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Quotidiano di Sicilia

WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Set
19
2012
Nei giorni scorsi è stato presentato il Rapporto Cnel 2012. “La disoccupazione colpisce soprattutto i giovani sotto i 34 anni”, è questo in sintesi il messaggio di fondo che è stato lanciato da giornali, radio e televisioni. Bella scoperta diremo noi. In effetti per capire lo stato delle cose bastava guardarsi un po’ intorno. Milioni di euro spesi ogni anno in ricerche, sondaggi, conferenze informative, convegni. Ma sono realmente utili? Non sarebbe più utile spendere questi soldi per trovare soluzioni anziché per sottolineare quanto già evidente? In Sicilia più di un giovane su 3 non lavora, non studia né fa formazione.
 
Giovani scoraggiati o fannulloni? La verità sta (quasi) sempre nel mezzo. Trovare lavoro è… un vero e proprio lavoro. Se è vero che a un colloquio di lavoro si chiede 99 volte su 100 esperienza, se è vero che lo Stato, la Regione non ci danno strumenti validi per formarsi, è anche vero che gli “Under in questione” fanno ben poco per prepararsi da sé, per non trovarsi di fronte ad un colloquio di lavoro impreparati.
 
E per chi dirà: “e l’esperienza dove la metti?. Rispondo. L’esperienza si fa con la gavetta e l’olio di gomito, anche a costo zero. Certo non significa essere sfruttati a tempo indeterminato, significa mettersi alla prova e rendersi disponibili per un congruo periodo di tempo (6 mesi) a lavorare a costo zero per formarsi sul campo. Meditate gente, meditate.
Nov
30
2011
Una ricetta che spesso i rappresentanti degli Enti locali ripetono alla stampa per dimostrare ciò che stanno facendo per il bene pubblico, come si stanno muovendo per onorare il proprio mandato elettorale. Belle parole che, lo dimostrano le inchieste che quotidianamente pubblichiamo sul QdS, purtroppo il più delle volte si sciolgono come neve al sole quando poi si scontrano con la realtà, quando si confrontano con la prova inappellabile dei fatti.
 
Riorganizzazione, efficienza, risposte concrete alle esigenze dei cittadini sono anche le parole che ci sono state riferite dai rappresentanti del Comune di Enna, che a una razionalizzazione delle risorse interne hanno dato il via proprio di recente. L’auspicio è che, almeno questa volta, le promesse possano tramutarsi in realtà, in miglioramento dei servizi e, di conseguenza, in crescita della qualità della vita dei cittadini.
 
E in Sicilia, lo sappiamo, c’è molto su cui lavorare…
Nov
02
2011
In Italia ci sarebbero oltre 208 mila posti di lavoro disponibili nel 2011 per giovani
Under 30. Questo è quanto si evince snocciolando i dati del Sistema Informativo Excelsior di
Unioncamere e Ministero del Lavoro, elaborati da Datagiovani.

Rispetto a quanto si rilevava nel 2010, quest’anno i posti di lavoro destinati specificatamente ai
giovani sono in aumento del 5,6%, ma si tratta di una tendenza che non è distribuita su tutto il
territorio nazionale, ma è localizzata nel Nord Italia, con una crescita di previsioni di assunzione del
22% a Nordovest e dell’11% a Nordest. Nel Centro la flessione è leggera, mentre al Sud la
situazione appare preoccupante, con una diminuzione dell’8% delle previsioni rispetto al 2010.

In Sicilia, delle 10.320 assunzioni previste (il 3,3% in meno rispetto al 2010), il 32,9% sono
destinate ai giovani sotto i 30 anni. Proprio in questa fascia d’età si registra però una diminuzione
del 17% rispetto allo scorso anno. E certo non può consolare il fatto che stiano peggio di noi la
Basilicata (-35,6%), la Calabria (-28,9%), il Lazio (-21,8%) e il Molise (-19,8%). Se poi facciamo il
confronto con il 2008 il quadro è ancora più drammatico: -36,5%.

Nel complesso, poco meno di un quarto delle assunzioni previste per i giovani (circa 50 mila) è
rappresentato da professioni “high skilled”, ovvero dirigenziali, di elevata specializzazione o
tecniche. Altre 146 mila (il 70%) sono invece professionalità “skilled”, mansioni impiegatizie o
comunque qualificate. E proprio qui sta l’inghippo. Le imprese siciliane sono sempre più spesso
costrette a rivolgersi al Nord per reperire i profili professionali ricercati.
 
Scuola, università e
formazione professionale sono infatti del tutto inadeguate a formare dei profili professionali in linea
con quelle che sono le richieste del mercato del lavoro. Insomma, se di lavoro ce n’è poco, di
professionisti ce n’è ancor meno? Che fare? L’autoformazione è una buona soluzione.
 
Trovare il tempo, dopo lo studio (quello “ufficiale”), dopo il lavoro, di dedicare due ore al giorno a migliorarsi, sarebbe una buona regola. Sta ai volenterosi metterla in pratica.
Set
23
2011
La manna viene citata nella Torah con riferimento al cibo di cui si nutrì il popolo d'Israele durante il cammino dei 40 anni nel deserto dopo l'uscita e la liberazione dalla schiavitù in Egitto; la manna iniziò a scendere dal cielo quando il popolo d'Israele stava avvicinandosi al Monte Sinai per ricevere la Torah.
 
Oggi, i giovani si aspettano che il lavoro venga a loro come la manna al popolo d’Israele. Da tutte le parti si sente dire: “Non c’è lavoro”. Ma quando a qualcuno di questi si chiede: “Tu cosa vorresti fare?” e soprattutto “Cosa sai fare?”. La risposta è nel migliore dei casi un imbarazzante silenzio. Altre risposte sono: “Quello che capita”. I più spregiudicati ci dicono: “Vorrei fare un
lavoro d’ufficio”.
 
Il risultato di questo è che i giovani, soprattutto quelli tra i 15 e i 29 anni (la cosiddetta generazione Neet - Not in Education, Employment or Training) se ne stanno con le mani in mano rinunciando a cercare un lavoro, a studiare o fare formazione. E così è facile vedere le nostre  strade, i nostri centri commerciali, le spiagge delle nostre città, sempre piene di quelli che alcuni
definiscono “sfacinnati”.
 
Ma cosa dovrebbero fare queste persone per avvicinarsi al mondo del lavoro? Non potendo contare (ahimè!) su un’istruzione degna di questo nome, che prepari al lavoro e non si limiti alla teoria, non considerando la formazione professionale (fatta ad uso e consumo dei formatori e comunque non adeguata alle esigenze del mercato del lavoro) resterebbe l’autoformazione.
 
Quanti di questi “passeggiatori” o “scaldabanchi universitari” possiedono la Patente europea del computer? Quanti una certificazione riconosciuta a livello internazionale della conoscenza di una lingua straniera? Quanti sanno usare realmente un computer se non per entrare su Facebook e altri social network? Ovviamente non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio ma solo far riflettere e spronare i giovani e più in generale chi non ha un lavoro, ad attivarsi per venire incontro al lavoro, per inventarsi un lavoro.
 
Ci sono profili professionali introvabili sul mercato del lavoro e le imprese hanno grandissime difficoltà a reperirli: i farmacisti in primis, poi i progettisti del settore metalmeccanico, gli addetti alla consulenza fiscale, gli sviluppatori di software, i progettisti meccanici, gli educatori professionali (fonte: rapporto Excelsior Unioncamere 2011).
 
E allora, cari giovani e cari disoccupati, non aspettate la manna dal cielo, se avete realmente fame… preparatevi ad andare a caccia.
Lug
28
2011
Il 2010 è stato un anno nero per l’occupazione: prepotente e imbarazzante è emerso il dato
relativo alla generazione “Neet”, acronimo che sta per not in education, employment or training,
ovvero non impegnati in corsi formazione ma neppure alla ricerca di attività lavorative. In
Sicilia rappresentano il 38,1% dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Ma le origini di questo fenomeno
vanno ricercate nelle responsabilità delle Istituzioni e degli enti preposti a risolvere il problema
disoccupazione.

E così, accanto all’immobilismo o a scelte poco felici se non clientelari dell’assessorato regionale al
Lavoro, bisogna sottolineare, anche per il 2010, la folle spesa per il personale e i tanti sprechi che si
evincono dal Rendiconto generale della Regione.

Mastodontico l’organico facente riferimento all’assessorato regionale al Lavoro: 2.943 dipendenti e
101 dirigenti per il dipartimento Lavoro; 80 dipendenti per 9 dirigenti per l’Agenzia dell’Impiego;
163 dipendenti e 18 dirigenti per il dipartimento Famiglia e Politiche sociali. Ma quello che più
colpisce è la spesa per il personale: 110 milioni di euro l’anno, prendendo in considerazione solo
il dipartimento Lavoro (104.584.255 €), l’Agenzia per l’Impiego (3.213.000 €) e l’ufficio di
Gabinetto (1.574.000).

Ma non mancano altre spese che oggettivamente sembrano eccessive se commisurate ai risultati
ottenuti dall’Assessorato: fra queste gli 80.000 euro per le missioni del personale dell’ufficio di
gabinetto (effettivamente pagate 29.757), 87.000 euro per le missioni del personale dell’Agenzia
per l’impiego (che lo ricordiamo, consta di 89 unità di personale), 50.000 euro per i viaggi
dell’assessore (pagati 11.288), 123.799 euro per i consulenti.

Dall’altra parte, come si diceva, c’è il quadro a tinte fosche che emerge dal report di Bankitalia
sull’economia in Sicilia nel 2010. In Sicilia il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e 34 anni nel
2010 risultava pari al 29,5 per cento, in calo di 3 punti percentuali rispetto al 2008. Una tendenza
che difficilmente potrà essere sovvertita senza l’ausilio della Regione che deve dare gli strumenti
ai giovani per prepararsi al lavoro... che in Sicilia c’è (come ribadiamo ogni venerdì a pagina 12
del nostro giornale). Mancano preparazione e competenza, il che costringe sempre più spesso gli
imprenditori a cercare la forza lavoro lontano dalla nostra Isola.
 
Lasciando i nostri giovani sempre più scoraggiati.
Mag
12
2011
Nell’ultimo anno sono stati 1.518.000 gli stranieri che – per motivi di lavoro o vacanza - hanno visitato la Sicilia contro gli oltre 18 milioni che hanno raggiunto la Lombardia. Ma la nostra isola non regge il confronto nemmeno con le regioni più a propensione turistica (e quindi meno coinvolte dai flussi dei “viaggiatori per lavoro”) come la Valle D’Aosta che ha accolto quasi un milione di stranieri in un territorio 8 volte più piccolo. Anche la Liguria si è arricchita nel 2010 della presenza di 6.715.000 turisti stranieri, la Toscana di 7.000.000, l’Emilia Romagna di 3.774.000.
 
Nelle Marche sono giunti 1.124.000 stranieri, poco meno di quelli arrivati in Sicilia (ma anche in questo caso in un territorio tre volte più piccolo del nostro).
 
I visitatori stranieri hanno portato in dote alla Sicilia una spesa di 810 milioni di euro nel 2010. La Toscana si è arricchita di 3,3 miliardi di euro grazie ai viaggiatori stranieri, la Liguria di 1,22 miliardi di euro, il Trentino di 1,25 miliardi, il Veneto di oltre 4 miliardi. Si capisce come, valorizzando al massimo le risorse turistiche della Sicilia, e quindi attraendo visitatori, nascerebbero tutta una serie di opportunità di lavoro nel settore ricettivo, della ristorazione, dell’artigianato, della cultura che potrebbero assorbire in parte i 236.000 disoccupati siciliani.
 
Fa rabbia poi, pensare che solo 8 degli 829 borghi presenti in Sicilia siano entrati nel novero del club dei Borghi più belli d’Italia, nato nel 2001 su impulso della Consulta del Turismo dell’Associazione dei Comuni Italiani (Anci). Più di 800 borghi restano abbandonati a se stessi, a rischio crolli e lontani da qualsiasi circuito turistico. La ristrutturazione degli stessi (finanziata da fondi Ue) porterebbe ad aprire migliaia di cantieri, centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Il lavoro (potenzialmente) c’è. Manca la programmazione dei vertici istituzionali che possa valorizzare le immense ricchezze di cui disponiamo….
Apr
07
2011
La Venere di Morgantina è tornata a casa il 19 marzo scorso. Presumibilmente tra il 6 e il 12 maggio verrà esposta al pubblico ma ancora c’è tanto da fare per preparare l’evento. Ne abbiamo parlato mercoledì scorso in un’inchiesta sul Quotidiano di Sicilia.
 
Ora vogliamo sottolineare quello che la Venere potrebbe rappresentare per l’occupazione in Sicilia. Considerato l’elevato flusso di turisti atteso ad Aidone e comunque nella provincia ennese (150.000 il primo anno,secondo l’assessore ai BB.CC. Sebastiano Missineo) dovrebbero fiorire B&B, attività ricettive in genere, botteghe artigianali, attività di ristorazione, locande…
 
Ma si prevede lavoro anche per altre categorie che graviterebbero attorno alla Venere: guide turistiche, addetti alla sicurezza. Certo, bisogna sperare che anche la Regione e gli enti locali in genere facciano la loro parte. Durante la nostra visita ad Aidone e Morgantina abbiamo parlato con alcuni venditori di suvenir piazzati nell’area antistante l’ingresso del sito archeologico dove fu trafugata la Dea nel lontano 1979. Tutti abusivi.
 
Il Comune e la Soprintendenza da anni si rimbalzano la pratica che dovrebbe permettere loro di stanziare delle piccole botteghe (regolari) e poter programmare e organizzare al meglio la loro attività di vendita. Ad oggi invece queste persone (ne abbiamo incontrate due, che avevano allestito dei tavolini di plastica dove erano state adagiate delle statuine in terracotta della Venere) si
trovano abbandonati dalle Istituzioni.
 
“Nel mese di marzo – ci diceva uno di questi - ho guadagnato solo 10 euro… sono disoccupato, non ho un lavoro regolare e le istituzioni non mi hanno dato le autorizzazioni necessarie per impiantare una bottega artigianale”.
 
Ma ad oggi c’è poco di pronto attorno alla Venere: mancano strade, segnaletica, di B&B ad Aidone ce n’è solo 4, un solo hotel. Il servizio turistico è chiuso dal lunedì al venerdì. L’adeguamento di strade e la costruzione/ristrutturazione degli edifici storici del piccolo centro ennese potrebbe permettere di aprire diversi cantieri, di dare lavoro. Sempre che le istituzioni se ne accorgano. O non resterà che aspettare il miracolo… della Dea.
Mar
03
2011
L’assessore Centorrino è stato aggredito verbalmente da alcuni lavoratori della Formazione professionale che mercoledì hanno occupato l'assessorato regionale, in via Ausonia. I lavoratori della formazione professionale, senza stipendio da mesi, sono giunti all'esasperazione.
 
La Regione siciliana si era impegnata a recuperare la disponibilità economica necessaria ma si è clamorosamente smentita. Purtroppo il meccanismo “distorto” della formazione professionale è ormai bello e avviato ed è difficile da fermare. La formazione è servita sempre e solo ai formatori.
 
Oggi si può considerare un vero e proprio ammortizzatore sociale, ben lungi dall’essere la panacea per risolvere i problemi dell’occupazione in Sicilia. Due giovani su tre non solo sono senza lavoro, ma non studiano, né fanno formazione. I corsi proposti dalla Regione sino ad oggi si sono dimostrati assolutamente inutili a creare le professionalità cercate nel mercato del lavoro.
 
Ma, se da una parte non si producono professionalità, dall’altra si producono stipendi (anche se oggi arrivano sempre più in ritardo, colpevolmente) e… dipendenti. Nonostante il blocco del personale imposto dal 31 dicembre 2008, in due anni, i dipendenti sono cresciuti inspiegabilmente di 1.000 unità. I 10.000 della formazione costano così ogni anno qualcosa come 200 milioni.
 
Ma, se fino all’anno scorso erano disponibili per il settore 242 milioni, quest’anno in bilancio si può contare solo su 120 milioni. Per la parte restante bisognerà confidare nei fondi europei.
 
Insomma, la formazione sembra essere diventata una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Si avvertono già le prime scintille. All’assessore Centorrino e al presidente Lombardo il compito di disinnescarla.
 
Come? Magari bisognerebbe pensare di staccare la spina al costoso giocattolo, azzerare tutto. Pagare gli stipendi ai formatori e fermare la formazione per uno o due anni. Investire tutto per la riforma e ripartire con una nuova squadra e nuove regole. Scelta coraggiosa e impopolare. Chi vivrà, vedrà.
Feb
11
2011
Una boccata d’ossigeno per gli 829 borghi siciliani: “centri e nuclei storici” che sono stati censiti con lavoro certosino dall’assessorato regionale ai Beni culturali all’interno del Piano paesistico che individua le strutture insediative aggregate, storicamente consolidate, delle quali occorre preservare e valorizzare le specificità storico-urbanistico-architettoniche in stretto e inscindibile rapporto con quelle paesaggistico ambientali.

Il dipartimento interventi infrastrutturali in agricoltura, diretto da Salvatore Barbagallo, ha infatti finanziato con fondi del Programma di Sviluppo Rurale Sicilia 2007 - 2013, la misura n.322 "Sviluppo e rinnovamento dei villaggi". Si tratta di un'occasione di rilancio per quelle piccole realtà locali che necessitano dell'intervento pubblico per diventare, o tornare ad essere, elementi di aggregazione della popolazione residente e di attrazione per le popolazioni dei centri urbani, per i visitatori e i turisti nazionali ed internazionali.
 
La misura prevede 12 milioni di euro per il recupero di edifici e di strutture ad uso collettivo, ubicati in piccoli centri e borghi rurali in Sicilia, aventi una popolazione residente inferiore a 500 abitanti, da adibirsi ad attività collettive, turistico-culturali e di servizio. Gli interventi ammissibili sono quelli riguardanti la sistemazione e l'adeguamento (compresi gli interventi riguardanti le reti idriche e fognarie, le reti elettriche, telefoniche e info-telematiche).
 
Per una regione che perde visitatori e che ha deciso di non partecipare alla prossima Bit di Milano, l’occasione per dare nuova linfa ai piccoli borghi rurali e magari riproporli nell’immediato futuro per il rilancio turistico dell’Isola.
Gen
27
2011
La Sicilia rischia di perdere una grande opportunità: quella del Ponte sullo stretto. I lavoratori della provincia di Messina rischiano infatti di rimanere tagliati fuori dalla realizzazione dell’infrastruttura. A preoccupare sono le stime relative alle professionalità che verranno coinvolte. Delle 4457 unità previste infatti, circa 4 mila riguardano operai con specializzazioni non sempre presenti in provincia di Messina.
 
Secondo la Fillea Cgil infatti, in provincia di Messina, su circa 8 mila iscritti alla Cassa edile provinciale - ente paritetico fra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, istituito dalla contrattazione collettiva per gli addetti del settore edilizio-, ben 5500, la netta maggioranza quindi,  sono operai non specializzati. Un esempio su tutti è quello dei minatori. Secondo le stime ne verranno impiegati circa 350 ma nella provincia peloritana non ce n’è nemmeno uno, il che significa che o si formano qui i nostri addetti o bisognerà “importarli” da altre zone.

La Sicilia non può perdere questo treno, soprattutto in considerazione del crollo degli appalti registrato in questi ultimi anni. Il settore delle opere pubbliche in Sicilia ha registrato un ulteriore decremento nel 2010, dopo i crolli subiti dal mercato ininterrottamente dal 2007. Negli ultimi quattro anni la contrazione è stata complessivamente del 70% per gli importi e del 65% per numero di gare.

Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio regionale dell’Ance Sicilia sui bandi pubblicati sulla Gazzetta ufficiale, nel periodo gennaio-dicembre dello scorso anno sono state poste in gara 570 opere contro le 661 del 2009 (-13,77%) e, in termini di valore, gli importi si sono ridotti del 9,51% (534 milioni nel 2010 contro i 590,5 milioni del 2009). Stando ai dati, il Ponte rappresenta una importantissima opportunità per la nostra regione, soprattutto in termini occupazionali. Opportunità da non farsi sfuggire di mano.