Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Tag Gela

Feb
18
2011
Eni vuole chiudere i contenziosi attualmente pendenti sui danni ambientali in nove siti industriali, fra cui quelli siciliani di Priolo e Gela. Una buona notizia, perché l'ambiente da quelle parti sta male e cominciare a fare delle bonifiche è cosa buona e sensata.
 
Considerando lo stanziamento complessivamente di 1,25 miliardi di euro, in Sicilia dovrebbero arrivare circa 350-400 milioni di euro che, tra l'altro, innescheranno anche una ricaduta occupazionale, seppure a tempo determinato.
 
A tal fine, Eni ha proposto una transazione al ministero dell'Ambiente chiamato ora alla propria valutazione. E' l'occasione, in caso di assenso ministeriale, per far partire anche il resto delle bonifiche, cioè quelle legate alle altre imprese che operano nelle zone industriali, soprattutto nell'area priolese.
 
Tralasciando gli annunci che ben conosciamo e cominciando a lavorare sul serio.
Dic
11
2009
Un triste pensiero corre da Palermo a Copenaghen nei giorni del vertice mondiale del clima, visto che la Sicilia, nella sua piccola realtà, si trova in una situazione poco edificante sotto il profilo ambientale.

Facciamo un rapido riepilogo: secondo l'ultimo rapporto Ambiente Italia di Legambiente sulle politiche energetiche in Italia a proposito delle emissioni di Co2 il primato assoluto spetta alla Lombardia che arriva quota 16% del totale seguita a ruota dalla Sicilia, dal Veneto e dalla Puglia che toccano quota 10%.
 
Secondo una recente inchiesta del Quotidiano di Sicilia le emissioni isolane, il 10% delle italiane, sono dovute per il 73% agli impianti di combustione nell'industria dell'energia e della trasformazione delle fonti energetiche, che ammontano a più di 58.000 tonnellate l'anno, ed ai processi senza combustione che arrivano ad oltre 16.400 tonnellate e 20% del totale.
 
Andando nel dettaglio delle industrie più inquinanti, cioè quelle che, pur restando nei limiti di legge, superano quota 1000 tonnellate di emissioni in atmosfera, troviamo  la Raffineria di Gela, Edipower Centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela, Enel – Centrale di Porto Empedocle, Enel – Centrale Ettore Majorana, Raffineria di Milazzo, Erg (Impianto Sud), Isab Energy, Erg Raffineria Mediterranea Impianto Sud Impianto Nord, Esso italiana Raffineria di Augusta, Enel – Centrale Termoelettrica di Augusta.
Set
04
2009
La Commissione Europea ha detto al Governo italiano: le imprese italiane che avranno emesso più Co2 di quanto consentivano le quote assegnate, dovranno pagare e non potrà farlo lo Stato al posto loro. Inoltre non è vero che l’Italia sia stata penalizzata nell’assegnazione delle quote, il criterio utilizzato è infatti lo stesso per tutti i Paesi.

In Sicilia le raffinerie costituiscono il principale fattore di inquinamento e i dati disponibili sulle loro emissioni dicono che esse continuano ad inquinare come nel passato, già a partire dalla stessa quota di emissioni. Come dire: inquinano in forma autorizzata.

Il Quadro di sintesi della situazione ambientale di partenza redatto dal ministero dell’Ambiente per il periodo 2000-2006 indicava la Sicilia come una delle regioni ad obiettivo 1 che maggiormente contribuiva all’emissione di biossido di carbonio, biossido di zolfo e ossido di azoto. Inoltre nell’isola esistono, in attesa di bonifica da decenni ormai, tre aree ad elevato rischio ambientale: il Comprensorio del Mela, l’area Priolo – Siracusa e la zona di Gela, più Biancavilla per la presenza di fluoroedenite, l'amianto naturale, ma quest'ultimo è una caso a parte. In più esistono 69 realtà che sono considerati come siti contaminati di minore importanza.

La Regione intervenga, oppure attenda l'ennesima apertura di una procedura d'infrazione.
Ago
26
2009
Le autorità mediche della Cina centrale hanno trovato piu' di 1.300 casi sospetti di bambini colpiti da avvelenamento da piombo. Si tratta del secondo caso del genere in questo mese. La polizia di Wugang, nella provincia di Hunan, ha fatto chiudere gli impianti della Wugang Manganese Smelting a causa di ''inquinamento ambientale'', ha detto l'agenzia di stampa Xinhua.
 
Il senatore Ignazio Marino, impegnato in questi giorni nella corsa alla segreteria del Pd, chirurgo di fama internazionale e presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale, ha commentato la notizia:
 
"E' giusto occuparsene, ma in Italia abbiamo una delle aree più inquinate del mondo: parlo di Gela. Chi pensa a quei bambini, quelle donne e quegli uomini siciliani nel cui sangue sono stati trovati arsenico, rame, piombo, cadmio e mercurio? La concentrazione di arsenico risulta in molti casi 1.600 volte superiore al tasso limite. Dove sono le autorità sanitarie locali che dovrebbero proteggere la salute dei nostri cittadini? Sanità nel Sud non significa solo fornire strutture d'eccellenza; vuol dire offrire servizi di prevenzione. Nel caso di Gela, chi si sta occupando dei cittadini contaminati e chi di quelli che rischiano ancora la vita per la sola colpa di vivere lì?
 
Una risposta ai quesiti di Marino non c'è. A Gela, come nel triangolo Priolo-Melilli-Augusta o a Milazzo, si sanno i valori dell'inquinamento, gli effetti sulla popolazione e chi produce i veleni. Ma nessuno muove un dito per rimuovere tali cause.
 
Chi lo dovrebbe fare, si gira dall'altra parte dopo avere elencato i veleni che contaminano centinaia di migliaia di persone che hanno il torto di vivere in alcune zone sacrificate allo "sviluppo" o che si guadagnano la minestra, mentre le cause producono utili senza soluzione di continuità.