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L'editoriale del vice direttore di Raffaella Tregua


Tag Denaro

Nov
02
2011
Se nella società moderna il lavoro è denaro e il denaro è l’uomo, la conclusione logica è che perdere denaro significa togliere senso anche all’uomo. Cosa ovviamente assurda, visto che il lavoro e quindi il denaro che produce, per quanto gratificante sia, serve per vivere. Invece, siamo sempre più proiettati a credere che sia l’inverso ossia, che viviamo per lavorare, a tal punto che ci creiamo tutta una serie di falsi bisogni da poter soddisfare necessariamente attraverso il denaro, quindi il lavoro.
 
Che viene presentato come l’unica forma di libertà possibile, come l’unico modo per realizzarsi e trovare una collocazione adeguata alle proprie capacità in questo mondo. Più sei pagato, più sei bravo, più vali. Ma ci sono capacità che non si misurano col denaro, soddisfazioni che nemmeno un miliardo di euro può darti, gioie che neanche il lavoro più prestigioso può regalarti. E’ pur vero che il tempo che dedichi al lavoro, è ben impiegato se usato con buon senso, se ciò che il denaro ti da non viene tolto alla tua vita.
 
Crediamo che senza non potremo vivere, che gli spazi vuoti chelascerà ci renderanno inutili o insoddisfatti, che non sapremo che fare del tempo e delle nostre capacità perché per tutta la vita abbiamo fatto sempre e solo
 
quello. E nel frattempo i figli crescono, perdi tanto di loro, perdi piccoli dettagli fondamentali dei loro sguardi, sorrisi, azioni non torneranno indietro, rincorrendo il minuto, cercando di far tutto e bene. Impossibile, qualcosa resta sempre indietro, finisce la  giornata e non hai finito ancora. Ma se liberiamospazio, tempo, energie allora potrà uscire il nostro talento. Tutti abbiamo un talento, forse non ne siamo consapevoli, ma c’è, soltanto è sommerso da pensieri, problemi, quotidianità che distruggono e avviliscono qualunque forma di creatività e recupero del proprio io. Il benessere non è solo quello economico, è soprattutto quello interiore; spesso però perdiamo di vista quest’idea considerandola infantile, a volte anacronistica, e nel frattempo i nostri talenti si
inaridiscono, fino a perdersi in lontani ricordi.

Rallentare, prendersi gli spazi, diventare noi padroni del nostro tempo, imparare a gestirci con meno affinchè non sia più il denaro a gestirci, filtrare i bisogni indotti che ci danno soddisfazioni effimere quanto inutili, trovare il coraggio di tornare ad una vita più vera, più compatibile con noi stessi. Recuperare quella partecha abbiamo conservato in un cassetto della nostra anima, poterlo aprire per rispolverarla un giorno non lontano.
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