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East Coast di Carmelo Lazzaro Danzuso
il blog sulla Sicilia Orientale


Tag Antonio Condorelli

Apr
14
2010
Non solo metro e littorine scorrono sui binari della Fce, ma anche qualche tentativo di censurare l'attività dei giornalisti.
L'occasione è la conferenza stampa di presentazione dei lavori della Metropolitana di Catania. È giunta infatti la notizia di un ulteriore finanziamento che ammonta a 100 milioni di euro per realizzare un'altra tratta e la Ferrovia Circumetnea riunisce i giornalisti per illustrarne i dettagli. Accede solo chi è in possesso di tessera dell'Ordine.
 
In sala è presente, com'è giusto che sia, anche un giornalista che ha seguito le vicende legate alla gestione degli appalti della metropolitana catanese, contribuendo a realizzare una puntata di Report che poche settimane fa è stata trasmessa su Raitre.
 
Ebbene, questo giornalista, a metà della conferenza, è stato allontanato dalla sala. Completata la presentazione delle opere, la conferenza è andata avanti in una sala attigua dove tutti i giornalisti hanno potuto rivolgere delle domande al commissario della Fce, Gaetano Tafuri e alle altre autorità istituzionali presenti per l'occasione.
 
Tutti i giornalisti tranne il collaboratore di Report, a cui non è stato consentito di accedere alla sala e di fare interviste. È stato bloccato dagli addetti stampa, praticamente cacciato via in quanto evidentemente sgradito ai vertici della Fce. Tutto questo solo perché il giornalista ha fatto il suo mestiere, denunciando in un servizio televisivo gli sprechi della Fce. Il commissario Tafuri non ha mai voluto replicare. È sfuggito al'’intervista tentata per Report, ha addirittura presentato un esposto contro chi voleva intervistarlo, dichiarando di sentirsi perseguitato.  
 
Il giornalista in questione si chiama Antonio Condorelli, è un valente collaboratore del Quotidiano di Sicilia ed è autore di centinaia di inchieste sui mali di questa città. Gli è stato impedito di svolgere il suo compito, e sul vergognoso caso sarebbe opportuno l'intervento dell’Ordine dei Giornalisti.
 
È bene che questa vicenda sia nota, perché tutti possano rendersi conto di quanto difficile sia il lavoro del giornalista vero, di chi fa inchieste, di chi approfondisce i fatti senza accontentarsi semplicemente di scodinzolare appresso ai potenti.
 
A.L.
Ott
09
2009
Finalmente ce l'abbiamo fatta. Da almeno due mesi Antonio Condorelli lavorava all'inchiesta sui nuovi palazzoni che dovrebbero sorgere nelle aree attualmente occupate dal Carcere di Piazza Lanza e dallo Stadio Massimino nel quartiere Cibali.
 
Oggi la pagina è uscita.
 
Ci sono le foto dei progetti e alcuni dati essenziali non tanto per rendersi conto delle gigantesche proporzioni di queste nuove colate di cemento che si abbatteranno su Catania – abitazioni per centinaia e centinaia di vani e gli immancabili negozi – ma per sottolineare, per l'ennesima volta, il metodo speculativo. Che è quello dei soliti palazzinari.
 
Le strutture sono pubbliche, verranno ricostruite altrove, e nelle aree "finalmente" liberate, i privati costruttori potranno tirare su ciò che vorranno – certamente secondo un accordo finanziario e progettuale – con un guadagno notevolissimo. E con un danno urbanistico altrettanto notevole, se consideriamo che si tratta di aree della città già congestionate e praticamente invivibili. Proprio qui, dove non ci sono strade sufficienti e il verde è un miraggio, si prevedono torri alte 20 piani. Il Piano regolatore generale non prevede nuove costruzioni. Si andrà, naturalmente, in variante. Per agevolare i soliti interessi.
 
Se fosse un semplice episodio, sarebbe tutto in regola. Ma se allarghiamo l'obiettivo, non possiamo non pensare alla viabilità di scorrimento (piazza Europa-via del Rotolo) e ai parcheggi interrati (piazza Europa e piazza Lupo, sequestrati) di cui ci siamo più volte occupati. E ci sarebbero anche altri esempi. Qualche sospettoso potrebbe persino credere che, sotto sotto, ci sia qualche strategia e qualche regia. Chissà.
Ago
24
2009
Abbiamo pubblicato il 13 agosto la terza puntata dedicata all’inquietante riqualificazione del lungomare di Catania, che prevede la realizzazione di un serpentone di negozi lungo oltre un chilometro. Il progetto, da 121 milioni di euro, non è malvagio "esteticamente", ma nasce dal pretesto di una strada di emergenza da 10 milioni di euro, quindi in fondo sa di speculazione spregiudicata. Su questo, Antonio Condorelli, nella sua inchiesta, ci fornisce tanti altri curiosi dettagli.

Il lungomare in questione è vicino alla sede del giornale. Ci passo spesso. Mi fermo a volte sugli scogli opposti al viale Ruggero di Lauria, dai quali è possibile ammirare l’intera skyline, questo waterfront che si staglia sotto l’Etna. È un panorama che incanta. C’è la piccola baia di San Giovanni Li Cuti, con quelle case basse, un po’ di verde, le rocce scure, la piazzetta, le barche dei pescatori dentro al piccolo molo. E poi, immediatamente alle spalle, quei giganti di cemento, palazzi da dieci piani e oltre che sembrano voler schiacciare la memoria di questi luoghi in nome di un'urbanizzazione selvaggia e invadente.

Ogni volta che vedo questa scena, mi chiedo: "Ma come hanno potuto?". Non si sono mai resi conto che stavano ammazzando un paesaggio devastandone ogni armonia? Mica ci vuole un architetto o un ambientalista per accorgersene. Ma evidentemente gli interessi erano altri: erano quelli degli ingegneri progettisti, dei costruttori palazzinari, dei politici furbi e speculatori.

Sappiamo che queste scene si sono ripetute e si ripeteranno in altre zone della città. Gli interessi in gioco sono altissimi. Peccato che tra questi non sembra esserci quello di migliorare la città per renderla sempre più bella e vivibile. Conciliare i legittimi e proporzionati interessi privati degli imprenditori con il bene pubblico è davvero così difficile?
Lug
21
2009
Siamo tornati ancora, con una seconda inchiesta di Antonio Condorelli, sull’interessante progetto che farà colare copioso il cemento (selvaggio) sul waterfront di Catania.
 
All’inizio il Comune voleva costruire solo un’ampia strada, collegando piazza Europa con via del Rotolo. Un’arteria di sicurezza, parallela al lungomare, che avrebbe salvato la città – questa la motivazione dell’Ufficio speciale per l’emergenza traffico e la sicurezza sismica – dal rischio di uno Tsunami. Già questa motivazione è apparsa perlomeno curiosa.
 
Ma ancor più curioso è il fatto che, da un progettino di 10 milioni di euro per salvarci dal maremoto, si è passato a un’opera colossale da 121 milioni di euro, che comprende, udite udite, un immenso serpentone di negozi. Un centro commerciale lungo 1,2 chilometri che si affaccia sul mare e che scorre in parallelo alla nuova strada.
 
Possibile grazie a una variante al Piano regolatore che scavalca il Consiglio comunale, trattandosi di “Poteri speciali” concessi all’epoca da Berlusconi all’ex sindaco Scapagnini. Una  gara affidata dal responsabile unico del procedimento, Tuccio D’Urso, quando i termini dell’Ufficio speciale erano già scaduti. Tanto da scatenare l’ira del Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha subito scritto: “Revocate la gara in autotutela”.
 
Troppe forzature, si dirà. È vero. Capita, quando qualcuno deve specularci a tutti i costi.
Lug
08
2009
Hai fatto un progetto e non ti piace più. Allora… varialo! Si. Cambialo! Rifallo!

Così si comportano le amministrazioni comunali con il Prg (Piano regolatore comunale) che dovrebbe essere l’unico strumento di gestione del territorio e che viene sistematicamente bypassato per assecondare le esigenze più disparate.
 
L’espediente si chiama “variante” ed è un modo per aggirare le regole che il Prg ha fissato definendo lo sviluppo di una città per i successivi 20 o 30 anni. Un modo per scompigliare continuamente le carte e permettere, soprattutto a chi vuole speculare, di far decollare il valore di un terreno facendolo diventare edificabile.

Con una di queste varianti, un anno fa a Belpasso il Consiglio comunale ha autorizzato l’insediamento di un gigantesco centro di stoccaggio delle merci grande 65 ettari (il triplo di Etnapolis, per intenderci), ora in fase di realizzazione, lungo un fiume, in una zona individuata dal Prg come “agricola” e divenuta così “industriale”.

Faranno storia, poi, le varianti al Prg attuate a Catania anche dall’Ufficio speciale per  l'emergenza traffico la sicurezza sismica, che non sono soggette nemmeno all’approvazione del Consiglio comunale.
 
Di una di queste varianti abbiamo parlato sul numero di mercoledi, in una bella inchiesta in cui Antonio Condorelli racconta di un serpentone di negozi lungo oltre un chilometro da costruire sul lungomare. Quattrocentomila metri cubi di scavi, milioni di metri cubi di cemento. Costerà 121 mln di euro. Un bel centro commerciale realizzato – pensate un po’ - con la “necessità” di fare una strada “anti-tsunami”. La fantasia catanese non ha limiti.