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Quotidiano di Sicilia

 
West Coast di Agostino Laudani
il blog sulla Sicilia Occidentale


Tag Politica

Ott
22
2010

Il sindaco Cammarata ha tagliato i capelli e ha moltiplicato gli assessori. In giunta adesso ce ne sono 16, nonostante il buon senso e il desiderio di risparmiare avrebbero suggerito di adeguarsi già adesso (e non a partire dalle prossime elezioni) alla legge regionale 22/2008, secondo la quale il numero degli assessori, nei Comuni superiori a 10 mila abitanti, deve corrispondere al 20 per cento del numero dei consiglieri comunali. Dato che a Palermo ci sono 50 consiglieri, stringere a 10 assessori sarebbe stato un segno di rispetto per una città che vive in condizioni sempre più drammatiche, tra continui disservizi e una mancanza pressoché totale di programmazione.

In questo barcone che naviga a vista, ci auguriamo che i nuovi timonieri abbiano l’accortezza di guardare le stelle e comprendere quale possa essere la rotta, continuando a remare pur sapendo che davanti a loro il tragitto potrebbe rivelarsi piuttosto breve. Ci rendiamo conto infatti che non è per niente facile ragionare e amministrare con lungimiranza quando si sa che tra pochi mesi, in caso di elezioni anticipate, per Cammarata si prospetterebbe un posticino in Parlamento a Roma, mentre per Palermo i giochi sarebbero totalmente riaperti.  

Tuttavia, anche in un clima così incerto, i poteri della giunta possono essere esercitati: tra i grossi problemi che attanagliano la città, a tutti i livelli, e la possibilità di ridurre una serie di sprechi e di incrostazioni amministrative, c’è sempre parecchio da fare. Siamo con i piedi per terra, non ci attendiamo grandi risultati. Ma tante cose, piccole e significative, si possono fare. Stiamo a vedere.

Giu
11
2010
 Ok lo ammetto, sono un po' demoralizzato. Da cittadino, prima ancora che da giornalista. E considerando che questo spazio è anche un po' un diario personale (non per forza segreto!), voglio esprimere questo mio sentimento di ansia verso tutto quello che sono costretto a sentire, a leggere, a riportare negli articoli del nostro giornale. E non solo.
 
L'ansia deriva da una considerazione che a qualcuno sembrerà pessimistica. Ma io non mi sento pessimista. Casomai, semplicemente, realista.
 
La considerazione è che non sembra esserci un settore, neanche minuscolo, nell'immenso pentolone della pubblica amministrazione dove le cose vadano per il verso giusto. La corruzione è continua, sistematica, radicatissima. L'imbroglio e la faciloneria sono la regola. L'amico politico che ti fa il favore è sempre pronto a farti diventare un suo cliente.
 
E questo vale dal mio banale certificato urbanistico che da cittadino richiedo al Comune, fino al caso clamoroso dell'inquinamento della discarica di Bellolampo, per la quale il sindaco è accusato di una marea di reati e che volendo semplificare, se le ipotesi saranno accertate, sarà classificato come l'artefice politico (insieme agli altri artefici-burocrati) di un disastro ambientale di proporzioni paurose.
 
Insomma, io spero in un miracolo ma non so chi dovrebbe farlo e per giunta ho l'impressione che il sistema del malaffare sia talmente ben collaudato che parlare di legalità o di efficienza dei servizi pubblici, dalle nostre parti, sia solo come raccontare una favola mentre tutti sorridono e sognano.
 
Il pensiero sembra quello di un bimbo ingenuo. Perdonatemi, ma ogni tanto voglio sentirmi così. Se non lo faccio, rischio di abituarmi e di non distinguere più quello che è corretto da quello che non lo è.
 
A.L.
Giu
26
2009
Le casse degli enti locali siciliani languono, ma c’è sempre qualcosa per gli “amici degli amici”, personaggi che gravitano intorno al mondo della politica e molto spesso vengono pagati dalle amministrazioni per progetti di dubbia utilità o addirittura irrealizzati.

I numeri, resi noti dal sito internet del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, parlano di poco meno di 4 milioni di euro in Sicilia nei soli dodici mesi del 2008. Soltanto i consulenti e collaboratori esterni del Comune di Palermo, hanno riscosso una cifra superiore al milione di euro.

Se la somma sembra spropositata, bisogna comunque ricordare che al peggio non c’è mai fine. I 3,8 milioni di euro, infatti, riguardano soltanto i nove Capoluoghi (tra l’altro escludendo Messina, che non ha trasmesso i dati al Ministero retto da Renato Brunetta).

Immaginate i numeri che possono venir fuori – ce ne occuperemo certamente sulle pagine del QdS – analizzando nel dettaglio le cifre relative a tutti gli altri centri siciliani…

A questo punto viene spontaneo chiedersi: e per i servizi, che cosa resta?