semplicemente perché il potere è espresso in maniera silenziosa, senza chiasso.

Ogni anima cerca la luce. Chi crede di eclissare si sente forte, ma non sa che il sole è più forte delle tenebre e delle ombre. Ogni anima piange. Tutti sanno che le lacrime dell¹anima fanno male. Solo gli arroganti non si genuflettono dinanzi al dolore. Anzi, battono i piedi, alzano i pugni contro i più deboli perché sanno che con i più deboli si vince. Il fatto è che non sanno che potrebbero imbattersi con qualcuno che con il suo silenzio, potrebbe stordirli. Ogni anima è in pena. Tutti sanno che se manca qualcosa all¹anima il corpo soffre. E non sono dolori controllabili, eppure gli arroganti non sanno che il dolore non ha status, età, sesso. Il dolore è di tutti e per tutti. Il silenzio dell¹anima non si calpesta, si rispetta.