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West Coast di Agostino Laudani
il blog sulla Sicilia Occidentale


Tag Sicilia

Gen
14
2011

Ad Agrigento e a Caltanissetta, ma anche a Palermo (e mi limito alle province di mia competenza) le amministrazioni comunali e provinciali hanno dei “problemini politici” legati al quadro nazionale e a quello regionale che mutano in continuazione.

Non c’è stabilità all’interno dei partiti, né si comprende bene quale gioco di forza e di poteri sia in atto tra un partito e l’altro. I paradossi sono all’ordine del giorno e in particolare nell’Isola si sono rimescolate “le carte”, tradizionalmente riconducibili all’area di centrodestra o a quella di centrosinistra. Con il Pd (spaccato) che sostiene la giunta Lombardo e l’Mpa ormai nettamente contrapposto al Pdl (Lombardo contro Berlusconi, Castiglione contro Firrarello), le realtà locali sono costrette a rimettersi giornalmente in discussione. I Consigli comunali hanno maggioranze variabili (quando si può accertare che esiste una maggioranza!), le Giunte vengono smontate e ricomposte nel tentativo di rispecchiare gli equilibri politici.

Così, gran parte del tempo viene dedicato ad una impossibile quadratura del cerchio. Riunioni politiche prendono il posto delle sedute di Giunte e Consigli, comunicati stampa e accuse incrociate sostituiscono delibere e atti amministrativi. Nelle città ci sono montagne di problemi irrisolti, ma chi dovrebbe affrontarli è costretto a parlare d’altro. Nessuna serenità per sindaci e presidenti di Provincia, che forse vorrebbero guardare più verso i cittadini che verso i loro segretari di partito.

Una situazione di stallo dalla quale, sembra, non si potrà uscire ancora per diversi mesi. Nell’augurio che i danni, nel frattempo, non siano troppi.

Dic
10
2010
Non è indispensabile studiare le classifiche del Sole24ore sulla qualità della vita per conoscere come si vive nelle città siciliane. Siamo agli ultimi posti, come sempre. Del resto, anche a leggere le inchieste giornaliere del Quotidiano di Sicilia emerge una realtà sconfortante. Arretratezza, ritardi, favoritismi sono la regola, mentre sviluppo ed efficienza restano sogni o fenomeni da invidiare agli altri, perlomeno da Firenze in su, si intende.

Colpa dei politici e degli amministratori? Si, se operano per "non si capisce bene quali interessi", con rari e deboli segnali di miglioramento, di quel miglioramento che sia visibile e riconoscibile come "bene comune".

Colpa dei cittadini? Si, se continuano (continuiamo!!) a chiedere favori all'amico politico per ottenere quelli che altrove sarebbero dei semplicissimi diritti; a infrangere puntualmente le regole del vivere civile, a cominciare dagli spazi pubblici, dalla strada, dalle tasse da pagare; a vendere il nostro voto per una lavatrice o per qualche euro di generi alimentari; e non vado oltre con gli esempi, perché ciascuno potrebbe aggiungerne senza fare molti sforzi di fantasia.

Però... c'è un però. Il livello culturale, in politica, è diminuito moltissimo rispetto, per esempio, ai "tempi di Andreotti" (con tutto quel che potremmo contestargli!. Insomma, cercate oggi i politici di spessore. Quelli che parlano con garbo, non gridano, esprimono contenuti e fervore intellettuale. Propongono, non polemizzano. Sono concreti e fanno, dopo aver parlato.

E poi... per un momento...

pensate a cosa è veramente "la gente". A cosa sono i "cittadini". Cercate la gente nelle feste popolari. Nei supermercati dei quartieri meno chic delle città. Nelle strade dei quartieri periferici. Nelle aule delle scuole medie.

Emergerà, forse, uno spaccato inquietante di questa società in continua evoluzione e, è una mia umilissima osservazione, in precipitoso decadimento, nei costumi e nella cultura, intesa nella sua più ampia accezione.

Non siamo certo quelli di dieci o vent'anni fa.

Resta da stimare quanto "peggiori" stiamo diventando. Quanto ci stiamo allontanando da una vera democrazia. E in quanto tempo raggiungeremo, con tutto questo, livelli insostenibili e pericolosi per la civile convivenza.           
Nov
02
2009
Com'è possibile far sì che i visitatori si "innamorino" della Sicilia se poi, anziché ammirare gli splendidi luoghi incontaminati che questa terra può offrire, sono costretti a confrontarsi con spettacoli desolanti, che mescolano degrado, incuria e abbandono?

Basti pensare a quello che accade al porto canale, sulle sponde del fiume Mazaro, nel territorio di Mazara del Vallo, colonizzato da vecchi relitti di barche abbandonate e teatro di uno spettacolo a dir poco indecoroso e nauseabondo.

La Capitaneria di porto si giustifica parlando dei costi proibitivi che può avere la demolizione anche solo di una singola imbarcazione (la cifra può arrivare a 50 mila euro). Ma la domanda sorge spontanea: anziché arrivare a questo punto, con navi semiaffondate che marciscono nell'acqua, non sarebbe stato più semplice vigilare per evitare che queste imbarcazioni venissero lasciate lì al proprio destino?
 
"Prevenire - recitava un vecchio spot televisivo – è meglio che curare". Ma in zona, questo consiglio, sembra proprio non seguirlo nessuno.
Ago
04
2009
Nonostante qualche Pubblica amministrazione stia cominciando a muovere i propri passi in questa direzione, sono ancora distanti anni luce gli obiettivi che il Codice dell’amministrazione digitale fissa per gli enti locali.

La situazione è certamente diversa di ente in ente, ma resta palese una posizione di svantaggio rispetto ad altre realtà, del Nord Italia per non parlare del resto d’Europa, in cui i cittadini-utenti hanno la possibilità di dialogare con le istituzioni in estrema semplicità e rapidità.

Informatica e trasparenza, poi, vanno molto spesso a braccetto: un ente pubblico dotato di un sito internet all’avanguardia pubblicherà con cadenza periodica – così come previsto dalla legge – gli atti utili alla consultazione dei cittadini; quelli con portali desueti – o che non hanno un sito non ce l’hanno proprio – si nasconderanno sempre di più all’opinione pubblica.

La Sicilia, dunque è ancora una volta alle spalle di tutti. Ferma all’età della pietra o, per meglio dire, della carta
Giu
26
2009
Le casse degli enti locali siciliani languono, ma c’è sempre qualcosa per gli “amici degli amici”, personaggi che gravitano intorno al mondo della politica e molto spesso vengono pagati dalle amministrazioni per progetti di dubbia utilità o addirittura irrealizzati.

I numeri, resi noti dal sito internet del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, parlano di poco meno di 4 milioni di euro in Sicilia nei soli dodici mesi del 2008. Soltanto i consulenti e collaboratori esterni del Comune di Palermo, hanno riscosso una cifra superiore al milione di euro.

Se la somma sembra spropositata, bisogna comunque ricordare che al peggio non c’è mai fine. I 3,8 milioni di euro, infatti, riguardano soltanto i nove Capoluoghi (tra l’altro escludendo Messina, che non ha trasmesso i dati al Ministero retto da Renato Brunetta).

Immaginate i numeri che possono venir fuori – ce ne occuperemo certamente sulle pagine del QdS – analizzando nel dettaglio le cifre relative a tutti gli altri centri siciliani…

A questo punto viene spontaneo chiedersi: e per i servizi, che cosa resta?