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East Coast di Carmelo Lazzaro Danzuso
il blog sulla Sicilia Orientale


Tag Siracusa

Gen
28
2011
Lo scontro tra il presidente della Provincia e dell’Ato idrico di Siracusa, Nicola Bono, e la società Sai 8, che si occupa della gestione del servizio idrico in tutto il territorio aretuseo, ha recentemente raggiunto un livello che pochi, fino a qualche tempo fa, avrebbero pensato.

A far scoppiare la bomba sono state le accuse mosse a Bono dall’amministratore delegato di Sai 8, Mirko Giorgi, che lasciano ipotizzare un sistema di assunzioni e assegnazione di subappalti da parte dell’ente che questi amministra degno delle vicende più scabrose della prima Repubblica.

In pratica Giorgi ha dichiarato ai magistrati di aver subito pressioni politiche, provenienti sia da destra che da sinistra, per assumere in Sai 8 persone imparentate o comunque vicine a uomini politici siracusani. E in tutto questo il presidente Bono avrebbe avuto il ruolo di trait d’union di un comitato d’affari che si sarebbe costituito a Siracusa e nel suo territorio.

Il presidente ha respinto con forza le accuse: “Ho dimostrato ai Giudici – ha detto dopo essere stato sentito in Procura - che sono stato vittima di una gravissima calunnia, letteralmente inventata e resasi necessaria, per i miei accusatori, perché dopo innumerevoli tentativi di instaurare con il sottoscritto rapporti solidi, davanti ai miei reiterati rifiuti e al rigore della gestione, specialmente dopo avere ricevuto la diffida e dopo l’ennesimo rifiuto di prorogarne la scadenza del 5 novembre 2010, non avendo altri strumenti per impedire la risoluzione del contratto, hanno inventato la presunta persecuzione per fermarmi e delegittimarmi”.

Spetterà alla Magistratura, adesso, tirare le somme di quello che è diventato uno scontro senza esclusione di colpi.
Apr
30
2010
Abbiamo pubblicato ieri un'inchiesta curata da Francesco Torre, alla quale ho collaborato direttamente per l'elaborazione di alcuni dati, dedicata alla spesa che i Comuni sostengono per pagare i propri dipendenti. Ne viene fuori che un catanese spende ogni anno 477 euro per alimentare, attraverso le tasse, gli stipendi dei comunali.
 
A Bari, invece, la spesa per cittadino è di 242 euro: quel Comune ha metà dei dipendenti (2200) rispetto a Catania (3799), nonostante la popolazione amministrata sia simile e siano simili anche le caratteristiche generali dei due territori. Un'altra anomalia emerge dal confronto tra Siracusa e Monza: il capoluogo aretuseo ha meno dipendenti del gemello lombardo (691 contro 1062) ma riesce a spendere 18 milioni di euro in più.  
 
In generale, a parte il caso messinese, nei nostri Comuni i dipendenti costano sempre molto di più, perché sono troppi, perché gli organici degli enti locali sono stracolmi di personale che non serve a niente, con tutto il rispetto naturalmente per quei Comuni, ma non sono poi così tanti, dove invece di dipendenti ce ne vorrebbero di più per far funzionare meglio la macchina amministrativa.
 
Personale che “non serve a niente” è un'espressione forte ma realistica. Lo sappiamo che molti sono entrati per puro assistenzialismo dopo aver tirato la giacchetta del potente di turno. E altri ne entreranno per via delle continue stabilizzazioni che la legge da una parte vieta categoricamente e dall'altra consente eccezionalmente.
 
Un giochino infernale per cui si regalano migliaia di posti di lavoro: nulla da eccepire, se non fosse che poi li paga chi lavora veramente. Ovvero, chi non è un dipendente pubblico, almeno nella gran parte dei casi.
 
A.G.
Dic
18
2009
Il vertice sul clima che sta per concludersi a Copenhagen ha scatenato un dibattito anche sulle politiche energetiche delle amministrazioni locali. Mentre i big cercano l'accordo e la scena si stringe intorno ai noti problemi non tanto ecologici ma di potere e di risorse tra i Paesi ricchi e quelli poveri del mondo, nel microcosmo delle città si concatenano esempi di buona o cattiva gestione in fatto di ambiente. I modelli di grandi e piccoli centri europei – e qualche caso anche italiano – stridono fortemente con la realtà dei comuni siciliani.

Risparmio energetico? Due parole ancora troppo grosse. Si tenta di installare qualche pannello fotovoltaico sui tetti delle scuole, per esempio a Catania, dove però, poi, le centraline per rilevare le polveri sottili nell'aria non funzionano, i dati non sono elaborati, non c'è alcuna politica di gestione dei mezzi pubblici e le auto inondano la città, giorno per giorno.
 
Che dire poi di Siracusa? Basta ricordare il Triangolo della morte, il polo industriale, per pensare a quegli odori nauseabondi che si respirano attraversando dieci chilometri di scorrimento veloce a fianco del petrolchimico. Idem a Messina, con la raffineria di Milazzo.
 
Ragusa sembra ancora distinguersi, ma si sa: è la provincia messa meglio, almeno da questo punto di vista.
 
Iniziative ecosostenibili da parte dei sindaci? Poco, niente. Si rincorrono le emergenze ma non si fa molto per incoraggiare scelte di risparmio energetico.
 
Usare meno l'auto, optare per fonti rinnovabili, ridurre i consumi negli enti pubblici e nelle abitazioni, mettere sotto controllo seriamente le industrie che inquinano. Ci sono migliaia di comportamenti da adottare facilmente. Basterebbe solo averne voglia. E naturalmente, crederci.
Lug
16
2009
L’ex tribunale di Siracusa è invaso dai sacchetti di spazzatura: non ci sarebbe niente di insolito (purtroppo) se non che la struttura non ospita più gli uffici giudiziari e non è nemmeno di proprietà pubblica.

Quindi, a differenza di altre opere pubbliche in abbandono, per le quali cerchiamo di ricondurre la responsabilità della pulizia agli enti locali, in questo caso, trattandosi di edificio privato, non possiamo puntare il dito contro la pubblica amministrazione e forse non possiamo nemmeno pretendere che il proprietario provveda come se si trattasse di spazi pubblici, per quanto degradati.

Certo, l’amministratore dell’immobile lo abbiamo sentito ugualmente. Parole sconsolate, ha spiegato che l’ultima volta ha rimosso un intero camion di rifiuti. Erano quelli dei residenti nei condomini vicini, abituati a lanciare i loro sacchetti di “monnezza” nell’area abbandonata, trasformandola in una discarica.

La vicenda fa riflettere. Può esserci un’amministrazione pubblica efficiente (avviene in tante belle regioni d’Italia e talvolta anche da noi), ma non può mai bastare, se prima di tutto il cittadino non ha educazione, rispetto, senso civico. Non ci vorrebbe molto, in fondo. Se non piccoli impegni, nelle cose di ogni giorno.
Lug
02
2009
Abbiamo pubblicato pochi giorni fa un interessante articolo di Riccardo Bedogni su una montagna di carbone fossile, un prodotto industriale proveniente dal Sudafrica, che si trova stoccato nei pressi del porto commerciale di Augusta. Il deposito è senza copertura e con una barriera di protezione fatta da alberi molto bassi, con grave preoccupazione delle popolazioni residenti.

Il sito ha ottenuto due autorizzazioni della Regione e il direttore commerciale ha precisato che la “logistica è adatta” e che “i geologi hanno fatto tutte le prove necessarie”. Sembra tutto sicuro, ma questo non basta a rassicurare i cittadini, che continuano ad ammalarsi. Non c’è un nesso di causalità, ma le perplessità restano.

Sarà inquinante, tutto questo? Quando lo scopriremo, sarà già tardi? Il caso citato è un microesempio. Le vicine raffinerie del Petrolchimico siracusano sono invece un esempio più autorevole, come lo è l’amianto scaricato clandestinamente nella zona industriale di Catania, attraversato dalle pecore che brucano l’erba. Dove batte la pioggia che poi permea verso le falde finendo, insieme al latte, sulla nostra tavola.
 
Una catena alimentare compromessa dall’inquinamento che continua ad incatenarci. E che ci schiaccia, sotto la spinta dei consumi e di una speculazione industriale che sembra debba sovrastare a tutti i costi anche la sopravvivenza stessa dell’uomo. 
Giu
23
2009
"Abbiamo spesso i mezzi fermi perché non riusciamo a pagarci nemmeno la benzina": sono le parole del comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Siracusa, l’ingegnere Salvatore Rizzo, che ci tiene a precisare che "non è una questione circostanziale alla nostra realtà, ma interessa tutto il Corpo nazionale dei vigili". Traducendo in parole povere, questo vuol dire che quando i pompieri ritardano, o non arrivano mai, non dobbiamo meravigliarci troppo, perché il problema è nazionale.
 
L'intervista è di Elena Bedogni ed è stata pubblicata mercoledi sul Quotidiano di Sicilia, in seguito a un più vasto servizio sulle caserme "cadenti" dei distaccamenti siracusani.
 
Insomma, non agitiamoci se brucia un’auto, un cassonetto o una casa: bisogna aspettare e sperare in un buon allineamento degli astri e del caso. Sperare che quel turno non sia rimasto scoperto, che quell’autoscala non sia rimasta a secco.

Si, perché il Governo lascia questi uomini, che rischiano giornalmente la loro vita per salvare quella degli altri, con pochissimi euro (a Siracusa i finanziamenti non hanno mai subito un incremento, dal 1999 ad oggi). Senza mezzi efficienti. Senza strutture adeguate. E senza risorse umane sufficienti.
 
Come dovrebbero affrontare le emergenze, se i primi a trovarsi in emergenza sono loro? Emergenza vuol dire "improvvisa difficoltà". Fa presupporre un intervento perché si concluda. Non sembra essere così in Italia. E non è solo una questione di termini e definizioni.