Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

 
East Coast di Carmelo Lazzaro Danzuso
il blog sulla Sicilia Orientale


Tag Catania

Mag
12
2011
Una città in cui le regole vengono costantemente violate e in cui i controlli sul territorio si limitano a episodi sporadici, inutili al fine di stroncare situazioni divenute ormai croniche. Questa è Catania, un centro in cui, per esempio, le ordinanze sulla sicurezza emanate nel 2009 dal sindaco Raffaele Stancanelli sono rimaste lettera morta.

“È vietata l’attività di accattonaggio molesto, con modalità ostinate e insistenti o minacciose , che reca turbativa, impedisca o limiti l’accesso, la fruizione o l’utilizzo delle aree, spazi e luoghi pubblici…” recita il documento emesso dal sindaco poco meno di due anni fa. O ancora: “Chiunque nel territorio del Comune di Catania esercita la prostituzione ovvero accede alle prestazioni del meretricio in modo da offendere la pubblica decenza ovvero incidere negativamente sulla libera e corretta fruizione degli spazi pubblici è punibile con sanzione amministrativa”.

Chi vive o frequenta Catania sa che tutto ciò è rimasto soltanto sulla carta. I mendicanti sono ovunque e i lavavetri ai semafori si sono letteralmente moltiplicati. Anche le zone di attività delle prostitute si sono ampliate.

In tutto questo marasma, i controlli si contano sulle dita di una mano. Servirebbe una presenza seria della Polizia municipale per far rispettare le indicazioni del Comune, lo ripetiamo da sempre. Con verifiche finalmente costanti e severe.
Mar
31
2011
Le sorti dell'ex centro commerciale di Vulcania sono perfette per descrivere l’attuale situazione in cui versa la città di Catania. Nonostante un evidente pericolo per chi frequenta l’area – su cui insistono, lo ricordiamo, alcuni uffici comunali e la sede della III Municipalità – il Comune non riesce a intervenire, lasciando tutto all’inclemente scorrere del tempo, che peggiora inevitabilmente le cose.

E così ci troviamo a che fare con una struttura che presenta gradini sconnessi, voragini sui ballatoi attraverso le quali è possibile vedere il posteggio sottostante, pilastri pieni di crepe, con rischi evidenti per tutte le persone che abitualmente frequentano la zona.

Che cosa fa il Comune? Come sempre, promette degli interventi. Ma prima di vederli effettivamente realizzati siamo certi che passerà del tempo. Non vogliamo credere che sia a causa di una sorta di indifferenza da parte dell’Ente, ma è evidente come i mai superati problemi economici che affliggono l’amministrazione rischiano, come in questo caso, di mettere in serio pericolo la salute dei catanesi.

Nell’attesa che venga preso qualche provvedimento e che i lavori prendano effettivamente il via, l’unica cosa che possiamo fare è incrociare le dita, sperando che nessuno si faccia male.
Feb
11
2011
Una città in cui l’illegalità sembra ormai farla da padrona e in cui i controlli sempre più scarsi, da parte dei vigili urbani, non fanno altro che peggiorare la situazione. Questo è diventata Catania, un centro in cui a ogni angolo di strada è possibile vedere infrazioni – anche clamorose – al Codice della strada (si dia uno sguardo alla rubrica che periodicamente pubblichiamo sulle pagine del nostro quotidiano) e con alcune zone prese letteralmente d’assalto dagli irregolari (siano essi posteggiatori o commercianti senza uno straccio di autorizzazione).

In questo scenario a lasciare perplessi è anche l’azione – o meglio l’inazione – dell’amministrazione comunale, che sembra non riuscire a vedere al di la del proprio naso quando si promettono azioni decisive per portare la legalità in centro storico, dimenticando il caos che regna nelle altre zone della città, periferie in particolare.

Ma anche in centro le promesse di rado si traducono in realtà. E per capire come regole e controlli siano due parole quasi del tutto cancellate dal vocabolario catanese, basti pensare a quanto visto in occasione delle celebrazioni per S. Agata: ordinanza comunale “anticeri” clamorosamente ignorata, vigili sulle strade con il contagocce e automobili parcheggiate in un modo che è un eufemismo definire selvaggio.

Che cosa avranno pensato i turisti accorsi in città per rendere omaggio alla Santuzza?
Gen
14
2011
Sembra la goccia che fa traboccare il vaso. L’ultimo tassello di un puzzle che delinea in modo chiaro quale siano le condizioni in cui si trova il Comune di Catania, per il quale il sindaco Raffaele Stancanelli, in occasione della sua elezione (giugno 2008), aveva promesso una svolta rispetto a quanto accaduto in passato.

L’inchiesta della Procura della Repubblica sulla gestione del personale (che oltre all’amministrazione dell’attuale primo cittadino ha coinvolto anche quella di Umberto Scapagnini, di cui faceva parte anche Raffaele Lombardo) ha puntato i riflettori su quello che si profila come l’ennesimo, gravissimo, danno fatto alle finanze di Palazzo degli Elefanti e, tramite queste, a tutta la collettività.

Il “rigore nella gestione dell’Ente” promesso dall’attuale primo cittadino sembra sempre più soltanto uno spot elettorale, mentre i servizi offerti alla cittadinanza scarseggiano e i controlli sul territorio sono ancora sporadici.

Se è questa la svolta che Stancanelli intendeva dare alla città, non è certo quello che si attendeva la maggior parte dei catanesi.
Ott
29
2010
Tra le più grosse difficoltà con cui deve costantemente confrontarsi il Comune di Catania, occorre certamente annoverare quella legata alla situazione economica delle partecipate, tra cui spicca la gestione dell’Amt, azienda che si occupa del trasporto urbano.

I debiti di quest’ultima si aggirano intorno ai 110 milioni di euro e - in attesa di un Piano industriale annunciato più volte ma finora mai presentato in Consiglio comunale e di una trasformazione in Spa che per il momento resta soltanto una promessa – questa situazione si ripercuote soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione e sulle periferie della città, interessate dal taglio di alcune tratte voluto per cercare di contenere i costi del servizio e non incrementare il passivo.

Tra le priorità dell’amministrazione Stancanelli, recentemente accusata da più parti di perdere più tempo a fare proclami piuttosto che risolvere i problemi reali della città, non può dunque non esserci l’azienda di trasporti, il cui rilancio è indispensabile non soltanto dal punto di vista economico ma anche da quello sociale.
Ott
01
2010
Due fatti e due citazioni. Basteranno, mi auguro.

Primo fatto. Nella classifica annuale di Freedom House sulla libertà di stampa nei Paesi del mondo, l'Italia nel 2009 era stata classificata come un Paese parzialmente libero, diventando l'unica nazione dell'Occidente ad aver ottenuto una valutazione così scadente, al 73° posto della classifica assoluta. Nel 2010 siamo scesi al 75° posto. Freedom House è un istituto di ricerca con sede a Washington D.C. che opera dal 1941 e si occupa di valutare lo stato delle libertà nel mondo.

Secondo fatto. Catania, 30 settembre 2010. La Procura della Repubblica ha disposto un controllo preventivo sui contenuti del free press "Sud". Secondo il direttore della testata, Antonio Condorelli, l'iniziativa fa «seguito a una denuncia del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo». La notizia è stata confermata da fonti della Procura spiegando che «l'esibizione di una copia è stata disposta in seguito all'ipotesi di divulgazione di atti pertinenti a indagini in corso coperti da segreto istruttorio che se pubblicati rischiano di compromettere l'esito di un'inchiesta ancora aperta». Il provvedimento è stato firmato dal procuratore capo Vincenzo D'Agata e dagli aggiunti Michelangelo Patanè e Carmelo Zuccaro.

Citazione. L’articolo 21 (secondo comma) della Costituzione italiana recita: "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".

Altra citazione. "La registrazione (della testata, nda) è cosa diversa dall’autorizzazione. Come non è possibile alcun controllo preventivo sulle ‘idee’ del direttore responsabile e del proprietario, così non vi è nessun controllo sulla linea del giornale…” (Diritto dell’informazione, volume 2 della collana "Studiare da giornalista", manuali di preparazione all’esame professionale).

I puntini uniteli voi. 
 
A.L.
Lug
23
2010
Pubblicheremo tra pochi giorni un’inchiesta sulle incompiute a Palermo e Catania. È stata "chiusa" in tempi brevissimi. L'elenco è talmente vasto che basta farsi venire in mente alcune opere pubbliche principali per fare una pagina ricca. Di contro, il bilancio è davvero deprimente. Nelle due città più grandi della Sicilia i progetti restano sulla carta. I cantieri non partono. Se partono, si bloccano i motivi più disparati.
 
L'attività della pubblica amministrazione è strangolata dai ritardi, dalle anomalie, dai ricorsi giudiziari. Le strade, i parcheggi, l’arredo urbano, le infrastrutture piccole e grandi attendono, mentre gli anni passano. A Palermo viale Regione Siciliana sembra destinata  a restare una bolgia infernale. I parcheggi in centro sono chimere.
 
A Catania la viabilità è paralizzata e le opere, tantissime in project financing, sovente teatro di violazioni delle leggi e quindi nel mirino della magistratura. Quasi ogni giorno passo davanti a quello che doveva essere il parcheggio interrato di piazza Europa. C'è solo un grande scheletro di cemento dentro a una voragine sporca e abbandonata. Non c'è più nemmeno la piazza. Va così da tre anni, senza che cambi qualcosa. È solo un esempio.
 
Ne potremmo raccontare a centinaia. Ma il filo conduttore è unico. Dietro ogni stanziamento di denaro per opere pubbliche c'è una strategia sotterranea. Che non ha come obiettivo la realizzazione dell'opera, ma il vantaggio di qualcuno che poi resta sempre nell'ombra. Il tempo passa, la memoria cancella tutto, come se non fosse mai successo nulla. La ruota continua a girare. I disagi aumentano, la qualità della vita nelle nostre città sprofonda tristemente.
 
A.L.
Lug
14
2010
L'amministrazione di Catania risponde, ma le azioni concrete stentano a vedersi. È la situazione che si vive, già da qualche anno, all'interno del territorio, dove i residenti di alcuni quartieri – nelle ultime settimane in particolare quelli di San Cristoforo e Librino – hanno alzato la voce chiedendo una maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

Servizi più efficienti e in numero superiore a quelli attualmente attivi e più controlli da parte delle Forze dell'ordine per una concreta vicinanza a quei cittadini che si sentono quasi abbandonati. Al Comune e alla sua amministrazione sono state sottoposte le richieste più pressanti, in particolare per la realizzazione di quelle opere promesse nel corso negli anni e mai realizzate. Opere che avrebbero potuto rilanciare la vita sociale ed economica dei quartieri in questione, ma che con il passare degli anni si sono trasformate in desolanti incompiute.

Un altro elemento che ha fatto crescere la delusione dei cittadini e quella sensazione di abbandono difficile da scacciare.
 
C.L.D.
Giu
04
2010
 Al Comune di Catania si è aperta una nuova fase politica (staremo poi a vedere se di novità sostanziali ce ne saranno o se tutto rimarrà limitato alla forma). Dopo incontri, riunioni, battibecchi e tentativi di mettere tutti d'accordo, il sindaco Raffaele Stancanelli ha infatti comunicato alla stampa i nomi dei componenti della squadra di governo che già da qualche giorno, e chissà fino a quando, governerà la città.
 
Oggi però non vogliamo concentrarci sugli aspetti amministrativi della vicenda, quanto fare un piccolo "salto" indietro nel tempo e tornare alla conferenza stampa in cui il primo cittadino ha presentato i componenti dell'esecutivo. Un incontro in cui il sindaco ha lasciato che i giornalisti lo attendessero per oltre un'ora e mezza: un'ora e mezza di incertezza, evidentemente, in cui è apparso chiaro, oltre alla difficoltà del primo cittadino nel nominare i nuovi assessori, lo scarso riguardo nei confronti di chi, convocato ufficialmente per le 11,30, ha dovuto attendere fino alle 13, ora in cui Stancanelli si è finalmente presentato ai microfoni.
 
Una piccola caduta di stile, non ce ne voglia il sindaco, per chi del "rispetto" ha fatto una propria bandiera.
 
C.L.D.
Apr
30
2010
Abbiamo pubblicato ieri un'inchiesta curata da Francesco Torre, alla quale ho collaborato direttamente per l'elaborazione di alcuni dati, dedicata alla spesa che i Comuni sostengono per pagare i propri dipendenti. Ne viene fuori che un catanese spende ogni anno 477 euro per alimentare, attraverso le tasse, gli stipendi dei comunali.
 
A Bari, invece, la spesa per cittadino è di 242 euro: quel Comune ha metà dei dipendenti (2200) rispetto a Catania (3799), nonostante la popolazione amministrata sia simile e siano simili anche le caratteristiche generali dei due territori. Un'altra anomalia emerge dal confronto tra Siracusa e Monza: il capoluogo aretuseo ha meno dipendenti del gemello lombardo (691 contro 1062) ma riesce a spendere 18 milioni di euro in più.  
 
In generale, a parte il caso messinese, nei nostri Comuni i dipendenti costano sempre molto di più, perché sono troppi, perché gli organici degli enti locali sono stracolmi di personale che non serve a niente, con tutto il rispetto naturalmente per quei Comuni, ma non sono poi così tanti, dove invece di dipendenti ce ne vorrebbero di più per far funzionare meglio la macchina amministrativa.
 
Personale che “non serve a niente” è un'espressione forte ma realistica. Lo sappiamo che molti sono entrati per puro assistenzialismo dopo aver tirato la giacchetta del potente di turno. E altri ne entreranno per via delle continue stabilizzazioni che la legge da una parte vieta categoricamente e dall'altra consente eccezionalmente.
 
Un giochino infernale per cui si regalano migliaia di posti di lavoro: nulla da eccepire, se non fosse che poi li paga chi lavora veramente. Ovvero, chi non è un dipendente pubblico, almeno nella gran parte dei casi.
 
A.G.
Mar
12
2010
Guidare l'auto in coda stressa. La straordinaria scoperta l'ha fatta Legambiente. Gli automobilisti litigano e si innervosiscono a tal punto che poi la notte non dormono. Vittime di questo fenomeno sei italiani su dieci, che trascorrono un’ora al giorno alla velocità media di 25 km/h condannati a interminabili file. Direi che il nervosismo aumenta quando l’uso dell’auto è obbligato, dato che i mezzi pubblici sono del tutto inefficienti.
 
Facciamo un esempio molto personale. Sono un pendolare. Ci metto un’ora, al mattino, ad arrivare a Catania. Abito a Belpasso. Una distanza di 16 chilometri. Io ne faccio 25 perché devo percorrere una strada provinciale, una superstrada, una tangenziale, un lungo raccordo autostradale, una circonvallazione e poi finalmente arrivo in centro seguendo un percorso ottimale: diversamente, ci metterei due ore. Al ritorno, lontano dall’ora di punta, faccio il percorso inverso in 23 minuti, a volte persino meno di 20. In città non esiste un Piano del traffico.
 
Non ho mai visto un vigile urbano. Solo code e caos, e si sa che alla guida ognuno poi si arrangia come può. Incontro continui lavori nelle strade, e non mi spiego come mai ci siano così tanti lavori e le strade siano costantemente devastate. Mi chiedo come mai per sostituire 100 metri di guard-rail si impieghino sei mesi. Mi chiedo come mai chi pone cavi e tubi nel sottosuolo ripari gli scavi dopo due anni. Senza che nessuno controlli e punisca. Mi chiedo perché i restringimenti di carreggiata e le deviazioni non vengano mai annunciate per tempo attraverso i media. Sono anche queste le cause delle code (e del nervosismo), o no?!
 
Poi, scocciato, decido di usare i mezzi pubblici. Partenza alle 6,30 del mattino. Autobus fino a Piano Tavola, trenino fino a Catania, metropolitana e poi a piedi fino al lavoro. Arrivo in notevole ritardo. Ritorno: un’ora e tre quarti con un solo bus. Arrivo ben oltre l’orario consueto. Altro che a Belpasso, potevo raggiungere Termini Imerese.
 
Questa la realtà. Gli amministratori di cui parliamo spesso sul giornale? Vorrei distruggere le loro auto blu. Ora, quindi, non chiedetemi perché sono nervoso.
Gen
28
2010
C'è un'ampia strada che attraversa Librino. Si chiama Asse attrezzato. Parte dall'imbocco dell'Autostrada Catania-Palermo e arriva fino al corso Indipendenza, passando per alcuni importanti quartieri periferici della città, collegandosi anche all'Asse dei servizi e all'aeroporto. Un'arteria importante per smaltire più velocemente il traffico autostradale che dall'area a sud-est della città si immette verso il centro urbano.

Si chiama "attrezzato", ma effettivamente non lo è mai stato. In breve è stato smantellato dai vandali. L'opera è costata circa 80 milioni di euro. Non è mai stata aperta. Adesso ce ne vogliono circa 2 (milioni di euro) per riparare i danni e per accelerare questo interminabile processo è dovuto intervenire il sindaco in prima persona. Pare che i primi 800 metri di questo serpentone a quattro e sei corsie saranno aperti al traffico già a marzo.
 
Poi c'è tutta la parte rimanente. Completa, ma chiusa. Questi ottocento metri di Asse attrezzato finiscono nell'Asse dei servizi, nei pressi del quartiere Pigno. Se davvero li apriranno a marzo, potremmo scrivere che ci sono voluti 30 anni per passare dal primo progetto al primo tratto di questa importante opera pubblica.
 
E se il destino sarà favorevole, potremmo anche dare, in contemporanea, la notizia dell'apertura, in zona Pigno, di un nuovo grande centro commerciale. Ci auguriamo che i tempi coincidano. Così i catanesi potrebbero prendere, finalmente, due piccioni con una fava.
Dic
18
2009
Il vertice sul clima che sta per concludersi a Copenhagen ha scatenato un dibattito anche sulle politiche energetiche delle amministrazioni locali. Mentre i big cercano l'accordo e la scena si stringe intorno ai noti problemi non tanto ecologici ma di potere e di risorse tra i Paesi ricchi e quelli poveri del mondo, nel microcosmo delle città si concatenano esempi di buona o cattiva gestione in fatto di ambiente. I modelli di grandi e piccoli centri europei – e qualche caso anche italiano – stridono fortemente con la realtà dei comuni siciliani.

Risparmio energetico? Due parole ancora troppo grosse. Si tenta di installare qualche pannello fotovoltaico sui tetti delle scuole, per esempio a Catania, dove però, poi, le centraline per rilevare le polveri sottili nell'aria non funzionano, i dati non sono elaborati, non c'è alcuna politica di gestione dei mezzi pubblici e le auto inondano la città, giorno per giorno.
 
Che dire poi di Siracusa? Basta ricordare il Triangolo della morte, il polo industriale, per pensare a quegli odori nauseabondi che si respirano attraversando dieci chilometri di scorrimento veloce a fianco del petrolchimico. Idem a Messina, con la raffineria di Milazzo.
 
Ragusa sembra ancora distinguersi, ma si sa: è la provincia messa meglio, almeno da questo punto di vista.
 
Iniziative ecosostenibili da parte dei sindaci? Poco, niente. Si rincorrono le emergenze ma non si fa molto per incoraggiare scelte di risparmio energetico.
 
Usare meno l'auto, optare per fonti rinnovabili, ridurre i consumi negli enti pubblici e nelle abitazioni, mettere sotto controllo seriamente le industrie che inquinano. Ci sono migliaia di comportamenti da adottare facilmente. Basterebbe solo averne voglia. E naturalmente, crederci.
Dic
07
2009
A Siracusa sarà pronto entro dicembre lo studio dei flussi di traffico in città, per poter redigere il Piano urbano del traffico e il Piano urbano della mobilità, due strumenti regolatori sui quali l'amministrazione Visentin sta lavorando da almeno un anno. L'obiettivo è riorganizzare la circolazione automobilistica ed eliminare tappi e imbuti per rendere il traffico più fluido.

A Catania, l'ultima proposta (proposta!) di Piano urbano del traffico risale a oltre dieci anni fa: fu predisposta dall'amministrazione di Enzo Bianco e rimase nei cassetti, dove presumibilmente si trova ancora. C'è un esperto del sindaco per la mobilità, di fresca nomina, della cui attività non si conosce ancora granché.

Apprendiamo, attraverso fonti interne al Comune, che non esiste uno studio dei flussi di traffico in entrata e in uscita dalla città. Apprendiamo che le infrastrutture viarie realizzate negli ultimi anni (come il sistema di incroci a raso con rotatorie lungo la circonvallazione) non è mai stato preceduto da studi sui flussi dei veicoli.
 
Motivo per cui, anche se l'intera circonvallazione è apparentemente “sgombra”, alle estremità (Monte Po e Ognina) le code ci sono eccome. E continueranno ad esserci, almeno finché non si elaborerà un progetto che preveda non singoli provvedimenti in alcuni nodi, ma riorganizzi la circolazione nel suo complesso, partendo dalla quantità di mezzi che giornalmente entrano in città.
 
Sui quali non c'è alcun dato realistico: tutti i numeri che sentiamo sono perfettamente inventati, visto che non esistono studi specifici. Fine 2009, questa la situazione catanese. Contiamo le settimane in attesa di aggiornamenti concreti.
Nov
13
2009
Piazza Europa, la tristezza. Qui si incrociano le furberie e gli interessi dei potenti. Il mega-parcheggio ormai non è altro che una profonda voragine, piena di cemento. Un cantiere spento di un'opera incompiuta. Chissà per quanto resterà così.

Dietro questa immagine c'è un metodo, quello dei lavori pubblici a Catania. Un metodo che ha portato amministratori, tecnici e imprenditori intorno a un tavolo a fare degli accordi fuori dalle regole. Lo scrivono i consulenti della Procura etnea riferendosi ai progetti dell'Ufficio speciale sui nove parcheggi interrati che dovevano sorgere in città.
 
L'unico che stava vedendo la luce era quello di piazza Europa, poi sequestrato nell'agosto del 2007 dai magistrati. Degli altri non restano nemmeno i cartelloni. Un grande affare bandito al grido di "project financing" e tradotto in una spartizione a tavolino, in barba ad ogni regola giuridica e di concorrenza. Ne abbiamo parlato in un'inchiesta pubblicata venerdi.

C'è da sospettare molto. Si ha infatti l'impressione che dietro ogni opera pubblica e dietro ogni iniziativa finanziata con i soldi dei cittadini o comunque con l'intervento degli enti locali non ci sia effettivamente un interesse collettivo, ma una necessità privata da soddisfare. Quasi come se una strada, ad esempio, nascesse solo perché c'è un comitato d'affari da accontentare, mica perché l'opera è utile alla collettività.
 
Forse è per questo che dopo anni la strada non vede la luce. Tanto, il denaro è già finito nelle mani giuste. Esempi ce ne sono in ogni angolo d'Italia.
Nov
02
2009
Una delle caratteristiche che distinguono le nostre pagine è quella di descrivere e interpretare gli avvenimenti trasversalmente, ricomponendoli anche a distanza di tempo.

Ebbene, circa sei mesi fa abbiamo registrato il diniego da parte di due dirigenti di servizi del Comune di Catania di rilasciare interviste al nostro giornale: servizi sociali e urbanistica-condono edilizio. Ci hanno spiegato che il sindaco lo ha vietato. Chieste spiegazioni, l'ufficio stampa ha ribadito la posizione precisando che ogni dichiarazione deve passare dal sindaco e dallo stesso ufficio stampa.

Due settimane fa la scena si è ripetuta con il ragioniere generale del Comune che ha rifiutato l’intervista precisando che "questa è la linea adottata insieme al sindaco". Già, non parlare ai giornalisti. O a certi giornalisti.

Di contro, registriamo fortunatamente la cordialissima disponibilità da parte dell'arch. Sardella (Urbanistica) e del direttore generale (Lanza) a rispondere alle nostre domande sui risultati raggiunti nei loro settori di competenza. Inoltre, con gli assessori, tutto sommato, riusciamo a colloquiare con una certa sistematicità.

Ultimo episodio: recentemente, il sindaco Stancanelli ha rifiutato di farsi intervistare dal Quotidiano di Sicilia. Sostiene che ci sia rimasto male per alcuni articoli che abbiamo pubblicato sul Comune.

Ricomponiamo, quindi, gli avvenimenti. Riusciamo solo eccezionalmente a parlare con i vertici amministrativi del Comune. Per il resto, a quanto ci risulta è imposto un preoccupante silenzio-stampa. Lo stesso sindaco non rilascia interviste.

Ovviamente questo non ferma il nostro lavoro. Ma è normale chiedersi: dal punto di vista dei politici, è questa la trasparenza di cui tanto si fregiano nei discorsi ufficiali?

E sempre dal punto di vista dei politici, il giornalista è da apprezzare solo quando copia e incolla i comunicati stampa in cui viene ovviamente lodata l'azione amministrativa? Sono evidentemente così fastidiose le domande di un giornalista che vuole – e credo sia legittimo! - sapere come viene impiegato il denaro pubblico, ovvero quello dei cittadini?

Non sembri facile retorica.

Ott
16
2009
"Buongiorno, ragioniere. Sono Agostino Laudani, del Quotidiano di Sicilia. Le presento le nostre collaboratrici, Melania Tanteri e Desirée Miranda".

Un rinvio di una settimana rispetto all'appuntamento concordato per l'intervista: si può capire. Una piccola anticamera. Si può capire. Poi Giorgio Santonocito, il ragioniere generale del Comune di Catania, ci riceve nel suo ufficio a Palazzo dei Chierici.

"Signori buongiorno. Se siete qui per un’intervista, io non rilascio interviste. È una questione di stile, con il sindaco abbiamo stabilito questa linea di condotta. Comunicheremo con la stampa quando ci sarà qualcosa da comunicare".

Chiariamo la situazione: non si sa niente dei 140 milioni di euro che la città attende da settembre di un anno fa. Il direttore generale Maurizio Lanza, ha dichiarato che senza questi fondi il Comune non arriverà alla fine dell’anno. Non c'è un piano di rientro per fissare l'ordine dei pagamenti ai fornitori, che attendono dietro la porta. Vorremmo avere notizie sul recupero dell'evasione tributaria. Vorremmo perlomeno chiedere una panoramica sui conti del Comune.

Secondo il dirigente, oggi non c'è niente da comunicare alla stampa. La stampa, come la intendiamo noi, è l'intermediario con l'opinione pubblica, cioè con i cittadini. Il Comune, invece, ritiene di non avere niente da comunicare ai cittadini. Silenzio assoluto.

"Ragioniere – chiedo infine, senza insistere oltre – ma allora se io, da semplice cittadino, volessi sapere dove sono finiti questi famosi 140 milioni di euro?"

"Al cittadino – risponde Santonocito – direi che può stare tranquillo: i soldi arriveranno. Al giornalista, risponderei no comment".

L'articolo in cui riprendiamo anche questo brevissimo dialogo lo abbiamo pubblicato sabato 17 ottobre, nella pagina di Catania. È solo un episodio. Ma la dice lunga sull'opacità che regna a Palazzo. Atteggiamento bizzarro, soprattutto quando non si dovrebbe avere niente da nascondere.
Ott
09
2009
Finalmente ce l'abbiamo fatta. Da almeno due mesi Antonio Condorelli lavorava all'inchiesta sui nuovi palazzoni che dovrebbero sorgere nelle aree attualmente occupate dal Carcere di Piazza Lanza e dallo Stadio Massimino nel quartiere Cibali.
 
Oggi la pagina è uscita.
 
Ci sono le foto dei progetti e alcuni dati essenziali non tanto per rendersi conto delle gigantesche proporzioni di queste nuove colate di cemento che si abbatteranno su Catania – abitazioni per centinaia e centinaia di vani e gli immancabili negozi – ma per sottolineare, per l'ennesima volta, il metodo speculativo. Che è quello dei soliti palazzinari.
 
Le strutture sono pubbliche, verranno ricostruite altrove, e nelle aree "finalmente" liberate, i privati costruttori potranno tirare su ciò che vorranno – certamente secondo un accordo finanziario e progettuale – con un guadagno notevolissimo. E con un danno urbanistico altrettanto notevole, se consideriamo che si tratta di aree della città già congestionate e praticamente invivibili. Proprio qui, dove non ci sono strade sufficienti e il verde è un miraggio, si prevedono torri alte 20 piani. Il Piano regolatore generale non prevede nuove costruzioni. Si andrà, naturalmente, in variante. Per agevolare i soliti interessi.
 
Se fosse un semplice episodio, sarebbe tutto in regola. Ma se allarghiamo l'obiettivo, non possiamo non pensare alla viabilità di scorrimento (piazza Europa-via del Rotolo) e ai parcheggi interrati (piazza Europa e piazza Lupo, sequestrati) di cui ci siamo più volte occupati. E ci sarebbero anche altri esempi. Qualche sospettoso potrebbe persino credere che, sotto sotto, ci sia qualche strategia e qualche regia. Chissà.
Ott
01
2009

Uscire dall'azienda privata per immergersi nella vita di un ente pubblico. Lo spirito è questo. Il luogo è Palazzo degli Elefanti, la sede del Comune di Catania. L'occasione è quella di alcune interviste ai vertici istituzionali. L'aria che si respira non è molto incoraggiante. In alcuni momenti è persino disarmante.

I 140 milioni di euro tanto attesi? "Continuiamo ad attenderli", ci dicono, e se l'attesa si farà troppo lunga, "rischiamo di non farcela più". È una preoccupazione prudente, quella di chi da un anno attende che vengano effettivamente accreditati questi fondi stanziati da Berlusconi per sanare le casse comunali. Ma dei soldi, ancora, neanche l’ombra.

Così come non c'è ombra di piano organizzativo, di piani di rientro finanziari per i fornitori creditori e indebitati, di controllo di gestione, di informatizzazione, di costi standard dei servizi. Sembra che stiamo venendo da Marte, quando proponiamo questi argomenti ai nostri interlocutori. Che sono gentilissimi, certo, ma in molti casi devono allargare le braccia. Perché qui siamo all'anno zero, finora tutti hanno lavorato "navigando a vista", senza obiettivi, senza risultati, senza valutazioni. Una macchina amministrativa gestita per non produrre nulla. I risultati sono sotto gli occhi di tutti i cittadini.

Anche se adesso di passi se ne stanno facendo tanti, bisognerà attendere ancora molto prima di invertire la rotta. Noi ce lo auguriamo, facciamo il tifo per quei dirigenti seri e impegnati e per i dipendenti che credono nel proprio lavoro, e speriamo un giorno di non dover più vedere impiegati che fumano nei corridoi, uffici fatiscenti, servizi che non funzionano, e quell'atmosfera rilassata, per cui tutto sembra dire: "Qui non suda nessuno".
Set
03
2009
Abbiamo dato la notizia del sequestro, da parte della Guardia di Finanza, di un area di 52 mila metri quadri (si, proprio così: 52 mila metri quadri!) zeppa di rifiuti di ogni tipo, amianto, pneumatici usati, materiali da costruzione. Un enorme deposito, come tanti se ne trovano tra sciare laviche e campagne, ma anche in pieno centro cittadino, dove molti incivili e furbacchioni si avvalgono della facoltà di inquinare, confortati da un’assenza pressoché totale di controlli.

La differenza è che, questa volta, l’area sequestrata si trova nel bel mezzo della Riserva Naturale Orientata “Oasi del Simeto”, istituita dalla Regione. I terreni sono del Comune, la gestione è della Provincia regionale. Centinaia le abitazioni genericamente abusive realizzate in questa triste area priva ovviamente di servizi per i cittadini (Primosole Beach, Paradiso degli Aranci, tanto per fare qualche nome), mentre la tutela di flora è fauna è evidentemente teorica, dato che in riva al mare e sulle sponde del fiume non mancano barche di pescatori (è vietato!), grossi contenitori di plastica abbandonati (rifiuti), la spiaggia è sporca e nessuno l’ha mai pulita almeno in questa stagione estiva (lo so per certo!), e non mi chiedo dove vadano a confluire i liquami fognari delle case a cui prima ci si riferiva.
 
Per non parlare della fruibilità da parte di eventuali visitatori, accolti da cassonetti attorniati dalla di monnezza già nello spiazzo d’ingresso della Riserva (sullo Stradale Primosole!) e dalle scure casupole “turistiche” sempre, puntualmente, chiuse.
 
Un altro esemplare fallimento.
Ago
24
2009
Abbiamo pubblicato il 13 agosto la terza puntata dedicata all’inquietante riqualificazione del lungomare di Catania, che prevede la realizzazione di un serpentone di negozi lungo oltre un chilometro. Il progetto, da 121 milioni di euro, non è malvagio "esteticamente", ma nasce dal pretesto di una strada di emergenza da 10 milioni di euro, quindi in fondo sa di speculazione spregiudicata. Su questo, Antonio Condorelli, nella sua inchiesta, ci fornisce tanti altri curiosi dettagli.

Il lungomare in questione è vicino alla sede del giornale. Ci passo spesso. Mi fermo a volte sugli scogli opposti al viale Ruggero di Lauria, dai quali è possibile ammirare l’intera skyline, questo waterfront che si staglia sotto l’Etna. È un panorama che incanta. C’è la piccola baia di San Giovanni Li Cuti, con quelle case basse, un po’ di verde, le rocce scure, la piazzetta, le barche dei pescatori dentro al piccolo molo. E poi, immediatamente alle spalle, quei giganti di cemento, palazzi da dieci piani e oltre che sembrano voler schiacciare la memoria di questi luoghi in nome di un'urbanizzazione selvaggia e invadente.

Ogni volta che vedo questa scena, mi chiedo: "Ma come hanno potuto?". Non si sono mai resi conto che stavano ammazzando un paesaggio devastandone ogni armonia? Mica ci vuole un architetto o un ambientalista per accorgersene. Ma evidentemente gli interessi erano altri: erano quelli degli ingegneri progettisti, dei costruttori palazzinari, dei politici furbi e speculatori.

Sappiamo che queste scene si sono ripetute e si ripeteranno in altre zone della città. Gli interessi in gioco sono altissimi. Peccato che tra questi non sembra esserci quello di migliorare la città per renderla sempre più bella e vivibile. Conciliare i legittimi e proporzionati interessi privati degli imprenditori con il bene pubblico è davvero così difficile?
Ago
10
2009
Venerdì abbiamo pubblicato l’ennesimo pezzo sullo squallore di Librino, a Catania. Diamo atto ai tanti volenterosi che imbastiscono lodevoli iniziative per il rilancio di quel quartiere e di altre aree degradate della città (ma ci sono ormai aree non degradate?), ma non possiamo non manifestare disgusto per i tanti milioni di euro sprecati in opere pubbliche mai aperte al pubblico.
 
Qui, all’ombra del famigerato “Palazzo di cemento”, noto perché ricettacolo dello spaccio di stupefacenti, Melania Tanteri ha raccontato ancora la storia del Teatro Moncada, costato 7,5 mln di euro e “inaugurato” solo dai vandali che lo hanno, in questi nove anni di abbandono da parte delle istituzioni, completamente devastato. Chissà quanto denaro ci vorrà oggi, ammesso che lo si voglia ripristinare.

Questa storia si scontra con una recente visita – per esclusive ragioni turistiche, sottolineo – a Parma. Non è una città, ma un elegante salotto. I fili d’erba del grande prato nel centro storico sembravano lucidati a uno a uno. Non una cicca in terra, orari degli autobus in arrivo, ben visibili sui cartelli digitali, i venditori cosiddetti “ambulanti” erano collocati in decorosi box ai lati delle vie. Persino la stazione ferroviaria, in rifacimento, non creava alcun disagio ai viaggiatori, sostituita da strutture provvisorie ma molto ordinate.

Poi, piano piano, prendi la via del ritorno, e atterri a Catania. Superfluo evidenziare il tremendo contrasto. Che ti fa desiderare solo una cosa: scappare da questa città che ami ma che, in effetti, certe volte sei costretto a odiare.
Lug
21
2009
Siamo tornati ancora, con una seconda inchiesta di Antonio Condorelli, sull’interessante progetto che farà colare copioso il cemento (selvaggio) sul waterfront di Catania.
 
All’inizio il Comune voleva costruire solo un’ampia strada, collegando piazza Europa con via del Rotolo. Un’arteria di sicurezza, parallela al lungomare, che avrebbe salvato la città – questa la motivazione dell’Ufficio speciale per l’emergenza traffico e la sicurezza sismica – dal rischio di uno Tsunami. Già questa motivazione è apparsa perlomeno curiosa.
 
Ma ancor più curioso è il fatto che, da un progettino di 10 milioni di euro per salvarci dal maremoto, si è passato a un’opera colossale da 121 milioni di euro, che comprende, udite udite, un immenso serpentone di negozi. Un centro commerciale lungo 1,2 chilometri che si affaccia sul mare e che scorre in parallelo alla nuova strada.
 
Possibile grazie a una variante al Piano regolatore che scavalca il Consiglio comunale, trattandosi di “Poteri speciali” concessi all’epoca da Berlusconi all’ex sindaco Scapagnini. Una  gara affidata dal responsabile unico del procedimento, Tuccio D’Urso, quando i termini dell’Ufficio speciale erano già scaduti. Tanto da scatenare l’ira del Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha subito scritto: “Revocate la gara in autotutela”.
 
Troppe forzature, si dirà. È vero. Capita, quando qualcuno deve specularci a tutti i costi.
Lug
08
2009
Hai fatto un progetto e non ti piace più. Allora… varialo! Si. Cambialo! Rifallo!

Così si comportano le amministrazioni comunali con il Prg (Piano regolatore comunale) che dovrebbe essere l’unico strumento di gestione del territorio e che viene sistematicamente bypassato per assecondare le esigenze più disparate.
 
L’espediente si chiama “variante” ed è un modo per aggirare le regole che il Prg ha fissato definendo lo sviluppo di una città per i successivi 20 o 30 anni. Un modo per scompigliare continuamente le carte e permettere, soprattutto a chi vuole speculare, di far decollare il valore di un terreno facendolo diventare edificabile.

Con una di queste varianti, un anno fa a Belpasso il Consiglio comunale ha autorizzato l’insediamento di un gigantesco centro di stoccaggio delle merci grande 65 ettari (il triplo di Etnapolis, per intenderci), ora in fase di realizzazione, lungo un fiume, in una zona individuata dal Prg come “agricola” e divenuta così “industriale”.

Faranno storia, poi, le varianti al Prg attuate a Catania anche dall’Ufficio speciale per  l'emergenza traffico la sicurezza sismica, che non sono soggette nemmeno all’approvazione del Consiglio comunale.
 
Di una di queste varianti abbiamo parlato sul numero di mercoledi, in una bella inchiesta in cui Antonio Condorelli racconta di un serpentone di negozi lungo oltre un chilometro da costruire sul lungomare. Quattrocentomila metri cubi di scavi, milioni di metri cubi di cemento. Costerà 121 mln di euro. Un bel centro commerciale realizzato – pensate un po’ - con la “necessità” di fare una strada “anti-tsunami”. La fantasia catanese non ha limiti.
Lug
02
2009
Abbiamo pubblicato pochi giorni fa un interessante articolo di Riccardo Bedogni su una montagna di carbone fossile, un prodotto industriale proveniente dal Sudafrica, che si trova stoccato nei pressi del porto commerciale di Augusta. Il deposito è senza copertura e con una barriera di protezione fatta da alberi molto bassi, con grave preoccupazione delle popolazioni residenti.

Il sito ha ottenuto due autorizzazioni della Regione e il direttore commerciale ha precisato che la “logistica è adatta” e che “i geologi hanno fatto tutte le prove necessarie”. Sembra tutto sicuro, ma questo non basta a rassicurare i cittadini, che continuano ad ammalarsi. Non c’è un nesso di causalità, ma le perplessità restano.

Sarà inquinante, tutto questo? Quando lo scopriremo, sarà già tardi? Il caso citato è un microesempio. Le vicine raffinerie del Petrolchimico siracusano sono invece un esempio più autorevole, come lo è l’amianto scaricato clandestinamente nella zona industriale di Catania, attraversato dalle pecore che brucano l’erba. Dove batte la pioggia che poi permea verso le falde finendo, insieme al latte, sulla nostra tavola.
 
Una catena alimentare compromessa dall’inquinamento che continua ad incatenarci. E che ci schiaccia, sotto la spinta dei consumi e di una speculazione industriale che sembra debba sovrastare a tutti i costi anche la sopravvivenza stessa dell’uomo. 
Giu
29
2009
In un recente pezzo a firma di Melania Tanteri pubblicato sulla pagina di Catania, abbiamo riaperto la questione dei beni culturali che non sono fruibili e, più in generale, dell’accoglienza turistica (ma non solo) che lascia a desiderare in tante nostre città.

In particolare ci siamo occupati del Castello Ursino: un monumento dal valore inestimabile, un gioiellino tutto catanese che, se si fosse trovato in una qualsiasi cittadina nord-europea o statunitense, sarebbe stato valorizzato con tutte le forze e le idee possibili, diventando un simbolo.

A Catania, invece, è circondato dalla sporcizia di una piazza per niente curata, dove il parcheggio selvaggio è la regola e l’illegalità generalizzata una consuetudine. Ovviamente non c’è segnaletica adeguata per raggiungere il sito, i locali museali interni non sono organizzati al meglio e ciò scoraggia o delude evidentemente qualsiasi turista.

Il Castello Ursino è la punta di un iceberg: in tutta la città, come in tutta la Sicilia, i beni abbandonati, distrutti, dimenticati, trascurati, quasi come fossero un pesante fardello, sono tantissimi.

I servizi per i visitatori – così come per i cittadini – sono scadenti. In due parole: "passa la voglia". La voglia di rimanere qui, si intende. Mentre cresce quella di fuggire. Dove sanno accoglierci meglio, anche con poco. E gli esempi non mancano di certo.
Giu
13
2009
All’Ato 4 di Catania, dopo anni di silenzio, hanno rotto il salvadanaio e in questi giorni ci stanno inondando, con ogni mezzo, di spot per promuovere la differenziata. Qualche tempo fa hanno collocato contenitori interrati e nuove campane per raccogliere vetro, carta, plastica e altri materiali da destinare al riciclaggio.

Nonostante questa azione in corso, i cittadini non sembrano cogliere il messaggio e continuano ad ammonticchiare ovunque i tradizionali sacchetti della spazzatura, tutt’altro che differenziata. Ne abbiamo parlato proprio martedì sulle pagine del giornale, confrontando il sistema catanese con quello di altre città del Nord Italia ed europee. Il risultato è, ovviamente (purtroppo), sconcertante.

Qui c’è poco senso civico, ma del resto le istituzioni preposte (Comuni o Ato, poco cambia) non sembrano voler centrare il bersaglio, preferendo alimentare consigli di amministrazione (posti di sottogoverno) e dando ghiotti incarichi a società di comunicazione. Per raccogliere ben poco.

Inoltre non è ancora chiarita la gestione dei tributi relativi al servizio (di fatto la Tarsu la riscuote il Comune) che dovrebbe diventare Tia (tariffa di igiene ambientale, di competenza dell’Ato, secondo la legge).

Insomma, si sente un po’ puzza di bruciato. La storia recente ci fa pensare allo scandalo nella gestione dell’Ato 3. Anche lì hanno iniziato con grandi campagne di comunicazione. Per poi andare dritti dritti verso il fallimento. Ormai conclamato.