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Quotidiano di Sicilia
Direttore Carlo Alberto Tregua
 
West Coast di C. Lazzaro Danzuso & A. Laudani
il blog sulla Sicilia Occidentale


Lug
16
2010
Il gran palcoscenico del Festino
Non sono mai stato al Festino di Santa Rosalia. Non sono molto appassionato delle feste religiose infarcite di un eccessivo folklore: ho l’impressione che il senso della tradizione (che è essenzialmente un fatto di fede) possa svanire. Certo il Festino è un'occasione importante. Se non altro un palcoscenico da non lasciarsi sfuggire.

L'arcivescovo Romeo ha lanciato i suoi appelli agli amministratori perché si sveglino, finalmente, prima che in città esplodano le tensioni sociali di cui tutti sanno. Il sindaco Cammarata ha rinunciato ad alcuni momenti di piazza perché vuole vivere la festa in maniera più discreta. O probabilmente perché teme che qualcuno possa effettivamente saltargli addosso. I senzatetto hanno aggredito verbalmente (e per fortuna solo verbalmente) Daverio, il direttore artistico del Festino, che li ha apostrofati più o meno come straccioni.

Non possono non guardare, dalla "lontana" Catania, a questa Palermo che soffre tremendamente di povertà, di disservizi, di incuria, dove lo scenario sembra quello di un disastro destinato a peggiorare, con mille cause, mille fenomeni, mille episodi e nessun responsabile accertato.

Poi, non posso non guardare gli enormi costi sostenuti per organizzare un Festino. L'anno scorso fu speso un milione di euro.

Quante cose, più o meno piccole, si potrebbero fare con un milione di euro, per il bene della città e dei suoi figli più svantaggiati? Ci sarebbe da pensarci. Ma non pretendo certo che ciò accada.

A.L.

Lug
02
2010
Differenziata o no, sempre munnizza č
In più occasioni in passato abbiamo condotto delle ricerche per capire dove vanno a finire i rifiuti della raccolta differenziata. L'ipotesi che potessero essere depositati insieme agli altri rifiuti solidi urbani, quindi alla fine in discarica, non era da scartare, però in altre città non è stato facile accertarlo, a meno che di tampinare i mezzi della raccolta.
 
A Palermo è stato più semplice, perché la sequenza dei fatti è piuttosto chiara. L'ha ricostruita Claudio di Gesù nel pezzo in uscita sabato. La riassumiamo.
 
L'Ato dispone, attraverso l'Amia, cassonetti per la raccolta differenziata di vetro, plastica e carta che esteriormente sono simili a quelli dei rifiuti indifferenziati, fatta eccezione per le scritte sui contenitori.  E fin qui niente di male.
 
Poi interviene l'emergenza che conosciamo: rifiuti accatastati, cassonetti bruciati, quindi meno disponibilità di contenitori. Finisce che non si distinguono più i contenitori della differenziata da tutti gli altri. Non li distinguono i cittadini, che li cercano ma non li trovano. Non li distinguono i netturbini, che scaricano tutto nell'autocompattatore. I materiali da differenziare finiscono insieme al resto in discarica.
 
Insomma, la confusione regna e Palermo resta molto al di sotto di ogni obiettivo, altro che 60 per cento di differenziata. Adesso, si può ricominciare tutto da capo. Dopo aver speso inutilmente altre montagnette di denaro pubblico. Di chi è la colpa? Suvvia, non scherziamo. Naturalmente, dell'ormai famosissimo signor nessuno.
 
A.L.
Giu
25
2010
Sicurezza nelle strutture pubbliche? No, grazie
È emblematico il caso della caserma della Polizia municipale di Sciacca, in cui le leggi per la sicurezza sul luogo di lavoro (ultima in ordine di tempo il d.lg 81/08) sono palesemente violate.
 
Cornicioni pericolanti, prospetto che si sgretola, stanze contraddistinte da copiose infiltrazioni d'acqua e muri letteralmente ammuffiti sono solo soltanto alcuni dei problemi con cui sono costretti a confrontarsi i vigili urbani saccensi. Anche i tecnici del Comune di Sciacca, con un apposito sopralluogo, si sono accertati del pessimo stato in cui versa la struttura, ma le promesse non bastano per effettuare gli interventi necessari a mettere in sicurezza un edificio pubblico.
 
Così, nell'attesa, i cornicioni si continuano a sbriciolare e le pareti si impregnano sempre più d'acqua. Visto l'immobilismo di chi dovrebbe intervenire, l'unica cosa possibile da fare è incrociare le dita. Ma non è detto che basti per evitare quella che potrebbe essere definita una tragedia annunciata.
 
C.L.D.
Giu
11
2010
Questa politica per niente romantica ha rovinato le nostre cittā
 Ok lo ammetto, sono un po' demoralizzato. Da cittadino, prima ancora che da giornalista. E considerando che questo spazio è anche un po' un diario personale (non per forza segreto!), voglio esprimere questo mio sentimento di ansia verso tutto quello che sono costretto a sentire, a leggere, a riportare negli articoli del nostro giornale. E non solo.
 
L'ansia deriva da una considerazione che a qualcuno sembrerà pessimistica. Ma io non mi sento pessimista. Casomai, semplicemente, realista.
 
La considerazione è che non sembra esserci un settore, neanche minuscolo, nell'immenso pentolone della pubblica amministrazione dove le cose vadano per il verso giusto. La corruzione è continua, sistematica, radicatissima. L'imbroglio e la faciloneria sono la regola. L'amico politico che ti fa il favore è sempre pronto a farti diventare un suo cliente.
 
E questo vale dal mio banale certificato urbanistico che da cittadino richiedo al Comune, fino al caso clamoroso dell'inquinamento della discarica di Bellolampo, per la quale il sindaco è accusato di una marea di reati e che volendo semplificare, se le ipotesi saranno accertate, sarà classificato come l'artefice politico (insieme agli altri artefici-burocrati) di un disastro ambientale di proporzioni paurose.
 
Insomma, io spero in un miracolo ma non so chi dovrebbe farlo e per giunta ho l'impressione che il sistema del malaffare sia talmente ben collaudato che parlare di legalità o di efficienza dei servizi pubblici, dalle nostre parti, sia solo come raccontare una favola mentre tutti sorridono e sognano.
 
Il pensiero sembra quello di un bimbo ingenuo. Perdonatemi, ma ogni tanto voglio sentirmi così. Se non lo faccio, rischio di abituarmi e di non distinguere più quello che è corretto da quello che non lo è.
 
A.L.
Giu
04
2010
Cari capi di sottogoverno, la mazzata č arrivata
La scure di Tremonti cala inesorabilmente anche sugli amministratori delle società partecipate. In base al decreto ministeriale entrato in vigore il 31 maggio – si legge sul Sole24orechiunque appartenga a un Cda, sia revisore dei conti, o abbia altre cariche interne a società o persino associazioni che ricevono contributi pubblici, deve rinunciare a qualsiasi indennità. Eccezionalmente potrà godere di un gettone di presenza di 30 euro.
 
Fine della pacchia, potremmo dire. I capi e i capetti di sottogoverno (solitamente i riciclati che non hanno successo alle elezioni o i tanti amici cari che hanno portato montagne di voti e quindi meritano una poltrona) possono cominciare a piangere. Del resto, un presidente, un consigliere o un revisore dei conti ha anche – di norma – una certa responsabilità per le scelte che compie.
 
Nel mondo delle società pubbliche (le municipalizzate per esempio), pubblico-private o private a partecipazione totalmente o prevalentemente pubblica, il problema non si pone: nessuna responsabilità per nessuno e compensi altissimi per tutti. Un bel modo di distribuire il denaro, uno schiaffo a chi lavora veramente e a chi un lavoro non ce l’ha.
 
Adesso la torta non c'è più. O perlomeno così si spera. Aspettiamo di conoscere quale inganno sarà escogitato, ora che la legge è fatta.
 
A.L.
Mag
28
2010
Quei consiglieri-mercanti nel tempio delle ciance
Il mio è solo un sogno o, se preferite, un incubo. Dove mi trovo, ve lo dico subito: municipio di Palermo, Sala delle Lapidi, ovvero l'aula del Consiglio comunale. Dopo una mezz'oretta di movimenti nelle anticamere per vedere "se ci sono i numeri", il presidente da inizio ai cosiddetti "lavori". Uso le virgolette perché non credo di aver mai visto finora, nonostante non si tratti del primo Consiglio a cui assisto, una seduta così, come dire, vivace.
 
Gli scranni non sono tutti occupati, a occhio e croce direi che sono presenti appena più che la metà dei consiglieri. I quali non amano restare al loro posto. Corrono da una parte all’altra della sala camminando velocemente, hanno carte in mano, parlano tra loro, parlano al cellulare, sempre ad alta voce, fumano con disinvoltura.
 
Alcuni sono in piedi a piantonare il banco della presidenza e discutono animosamente come se stessero trattando accordi. Più che un Consiglio comunale sembra una fiera e lo si capisce anche dallo stile con cui alcuni consiglieri si rivolgono ai colleghi: gridando (davvero!) da un banco all'altro, frapponendo senza alcuno scrupolo urla e persino risate sganasciate a quella del collega che interviene tentando di parlare al microfono.
 
Non ci sono giornalisti, io sono l'unico presente mentre due colleghi della televisione che sono appena entrati per alcune riprese vengono fatti allontanare in quanto privi di autorizzazione. Si discute di una mozione che ai fini pratici non ha alcun valore ma serve a fare fumo e polvere dando l'impressione di essere attivi e al servizio dei cittadini-elettori. Ci sono degli emendamenti e chi li propone fa il giro dei banchi per ottenere lìapprovazione dei colleghi barattandola con il proprio voto alla prossima occasione.
 
Un consigliere ha appena aggredito verbalmente e pesantemente un collega dell'opposizione, ma appena completa il suo discorso corre ad abbracciarlo sorridente: era solo una sceneggiata, fuori dai banchi sono ottimi amici.
 
Sembra esattamente un mercato, o un teatro, o un porto di mare, e mi sento assolutamente a disagio perché a mio avviso quello dovrebbe essere un luogo serio, dove ci si confronta, si fissano indirizzi politici e si controlla l'attività amministrativa del sindaco e degli assessori. Probabilmente mi sbaglio, sto persino sognando che si è fatta ora di pranzo e che un consigliere annoiatissimo propone di sospendere la seduta e di andare tutti a mangiare un bel piatto di pasta con le sarde.
 
Il presidente suona la campanella e manda tutti a casa. Il tintinnio mi fa svegliare.Stavo solo dormendo, non c'era niente di vero.
 
A.L.
Mag
21
2010
Comune di Palermo, una "casa di salute"
I dirigenti del Comune da quattro anni vanno a farsi i weekend di formazione negli agriturismo o nei centri benessere, tutto spesato. La notizia è trapelata grazie a un'email circolata tra gli uffici, con la quale si annunciava l'iniziativa anche per quest'anno.
 
Una Spa sarebbe stata la location ideale, 18 mila euro il costo previsto. L'annuncio ha fatto il giro dei media e in breve molti hanno gridato allo scandalo. Ce ne siamo occupati pure noi sull'edizione di venerdi.
 
Lo stesso sindaco Cammarata, evidentemente messo alle strette, ha ribadito l'inopportunità dell'iniziativa, specificando che il corso di formazione è condivisibile nei contenuti, niente di male a farlo in un centro benessere, ma certamente chi vuole fare la sauna se la paghi, perché il Comune non ha soldi da sprecare.
 
Il primo cittadino ha bloccato la gara perché prima bisogna "rivederne i parametri", ha detto. Riteniamo che la stampa abbia ancora una volta fatto il proprio dovere, purtroppo ci rendiamo conto che questo è un piccolo tassello di fronte a tanti, troppi altri sprechi di proporzioni ben più grandi.
 
Quelle che sono veramente difficili da scovare, nel silenzio e nella complessità "blindata" della burocrazia, piena zeppa di favori e di privilegiati.
 
A.G.
Mag
14
2010
Aeroporto di Agrigento: ci si mettono pure gli agricoltori
Il percorso per la realizzazione dell'aeroporto di Agrigento continua a essere costellato di imprevisti di ogni genere: prima i vari rimpalli tra Enac e ministero (culminati con la protesta del presidente della Provincia, Eugenio D'Orsi, che per "fare rumore" ha trasferito i propri uffici in una tenda di fronte alla sede dell'Ente), poi il tanto atteso via libera alla struttura - grazie soprattutto al sostegno della Regione - e adesso un nuovo intoppo.
 
Ad alzare la voce sono stati gli operatori del comparto agricolo di Piano romano, la zona in cui dovrebbe essere realizzato lo scalo, che si oppongono all'espropriazione dei terreni (definiti fra i più fertili dell’agrigentino) per difendere le proprie attività e le proprie entrate economiche.
 
Una protesta a tratti vibrante che non è andata giù al presidente D'Orsi, il quale ha categoricamente escluso la possibilità di trasferire il sito designato per realizzare la struttura.
 
Nei prossimi giorni, è previsto un nuovo incontro per cercare di trovare un qualche punto di contatto fra le parti.
 
La speranza, come sempre, è che prevalga il buon senso e la volontà di fare il benessere generale della comunità.
 
C.L.D.
Apr
22
2010
Quando la politica danneggia i cittadini
La situazione politica nell'ennese è sempre più calda - in vista delle prossime elezioni del 30 e 31 maggio, che proclameranno il nuovo sindaco dell'ultimo capoluogo siciliano rimasto in mano al centrosinistra – ma se il centrodestra dialoga sottovoce per trovare un unico candidato da proporre all'elettorato, in casa Pd le tensioni sono ancora lontane da una soluzione.
 
Il confronto – seppur in questo caso molto acceso - si dice sia il sale della politica; il problema è quando le incomprensioni fra i vari rappresentanti dei governi locali finiscono con il creare gravi danni alla città.
 
Il caso più recente è quello della votazione, da parte del Comune, del Piano regolatore generale, atteso da molti anni. In aula si sarebbe dovuto decidere su uno strumento fondamentale per lo sviluppo della città, ma la mancanza del numero legale ha rinviato tutto a dopo le elezioni. E tutti hanno cominciato ad accusarsi a vicenda.
 
Evitiamo di dare giudizi su chi abbia ragione o meno, ma prendiamo semplicemente atto di come un provvedimento fondamentale per il futuro della città sia stato ancora una volta rimandato per questioni quantomeno poco chiare.
 
Una cosa, comunque è certa: le beghe fra i vari rappresentanti della politica dovrebbero andare ben oltre le logiche di spartizione del potere, guardando oltre e a un bene superiore, che è poi quello dei cittadini.
 
C.L.D.
Apr
07
2010
Una mano santa per le strade di Agrigento
Sulle enormi potenzialità turistiche del territorio agrigentino c'è poco da dire: una zona della Sicilia ricca di bellezze millenarie che attirano ogni anno un grande numero di turisti.
 
È anche vero, però, che questi visitatori potrebbero essere molti di più se soltanto i servizi offerti fossero all'altezza del patrimonio culturale custodito. Un esempio per tutti? Quello delle strade del capoluogo.
 
Sono moltissime, infatti, le arterie – non soltanto periferiche – che versano in pessime condizioni, con buche pericolose sia per il traffico veicolare che per i pedoni. Una situazione che certamente non facilita l'arrivo dei turisti e la circolazione degli autobus, che dovrebbero condurre italiani e stranieri in giro ad ammirare le bellezze della Città dei Templi.
 
Cosa occorrerebbe per porre rimedio a questa situazione? I soldi sono senz'altro la risposta più semplice. Ma in un periodo come questo, molto difficile per le casse comunali, non è semplice trovare le risorse necessarie per interventi di questo genere.
 
Non resta che confidare, allora, in un intervento divino. Non per niente, l'ultima manutenzione capillare della rete stradale del capoluogo risale al 1993, in occasione della visita del Papa…
 
C.L.D.

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