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West Coast di Agostino Laudani
il blog sulla Sicilia Occidentale


Dic
07
2011
Lacrime (non solo metaforiche) e sangue, questa la trama del decreto Monti, presentato domenica sera agli italiani. Una manovra densa di sacrifici, in cui il ceto medio verrà  messo a dura prova. Speriamo in batoste anche per le grandi ricchezze e in misure di crescita per le piccole medie imprese, perché non si dica che alcuni soffrano mentre altri continuano a ridere.
 
Intanto, diamo un'occhiata ai Comuni: dovranno diventare economicamente autonomi. Sempre meno piagnucolii dei sindaci dietro a mamma Regione e papà Stato e ai loro amati trasferimenti finanziari. Sempre più attenti, piuttosto, alla fiscalità locale, in particolare a evasione da snidare e morosità da recuperare. Altrimenti sarà sempre più difficile (già si vede adesso!) erogare i servizi necessari ai cittadini. Diventerà impossibile finanziare le attività culturali, quelle per il tempo libero, che verranno viste sempre più come uno spreco, soprattutto alle nostre latitudini, dove non si riescono a garantire talvolta nemmeno i servizi essenziali come l'approvvigionamento idrico o la raccolta della spazzatura.
 
Figuriamoci se si potrà ancora sperperare in feste di santi, sagre del pecorino o in concerti di piazza, in contributi a pioggia alle associazioni o in incarichi di favore.
 
Si dovrà badare invece alle pratiche di sanatoria da completare (con oneri da riscuotere) o ai furbetti che non hanno mai pagato Ici, Tarsu, Irap, passi carrabili, affissioni. Sono solo esempi. I primi cittadini, se sono svegli, dovrebbero averlo già capito.  
Set
22
2011
Stamattina ho lasciato casa lottando simpaticamente, come ogni giorno, con chi lascia l'auto davanti al mio portone, nonostante il passo carrabile sia ben visibile, oltre che regolarmente pagato ogni anno. Problemi di civiltà.
Arrivato nei pressi della redazione, ho notato un vigile urbano sovrintendere all'incrocio, cosa rara perché questo punto è quasi sempre in preda al caos.

Un signore, proprietario di un bar, era agitatissimo. Il vigile impediva alle auto di sostare in doppia e tripla fila, come sempre avviene, quindi i potenziali clienti non potevano fermarsi a prendere il caffè. L'area era ordinatissima ma il danno economico sembrava notevole. Problemi di civiltà.

La ragione del barista, da una parte: devo vendere, devo produrre, il vigile mi toglie i clienti.
La ragione del vigile, dall'altra parte: devo fare il mio lavoro, qui le auto non possono stare.

Chi ha ragione? Chi è civile e chi no?
Qualcuno deve cedere.
A Milano cederà il barista.
A Roma il barista offrirà il caffè al vigile.

A Catania cederà il vigile, dopo essere stato redarguito dal suo superiore che avrà ricevuto una telefonata da parte dell'assessore al Ramo, a sua volta contattato dal politico potentino che ha appena ricevuto una telefonata dall'amico barista.

Problemi di civiltà. Spicciola. E contemporanea. 
Lug
29
2011

A Palermo i cumuli di rifiuti che bruciano nelle strade rispecchiano perfettamente l’immagine di una città che metaforicamente è in fiamme per le tante, troppe questioni amministrative irrisolte. L’Amia chiede 20 milioni di euro per garantire la raccolta della spazzatura: fondi incerti. La questione Gesip è stata sedata provvisoriamente con l’assegno da 45 milioni di euro staccato dal governo Berlusconi: 1800 dipendenti sono salvi, ma solo fino alle prossime elezioni comunali.

 

Non mancano le polemiche sull’abbandono dei Cantieri culturali della Zisa. L’intero versante della cultura del resto non gode di grandi attenzioni da parte dell’amministrazione. Si fa quel che si può, ma le emergenze sono ben altre. Sembra difficile garantire anche i servizi essenziali, come le manutenzioni; gli impianti sportivi hanno bisogno di interventi (qualcosa si muove ma molte strutture restano chiuse), mentre le grandi opere procedono a rilento, in special modo quelle legate alla viabilità.

 

L’aria di precarietà si respira eccome. Insieme al profumo della campagna elettorale che ha già acceso gli animi. Faraone, del Pd, sta lavorando molto sulla visibilità e sull’immagine e non c’è fatto di cronaca che non registri un suo commento. Altri nomi si affacciano qua e là. Giulia Bongiorno, di Fli, di cui già di parla. E adesso anche il procuratore Ingroia, che però ha prontamente rifiutato. “Non sarò il nuovo De Magistris”, ha spiegato.

 

Il girotondo comincia. Difficile credere che resti tempo per risolvere seriamente i problemi concreti dei cittadini. Almeno prima del prossimo giugno.  

Giu
29
2011
Abbiamo pubblicato pochi giorni fa un'inchiesta a sei mani sul trasporto locale nelle tre città metropolitane della Sicilia: Palermo, Catania e Messina. Luca Insalaco, Francesco Torre e Melania Tanteri hanno analizzato i principali problemi dei mezzi su rotaia, che praticamente consistono solo in "progetti o incompiute" a Palermo, "work in progress" a Catania, "fallimenti" a Messina.
 
Nel capoluogo guai a toccare anello e passante ferroviario, tram o metropolitana leggera: si finisce a parlare di cantieri eterni, di progetti i cui costi lievitano senza controllo, di una pianificazione ferma a dieci anni fa e mai aggiornata, persino di inchieste giudiziarie sugli appalti.

Sotto l'Etna c'è la metropolitana gestita dalla Fce, ma solo per un tratto di 3,8 km, di cui due in superficie. Copre zone tutto sommato marginali della città. L'anno prossimo ne sarà pronta un'altra tratta e nel 2013 un'altra ancora. Salvo complicazioni, ovviamente, che finora non sono mai mancate.

Nella Città dello Stretto il tram è realtà da molti anni, con doppio binario, per 7,7 km, con 18 fermate e 15 vetture di cui sei guaste. Ma ai messinesi non sono interessati a questo collegamento: forse il percorso è stato disegnato male, sostiene addirittura l'assessore all'Urbanistica. Altri soldi, quindi, sprecati.

Quindi? L'anno zero. Che tristezza. Milioni di auto inquinano ogni giorno le nostre città, mentre il sogno di giungere al livello di altre città europee, molto ben organizzate in fatto di mobilità, resta ancora davvero molto lontano.
Giu
03
2011

Sei senza lavoro? Coraggio, ti diamo una mano. Così, nascono i “cantieri-lavoro”. Ogni mattina, 15 operai vestiti da evidenziatori lavorano per costruire in tre mesi cento metri di marciapiedi. Succede vicino casa mia e in altri 1.700 posti. Tanti sono, infatti, i “cantierini” aperti in Sicilia da 389 Comuni (su 390!) con 300 mln € di fondi generosamente messi a disposizione dalla Comunità europea attraverso la Regione. Ogni cantiere può costare 115 mila euro. Ogni operaio viene pagato 32 euro al giorno.

 

Gli interventi riguardano piccole opere pubbliche come appunto i marciapiedi, le strade comunali, le scuole, le piazze. L’iniziativa coinvolge 35 mila disoccupati, che riceveranno il loro stipendiuccio per alcuni mesi. Si dirà: e poi? Nulla. Nessuna prospettiva concreta, of course.

 

La particolarità è che questi lavoratori provengono dalle liste di disoccupazione con priorità per alcune “categorie protette” di soggetti svantaggiati e, pertanto, in gran parte non hanno alcuna competenza specifica. Così, ci sono dieci persone intorno a una “basola” di pietra lavica. I più volenterosi tentano di spostarla per metterla in posizione sul promettente marciapiedi, gli altri con maggiore prudenza si limitano ad osservare, sotto le attente indicazioni dell’unico operaio specializzato presente in cantiere e dell’immancabile geometra - direttore dei lavori. Così, la piccola opera pubblica che un’impresa di costruzioni con 3-4 operai realizzerebbe in qualche giorno, vedrà la luce in tre mesi… e con che impiego di forze! Tutto questo in nome della solidarietà sociale.

 

Giustissimo, c’è tanto bisogno in giro. Ma chi, tra noi, pagherebbe 20 persone – scelte a caso - per tinteggiare una stanza di casa, dando loro un mese di tempo?  L’obiettivo è nobile – ripeto: solidarietà -  ma la strategia sembra fare acqua. “Sembra”, appunto.

Mag
19
2011

Spesso in questi giorni ho immaginato di essere uno dei 1800 dipendenti della Gesip. Intendiamoci, io non ne so molto della realtà che stanno vivendo i lavoratori di questa società partecipata del Comune di Palermo che si occupa - genericamente parlando - di manutenzioni. O perlomeno quel che so lo apprendo dalle notizie di stampa e dalle informazioni dei nostri collaboratori palermitani.
 
Apprezzerei se un dipendente della Gesip, o di qualsiasi altra partecipata palermitana, o di un altro Comune, mi raccontasse la sua storia. Posso immaginare infatti che dietro le proteste di piazza o le facili accuse di clientelismo politico, sulle quali i giornalisti siamo molto bravi a elargire giudizi, ci siano tante storie. Storie di povertà, forse, di disoccupazione precedente, di illusioni lanciate dai politici, storie di laureati che fanno gli operai, di operai che lavorano per dieci e di decine di operai che lavorano a metà, di dipendenti che hanno famiglie da sfamare e che ora rischiano di perdere quello che era stato garantito come un posto sicuro.
 
Storie di gente che dovrebbe reinventarsi un lavoro anche se ha 55 anni o storie di giovani che non hanno potuto realizzare le loro aspirazioni e ora sono lì a sperare in quei 1000 euro al mese mentre a Roma si decide la loro sorte. Se qualcuno vorrà riassumermi la propria storia, sarò lieto di ospitarla in questo blog o, possibilmente, sulle pagine del nostro quotidiano.
Mag
12
2011
Dopo la Gesip, ora è il turno dell'Amat. Nell'ultima seduta del Consiglio comunale è stata respinta la richiesta di destinare 4 mln € per far respirare la società partecipata del Comune che si occupa del trasporto pubblico in città. Il presidente Bellavista ha bussato alle casse comunali ma, come dice il consigliere Ferrandelli, "senza offrire un'adeguata contropartita" perché "il servizio bus fa acqua da tutte le parti".

Anche questa società naviga in brutte acque e non riesce a recuperare i deficit milionari. Intanto è ancora frastuono intorno al caso Gesip. Il sindaco ha assicurato che entro la scadenza della proroga di 35 giorni (quindi più o meno agli inizi di giugno) il tavolo interministeriale aperto a Roma individuerà la soluzione per evitare di licenziare i dipendenti che, ricordiamo, sono 1800. Una strada ipotizzata è quella dei prepensionamenti, ovvero: mandare a casa anticipatamente un po' dipendenti comunali così da fare posto e assumere quelli della partecipata Gesip.
 
Ma su questa via si è già espresso negativamente il ministro del Lavoro, Sacconi, dicendo che costerebbe troppo. Si ricomincia da capo, quindi, e la patata bollente passa ai tecnici del ministero. Il sindaco ha anche accennato al coinvolgimento dei privati, dopo aver ristrutturato tutto il sistema delle partecipate. Anche qui c'è molto da lavorare. Un privato, solitamente, non si tiene in azienda personale di troppo. E tra i palazzi del Comune di Palermo, i problemi del personale non sono solo di quantità, ma anche di qualità. Cosa che rende molto difficile "spostare" dipendenti come se fossero dei quadri da parete.
Apr
08
2011
Abbiamo pubblicato un paio di pezzi sull'emergenza rifiuti che sta investendo da diversi giorni la provincia di Agrigento. I lavoratori della Gesa hanno incrociato le braccia. Non ricevono gli stipendi da più di tre mesi. La società che gestisce il servizio attende finanziamenti dalla Regione e punta il dito contro i Comuni che non hanno versato le proprie quote e i cittadini che in larga misura sono morosi.
 
Il sistema si è bloccato perché gli enti locali non hanno più risorse finanziarie: sono diminuiti i trasferimenti da Stato e Regione, mentre poco o nulla si è fatto per abbattere la straordinaria quantità di sprechi. Inoltre molti "cittadini" furbi, vista l'aria (puzzolente, per la verità) hanno approfittato... e "dimenticato" di pagare la bolletta della Tarsu o della Tia. 

Come dire... prima o poi i nodi vengono al pettine. Ammontano a quasi 50 milioni di euro i debiti a carico della Gesa: dovranno essere ripianati e questo avverrà, perché non si dica mai che una falla non venga tappata. Tuttavia, la falla è diventata sistema. Solo il Comune di Grotte, lo precisa il sindaco, ha versato le proprie quote per il servizio rifiuti: alcune decine di migliaia di euro. Ben poco rispetto alle necessità. Intanto, i cassonetti per le strade continuano a bruciare e non decolla il nuovo assetto regionale delle società d'Ambito, che da 27 dovranno scendere a 10.
 
Sfioriamo continuamente lo scenario già visto a Napoli, poi qualcuno anticipa somme, in qualche modo, e l'emergenza rientra per qualche tempo. Ma di realizzare - concretamente, però! - soluzioni strutturali e definitive, ancora, sembra non se ne voglia parlare. Forse è più comodo così, vivere alla giornata.
Mar
18
2011
"Consulenti esterni", ecco i numeri del business: 8,5 mln € nei Comuni con meno di 10 mila abitanti; 9 mln € nei Comuni con più di 10 mila abitanti; 2 mln € nei Comuni capoluogo. Non fa certo brutta figura la Sicilia in tema di esperti. Affidando incarichi a destra e a manca, nonostante si dovrebbe risparmiare. Direzione lavori, progettazioni, iniziative per lo spettacolo e la cultura, staff di segreteria, progetti speciali e specialissimi, e chi più ne ha più ne metta.
 
A volte ci sono incarichi "singolari", a volte i sindaci piangono miseria ma non rinunciano alla consulenza perché a dir loro non c'è personale qualificato all'interno dell'ente.

Eppure, qualcuno si muove in senso inverso. Bagheria, per esempio. Dove il buon sindaco Biagio Sciortino, per la redazione del Piano urbanistico avrebbe dovuto sborsare circa 74 mila euro avvalendosi del lavoro di un professionista esterno. Affidando invece l'incarico a uno staff di tecnici comunali, spenderà poco più di 22 mila euro. Con un risparmio quindi di oltre 50 mila euro. Mica poco. Il sindaco ha ben pensato al suo ufficio tecnico, individuando all'interno professionalità sufficienti per il Piano urbanistico.
 
Potrebbero tentarci anche i suoi colleghi negli altri Comuni.
Mar
11
2011
Il Comune batte cassa, nuovamente, a Roma. Non sono bastati i 130 milioni di euro già ricevuti dal Governo nazionale tra il 2006 e il 2008. Non sono bastati nemmeno gli altri 150 milioni di euro di fondi Cipe che sono ancora in fase di trasferimento.
 
Ora il sindaco Diego Cammarata torna alla carica, forse anche perché ha fatto pace con Micciché, e chiede ulteriori 100 milioni di euro al premier Berlusconi. Denaro che servirà a far quadrare i conti del Comune e soprattutto delle società controllate, costosissimi pozzi senza fondo, che inghiottono risorse da distribuire alle montagne di dipendenti di cui sono infarcite.
 
Già in Consiglio comunale si annuncia battaglia: l'Mpa vuole sapere su quali programmi, progetti e obiettivi si basa la richiesta del sindaco, che non ha ancora presentato il preventivo 2011 e si appresta a un rimpasto di Giunta. Ma chissà quando se ne parlerà in Consiglio? All'ordine del giorno, infatti, l'argomento è al 164° posto. Incredibile.
 
Intanto, è evidente che la gestione ordinaria del sindaco Cammarata non è stata sufficiente a rimettere in ordine la situazione delle casse comunali, per cui si vuole attingere a risorse ulteriori. E, quando entrerà in vigore il federalismo municipale, ovvero si dovrà far fronte agli impegni di spesa soprattutto autofinanziandosi con proprie risorse, come farà Cammarata? La risposta non sembra essere proprio dietro l'angolo.