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L'editoriale del vice direttore di Raffaella Tregua


Ago
27
2012
Elezioni Sicilia 28 ottobre 2012. Immaginiamo lo scenario. Ad oggi, i candidati a Presidente della Regione sono quattordici, ma si sa che alla fine ne resteranno un paio. Tra i papabili Nello Musumeci, che sarebbe davvero un buon presidente vista la sua capacità di amministrare con efficienza ed efficacia la Provincia regionale di Catania per oltre dieci anni. Diversi altri nomi di rilievo e con capacità tra i candidati. Ma il punto è che non basta più essere solo capaci per affrontare i gravissimi problemi della nostra terra, oggi il Presidente dei siciliani dovrà essere straordinariamente capace per gestire giorno dopo giorno, fino alla fine del mandato, l’ordinaria amministrazione ed eliminare le continue emergenze, crisi politiche, interessi di varia natura che hanno impedito finora qualunque forma di programmazione.
 
Esiste un decalogo proposto dal Qds sui temi caldi da affrontare dal giorno dopo l’elezione, di seguito alcuni: primo fra tutti incrementare il Pil, bloccato da sempre, dal 5,6% all’8%; riequilibrare i conti del bilancio attuando il Piano aziendale; riformare la burocrazia semplificandola; utilizzare tutti i fondi UE; liquidare tutte le partecipate in perdita; attivare una task force per attirare investimenti esteri facendo circolare capitali e aumentare l’occupazione. In una parola, tagliare gli sprechi di qualunque natura e favorire gli investimenti. Sembra facile, finora nessuno è riuscito nell’intento. Sarà per questa ragione che il popolo siciliano è deluso e arrabbiato, ed è per la stessa identica ragione che chiunque sarà il nostro Presidente dovrà essere persona straordinaria ed affrontare con grinta e determinazione non comuni il suo lavoro. Se così sarà, avremo l’opportunità di recuperare il tempo inutilmente perduto, anche perché il bilancio regionale ormai è asfittico, è finito il ciclo delle vacche grasse e l’assemblea regionale dovrà al fine comprendere che se vorrà raccogliere consensi dovrà dare un taglio ai privilegi, dimezzandosi compensi, diarie, missioni ecc.
 
Un segnale forte e concreto di partecipazione attiva alle difficoltà della persone. Così forse recupererà credibilità e fiducia, viceversa lo scenario si prospetta cupo, i giovani lasceranno in cerca di nuove opportunità, la Sicilia diventerà terra per vecchi e non avrà più alcuna chance. Un Governo regionale di tecnici prestati alla politica a costo zero o quasi potrebbe dare una spinta propulsiva ed accelerare i tempi della rimonta. Insomma, una Politica prestata al Servizio dei siciliani che dia priorità esclusiva all’interesse generale piuttosto che a quello individuale, facendo così, forse per la prima volta, il bene di tutti anche il suo.
Mag
14
2012
Si vola ai ballottaggi il 20 e il 21 maggio. Tanto per dare un alibi in più ai deputati dell’Ars e ai politici di tutti i livelli  per lavorare meno. Le elezioni amministrative stavolta sono state una vera mazzata per i partiti. I sondaggi dicono che astenuti e indecisi rappresentano oltre il 50 per cento, un buon otto per cento ha votato i grillini, segno di un fortissimo allontanamento dai partiti. Perchè il problema vero non è la Politica, quella con la P maiuscola che lavora sul territorio, che sta in mezzo alla gente, che ne ascolta le esigenze, che si guarda attorno per vedere cosa manca nella propria terra e attraverso strumenti legislativi leciti porta risorse e benessere alla propria gente. La Politica che pianifica  strategie, che favorisce i contatti con Paesi all’avanguardia, che lungimirante lavora per promuovere gli investimenti e tagliare la spesa pubblica improduttiva, che utilizza personale interno alla P.A. per valorizzare le risorse umane interne e capaci che sono già ben pagate dalla comunità.
 
Quella Politica oggi non c’è, il problema reale sono i partiti che hanno vissuto di rendita nei decenni e che ora si trovano a dover ricucire rapporti e tessere presenza sul territorio, ai quali non crede più nessuno poichè troppo hanno vociferato e troppo poco fatto. Il cui tempo è finito se non danno una svolta epocale che li porti a rinunciare per esempio ai contributi statali considerato che gli italiani li avevano aboliti e visto poi cosa ne hanno fatto. Il successo  di leader come Leoluca Orlando ha il senso di voler tornare indietro a tempi antichi, visto che è stato sindaco di Palermo a lungo prima del decennio di Diego Cammarata.
 
Adesso dopo i ballottaggi a Palermo, Trapani e Agrigento si passerà a parlare di elezioni regionali. E la nota del Nuovo polo per la Sicilia, costituito da Mpa, Api, Fli e Mps che sostiene l’esigenza di doversi assumere maggiori responsabilità per affrontare la crisi pone un quesito a cui è doveroso dare una risposta: finora dove sono stati tutti costoro? E cosa hanno fatto in tema di responsabilità e lavoro per affrontare questa benedetta crisi, considerato che non è esattamente dall’altro ieri che la stiamo vivendo? Giro il quesito, che è ormai da troppo nei pensieri di tutti noi, a Udc, Pdl, Pd che si sono susseguiti al Governo in periodi storici diversi, per tempi più o meno lunghi ed  in cui avrebbero potuto e dovuto fare Leggi moderne, infrastrutture e servizi, creando strumenti al Paese per affrontare la crisi. Ci dicano, esattamente dove erano?
Mar
14
2012
In tempo di crisi, ogni azienda taglia i costi destinati alla comunicazione considerandoli superflui o comunque meno importanti di altri. Ovviamente è vero, almeno in parte, poiché nei bilanci aziendali annuali è possibile agire sui costi variabili e non su quelli fissi che devono essere sostenuti in ogni caso, a prescindere dai ricavi. Invece, una delle regole principali del marketing, sostiene che quando c’è crisi la comunicazione va sostenuta poiché aiuta a vendere meglio i propri  prodotti. Naturalmente dovrà essere più mirata, studiata, soprattutto dovrà fondarsi sull’idea che diventi una comunicazione integrata, che utilizzi cioè tutti i canali mediatici sviluppando un piano media molto più variegato e complesso.
 
In tal modo, andremo a sfruttare sinergie e complementarietà dei mezzi per far si che il messaggio pubblicitario possa arrivare ad un numero maggiore di clienti fidelizzati o di potenziali clienti con diverso target. Quindi, tanti media insieme in un solo progetto di comunicazione seppur  con linguaggi differenti ed ognuno con le sue peculiarità. In un progetto simile è chiaro che vanno utilizzati sia i media tradizionali (carta stampata, tv, radio e affissioni) che quelli più innovativi (web, tram, sale cinematografiche, stazioni ferroviarie) in modo da ampliare la diffusione del messaggio a 360°.  
 
Con una buona creatività che punti sull’emotività ed un piano di comunicazione integrata, con una visione olistica della pubblicità, si possono anche in questi momenti trovare le migliori opportunità sul mercato e aiutare le aziende a superare la crisi. è fondamentale quindi che le agenzie di pubblicità e i centri media abbiano maggiore preparazione e conoscenza dei mezzi presenti sul mercato in modo da proporre con convinzione e serietà all’azienda-cliente una pianificazione mezzi che dia massimo  ritorno con costi ridotti all’osso. Ciò significa approfondire la conoscenza nel dettaglio della diffusione dei mezzi di comunicazione, il loro target, la tipologia di informazione, il costo per copia, quali altri inserzionisti sono già presenti sul mezzo. Ormai una comunicazione generalista e generalizzata non è più efficace né di impatto, ma ciò richiede grande professionalità e attenzione al mercato dei media. Cercare il nuovo e innovare fortemente è il migliore strumento che in qualunque settore imprenditoriale durante una crisi va utilizzato.
 
Questo tipo di comunicazione richiede uno sforzo di ideazione e di progettazione da parte dei professionisti della comunicazione maggiore rispetto al passato, poiché occorre saper  coordinare tutti i mezzi, i tempi per ottenere il massimo risultato e raggiungere il consumatore in ogni modo e luogo. Così il messaggio si moltiplica e arriva forte e chiaro e le risorse investite nella comunicazione saranno state ben spese.
Nov
24
2011
Presidente Monti, ministri, parlamentari tutti il nuovo Governo appena insediato ha il compito di riportare il Paese fuori dalla crisi, far rialzare quindi i mercati, ridare fiducia e serenità agli italiani. Il risanamento finanziario e le riforme strutturali che il premier intende realizzare entro fine legislatura ed alle prossime elezioni del 2013 sono sacrosanti. Il punto è iniziare bene da subito coinvolgendo le parti sociali, fissare obiettivi importanti e che non penalizzino classi sociali o settori economici già in gravi difficoltà. Non ha bacchette magiche, ma così si è impegnato a fare e noi tutti lo speriamo con tutto il cuore.
 
Ma chi vieta al nuovo Governo di dare l’esempio e di tagliare da subito i costi della politica? Cosa impedisce al Parlamento di dimostrare ai cittadini che per primi coloro che li rappresentano contribuiscono concretamente tagliandosi emolumenti, diarie, rimborsi e quant’altro in una misura che sia pari al sacrificio che si chiede agli italiani?
 
Ora, Monti sa che dovrà prendere decisioni non facili né popolari, sa che dovrà avere il polso fermo e ha chiarito immediatamente che non subisce condizionamenti da poteri forti. Il suo ruolo sarà anche quello di far riprendere quota in Europa all’Italia in vista del prossimo incontro con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Intanto lo spread si è ridotto, segnale positivo.
 
Visto, poi, che ha dichiarato che si chiederà “uno sforzo fiscale e di ammodernamento alle categorie che finora hanno dato meno” e su questo punto non possiamo che essere tutti d’accordo, allora perché non cominciare proprio dalla politica che ha costi esorbitanti? In Italia oltre 2 milioni di bambini vive in povertà, il fatturato delle industrie scende del 5,4%. Più di cento giornali rischiano di chiudere, di far perdere 4000 posti di lavoro e di bloccare le porte ad una libera informazione fondamento di ogni società civile e democratica per aver bocciato i fondi per l’editoria anziché toccare privilegi della mala politica.
 
Nel Paese delle troppe parole, delle promesse mancate, di un ridicolo Scillipoti qualunque che si permette di entrare in aula con la fascia nera del lutto al braccio, solo i fatti reali e le azioni concrete possono dare un senso al sacrificio ed alla voglia di ripresa. O sarà come sempre il classico predica bene, razzola male e sarebbe l’ultima, ennesima, enorme delusione della politica nostrana. E se deve essere sarà, ma che tristezza e che squallore sarebbe. Amen.
Nov
02
2011
Se nella società moderna il lavoro è denaro e il denaro è l’uomo, la conclusione logica è che perdere denaro significa togliere senso anche all’uomo. Cosa ovviamente assurda, visto che il lavoro e quindi il denaro che produce, per quanto gratificante sia, serve per vivere. Invece, siamo sempre più proiettati a credere che sia l’inverso ossia, che viviamo per lavorare, a tal punto che ci creiamo tutta una serie di falsi bisogni da poter soddisfare necessariamente attraverso il denaro, quindi il lavoro.
 
Che viene presentato come l’unica forma di libertà possibile, come l’unico modo per realizzarsi e trovare una collocazione adeguata alle proprie capacità in questo mondo. Più sei pagato, più sei bravo, più vali. Ma ci sono capacità che non si misurano col denaro, soddisfazioni che nemmeno un miliardo di euro può darti, gioie che neanche il lavoro più prestigioso può regalarti. E’ pur vero che il tempo che dedichi al lavoro, è ben impiegato se usato con buon senso, se ciò che il denaro ti da non viene tolto alla tua vita.
 
Crediamo che senza non potremo vivere, che gli spazi vuoti chelascerà ci renderanno inutili o insoddisfatti, che non sapremo che fare del tempo e delle nostre capacità perché per tutta la vita abbiamo fatto sempre e solo
 
quello. E nel frattempo i figli crescono, perdi tanto di loro, perdi piccoli dettagli fondamentali dei loro sguardi, sorrisi, azioni non torneranno indietro, rincorrendo il minuto, cercando di far tutto e bene. Impossibile, qualcosa resta sempre indietro, finisce la  giornata e non hai finito ancora. Ma se liberiamospazio, tempo, energie allora potrà uscire il nostro talento. Tutti abbiamo un talento, forse non ne siamo consapevoli, ma c’è, soltanto è sommerso da pensieri, problemi, quotidianità che distruggono e avviliscono qualunque forma di creatività e recupero del proprio io. Il benessere non è solo quello economico, è soprattutto quello interiore; spesso però perdiamo di vista quest’idea considerandola infantile, a volte anacronistica, e nel frattempo i nostri talenti si
inaridiscono, fino a perdersi in lontani ricordi.

Rallentare, prendersi gli spazi, diventare noi padroni del nostro tempo, imparare a gestirci con meno affinchè non sia più il denaro a gestirci, filtrare i bisogni indotti che ci danno soddisfazioni effimere quanto inutili, trovare il coraggio di tornare ad una vita più vera, più compatibile con noi stessi. Recuperare quella partecha abbiamo conservato in un cassetto della nostra anima, poterlo aprire per rispolverarla un giorno non lontano.
Set
29
2011
Ci sono persone che ti cambiano la vita. Persone la cui sola presenza è determinante, persone che col loro sorriso, con la loro gentilezza, la loro delicatezza, la loro fermezza, anche col semplice sguardo riescono a cambiartela….a volte per sempre. Tra prima di conoscerle ed il dopo c’è il fiume.

Così è mia sorella Marilù.
A distanza di oltre un mese, comprendo sempre più l’essenza di un concetto mai compreso prima. Ad una fisicità mancante corrisponde, almeno nel suo caso, un’altrettanta presenza spirituale fortissima. Non è un caso che sia così, poichè ciò è tipico delle persone buone, giuste, oneste, forti ed equilibrate.

Al di là del coraggio dimostrato, al di là del dolore lasciato, la presenza è una costante. Le persone che ti cambiano la vita sono poche, a volte quanto le dita di una mano, forse, a volte meno, ma quando hai la fortuna di incontrarne anche una soltanto, allora riesci a fare cose che non credevi possibile, superi limiti prima insuperabili o che nemmeno conoscevi, la tua mente si apre, il tuo cuore si accende, la tua anima si illumina. E sono state loro a fartelo comprendere con la loro saggezza, il loro buon senso, il loro esempio. Poi, quando vanno via, ne comprendi l’importanza, il carisma anche pacato, la determinazione, l’altruismo.

Ed è così che impari a vivere, amare, sorridere, arrivi persino a ridere delle cose, pur conservando nel profondo il tuo dolore. Che sai già non andrà più via, farà parte di te, resterà con te per sempre. Ma anche questo ti cambia la vita, perché il dolore ti apre un mondo senza rinvii, in cui oggi è più di domani, in cui lasciare fluire le cose della vita è una dimostrazione di forza non di debolezza, in cui diventi consapevole che l’amore si moltiplica non si divide. Quel dolore senza il quale non sentiresti l’assenza di chi non c’è, quel senso di perdita e di vuoto che mai niente e nessuno potrà colmare, ma che ti ricorda in ogni istante quanto hai amato chi non c’è.
Le domande che vengono alla mente spesso non hanno una risposta, anzi fanno venire ansia e paura. Accettare diventa l’unica scelta possibile, ricordare e continuare ad amare l’unica condizione. Spiegare ai figli che è parte della vita stessa e che noi umani siamo troppo piccoli e relativi per tentare di contrastarla.

Credo che ogni cosa andrà al suo posto e che nel disegno divino ogni cosa abbia il suo perché. Preferisco non chiedermelo più però, scelgo semplicemente di vivere per come lei mi ha insegnato.
Set
15
2011
“Siamo tutti insidiati da una cultura che semina menzogne e fa pensare che l’uomo vero è colui che ha potere e denaro, che le regole sono nemiche della libertà, che bisogna lasciarsi guidare dalle sensazioni più che dalla ragione, che il bene morale è ciò che conviene senza sacrificio” queste le parole del cardinal Bagnasco presidente della Cei (Conferenza episcopale) e arcivescovo di Genova in una bellissima omelia di fine agosto.
 
E non credo fosse solo l’uomo di Chiesa, l’alto prelato ad affermarlo, sono convinta fosse invece l’uomo laico, come potrebbe affermarlo e lo fa, ogni uomo o donna di questo meraviglioso e decadente Paese, che desidera ancora vivere, lavorare, morire in questa terra senza perdere quel briciolo di fiducia ed ottimismo senza il quale sarebbe già partito per altri luoghi.
 
Come gli emigranti andavano in America alla ricerca del lavoro, così oggi il Brics sarebbe un’allettante alternativa (Brasile, Russia, India, Cina) o perché no la più vicina Svizzera. Paesi in cui una politica di sviluppo, una gran voglia di lavorare, regole che delimitino spazi e tempi inducono a lasciare il paese natio e cercare lidi più consoni al desiderio di reale libertà e stabilità economica. Perché le regole sono amiche della libertà, aiutano la convivenza, danno certezza di legalità e giustizia, conducono le persone ad una migliore qualità della vita, riducono il disordine e la confusione dando un senso di stabilità. La Svizzera è il Paese europeo con la più alta qualità della vita, offre vantaggi fiscali, una burocrazia moderna ed efficiente, opportunità di lavoro. Già più di 600mila italiani si sono trasferiti là.
 
L’Italia è un Paese senza regole apposta per aumentare il caos perché nel caos ogni individuo può agire come vuole, può guazzabugliare nei suoi affari senza che nessuno gli dica nulla, può permettersi di costruire abusivamente la casa e restarci a vita come chi invece ne ha costruito una ottenendo autorizzazioni, visti con iter burocratici infiniti. Perché mai allora si dovrebbero seguire le regole se, non facendolo è tutto molto semplice, veloce, senza alcun problema? Ed ecco che i furbastri proliferano, invadono, dilagano. Mentre tutti gli altri, i buoni e gli onesti, continuano a credere con ogni particella di sé che solo seguendo le regole si può andare avanti con onestà .
 
E’ questa la parte di italiani che spinge avanti l’Italia, non l’altra. Occorrono di nuovo regole e certezze per riportare nel cuore di tutti gli italiani l’entusiasmo e l’energia di lavorare insieme per ricostruire pezzi enormi di cultura, civiltà, valori, politica e famiglia che ci siamo persi dietro nell’ultimo decennio.
 
Certi valori non sono negoziabili, non si devono dimenticare mai, bisogna tornare a crederci con la forza del giusto.
Lug
29
2011
Ho conosciuto un ragazzo ancora adolescente, bello, simpatico, sensibile e intelligente. Il gergo era tipico dell’età, il comportamento più da adulto. Mostrava sicurezza di sé, ma i suoi occhi lanciavano  scintille di paura. Un atteggiamento presente in molti adolescenti, inquieti, curiosi, tanto più spocchiosi quante più batoste avevano accumulato in quei pochi anni di vita. Innamorato della figura paterna che vedeva come amico, fratello, padre ed esempio di vita anche se forse non lo era più di tanto, parlava sempre di lui. Il padre beveva e fumava in quantità, correva con la macchina a velocità folle, mangiava a dismisura, pesava oltre 150 kg.
 
L’altra notte in un incidente d’auto se ne è andato, lasciando il figlio solo, senza parole. Il ragazzo beve e fuma come il padre, vuole imitarlo, però prova a reagire con coraggio, non ha ancora compreso bene quanto è accaduto, ma fa il grande, il forte, consola la famiglia, risponde alle telefonate degli amici, parla piano con calma. Dalla sua voce traspare ancora una volta paura, non sa dove andare, cosa fare, chi diventare. La scelta è sprofondare nel buio di alcol e stupefacenti o cercare la luce di una vita sana e costruttiva. Mi auguro sceglierà la seconda via, ne ha le capacità, ne ha la tempra, ma dovrà credere in sé stesso ora più che mai.
 
Un giorno due vecchi amici si incontrano dopo vent’anni, in un luogo strano, un po’ magico, in una fattispecie assolutamente inimmaginabile. Eppure accade. Sono molto stupiti, il destino li ha fatti ritrovare. Tante rughe in più, ma il sorriso e lo sguardo sono gli stessi. Si raccontano gli anni di vita in cui non si sono mai incrociati, pur vivendo nella stessa città. E’ come se il tempo non fosse mai passato, come se il ricordo fosse rimasto dentro, mai cancellato. Diversi episodi, diversi finali, ma la presenza del destino è forte.
 
Noi piccoli esseri che pensiamo di poter gestire, programmare, controllare, dominare ogni cosa, in realtà possiamo solo vivere ogni giorno al meglio che sappiamo, facendo il nostro dovere, godendo degli affetti, sorridendo ai guai. Possiamo prendere qualunque decisione, ma se essa non coincide col disegno del fato, la vita andrà comunque come deve andare. Ci affanniamo, stressiamo, litighiamo, cerchiamo denaro, potere, ma siamo solo un soffio di vita nell’universo. Ci succedono cose imprevedibili a cui non abbiamo mai pensato ed è questo che rende la vita meravigliosa, intensa, spesso difficile ed insidiosa. Essa ci offre delle opportunità sotto varie forme, spetta a noi poi scegliere. E’ come cavalcare un’onda, sempre alla ricerca del giusto equilibrio tra il vivere ed il lasciarsi vivere, con l’unica, umana, folle certezza che non sapremo mai cosa ci riserva il futuro.
Mag
03
2011
Sappiamo già che il 12 ed il 13 giugno voteremo al referendum contro il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e per l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale. Per indire il referendum sono state raccolte oltre due milioni di firme per iniziativa dell’Idv. Nessuno ci credeva, oggi è un fatto.
 
Nonostante siano arrivati al Consiglio dei Ministri le richieste da più parti, nessun election day, quindi nessun risparmio. Poi si potrà usare l’argomento per sottolineare quanto il referendum, in un momento di crisi, sia costato al popolo italiano. Quale fosse il problema per non indirlo in solo giorno, piuttosto questo sarebbe importante spiegare al popolo italiano. Comunque sia, si voterà in quei due giorni per il referendum. Vale la pena spendere due parole per ricordarci il peso e la portata che ha tale strumento di espressione della sovranità popolare.
 
La Costituzione lo sancisce all’art. 1 e già se ne comprende il valore. L’esito referendario diventa vincolante per il legislatoreche dovrà rigorosamente attenersi al risultatoreferendario, cioè al risultato della volontà popolare. Abbiamo, quindi, la possibilità di esprimere chiaramente e con forza il nostro pensiero e di partecipare alla costruzione del futuro del nostro Paese andando a votare.
 
Se non si raggiungerà la maggioranza il referendum fallirà e sarebbe davvero un gravissimo atto di non democrazia da parte di chi non andrà a votare oltre che un segno di enorme irresponsabilità ed incoscienza che non ci possiamo permettere in alcun modo. Indignarsi d fronte a corruzione, deliri di onnipotenza, escort ecc va bene.
 
L’indignazione scuote gli animi, agita gli onesti, percuote i malvagi (che però dopo pochi minuti se ne fregano). Il passo successivo è l’azione e la reazione oppure l’indignazione resterà fine a se stessa, del tutto inutile. Indigniamoci e partiamo all’azione, solo così possiamo contrastare chi vuole decidere sulla nostra testa, per la nostra vita, contro il nostro futuro.
 
Voteremo si oppure voteremo no, questo spetta alla nostra coscienza dopo esserci ben informati e documentati. Siamo un popolo moderno, europeo non comportiamoci dunque da antichi romani. Andiamo in massa a votare, diciamo cosa vogliamo, chi siamo, non lasciamo credere che possono fare di noi ciò che si vuole, non siamo pecore. La dignità di un popolo che c’è, qui ed ora, che è ancora in piedi, che col voto dice pacatamente, democraticamente, senza tentennamenti quale strada su nucleare, privatizzazione dell’acqua e legittimo impedimento l’Italia dovrà prendere. Un’occasione che non possiamo mancare.
Apr
15
2011
Facendo zapping la sera e cercando qualcosa di interessante da vedere e sentire mi ritrovo a guardare i soliti noti programmi di dibattito politico e sociale e mi ritrovo a pensare con quale faccia e con quale memorabile coraggio deputati e ministri (più o meno sempre gli stessi) si presentano alla gente col vecchio gioco del passa palla e del rinfacciarsi chi ha fatto meno di chi?
 
Forse ancora vogliono fare finta che tutto vada bene, che la gente stia lì a bocca aperta a mandare giù qualunque boccone, mentre la realtà è ben altra. Esiste ormai uno scollamento forte tra le persone e la politica, se provate a guardarvi attorno vedrete facce stanche, tristi, annoiate, preoccupate. Quanti sorrisi o volti allegri? Per chi fa i programmi di dibattito la presenza di più politici fa audience, ma ormai temi, modi, personaggi sono triti e ritriti ed è una noia mortale. Anziché fare, si continua a parlare con la presunzione di chi ritiene di avere ancora un gran seguito e di dire cose nuove o intelligenti. Si ostinano a non capire che, per quanto le parole possano diventare mattoni purché abbiano un profondo e reale significato, oggi più di ieri occorrono solo fatti concreti che possano risolvere i problemi del Paese.
 
E le facce torneranno ad essere quanto meno più serene e ottimiste, meno rassegnate e deluse. Ma è necessario anche che tra la gente riprenda a scorrere la voglia di partecipare attivamente alla vita sociale e civile, la forza di dissentire se occorre, l’educazione nel rispettare le regole. Ricordiamoci che tra il guardare ed il fare è meglio il fare, tra lo zero e l’uno è meglio l’uno, tra lo stare in silenzio e il bisbigliare è meglio il bisbigliare. Tralasciamo frasi fatte e ridondanti, orpelli e inutilità, concentriamoci su ciò che conta davvero, lasciamo fuori dalla nostra porta falsità e ipocrisie. Dentro ognuno di noi c’è un essere unico e irripetibile, vero e originale, protagonista e comparsa al tempo stesso. Intorno a noi molti pensano che essere perbene o meno non faccia la differenza, invece la fa, eccome.
 
Anche una sola perbene può fare la differenza. Anche una sola persona che dia l’esempio può cambiare le cose. Per essere dei grandi, non occorre essere leader, condottieri o potenti, basta essere perbene, fare bene il proprio lavoro, vivere una vita vera, quella che si è scelta ed improntarla a valori antichi attuali, essere solidali con chi ha bisogno, non chiudersi nel proprio guscio e contribuire alla crescita della società. Solo persone più vere e consapevoli fanno un mondo più giusto. Ricordiamocene qualche volta.