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Quotidiano di Sicilia

 
West Coast di Agostino Laudani
il blog sulla Sicilia Occidentale


Tag Catania

Feb
03
2011
Degli oltre 800 mila turisti che sbarcano ogni anno nei porti siciliani, ben 400 mila passano da Palermo. Stando infatti ai dati di Confesercenti, il capoluogo detiene la bella quota del 51% nel settore della crocieristica. Un comparto in crescita, considerando che nel 2010 ha fatto registrare un incremento del 10% dei visitatori.

Allora è inevitabile mettersi nei panni per esempio di uno straniero, che ha saputo di Palermo o di Catania consultando le pagine patinate di un’attraente guida turistica o un colorato sito internet, e sceglie una crociera sapendo che farà tappa anche in una città siciliana.

Tralasciando il grado di accoglienza o la sicurezza delle rattoppate strutture portuali (Catania è davvero impressionante, sembra che il porto venga invaso settimanalmente dagli Unni e sia sempre in ricostruzione), ci chiediamo cosa la città abbia da offrire a queste migliaia di visitatori. Le bellezze architettoniche ci sono, ma non basta vederle una volta: bisogna avere voglia di tornarci, o di restare più di qualche ora in città. Non bastano la piazza Duomo o i Quattro Canti, o quattro negozietti in centro. Bisognerebbe piuttosto respirare quel senso di ospitalità, di decoro, di pulizia, di ordine che rendono davvero elegante una città. E che ti fanno tornare in quella città, se la prima volta ti sei trovato bene.

Pensate quindi che i cumuli di rifiuti di Palermo, le strade al buio di Catania, gli scippi, le auto parcheggiate in quarta fila, le piazzette sgretolate, il traffico insostenibile, i bus che non hanno orari, le aree pedonali inesistenti… e aggiungete pure qualsiasi altra cosa, perché gli esempi sarebbero migliaia… ecco… pensate che tutto questo, i turisti, non lo vedano?

Conclusione: c’è un’economia gigantesca, quella del turismo, con la quale l’Isola potrebbe vivere ricca e felice. Ma è un’economia solo potenziale, finchè la politica non comincerà a fare scelte di sviluppo, anziché trovarsi a non sapere come pagare gli stipendi dei dipendenti comunali: avviene, guarda caso, in questi giorni proprio a Catania e Palermo. Delusione, delusione, delusione.
Gen
21
2011

Il Quotidiano di Sicilia ha rivolto ai sindaci delle due maggiori città dell'Isola, Palermo e Catania, dieci domande su vari temi legati all’attività amministrativa. A distanza di parecchie settimane, nessuna risposta è pervenuta da parte dei primi cittadini, Diego Cammarata e Raffaele Stancanelli.

I giornalisti, a nome dei cittadini, hanno chiesto notizie sul piano aziendale e sulla pianta organica degli enti. Sulla viabilità, sul parco progetti di opere pubbliche cantierabili. Sul controllo del territorio da parte della Polizia municipale. Sull’informatizzazione della macchina comunale e sui servizi digitali disponibili per i cittadini. E su altri argomenti per i quali il giornale ha ritenuto di dover dare informazione ai lettori, anche  per capire lo stato di avanzamento dei lavori e il livello dell’amministrazione rispetto ad altri capoluoghi italiani che hanno fatto determinate scelte e introdotto certe iniziative per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Purtroppo, abbiamo dovuto constatare che i vertici politici delle istituzioni si sono trincerati dietro un gelido silenzio. Nel caso di Palermo, c’è stata un’apparente “disponibilità”, ma non c’è stato seguito. Nessun appuntamento con il sindaco, nessuna risposta elaborata dagli uffici del sindaco. “Manca l’ufficio stampa, non possiamo occuparcene”, ci è stato risposto.

Qualunque sia la spiegazione, la sostanza non cambia: i sindaci non comunicano con alcuni organi di informazione e quindi non comunicano con i cittadini. Che abbiano qualcosa da nascondere? Che non amino le domande tecniche, “vere”, quindi scomode? Che abbiano un concetto “singolare” della trasparenza? Noi ancora ce lo chiediamo.