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Quotidiano di Sicilia
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E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Tag Sicilia

Set
24
2012
Mentre a Taranto la magistratura inquirente ferma una delle più grandi acciaierie d'Europa perché continua ad inquinare troppo, in Sicilia la magistratura amministrativa evita alle imprese del petrolchimico di Augusta di mettere mano al portafoglio per contribuire al piano di bonifica stabilito da un accordo di quattro anni fa.
Secondo il Tar di Sicilia, la compartecipazione delle imprese, seppure in minima parte rispetto a quanto stabilito, 100 milioni su 770, non è dovuta.
 
Stato e Regione siciliana, ai quali spetta il maggiore onere finanziario (in questo momento tutto), presenteranno ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa. Il minimo che possono fare.

La battaglia legale, pare di leggere, si snoda sulla teoria che le attuali imprese presenti nel polo petrolchimico di Augusta non sono le sole responsabili dell'inquinamento dell'area, perché esse sono subentrate a quelle che avevano iniziato a farlo. Insomma, si sono assunte il rischio industriale ed economico, non quello di perpetrare a spargere veleni in nome e conto di chi vi era prima.

Così, l'ormai noto principio europeo del "chi inquina paga" da noi è un'interpretazione.
Feb
18
2011
Eni vuole chiudere i contenziosi attualmente pendenti sui danni ambientali in nove siti industriali, fra cui quelli siciliani di Priolo e Gela. Una buona notizia, perché l'ambiente da quelle parti sta male e cominciare a fare delle bonifiche è cosa buona e sensata.
 
Considerando lo stanziamento complessivamente di 1,25 miliardi di euro, in Sicilia dovrebbero arrivare circa 350-400 milioni di euro che, tra l'altro, innescheranno anche una ricaduta occupazionale, seppure a tempo determinato.
 
A tal fine, Eni ha proposto una transazione al ministero dell'Ambiente chiamato ora alla propria valutazione. E' l'occasione, in caso di assenso ministeriale, per far partire anche il resto delle bonifiche, cioè quelle legate alle altre imprese che operano nelle zone industriali, soprattutto nell'area priolese.
 
Tralasciando gli annunci che ben conosciamo e cominciando a lavorare sul serio.
Giu
18
2010
"Il ministero dell'Ambiente, da quando esiste la Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), cioè dal 1997, non ha mai autorizzato alcuna perforazione petrolifera nel mare della Sicilia". Lo afferma il ministro dell'Ambiente, del Mare e della Tutela del Territorio Stefania Prestigiacomo intervenendo in merito alla vicenda relativa alle trivellazioni petrolifere nei mari siciliani. "Allo stato degli atti – precisa il ministro – esiste una sola richiesta di esplorazione senza perforazione per la quale non è stata concessa la VIA".
 
Il ministro Prestigiacomo già nelle scorse settimane ha ribadito in più circostanze di ritenere improponibile l'attività di estrazione di idrocarburi in zone di mare vicine ad aree protette, come è il caso delle Egadi, e che in quest'ottica effettuare esplorazioni rischia di rivelarsi per le stesse aziende un inutile dispendio di denaro. "Questa è la situazione – ha proseguito il ministro – ad oggi non esiste realisticamente alcun rischio che il mare della Sicilia sud occidentale sia trasformato in un campo petrolifero"
 
Eppure, basta sfogliare i giornali e scoprire che a fine aprile l'Eni ha annunciato, nel corso della conferenza stampa successiva all'assemblea degli azionisti, tramite il direttore generale della divisione Esplorazione e produzione, Claudio Descalzi, come siano stati scoperti parecchi miliardi di metri cubi di gas nel Canale di Sicilia. Pochi giorni dopo è invece stata la volta della Shell che sul Corriere Economia, tramite Marco Brun, presidente e amministratore delegato, ha dichiarato come nel Canale di Sicilia ci sia un autentico tesoro petrolifero. Come sarebbero stati scoperti questi favolosi giacimenti? Senza sondaggi?
 
Incrociando i dati, attualmente nell’Isola ci sono 21 titoli minerari - 6 permessi di ricerca, 14 concessioni di coltivazione (nel dettaglio ci sono 13 titoli produttivi a gas e 5 a olio) e 1 permesso di ricerca di risorse geotermiche – e altre 11 istanze sono state presentate per il conferimento di nuovi titoli minerari, senza contare i permessi di ricerca nel mare antistante le coste isolane che sono almeno 12.
 
Per poter trivellare in mare, le imprese hanno bisogno di speciali fluidi e fanghi perforanti per portare in superficie i detriti perforati (cutting) lasciando tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame.
 
Se il ministero dell'Ambiente non ha autorizzato perforazioni o ricerche, qualcun altro lo ha fatto. Il risultato, tanto, è sempre lo stesso.
Apr
29
2010
Le ultime statistiche ufficiali dicono che in Sicilia l'89% dei rifiuti viene smaltito in discarica, contro l'8% della Lombardia dove funzionano 11 termovalorizzatori, mentre nell'Isola nemmeno uno.
 
E non ne sono previsti, perché il nuovo piano regionale dei rifiuti punta a differenziare il 65% dei rifiuti entro il 2015. Oggi, la differenziata nell'Isola rappresenta poco più del 6% della raccolta totale. 
 
In attesa di vedere i risultati alla fine del lustro, ben sappiamo che il divario tra Sicilia e Lombardia esiste. Anche, e soprattutto, sul ciclo dei rifiuti.
Set
18
2009
La Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e gli illeciti ad esso connessi è stata tre giorni a Palermo.
 
Ha preso atto che il sistema in Sicilia non funziona - e non c'era bisogno di venire fin qui per averne contezza - e ha confermato, tra l'altro, che fra circa 20 mesi scoppierà in Sicilia un'emergenza rifiuti simile a quella che ha tenuto banco in Campania fino a pochi mesi fa.
 
Le nostre discariche - ne sono rimaste dodici - si stanno esaurendo, e nel frattempo non potranno essere costruiti i termovalorizzatori, almeno in così poco tempo e ammesso che il Governo Lombardo decida di realizzarli, magari non quattro ma almeno uno. La Sicilia non lo sa o non lo ha capito: è al bivio-rifiuti.
 
La politica deve scegliere se affidarsi a discariche, termovalorizzatori, dissociatori molecolari e/o raccolta differenziata. Mai, come adesso, occorre fare qualcosa e, per giunta, farla bene.
 
Auguri, Sicilia.  
Set
10
2009
Nel giorno in cui viene resa pubblica - nove giorni dopo - la notizia che la Regione Sicilia deve rimettere mano al bando per la costruzione dei quattro termovalorizzatori perché anche la procedura negoziata è andata deserta, si apprende che due delle cinque procedure d'infrazione aperte negli ultimi anni dalla Commissione europea contro l'Italia su casi che coinvolgono sempre la Regione, sono state archiviate.
 
Si tratta, rispettivamente, della procedura 2006/4808 sull’inquinamento atmosferico nel conmprensorio del Mela e la procedura 2007/2182 inerente la cattiva applicazione della direttiva 1999/30/CE relativa ai valori limite di qualità dell'aria per il biossido di zolfo. Anche in questo caso le decisioni sono state prese in precedenza, addirittura tra maggio e luglio scorsi, ma se n'è saputo soltanto ieri.

Con l'archiviazione delle due procedure, lo Stato e, per interposta Istituzione, la Regione Sicilia, hanno evitato le pesanti sanzioni economiche previste in simili circostanze, che prevedono una contravvenzione per ogni giorno di ritardo circa gli adempimenti ai quali devono attenersi gli Stati membri rispetto agli obblighi dell'Unione Europea.
 
Non sarà così per i termovalorizzatori. Nel luglio del 2007 la Corte di giustizia europea costrinse l'Agenzia regionale per i rifiuti (Arra) a rifare la gara, girata poi a vuoto per due volte in altrettanti mesi.
 
Per i soldi a cui la Regione dovrà rinunciare o addirittura versare alle società dei gruppi Falck e Waste Italia dopo l'inevitabile contenzioso, per i rifiuti che tra meno di due anni non sapremo dove smaltire: questa storia la pagheremo cara.
Set
04
2009
La Commissione Europea ha detto al Governo italiano: le imprese italiane che avranno emesso più Co2 di quanto consentivano le quote assegnate, dovranno pagare e non potrà farlo lo Stato al posto loro. Inoltre non è vero che l’Italia sia stata penalizzata nell’assegnazione delle quote, il criterio utilizzato è infatti lo stesso per tutti i Paesi.

In Sicilia le raffinerie costituiscono il principale fattore di inquinamento e i dati disponibili sulle loro emissioni dicono che esse continuano ad inquinare come nel passato, già a partire dalla stessa quota di emissioni. Come dire: inquinano in forma autorizzata.

Il Quadro di sintesi della situazione ambientale di partenza redatto dal ministero dell’Ambiente per il periodo 2000-2006 indicava la Sicilia come una delle regioni ad obiettivo 1 che maggiormente contribuiva all’emissione di biossido di carbonio, biossido di zolfo e ossido di azoto. Inoltre nell’isola esistono, in attesa di bonifica da decenni ormai, tre aree ad elevato rischio ambientale: il Comprensorio del Mela, l’area Priolo – Siracusa e la zona di Gela, più Biancavilla per la presenza di fluoroedenite, l'amianto naturale, ma quest'ultimo è una caso a parte. In più esistono 69 realtà che sono considerati come siti contaminati di minore importanza.

La Regione intervenga, oppure attenda l'ennesima apertura di una procedura d'infrazione.
Ago
06
2009
Gli ultimi dati diffusi dal Gestore dei servizi elettrici hanno confermato quanto già si sapeva: la Sicilia gode di una posizione geografica invidiabile per irradazione solare, ma nell'Isola sono presenti ancora pochi impianti fotovoltaici rispetto a regioni del Nord.
 
La Lombardia, per esempio, eroga una potenza di questo genere di energia quattro volte superiore. E se l'Italia, sempre nel solare, è indietro alla Germania, i conti sono fatti presto.
 
Il solare rappresenta la vera fonte pulita d'energia, ancor più se gli impianti sono del genere "attivo", cioè capaci di sapere spostare gli specchi in direzione del sole, captandone la luce anche quando il cielo è denso di nubi.
 
L'anno prossimo dovrebbe entrare in funzione a Priolo la centrale "Archimede", realizzata dall'Enel. Per funzionare avrà bisogno anche di gas, mentre la stessa Enel ne ha progettata una ad intero ciclo solare (la prima in Europa), che sarà costruita in Umbria.

Il solare è una risorsa, ma in Sicilia è spesso un paradosso
Lug
30
2009
La vicenda dell'ospedale di Agrigento, chiuso perché costruito con cemento depotenziato, è soltanto la punta di una colossale truffa che investe tante opere pubbliche che si reggono su castelli di sabbia.

Ma non è soltanto un problema di mafia. La connivenza è stata totale, non soltanto lungo la filiera della realizzazione, dal muratore al direttore dei lavori. Pure chi ha collaudato queste strutture ha chiuso gli occhi e certificato il falso, pur sapendo che prima o poi la verità sarebbe riemersa dalle crepe, meno che mai dopo un crollo con tante vittime.

E' così che in Sicilia vogliamo costruire le opere che dovranno darci speranza? Se il Fas (Fondo per le aree svantaggiate) dovrà fare questa fine, forse è meglio far dirottare altrove i miliardi che, eppure, ci spettano. 
Lug
13
2009
Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo conferma di essere favorevole ad impiantare una centrale nucleare nell'Isola, a patto che sia "sicura, conveniente e che i cittadini siano favorevoli".

C'è un problema di partenza. Oggi, nella regione viene prodotta una percentuale tra il 6,5 e il 10 di energia in più rispetto al fabbisogno. Un impianto del genere aumenterebbe tale quota, tranne che non vengano dismesse alcune centrali elettriche inquinanti esistenti nel territorio (e che producono all'incirca la metà del totale di elettricità).
 
Non solo. Che senso avrebbe puntare in contemporanea sul solare, così come prescrive il Piano energetico-ambientale siciliano regionale (Pears)?

Troppa elettricità, Sant'Antonio! Voi cosa ne pensate?
Giu
25
2009
Una recente inchiesta del Quotidiano di Sicilia, realizzata da Rosario Battiato, sui rischi connessi ai malsani effetti dell’amianto fuorilegge dal 1992, ha svelato anche qualche tentativo locale di smaltire l’annoso problema proponendo ai cittadini soluzioni economicamente sostenibili, visto che i costi della bonifica, secondo una recente media nazionale, non sono proprio accessibili e si aggirano intorno a 10 euro al mq.

Ma la Sicilia non dispone neanche di finanziamenti regionali in materia di smaltimento amianto. Le conseguenze? Proliferano le discariche abusive e lo smantellamento "fai da te", che tra l'altro libera le pericolose particelle da cui deriva il mesotelioma pleurico, una malattia che solo nell'Isola uccide in media 70 persone l'anno.

Non mancano buoni propositi, tentativi locali (è il caso del Comune di Catania) di smaltire le fibre largamente utilizzate nell'edilizia fino a 17 anni fa. Non c'è, però, una mappa ufficiale dei siti a rischio. E il mesotelioma rimane in agguato.
Giu
19
2009
Al 31 dicembre 2008 erano 31.875  gli impianti fotovoltaici installati, con i contributi del conto energia, per una potenza di 417,6 MWp. Questi i dati del GSE che disaggregati vedono la regione Puglia in testa per potenza installata, con il 12,4% sul totale. La Lombardia  e il Trentino Alto Adige  primeggiano rispettivamente per il numero degli impianti installati e per la  potenza installata procapite.

La Sicilia si colloca, purtroppo, alle ultime posizioni con una percentuale del 4,1%.

Se consideriamo invece il numero degli impianti fotovoltaici  installati notiamo come la Lombardia sia al primo posto con 5.138. E anche secondo questo parametro  la nostra Isola è tra gli ultimi posti con circa 1.546.
 
E’ una evidente anomalia: dove c’è più sole s'installano meno impianti.