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West Coast di Agostino Laudani
il blog sulla Sicilia Occidentale


Tag Palermo

Mag
19
2011

Spesso in questi giorni ho immaginato di essere uno dei 1800 dipendenti della Gesip. Intendiamoci, io non ne so molto della realtà che stanno vivendo i lavoratori di questa società partecipata del Comune di Palermo che si occupa - genericamente parlando - di manutenzioni. O perlomeno quel che so lo apprendo dalle notizie di stampa e dalle informazioni dei nostri collaboratori palermitani.
 
Apprezzerei se un dipendente della Gesip, o di qualsiasi altra partecipata palermitana, o di un altro Comune, mi raccontasse la sua storia. Posso immaginare infatti che dietro le proteste di piazza o le facili accuse di clientelismo politico, sulle quali i giornalisti siamo molto bravi a elargire giudizi, ci siano tante storie. Storie di povertà, forse, di disoccupazione precedente, di illusioni lanciate dai politici, storie di laureati che fanno gli operai, di operai che lavorano per dieci e di decine di operai che lavorano a metà, di dipendenti che hanno famiglie da sfamare e che ora rischiano di perdere quello che era stato garantito come un posto sicuro.
 
Storie di gente che dovrebbe reinventarsi un lavoro anche se ha 55 anni o storie di giovani che non hanno potuto realizzare le loro aspirazioni e ora sono lì a sperare in quei 1000 euro al mese mentre a Roma si decide la loro sorte. Se qualcuno vorrà riassumermi la propria storia, sarò lieto di ospitarla in questo blog o, possibilmente, sulle pagine del nostro quotidiano.
Mar
11
2011
Il Comune batte cassa, nuovamente, a Roma. Non sono bastati i 130 milioni di euro già ricevuti dal Governo nazionale tra il 2006 e il 2008. Non sono bastati nemmeno gli altri 150 milioni di euro di fondi Cipe che sono ancora in fase di trasferimento.
 
Ora il sindaco Diego Cammarata torna alla carica, forse anche perché ha fatto pace con Micciché, e chiede ulteriori 100 milioni di euro al premier Berlusconi. Denaro che servirà a far quadrare i conti del Comune e soprattutto delle società controllate, costosissimi pozzi senza fondo, che inghiottono risorse da distribuire alle montagne di dipendenti di cui sono infarcite.
 
Già in Consiglio comunale si annuncia battaglia: l'Mpa vuole sapere su quali programmi, progetti e obiettivi si basa la richiesta del sindaco, che non ha ancora presentato il preventivo 2011 e si appresta a un rimpasto di Giunta. Ma chissà quando se ne parlerà in Consiglio? All'ordine del giorno, infatti, l'argomento è al 164° posto. Incredibile.
 
Intanto, è evidente che la gestione ordinaria del sindaco Cammarata non è stata sufficiente a rimettere in ordine la situazione delle casse comunali, per cui si vuole attingere a risorse ulteriori. E, quando entrerà in vigore il federalismo municipale, ovvero si dovrà far fronte agli impegni di spesa soprattutto autofinanziandosi con proprie risorse, come farà Cammarata? La risposta non sembra essere proprio dietro l'angolo.
Feb
03
2011
Degli oltre 800 mila turisti che sbarcano ogni anno nei porti siciliani, ben 400 mila passano da Palermo. Stando infatti ai dati di Confesercenti, il capoluogo detiene la bella quota del 51% nel settore della crocieristica. Un comparto in crescita, considerando che nel 2010 ha fatto registrare un incremento del 10% dei visitatori.

Allora è inevitabile mettersi nei panni per esempio di uno straniero, che ha saputo di Palermo o di Catania consultando le pagine patinate di un’attraente guida turistica o un colorato sito internet, e sceglie una crociera sapendo che farà tappa anche in una città siciliana.

Tralasciando il grado di accoglienza o la sicurezza delle rattoppate strutture portuali (Catania è davvero impressionante, sembra che il porto venga invaso settimanalmente dagli Unni e sia sempre in ricostruzione), ci chiediamo cosa la città abbia da offrire a queste migliaia di visitatori. Le bellezze architettoniche ci sono, ma non basta vederle una volta: bisogna avere voglia di tornarci, o di restare più di qualche ora in città. Non bastano la piazza Duomo o i Quattro Canti, o quattro negozietti in centro. Bisognerebbe piuttosto respirare quel senso di ospitalità, di decoro, di pulizia, di ordine che rendono davvero elegante una città. E che ti fanno tornare in quella città, se la prima volta ti sei trovato bene.

Pensate quindi che i cumuli di rifiuti di Palermo, le strade al buio di Catania, gli scippi, le auto parcheggiate in quarta fila, le piazzette sgretolate, il traffico insostenibile, i bus che non hanno orari, le aree pedonali inesistenti… e aggiungete pure qualsiasi altra cosa, perché gli esempi sarebbero migliaia… ecco… pensate che tutto questo, i turisti, non lo vedano?

Conclusione: c’è un’economia gigantesca, quella del turismo, con la quale l’Isola potrebbe vivere ricca e felice. Ma è un’economia solo potenziale, finchè la politica non comincerà a fare scelte di sviluppo, anziché trovarsi a non sapere come pagare gli stipendi dei dipendenti comunali: avviene, guarda caso, in questi giorni proprio a Catania e Palermo. Delusione, delusione, delusione.
Gen
21
2011

Il Quotidiano di Sicilia ha rivolto ai sindaci delle due maggiori città dell'Isola, Palermo e Catania, dieci domande su vari temi legati all’attività amministrativa. A distanza di parecchie settimane, nessuna risposta è pervenuta da parte dei primi cittadini, Diego Cammarata e Raffaele Stancanelli.

I giornalisti, a nome dei cittadini, hanno chiesto notizie sul piano aziendale e sulla pianta organica degli enti. Sulla viabilità, sul parco progetti di opere pubbliche cantierabili. Sul controllo del territorio da parte della Polizia municipale. Sull’informatizzazione della macchina comunale e sui servizi digitali disponibili per i cittadini. E su altri argomenti per i quali il giornale ha ritenuto di dover dare informazione ai lettori, anche  per capire lo stato di avanzamento dei lavori e il livello dell’amministrazione rispetto ad altri capoluoghi italiani che hanno fatto determinate scelte e introdotto certe iniziative per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Purtroppo, abbiamo dovuto constatare che i vertici politici delle istituzioni si sono trincerati dietro un gelido silenzio. Nel caso di Palermo, c’è stata un’apparente “disponibilità”, ma non c’è stato seguito. Nessun appuntamento con il sindaco, nessuna risposta elaborata dagli uffici del sindaco. “Manca l’ufficio stampa, non possiamo occuparcene”, ci è stato risposto.

Qualunque sia la spiegazione, la sostanza non cambia: i sindaci non comunicano con alcuni organi di informazione e quindi non comunicano con i cittadini. Che abbiano qualcosa da nascondere? Che non amino le domande tecniche, “vere”, quindi scomode? Che abbiano un concetto “singolare” della trasparenza? Noi ancora ce lo chiediamo.

Set
15
2010

Ci vorrà una bella strigliata, da parte dell'assessorato regionale alle Autonomie, guidato da Caterina Chinnici, per convincere i sindaci ad istituire l'Ufficio stampa all'interno dei propri Comuni. Nonostante infatti la legge "fondante" risalga a 10 anni fa (la 150/2000) e sia stata addirittura anticipata da una normativa regionale in Sicilia, nei Comuni le disposizioni restano spesso lettera morta e queste figure professionali continuano a mancare. E non si tratta di Comuni "minori": a Palermo l'Ufficio stampa non esiste da oltre un anno.

I danni sono gravi. Innanzitutto per l'inadempienza da parte delle amministrazioni, che restano fuori regola. Poi perché gli enti non hanno una figura deputata ad occuparsi stabilmente dei rapporti con i mezzi di informazione. Così, nella migliore delle ipotesi, primi cittadini e assessori "improvvisano" senza un intermediario capace di operare con professionalità. L'ente comunica poco e male, i media – anche noi dalle redazioni – restiamo senza un punto di riferimento.

In nome della trasparenza (ma forse il problema è questo: i sindaci preferiscono far finta di niente) e nel rispetto dei tanti colleghi giornalisti in cerca di un lavoro, riteniamo indispensabile che l'assessore Chinnici prenda provvedimenti. Se fosse necessario, anche inviando dei commissari ad acta incaricati di attivare il percorso perché l'addetto stampa sia istituito stabilmente come figura in pianta organica e possano iniziare le procedure di selezione concorsuale.

Sarebbe una svolta. Per i giornalisti, sul piano occupazionale. Per gli enti, nell'ottica di un’informazione corretta e puntuale. In sostanza, un gesto di profondo rispetto verso l'opinione pubblica.

A.L.

Lug
16
2010
Non sono mai stato al Festino di Santa Rosalia. Non sono molto appassionato delle feste religiose infarcite di un eccessivo folklore: ho l’impressione che il senso della tradizione (che è essenzialmente un fatto di fede) possa svanire. Certo il Festino è un'occasione importante. Se non altro un palcoscenico da non lasciarsi sfuggire.

L'arcivescovo Romeo ha lanciato i suoi appelli agli amministratori perché si sveglino, finalmente, prima che in città esplodano le tensioni sociali di cui tutti sanno. Il sindaco Cammarata ha rinunciato ad alcuni momenti di piazza perché vuole vivere la festa in maniera più discreta. O probabilmente perché teme che qualcuno possa effettivamente saltargli addosso. I senzatetto hanno aggredito verbalmente (e per fortuna solo verbalmente) Daverio, il direttore artistico del Festino, che li ha apostrofati più o meno come straccioni.

Non possono non guardare, dalla "lontana" Catania, a questa Palermo che soffre tremendamente di povertà, di disservizi, di incuria, dove lo scenario sembra quello di un disastro destinato a peggiorare, con mille cause, mille fenomeni, mille episodi e nessun responsabile accertato.

Poi, non posso non guardare gli enormi costi sostenuti per organizzare un Festino. L'anno scorso fu speso un milione di euro.

Quante cose, più o meno piccole, si potrebbero fare con un milione di euro, per il bene della città e dei suoi figli più svantaggiati? Ci sarebbe da pensarci. Ma non pretendo certo che ciò accada.

A.L.

Lug
02
2010
In più occasioni in passato abbiamo condotto delle ricerche per capire dove vanno a finire i rifiuti della raccolta differenziata. L'ipotesi che potessero essere depositati insieme agli altri rifiuti solidi urbani, quindi alla fine in discarica, non era da scartare, però in altre città non è stato facile accertarlo, a meno che di tampinare i mezzi della raccolta.
 
A Palermo è stato più semplice, perché la sequenza dei fatti è piuttosto chiara. L'ha ricostruita Claudio di Gesù nel pezzo in uscita sabato. La riassumiamo.
 
L'Ato dispone, attraverso l'Amia, cassonetti per la raccolta differenziata di vetro, plastica e carta che esteriormente sono simili a quelli dei rifiuti indifferenziati, fatta eccezione per le scritte sui contenitori.  E fin qui niente di male.
 
Poi interviene l'emergenza che conosciamo: rifiuti accatastati, cassonetti bruciati, quindi meno disponibilità di contenitori. Finisce che non si distinguono più i contenitori della differenziata da tutti gli altri. Non li distinguono i cittadini, che li cercano ma non li trovano. Non li distinguono i netturbini, che scaricano tutto nell'autocompattatore. I materiali da differenziare finiscono insieme al resto in discarica.
 
Insomma, la confusione regna e Palermo resta molto al di sotto di ogni obiettivo, altro che 60 per cento di differenziata. Adesso, si può ricominciare tutto da capo. Dopo aver speso inutilmente altre montagnette di denaro pubblico. Di chi è la colpa? Suvvia, non scherziamo. Naturalmente, dell'ormai famosissimo signor nessuno.
 
A.L.
Mag
28
2010
Il mio è solo un sogno o, se preferite, un incubo. Dove mi trovo, ve lo dico subito: municipio di Palermo, Sala delle Lapidi, ovvero l'aula del Consiglio comunale. Dopo una mezz'oretta di movimenti nelle anticamere per vedere "se ci sono i numeri", il presidente da inizio ai cosiddetti "lavori". Uso le virgolette perché non credo di aver mai visto finora, nonostante non si tratti del primo Consiglio a cui assisto, una seduta così, come dire, vivace.
 
Gli scranni non sono tutti occupati, a occhio e croce direi che sono presenti appena più che la metà dei consiglieri. I quali non amano restare al loro posto. Corrono da una parte all’altra della sala camminando velocemente, hanno carte in mano, parlano tra loro, parlano al cellulare, sempre ad alta voce, fumano con disinvoltura.
 
Alcuni sono in piedi a piantonare il banco della presidenza e discutono animosamente come se stessero trattando accordi. Più che un Consiglio comunale sembra una fiera e lo si capisce anche dallo stile con cui alcuni consiglieri si rivolgono ai colleghi: gridando (davvero!) da un banco all'altro, frapponendo senza alcuno scrupolo urla e persino risate sganasciate a quella del collega che interviene tentando di parlare al microfono.
 
Non ci sono giornalisti, io sono l'unico presente mentre due colleghi della televisione che sono appena entrati per alcune riprese vengono fatti allontanare in quanto privi di autorizzazione. Si discute di una mozione che ai fini pratici non ha alcun valore ma serve a fare fumo e polvere dando l'impressione di essere attivi e al servizio dei cittadini-elettori. Ci sono degli emendamenti e chi li propone fa il giro dei banchi per ottenere lìapprovazione dei colleghi barattandola con il proprio voto alla prossima occasione.
 
Un consigliere ha appena aggredito verbalmente e pesantemente un collega dell'opposizione, ma appena completa il suo discorso corre ad abbracciarlo sorridente: era solo una sceneggiata, fuori dai banchi sono ottimi amici.
 
Sembra esattamente un mercato, o un teatro, o un porto di mare, e mi sento assolutamente a disagio perché a mio avviso quello dovrebbe essere un luogo serio, dove ci si confronta, si fissano indirizzi politici e si controlla l'attività amministrativa del sindaco e degli assessori. Probabilmente mi sbaglio, sto persino sognando che si è fatta ora di pranzo e che un consigliere annoiatissimo propone di sospendere la seduta e di andare tutti a mangiare un bel piatto di pasta con le sarde.
 
Il presidente suona la campanella e manda tutti a casa. Il tintinnio mi fa svegliare.Stavo solo dormendo, non c'era niente di vero.
 
A.L.
Mag
21
2010
I dirigenti del Comune da quattro anni vanno a farsi i weekend di formazione negli agriturismo o nei centri benessere, tutto spesato. La notizia è trapelata grazie a un'email circolata tra gli uffici, con la quale si annunciava l'iniziativa anche per quest'anno.
 
Una Spa sarebbe stata la location ideale, 18 mila euro il costo previsto. L'annuncio ha fatto il giro dei media e in breve molti hanno gridato allo scandalo. Ce ne siamo occupati pure noi sull'edizione di venerdi.
 
Lo stesso sindaco Cammarata, evidentemente messo alle strette, ha ribadito l'inopportunità dell'iniziativa, specificando che il corso di formazione è condivisibile nei contenuti, niente di male a farlo in un centro benessere, ma certamente chi vuole fare la sauna se la paghi, perché il Comune non ha soldi da sprecare.
 
Il primo cittadino ha bloccato la gara perché prima bisogna "rivederne i parametri", ha detto. Riteniamo che la stampa abbia ancora una volta fatto il proprio dovere, purtroppo ci rendiamo conto che questo è un piccolo tassello di fronte a tanti, troppi altri sprechi di proporzioni ben più grandi.
 
Quelle che sono veramente difficili da scovare, nel silenzio e nella complessità "blindata" della burocrazia, piena zeppa di favori e di privilegiati.
 
A.G.
Feb
11
2010

Finalmente, dopo mesi di annunci, rinvii, ritardi e problemi di varia natura, il Comune di Palermo ha ufficialmente dato il via al progetto di raccolta differenziata porta a porta. Un'iniziativa che si spera possa dare una scossa alle misere percentuali di raccolta fatte registrare negli ultimi anni nel territorio palermitano.

 

Al lancio dell'iniziativa (supportata anche dal Governo), ha preso parte il ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha affermato: "Dobbiamo assolutamente raggiungere il 60-65 per cento di raccolta differenziata, riducendo al minimo la quantità di rifiuti prodotta".

Un obiettivo non da poco per una città che, secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, non supera il 4 %.

 

La speranza, è che il capoluogo siciliano possa seguire l'esempio virtuoso già portato avanti da alcune realtà del Nord (e non soltanto). Il timore è che, come già accaduto in passato (qualcuno ha detto Ztl?) non si riesca nemmeno a emulare chi fa bene.

 

Una cosa è certa: i cittadini, sul tema dello sviluppo della differenziata, hanno un ruolo essenziale. Loro per primi dovranno dimostrare di voler lavorare per un cambiamento che, ormai, è diventato inevitabile.

Dic
29
2009
Dodici mesi da incubo anche per il sindaco Diego Cammarata, scanditi dal riproporsi, con cadenza costante, dell'emergenza rifiuti; dalle mille manovre, non sempre riuscite, per tappare le voragini nei conti delle aziende municipalizzate (Amia e Gesip fra tutte); dai continui, e inascoltati, richiami della Corte dei conti; e dallo strappo, che sembra ormai del tutto insanabile, con gli ex alleati di Mpa e PdL Sicilia.

Elementi che, da soli, sarebbero già più che sufficienti per mettere in crisi qualsiasi sindaco, ma che combinati con l'ormai noto caso-skipper (il dipendente Gesip che sarebbe stato usato, durante l'orario di lavoro, come tuttofare nella barca di Cammarata), hanno colpito pesantemente l'immagine del primo cittadino di Palermo.

Si chiude un anno terribile, se ne apre uno nuovo sulla scia della ricapitalizzazione dell'Amia: il sindaco continua a dirsi ottimista. I palermitani, possono dire lo stesso?
Nov
26
2009

L'ennesimo confronto e l'ennesima volta in cui il capoluogo siciliano ne è uscito con le ossa rotte.

 

Questo, in sintesi, quanto venuto fuori dal paragone fra il rendiconto consuntivo del Comune di Palermo e quello del Comune di Genova: due città simili per numero di abitanti ma divise da un abisso in termini di efficienza.

 

Per evidenziare con due semplici parametri quanto abbiamo appena detto, basti focalizzare l'attenzione su: spese per il personale (e numero di dipendenti) e investimenti.

 

Capitolo personale: il Comune di Palermo può contare sullo spaventoso numero di poco meno di 7000 dipendenti contro i 6500 di Genova. Il tutto si traduce in 50 milioni di euro di differenza inseriti nell'apposito capitolo di bilancio. Una cifra non indifferente che, anziché essere investita per lo sviluppo della città viene bruciato ogni anno solo per alimentare la macchina burocratica.

 

E qui si passa agli investimenti, in cui dato è desolante per il capoluogo siciliano, che spende circa 150 milioni di euro in meno rispetto alla città ligure. Mentre al Nord si pensa al futuro, in Sicilia basta tirare avanti. Senza un minimo di programmazione.

 

Insomma, Genova corre, Palermo si tiene in piedi a stento.

Nov
19
2009
La Sicilia, è noto, si fa spesso notare per i grandi paradossi che la caratterizzano: spesso ci si lamenta per l'assenza di strutture moderne, ma quando poi queste vengono realizzate capita che siano lasciate a marcire, abbandonate all'incuria nonostante investimenti non indifferenti.

È il caso, per esempio, dell'impianto palermitano per il trattamento dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata di via Partanna Mondello. Un'opera pressoché completata nel 2005, collaudata nel 2008 e da allora mai entrata in funzione. Il tutto alla modica cifra di sei milioni di euro - in gran parte a carico dell'Agenzia regionale per i rifiuti e per il 9% a carico dell'Amia. Uno spreco nella città in cui la raccolta differenziata è ferma al 5% e in cui l'azienda dei rifiuti è sull'orlo del fallimento.

Siamo tornati a occuparci della faccenda soltanto qualche giorno fa, ma già ne avevamo parlato nell'aprile del 2009, quando i vertici di via Nenni avevano assicurato l'apertura dell’impianto entro l'estate del 2009. Adesso, il presidente dell'Amia, Gaetano Lo Cicero, ha spostato di nuovo la data in avanti, per la precisione: "Entro la fine dell’anno".

Ci auguriamo possa essere la volta buona. I cittadini, e con esso l'ambiente, ringrazierebbero.
Nov
10
2009
"Nessun pericolo di crac finanziario e un imminente slancio amministrativo". Questo il contenuto delle interviste al sindaco di Palermo, Diego Cammarata, che il Quotidiano di Sicilia ha pubblicato in questi giorni.

Un colloquio che si è basato soprattutto sulla condizione delle risorse economiche del Comune: "Se fossimo stati sull'orlo del dissesto – ha detto il primo cittadino - non avremmo potuto fare una manovra da 34 milioni di euro per sopperire alle mancate entrate della Tarsu. L’approvazione del riequilibrio in Consiglio smentisce quanti finora hanno sostenuto che il Comune è sull’orlo del crac. Non credo, infatti, che esistano enti pubblici in grado di sopportare tagli di 40 milioni di euro senza avere scossoni".

Rassicurazioni per il futuro, quindi, ma anche una promessa: "Alla fine di questo mandato lasceremo una città nettamente migliore rispetto a quella che abbiamo trovato".

I palermitani, però, almeno per il momento, non sembrano altrettanto fiduciosi
Ott
19
2009
A complicare ulteriormente la vita del sindaco Diego Cammarata è stata una recente sentenza del Tar, che ha annullato l'aumento della Tarsu deliberato nel 2006.

Una "botta" da 50 milioni di euro, che è poi la cifra necessaria per riequilibrare la situazione contabile di Palazzo delle Aquile. Cinquanta milioni di euro da recuperare, tra tagli più o meno importanti, entro il prossimo 7 novembre, la data indicata dal ragioniere generale del Comune, Bohuslav Basile.

Le spese correnti, com'è ovvio, non saranno toccate (tra queste le pachidermiche risorse per il personale dell'ente, un esercito con mansioni che spesso risultano quantomeno superflue) e a "piangere" saranno gli investimenti. L'equazione è presto risolta e il risultato è sempre quello di una città che zoppica, che non riesce a crescere e rischia seriamente di veder tagliata una lunga lista di servizi essenziali.

A pagarne le conseguenze, alla fine, sono i cittadini. E non la classe politica che ha prodotto tutto questo sconquasso, ancora al proprio posto e sempre pronta a riciclarsi - tra Giunta, Consiglio comunale e società partecipate – pur di mantenere lauti stipendi, gettoni di presenza, indennità e compensi vari.
Ago
12
2009
Nei giorni scorsi, sulle pagine del QdS, abbiamo parlato dei “regali” fatti dallo Stato all’amministrazione comunale di Palermo, guidata dal sindaco Diego Cammarata.
 
“Doni” che innanzitutto sono serviti per tentare di salvare l’Azienda municipalizzata per l’igiene ambientale (Amia) dal definitivo tracollo: 230 milioni di euro (80 più 150) in pochi mesi per chi, con una gestione scriteriata, non è riuscito a garantire un servizio efficiente ai cittadini e ha compromesso l’immagine della città.
 
E pensare che il denaro concesso nei giorni scorsi, i 150 milioni del Cipe, avrebbero dovuto essere utilizzati per realizzare infrastrutture di cui la città ha un enorme bisogno e per completare quei tanti progetti rimasti incompiuti disseminati per le vie di Palermo.
 
Di certo, non per colmare il buco economico dell’azienda, che ormai sfiora i 130 milioni di euro. L’ultimo “regalo”, poi, riguarda il raddoppio dell’addizionale Irpef: il Consiglio l’aveva bocciato, ma il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ha firmato un’ordinanza che autorizza la Giunta comunale palermitana a disporre un aumento dallo 0,4 % allo 0,8% entro il 30 settembre.
 
Alla fine, pagano ancora i cittadini.
Lug
21
2009
Da un lato il risparmio per i cittadini; dall’altro abusivismo, traffico e sporcizia. Le due facce della stessa medaglia, quella dei tanti mercatini rionali (24 per l’esattezza) presenti sul territorio del capoluogo palermitano.

Il primo aspetto da mettere in evidenza è senza dubbio quello del grande appeal che questi hanno sui cittadini, i quali vi accorrono per fare acquisti a prezzi convenienti. Dall’altro lato, è necessario considerare le ripercussioni negative per il territorio.

Innanzitutto quello economico, considerata la presenza di abusivi che non rilasciano ricevuta fiscale.

Poi quello sul traffico, poiché le zone in cui vengono realizzati i mercati diventano spesso impraticabili per gli automobilisti e invivibili per i residenti.

Ultima considerazione, quella relativa ai rifiuti, poiché le aree utilizzate dagli ambulanti, al termine del mercato si trasformano in vere e proprie discariche.

E i controlli, che fine hanno fatto?
Giu
26
2009
Le casse degli enti locali siciliani languono, ma c’è sempre qualcosa per gli “amici degli amici”, personaggi che gravitano intorno al mondo della politica e molto spesso vengono pagati dalle amministrazioni per progetti di dubbia utilità o addirittura irrealizzati.

I numeri, resi noti dal sito internet del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, parlano di poco meno di 4 milioni di euro in Sicilia nei soli dodici mesi del 2008. Soltanto i consulenti e collaboratori esterni del Comune di Palermo, hanno riscosso una cifra superiore al milione di euro.

Se la somma sembra spropositata, bisogna comunque ricordare che al peggio non c’è mai fine. I 3,8 milioni di euro, infatti, riguardano soltanto i nove Capoluoghi (tra l’altro escludendo Messina, che non ha trasmesso i dati al Ministero retto da Renato Brunetta).

Immaginate i numeri che possono venir fuori – ce ne occuperemo certamente sulle pagine del QdS – analizzando nel dettaglio le cifre relative a tutti gli altri centri siciliani…

A questo punto viene spontaneo chiedersi: e per i servizi, che cosa resta?
Giu
15
2009
A dirlo sono i numeri, visto che gli agenti che presidiano realmente il territorio, a fronte di quelli presenti in organico, sono davvero pochi.

Palermo, il capoluogo, è un esempio su tutti: il corpo di Polizia municipale può contare complessivamente su 1340 soggetti, ma ne scendono in strada appena 350, oltretutto suddivisi in più turni nel corso della giornata.

Negli altri capoluoghi occidentali, come detto, la situazione non migliora: a Trapani presidiano il territorio 12 agenti per turno su 94, ad Agrigento 10 su 90, a Caltanissetta 20 su 84, a Enna 15 su 47.

E la sicurezza? Si fa quel che si può.

I comandanti della Polizia municipale tendono a dare la colpa di questa situazione a organici sottodimensionati.

Ma la domanda resta: non basterebbe semplicemente aumentare il numero degli agenti incaricati di scendere in strada?
Giu
10
2009
Alla fine la bomba è esplosa, sommergendo la città di spazzatura. La questione-rifiuti ha investito Palermo con una violenza senza precedenti, lasciando cicatrici ancora visibili sul volto della città. Eppure, prevedere che prima o poi la situazione sarebbe degenerata non era difficile.

Sarebbe stato sufficiente, per gli amministratori palermitani, volgere lo sguardo sull’Amia, l’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti, e sulle sue finanze disastrate che già un anno fa perdevano circa tre milioni di euro ogni mese. Il Comune ha provveduto di volta in volta, anche con l’aiuto dello Stato, a mettere una pezza. Ma il finale era scontato.

Resta la perplessità su dirigenti dell’azienda che, pur ricevendo le loro spettanze, non sono riusciti a trovare delle soluzioni valide per porre uno stop all’emorragia di denaro. Per non parlare poi dell’evasione relativa alla Tarsu e di mancati introiti che superano la spaventosa cifra di 200 milioni di euro.