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Quotidiano di Sicilia

E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Tag Taranto

Set
24
2012
Mentre a Taranto la magistratura inquirente ferma una delle più grandi acciaierie d'Europa perché continua ad inquinare troppo, in Sicilia la magistratura amministrativa evita alle imprese del petrolchimico di Augusta di mettere mano al portafoglio per contribuire al piano di bonifica stabilito da un accordo di quattro anni fa.
Secondo il Tar di Sicilia, la compartecipazione delle imprese, seppure in minima parte rispetto a quanto stabilito, 100 milioni su 770, non è dovuta.
 
Stato e Regione siciliana, ai quali spetta il maggiore onere finanziario (in questo momento tutto), presenteranno ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa. Il minimo che possono fare.

La battaglia legale, pare di leggere, si snoda sulla teoria che le attuali imprese presenti nel polo petrolchimico di Augusta non sono le sole responsabili dell'inquinamento dell'area, perché esse sono subentrate a quelle che avevano iniziato a farlo. Insomma, si sono assunte il rischio industriale ed economico, non quello di perpetrare a spargere veleni in nome e conto di chi vi era prima.

Così, l'ormai noto principio europeo del "chi inquina paga" da noi è un'interpretazione.