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Direttore Carlo Alberto Tregua
No Profit Blog di Patrizia Penna
il blog sul no profit


Ott
04
2012
#EleSicilia35: i  giovani, la politica e la ricetta per il rilancio della Sicilia.
Domenica 7 ottore alle 18, vi aspetto a Scenario Pubblico, in Via Teatro Massimo, 16 a Catania, dove modererò una parte del talk show a cui prenderanno parte alcuni candidati all'Ars under 35 ma anche i "big" di partito.
Parleremo di giovani e di politica utilizzando una formula nuova, quella della partecipazione diretta del pubblico da casa grazie all'ausilio dei social media. Su twitter, ponendo l'hashtag #EleSicilia35, infatti, potrete interagire e porre domande specifiche, che gireremo ai nostri ospiti.
 
Vi aspetto numerosi!
 
Set
25
2012
Oggi il Quotidiano di Sicilia ha dato notizia del maxi risarcimento da 4,5 milioni di euro ad una famiglia di Sciacca: nel lontano '92 una donna morì in circostanze tragiche durante il parto insieme alla figlioletta. La reazione del presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli Errori Sanitari, Antonio Palagiano, è stata immediata: "Scandaloso che ci siano voluti 20 anni per l'azione risarcitoria". Ancora più scandaloso, aggiungiamo noi, è il fatto che moltissimi ospedali su tutto il territorio nazionale risultino sprovvisti di copertura assicurativa. Ed è per questo che la Commissione Errori Sanitari ha avviato già da qualche mese un'indagine per fare luce e chiarezza sul cosiddetto "rischio clinico" dei vari contesti sanitari. Se da un lato è vero che circa il 90% delle denunce di malpractice si concludono con archiviazione o assoluzione, dall'altro è altrettanto vero che la "scopertura" assicurativa di tantissimi ospedali italiani costituisce una grave carenza sul fronte della tutela dei diritti dei pazienti. La Sicilia come sta messa? Per dare una risposta a questa domanda non ci resta che aspettare i risultati dell'indagine della Commissione.
Set
21
2012
"Delegare l'affetto, lo fanno circa due milioni di famiglie in Italia". Così titola il Quotidiano di Sicilia di oggi a pag. 23.
Dall'intervista a Fabio Lo Verde, docente di sociologia all'Università di Palermo, in Sicilia il modello "tradizionale" di famiglia tende a resistere. Nonostante ciò resta un dato di fatto: affidiamo sempre più spesso la gestione della nostra vita privata a figure esterne.
Baby-sitter, personal trainer, wedding planner, tutor scolastici..a quale di queste figure vi è capitato di delegare l'organizzazione di una "fetta" della vostra vita? E qual è secondo voi la ragione di ciò? Mancanza di tempo e ritmi di vita da capogiro oppure senso di insicurezza?
Set
19
2012
L'intervista a Francesco Bergamo, giornalista embedded e studioso di demodoxalogia, pubblicata sul Quotidiano di Sicilia di sabato 15 settembre, offre ottimi spunti di riflessione su ciò che comunemente intendiamo per "opinione pubblica": una, due, tante opionioni "manipolabili" in lotta tra di loro, ciascuna con il preciso obiettivo di prevalere sulle altre. Come? Facendo leva sugli indecisi.
Ecco che le affermazioni di Bergamo aprono di fatto scenari interessanti sulla differenza, tutt'altro che sottile tra opinione pubblica e "massa" e sul concetto di memoria, di cui l'umanità, la storia ci insegna, appare totalmente sprovvista.
Set
19
2012
Palermo – I segnali arrivano quasi quotidianamente: notizie e numeri allarmanti di un fenomeno che sta crescendo giorno dopo giorno eppure sembra che l’opinione pubblica li percepisca “appena”. Manca una presa di coscienza sociale perché manca una reale cognizione dei contorni e delle proporzioni di questo fenomeno. Stiamo parlando del gioco d’azzardo: da un po’ la tv è un proliferare di spot che pubblicizzano siti on-line dove si gioca e si vince facile. Un tempo c’erano le televendite che entravano nelle case della gente per vendere sogni, dimagrimenti facili ed indolori, antidoti alla vecchiaia e alle rughe, e così via dicendo. Adesso gli imbonitori del Terzo Millennio hanno mutato aspetto ma non sostanza: vendere illusioni continua ad essere una moda che attecchisce con spaventosa facilità tra la gente.
[continua]
Dic
12
2011
Secondo il ministero dell’Economia, da gennaio a settembre 2011, la raccolta dal gioco d’azzardo è aumentata del 25,4% (55,2 miliardi di euro contro i 44 del medesimo periodo del 2010) e, la Sicilia, guarda caso, è ai primissimi posti nella classifica nazionale con 446 milioni di euro, dietro solo a Lombardia (1,2 mld), Campania (887 mld), Lazio (772 mln), Emilia Romagna (535 mln), Veneto (458 mln) e Piemonte (455 mln).
 
 
Ci sono tutti gli estremi per parlare di una vera e propria patologia sociale. Ed infatti, è giunto in queste settimane l’allarme lanciato dalla Polizia Postale che ha parlato del preoccupante dilagare delle scommesse on-line tra i giovanissimi.
Rispetto alle iniziative intraprese che sono un importante investimento nelle generazioni future ma che comunque daranno i loro frutti nel tempo, cosa si può fare nell’immediato per arginare il fenomeno? I centri di cura attivati di recente presso le Asp offrono soluzioni adeguate al problema? Si può fare di più?Lo abbiamo chiesto a Paolo Bagnara psicologo e consulente tecnico del Tribunale di Milano e Stefania Albesano neuropsichiatra infantile presso l’Asl TO 3 di Torino.
 
 
Secondo Bagnara “ci troviamo di fronte ad una delle tante espressioni del disagio giovanile attuale. Il meccanismo psicologico che sta alla base del fascino che esercita questo tipo di attività è un pensiero infantile per cui si possono risolvere i problemi sempre più gravosi del lavoro e dell’inserimento giovanile con la formula magica della vincita miracolosa, che in verità da un punto di vista probabilistico è un evento rarissimo. In soggetti molto giovani può anche rivelare lo spunto regressivo a rimanere nel cerchio magico di una realtà infantile in cui si viene nutriti e protetti senza sforzo”.
 
 
A proposito della dimensione psicopatologica del fenomeno, Stefania Albesano rileva che “il gioco d’azzardo compulsivo è da considerarsi una malattia cronica ad andamento progressivo e invalidante, che presenta numerose analogie con la clinica delle dipendenze a cui frequentemente si associa. Questa malattia esordisce durante l'adolescenza, periodo evolutivo critico caratterizzato da disagio psichico. Di conseguenza è importante sapere identificare il livello di sofferenza psicologica, conoscere il contesto ambientale culturale e sociale del ragazzo per riuscire a stimare il rischio evolutivo. Il gioco compulsivo appare in questo ambito uno strumento per agire i propri conflitti e lenire il dolore in una struttura di personalità fragile ed in formazione. Spesso si osserva la mancanza di figure adulte di riferimento, che si propongono come "mediatori stabili" in modo tale da stimolare e sostenere il normale processo di crescita ed offrire soprattutto uno spazio di ascolto empatico”.
Nov
10
2011
Il cancro è sinonimo di sofferenza, di uno stato psichico oltre che il fisico che richiede al malato di tirar fuori tutta la forza possibile per combattere il grande “mostro” che ha in corpo.
 
Una battaglia in cui il paziente dovrebbe essere preso per mano dal proprio medico, il cui compito assoluto è quello di provvedere alla cura del malato, ma anche di lenirne, con ogni mezzo possibile, il dolore. Da un anno e mezzo a questa parte, la legge 38/2010 che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, ha regolamentato queste parole.
 
Grazie a questa legge è stata oltretutto semplificata la procedura di prescrizione degli oppioidi, una particolare categoria di farmaci che aiuta ad alleviare la sofferenza di pazienti che versano in condizioni gravi o incurabili, e che adesso è prescrivibile con il normale ricettario.
 
La consapevolezza che esistono i mezzi legislativi rende ancora più grave constatare che sul fronte della lotta al dolore la nostra regione, e in generale tutto il Sud, è indietro rispetto al resto dell’Italia. Da un’operazione condotta a tappeto da circa 500 militari del Nas su ben 244 ospedali italiani, è emerso che l’utilizzo degli oppioidi come farmaci terapeutici è infatti ancora largamente sconosciuto ai medici del Sud. Come pressoché sconosciuto è l’obbligo di riportare nella cartella clinica la scala di rilevazione del dolore.
 
Non garantire quello che è a tutti gli effetti un diritto del malato è sintomatico di carenze plurime del sistema: di una scarsa formazione e informazione dei medici su tali strumenti, di una scarsa sensibilizzazione nei confronti del paziente e di un comportamento deontologicamente non corretto. Ma è necessario sottolineare che adesso c’è anche una parte normativa che regola tutto questo, e che quindi al di là dell’omissione morale, il medico che non fornisce la giusta terapia del dolore ai pazienti non agisce secondo legge.
 
La carenza nella terapie del dolore al Sud si estende anche agli altri punti previsti dalla legge. Le strutture che nel corso di questo anno e mezzo si sono adeguate alle misure previste dalla legge 38/2010 nel Sud Italia sono solo la metà, che si posizionano tra la “virtuosa” Basilicata (83%) e la Puglia (41%). In Sicilia in particolare sono state il 61%, ed esiste una sola unità operativa di cure palliative e terapia antalgica, presso il San Vincenzo di Taormina, che non riesce quindi a far fronte all’esigenza degli abitanti dell’intero territorio.
Set
28
2011
Sono 58 i centri contro la violenza sulle donne soci dell’Associazione D.i.Re., “Donne in Rete contro la violenza”, fondata nel 2008. «Il DiRe raccoglie i centri riconosciuti a livello nazionale - spiega Carmen Currò, presidente del Cedav, Centro Donne Antiviolenza – che dialogano con il ministero delle pari opportunità e seguono dei protocolli comuni».
 
«Seguono dei criteri – aggiunge Vittoria Messina, presidente de Le Onde –: dev’essere un centro gestito da un’associazione di donne, attivo da almeno 5 anni, che sostenga donne vittime di maltrattamenti con attività mirate. Sono tutti centri non istituzionali e onlus».
 
È il Dipartimento per le Pari Opportunità che coordina; nel 2006 ha attivato il 1522, un servizio telefonico gratuito, multilingue che risponde 24 ore al giorno. Tutti i centri che aderiscono al 1522 entrano a far parte della Mappatura Nazionale, attraverso cui si possono offrire le informazioni utili per uscire da una situazione di violenza e un orientamento sui servizi socio-sanitari a livello locale. In Sicilia, sono tre le socie: Cedav di Messina (nata nell‘89), Le Onde di Palermo (’92) e Thamaia di Catania (’03). Al loro fianco, esistono molti piùcentri, fuori dal DiRe, come La Nereide (’96) e la Rete Centri Antiviolenza di Siracusa (’02, che
hanno aderito alla carta della rete nazionale dei centri antiviolenza e delle case delle donne).
 
In totale, nel 2010 questi centri hanno seguito circa 1000 casi. I dati Istat sono fermi al 2006: l’incidenza in Sicilia ha una percentuale ben al di sotto della media nazionale. Nell’Isola, il 23% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una violenza (l’11,9% dal partner, il 16,6% da qualcun altro); inoltre, il 19,4% ha subito una violenza sessuale (nel 4,6% dei casi si è trattato di uno stupro, negli altri di tentativi, molestie o costrizioni) e il 16,6% una violenza fisica generica (dalle minacce alle percosse).
Set
14
2011
È maggiorenne, tra i 25 e i 34 anni, senza figli, sposata, con la licenza media e casalinga; inoltre, la sua gravidanza non ha superato la decima settimana ed è passata dal servizio ostetrico ginecologico: è questo, a grandi linee, il ritratto della maggioranza delle donne siciliane che decidono di ricorrere all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (Ivg), ossia all’aborto, come emerge dai dati del Ministero della Salute.

In Sicilia, nel 2009 si sono avute circa 7800 ivg, con una media inferiore al dato nazionale. Il ministero usa degli indicatori, come il rapporto tra il numero di aborti e quello di nati vivi (per mille) e il rapporto tra aborti e donne in età feconda (per mille): nell’Isola sono rispettivamente162,8 e 6,5, mentre in Italia sono 210 e 8,5.

I dati riferiti alle donne che fanno ricorso all’aborto sono molto differenti da regione a regione. In Sicilia sono più le sposate che le nubili a ricorrere all’aborto, mentre è opposta la media nazionale (anche se con poca differenza) e in Liguria, ad esempio, le nubili superano il 57% del totale. Se in Sicilia oltre la metà delle donne si è fermata alla terza media e poco più di un terzo ha un diploma, il dato nazionale è più livellato (rispettivamente 44% e 41%).
 
L’occupazione in Sicilia è rispecchiata anche nell’aborto: il 25% ha un’occupazione, contro il 22% di inoccupate e disoccupate, il 40% di casalinghe e il 13% di studentesse (contro il 46, 17, 26 e 11% in Italia).
Gli aborti sono quasi sempre effettuati da donne che risiedono nella regione d’appartenenza (90% il dato nazionale, 97% in Sicilia), mentre la percentuale di interruzioni di gravidanza portate a termine da straniere è del 15,6, oltre la metà rispetto alla media nazionale (33%) e un terzo rispetto al dato del Veneto (46%).
Set
02
2011
Matrimonio si, matrimonio no, matrimonio forse... Sposarsi è oggi più che mai un dilemma che attanaglia molte coppie, giovani e anche un po’ meno giovani. Gli esperti danno colpa alla crisi, alle contingenze della vita moderna, a quel nuovo tipo di rapporto mordi e fuggi o addirittura aperto che a volte, in certe stagioni della nostra vita, i dettami di libertà sembrano imporre anche a chi ancora oggi sogna una famiglia in stile due cuori ed una capanna.

Qualche settimana fa su Il Giornale, il bravo ed eclettico Marcello Veneziani ha pubblicato le sue venticinque tesi (più una) contro il matrimonio. Veneziani gioca con le parole e con i luoghi comuni e lo fa con grande mestiere: “Nel matrimonio l’unione fa la forca”; “L’anello nuziale è il primo braccialetto per sorvegliare i condannati”; “Ogni matrimonio è d’interesse. Se non degli sposi, certo del prete, del fioraio, del mobiliere, del ristorante, dei negozi, infine dei legali per la separazione”.
 
Non crediamo che il giornalista volesse far intendere che alla morte della travolgente passione che colpiva i coniugi da fidanzati resti solo il rimpianto, perché pensarla contro il matrimonio, biasimarne l’indissolubile legame, ridere del concetto di fedeltà o del “fin che morte non ci separi” è certamente la strada più facile e diretta per far dell’ironia su una scelta di vita che più che farci sorridere, ci fa paura.

Ecco perché il Qds, ha deciso di rispondere “a tono”, cioè sempre con ironia, ma stavolta mutata di segno e, inquadrata all’interno di una prospettiva squisitamente femminile. Ergo, messo da parte per un momento ogni triste pensiero relativo all’oppressione dello spirito libertario e ...libertino dell’uomo, vi proponiamo, e non solo per par condicio, nove tesi più una a favore del matrimonio:
1. L’amore logora chi non ce l’ha, parafrasando un famoso detto di andreottiana memoria
2. Un marito…. è pur sempre qualcuno di cui sparlare
3. Il matrimonio è… il piacere di immaginare la faccia della sua ex di una vita a cui ammiccando poter dire: “Io ce l’ho fatta, tu no!”
4. Il matrimonio è confronto continuo e grazie ad esso si combattono contraddizioni, limiti e debolezze. Un marito è sempre disponibile a confrontarsi sui tuoi difetti ma in compenso ciò rappresenta un’occasione irrinunciabile di crescita e di miglioramento di se stessi.
5. Se hai un marito, non avrai bisogno di andare a cercare qualcuno con cui litigare quando ne hai voglia.
7. Avere un marito accanto permette ad una donna di fare sfoggio continuo delle innate capacità organizzative di cui l’universo maschile è totalmente sprovvisto.
8. Il matrimonio è..il piacere di ammirare lo sgomento di tua suocera che non è riuscita laddove tuinvece hai trionfato: insegnare a suo figlio il concetto di ordine.
9. Se sei sposato nessuno ti accuserà mai di codardia: solo chi ha un gran coraggio intraprende l’avventura del matrimonio.
Chiudiamo con un proverbio siciliano: Duci cu duci non fa mai amaro
(Dolce Dolce più dolce non fa mai amaro – Quando due persone buone si uniscono non possono fare cose cattive).

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