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Isola Telematica di Benedetto Motisi
il blog sull'ICT e il Web siciliano


Lug
05
2010

Il software libero ha bisogno di scelte "radicali"


Eppur si muove. Nell'immobilismo tecnologico italiano i radicali, con la collaborazione di Agorà Digitale e l'Associazione Software Libero, hanno presentato il 29 maggio scorso un emendamento alla finanziaria affinchè le Pubbliche Amministrazioni investano in software libero.
 
In un Paese dove progetti per la diffusione del FOSS (Free Open Source Software) vengono addirittura premiati dal Ministero dello sviluppo economico, ma con un misero prestampato e nemmeno una stretta di mano, va da sè che bisogna fare le leggi per attuare ciò che in Francia viene applicato grazie al semplice buon senso.
 
Come se al di qua delle Alpi ci si possa permettere di spendere denaro pubblico in costose licenze closed-software. Perchè poi OpenOffice, libero, gratuito e Open Source non sia nemmeno preso in considerazione come alternativa a suite commerciali è un dato quasi antropologico troppo facilmente spiegabile con la pigrizia.
 
L'emendamento (A.S. n.2228) proposto dai radicali, volto a scuotere dal torpore su questo argomento, interessa l'articolo 8 della finanziaria:
  • All'articolo 68 della legge del 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni ,al comma 1 sostituire la lettera d) con il seguente: "acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto";
  • all'articolo 68 della legge del 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni, dopo il comma 1 inserire il seguente comma 1.bis: "a) La pubblica amministrazione, nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico necessari alla propria attività, privilegia programmi appartenenti alla categoria del software libero o, in alternativa, programmi a codice sorgente aperto. In quest'ultimo caso il fornitore deve consentire la modificabilità del codice sorgente, senza costi aggiuntivi per l'amministrazione. La disponibilità del codice sorgente è posta in relazione anche alla opportunità per la pubblica amministrazione di modificare i programmi per elaboratore in modo da adattarli alle proprie esigenze"; b) La pubblica amministrazione che intenda avvalersi di un software non libero deve motivare analiticamente la ragione della scelta".
Emerge un altro risvolto importante circa l'adozione del software libero nelle P.A. La modificabilità del codice sorgente, ovvero la possibilità di "ritagliare" ad hoc i programmi utilizzati. Una possibilità preziosa impensabile nei programmi a codice chiuso e che va colta in seguito alla formazione e valorizzazione di competenze che di per sè sono un valore aggiunto e un patrimonio.
 
Un know-how per il quale varrebbe la pena dirottare i fondi destinati all'acquisto di licenze per un investimento di sicuro più redditizio.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da Radical Emi da CittÓ Eterna il 06/07/2010 22:07
Ooooooh
Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno sul software libero in Itaglietta!
Bravo! Ma soprattutto bravi i radicali con la loro proposta. Giusto in Itaglietta
bisogna legalizare il buonsenso altrimenti.. bha

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