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East Coast di Carmelo Lazzaro Danzuso
il blog sulla Sicilia Orientale


Tag Librino

Lug
14
2010
L'amministrazione di Catania risponde, ma le azioni concrete stentano a vedersi. È la situazione che si vive, già da qualche anno, all'interno del territorio, dove i residenti di alcuni quartieri – nelle ultime settimane in particolare quelli di San Cristoforo e Librino – hanno alzato la voce chiedendo una maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

Servizi più efficienti e in numero superiore a quelli attualmente attivi e più controlli da parte delle Forze dell'ordine per una concreta vicinanza a quei cittadini che si sentono quasi abbandonati. Al Comune e alla sua amministrazione sono state sottoposte le richieste più pressanti, in particolare per la realizzazione di quelle opere promesse nel corso negli anni e mai realizzate. Opere che avrebbero potuto rilanciare la vita sociale ed economica dei quartieri in questione, ma che con il passare degli anni si sono trasformate in desolanti incompiute.

Un altro elemento che ha fatto crescere la delusione dei cittadini e quella sensazione di abbandono difficile da scacciare.
 
C.L.D.
Gen
28
2010
C'è un'ampia strada che attraversa Librino. Si chiama Asse attrezzato. Parte dall'imbocco dell'Autostrada Catania-Palermo e arriva fino al corso Indipendenza, passando per alcuni importanti quartieri periferici della città, collegandosi anche all'Asse dei servizi e all'aeroporto. Un'arteria importante per smaltire più velocemente il traffico autostradale che dall'area a sud-est della città si immette verso il centro urbano.

Si chiama "attrezzato", ma effettivamente non lo è mai stato. In breve è stato smantellato dai vandali. L'opera è costata circa 80 milioni di euro. Non è mai stata aperta. Adesso ce ne vogliono circa 2 (milioni di euro) per riparare i danni e per accelerare questo interminabile processo è dovuto intervenire il sindaco in prima persona. Pare che i primi 800 metri di questo serpentone a quattro e sei corsie saranno aperti al traffico già a marzo.
 
Poi c'è tutta la parte rimanente. Completa, ma chiusa. Questi ottocento metri di Asse attrezzato finiscono nell'Asse dei servizi, nei pressi del quartiere Pigno. Se davvero li apriranno a marzo, potremmo scrivere che ci sono voluti 30 anni per passare dal primo progetto al primo tratto di questa importante opera pubblica.
 
E se il destino sarà favorevole, potremmo anche dare, in contemporanea, la notizia dell'apertura, in zona Pigno, di un nuovo grande centro commerciale. Ci auguriamo che i tempi coincidano. Così i catanesi potrebbero prendere, finalmente, due piccioni con una fava.
Ago
10
2009
Venerdì abbiamo pubblicato l’ennesimo pezzo sullo squallore di Librino, a Catania. Diamo atto ai tanti volenterosi che imbastiscono lodevoli iniziative per il rilancio di quel quartiere e di altre aree degradate della città (ma ci sono ormai aree non degradate?), ma non possiamo non manifestare disgusto per i tanti milioni di euro sprecati in opere pubbliche mai aperte al pubblico.
 
Qui, all’ombra del famigerato “Palazzo di cemento”, noto perché ricettacolo dello spaccio di stupefacenti, Melania Tanteri ha raccontato ancora la storia del Teatro Moncada, costato 7,5 mln di euro e “inaugurato” solo dai vandali che lo hanno, in questi nove anni di abbandono da parte delle istituzioni, completamente devastato. Chissà quanto denaro ci vorrà oggi, ammesso che lo si voglia ripristinare.

Questa storia si scontra con una recente visita – per esclusive ragioni turistiche, sottolineo – a Parma. Non è una città, ma un elegante salotto. I fili d’erba del grande prato nel centro storico sembravano lucidati a uno a uno. Non una cicca in terra, orari degli autobus in arrivo, ben visibili sui cartelli digitali, i venditori cosiddetti “ambulanti” erano collocati in decorosi box ai lati delle vie. Persino la stazione ferroviaria, in rifacimento, non creava alcun disagio ai viaggiatori, sostituita da strutture provvisorie ma molto ordinate.

Poi, piano piano, prendi la via del ritorno, e atterri a Catania. Superfluo evidenziare il tremendo contrasto. Che ti fa desiderare solo una cosa: scappare da questa città che ami ma che, in effetti, certe volte sei costretto a odiare.