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East Coast di Carmelo Lazzaro Danzuso
il blog sulla Sicilia Orientale


Tag Speculazione

Lug
21
2009
Siamo tornati ancora, con una seconda inchiesta di Antonio Condorelli, sull’interessante progetto che farà colare copioso il cemento (selvaggio) sul waterfront di Catania.
 
All’inizio il Comune voleva costruire solo un’ampia strada, collegando piazza Europa con via del Rotolo. Un’arteria di sicurezza, parallela al lungomare, che avrebbe salvato la città – questa la motivazione dell’Ufficio speciale per l’emergenza traffico e la sicurezza sismica – dal rischio di uno Tsunami. Già questa motivazione è apparsa perlomeno curiosa.
 
Ma ancor più curioso è il fatto che, da un progettino di 10 milioni di euro per salvarci dal maremoto, si è passato a un’opera colossale da 121 milioni di euro, che comprende, udite udite, un immenso serpentone di negozi. Un centro commerciale lungo 1,2 chilometri che si affaccia sul mare e che scorre in parallelo alla nuova strada.
 
Possibile grazie a una variante al Piano regolatore che scavalca il Consiglio comunale, trattandosi di “Poteri speciali” concessi all’epoca da Berlusconi all’ex sindaco Scapagnini. Una  gara affidata dal responsabile unico del procedimento, Tuccio D’Urso, quando i termini dell’Ufficio speciale erano già scaduti. Tanto da scatenare l’ira del Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha subito scritto: “Revocate la gara in autotutela”.
 
Troppe forzature, si dirà. È vero. Capita, quando qualcuno deve specularci a tutti i costi.
Lug
08
2009
Hai fatto un progetto e non ti piace più. Allora… varialo! Si. Cambialo! Rifallo!

Così si comportano le amministrazioni comunali con il Prg (Piano regolatore comunale) che dovrebbe essere l’unico strumento di gestione del territorio e che viene sistematicamente bypassato per assecondare le esigenze più disparate.
 
L’espediente si chiama “variante” ed è un modo per aggirare le regole che il Prg ha fissato definendo lo sviluppo di una città per i successivi 20 o 30 anni. Un modo per scompigliare continuamente le carte e permettere, soprattutto a chi vuole speculare, di far decollare il valore di un terreno facendolo diventare edificabile.

Con una di queste varianti, un anno fa a Belpasso il Consiglio comunale ha autorizzato l’insediamento di un gigantesco centro di stoccaggio delle merci grande 65 ettari (il triplo di Etnapolis, per intenderci), ora in fase di realizzazione, lungo un fiume, in una zona individuata dal Prg come “agricola” e divenuta così “industriale”.

Faranno storia, poi, le varianti al Prg attuate a Catania anche dall’Ufficio speciale per  l'emergenza traffico la sicurezza sismica, che non sono soggette nemmeno all’approvazione del Consiglio comunale.
 
Di una di queste varianti abbiamo parlato sul numero di mercoledi, in una bella inchiesta in cui Antonio Condorelli racconta di un serpentone di negozi lungo oltre un chilometro da costruire sul lungomare. Quattrocentomila metri cubi di scavi, milioni di metri cubi di cemento. Costerà 121 mln di euro. Un bel centro commerciale realizzato – pensate un po’ - con la “necessità” di fare una strada “anti-tsunami”. La fantasia catanese non ha limiti.
Lug
02
2009
Abbiamo pubblicato pochi giorni fa un interessante articolo di Riccardo Bedogni su una montagna di carbone fossile, un prodotto industriale proveniente dal Sudafrica, che si trova stoccato nei pressi del porto commerciale di Augusta. Il deposito è senza copertura e con una barriera di protezione fatta da alberi molto bassi, con grave preoccupazione delle popolazioni residenti.

Il sito ha ottenuto due autorizzazioni della Regione e il direttore commerciale ha precisato che la “logistica è adatta” e che “i geologi hanno fatto tutte le prove necessarie”. Sembra tutto sicuro, ma questo non basta a rassicurare i cittadini, che continuano ad ammalarsi. Non c’è un nesso di causalità, ma le perplessità restano.

Sarà inquinante, tutto questo? Quando lo scopriremo, sarà già tardi? Il caso citato è un microesempio. Le vicine raffinerie del Petrolchimico siracusano sono invece un esempio più autorevole, come lo è l’amianto scaricato clandestinamente nella zona industriale di Catania, attraversato dalle pecore che brucano l’erba. Dove batte la pioggia che poi permea verso le falde finendo, insieme al latte, sulla nostra tavola.
 
Una catena alimentare compromessa dall’inquinamento che continua ad incatenarci. E che ci schiaccia, sotto la spinta dei consumi e di una speculazione industriale che sembra debba sovrastare a tutti i costi anche la sopravvivenza stessa dell’uomo.