Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Tag Inquinamento

Set
24
2012
Mentre a Taranto la magistratura inquirente ferma una delle più grandi acciaierie d'Europa perché continua ad inquinare troppo, in Sicilia la magistratura amministrativa evita alle imprese del petrolchimico di Augusta di mettere mano al portafoglio per contribuire al piano di bonifica stabilito da un accordo di quattro anni fa.
Secondo il Tar di Sicilia, la compartecipazione delle imprese, seppure in minima parte rispetto a quanto stabilito, 100 milioni su 770, non è dovuta.
 
Stato e Regione siciliana, ai quali spetta il maggiore onere finanziario (in questo momento tutto), presenteranno ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa. Il minimo che possono fare.

La battaglia legale, pare di leggere, si snoda sulla teoria che le attuali imprese presenti nel polo petrolchimico di Augusta non sono le sole responsabili dell'inquinamento dell'area, perché esse sono subentrate a quelle che avevano iniziato a farlo. Insomma, si sono assunte il rischio industriale ed economico, non quello di perpetrare a spargere veleni in nome e conto di chi vi era prima.

Così, l'ormai noto principio europeo del "chi inquina paga" da noi è un'interpretazione.
Mar
10
2010
Le imprese che hanno operato nel polo petrolchimico Augusta-Priolo dovranno pagare per i danni ambientali arrecati all'area. Lo dice una sentenza della Corte Ue di giustizia, secondo cui "gli operatori che hanno impianti limitrofi a una zona inquinata possono essere considerati presunti responsabili dell'inquinamento". 
 
La Corte Ue si è pronunciata dopo essere stata investita dal Tar della Sicilia (ne avevamo parlato nel Qds del 24 luglio 2009) che dovrà decidere su alcuni ricorsi presentati da Erg, Eni, Polimeri Europa, Syndial, contro alcuni provvedimenti che le obbligano ad adottare misure per la riparazione del danno ambientale nella zona di Priolo accollandosene gli oneri finanziari.
 
Le imprese dovranno pagare circa 200 milioni su complessivi 850 milioni promessi dall'accordo di programma siglato nel novembre 2008.
Dic
03
2009
"E' un comportamento colpevole e irresponsabile. Faremo battaglia per sbloccare l’autorizzazione per la realizzazione del rigassificatore di Priolo”. A dirlo non è un industriale, ma il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
 
Non tenendo minimamente conto di ciò che hanno scritto due dirigenti generali dell'assessorato regionale Territorio e Ambiente, che hanno esporesso parere negativo al progetto, Prestigiacomo si limita a ripetere che “l’impianto è strategico per la sicurezza energetica del Paese e in una Sicilia in condizioni drammatiche. Si tratta di un investimento di capitale privato di oltre mille milioni di euro in un territorio che ne ha assolutamente bisogno”.
 
Veramente, il territorio - sottoposto da 60 anni a scempi ambientali d'ogni tipo - avrebbe urgente bisogno di una bonifica, non certamente di un rigassificatore in mezzo ad altri otto impianti di industria pesante.

Posso capire le compensazioni dal punto di vista ambientale ma non le ragioni del ritardo”, aggiunge. Poi, nonostante il ministro, essendo siracusana, conosca bene quel territorio e le devastazioni ambientali, lancia un “avvertimento” al presidente della Regione: “Per quanto mi riguarda - ha concluso - l’appoggio al governo Lombardo passa anche da queste scelte”.
Peccato che Prestigiacomo non citi i numeri che facciano capire meglio la situazione.

La Sicilia non ha bisogno di gas, in quanto in metano ne arrivano 31 miliardi di mc/anno (25 a Mazara del Vallo e 16 a Gela, rispettivamente da Algeria e Libia) e poi ci saranno gli 8 miliardi l'anno dal rigassificatore di Porto Empedocle. La Sicilia ne utilizza solo il 15%, mentre  la rimanenza va a finire nel resto d'Italia; inoltre la Sicilia ha un surplus di energia elettrica pari al 6,5% e possiede 8 raffinerie, di cui 3 nel solo polo industriale siracusano, che producono una quantità di prodotti petroliferi finiti (Gpl, benzine, cheroseni, gasoli, oli combustibili) superiore al 40% del fabbisogno nazionale.

Tante le risposte a Prestigiacomo. Una tra tutte, quella di Giovanni Pistorio, capogruppo del Mpa al Senato: “Sui presunti ritardi della Regione, qualora ci fossero, sarebbero solo un doveroso rispetto della volontà dei cittadini che tre anni fa si espressero quasi unanimemente contro la realizzazione di un impianto che non garantisce né sicurezza né convenienza per gli abitanti dell’area”.
Nov
27
2009
Colpo di scena durante la Conferenza dei servizi sulla richiesta avanzata dalla Società Ionio Gas per il rilascio dell'autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di un rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL) nel Comune di Melilli.
 
Mentre tutto sembrava presagire verso il nulla osta,  una nota presentata da Rossana Interlandi, direttore generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, e Antonino Cuspilici, dell’Ufficio Speciale per le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, ha gelato (quasi) tutti.

In 7 punti sono elencati i "no" al progetto. Si va dal sito, ubicato su un tratto di costa che vede la presenza di centrali termoelettriche, di stabilimenti petrolchimici, di raffinerie e di un cementificio, alla movimentazione nel porto di Augusta, di oltre 50 milioni di tonnellate annue di merci, che riguardano principalmente prodotti petroliferi, passando per le attività produttive del Polo petrolchimico ed i relativi stoccaggi di sostanze pericolose; fino alla decisa alterazione delle acque che il rigassificatore potrebbe apportare per via degli scarichi giornalieri.
 
La zona in cui verrebbe ubicato l'impianto è esposta a rischi di vario tipo: industriale, sismico, bellico (essendo il porto di Augusta abilitato all’attracco di navi militari e anche di sottomarini a propulsione nucleare).

Tutto questo basta a mettere la parola fine al progetto di rigassificazione della Jonio Gas a Priolo, o serve altro?
Nov
16
2009
Una settimana fa l'Organizzazione mondiale della sanità conferma quanto già si sapeva: nei comuni di Augusta, Priolo e Siracusa c'è un tasso di mortalità per tumori superiore al resto della Sicilia. Il Cipa, Consorzio industriale per la protezione ambientale, fa sapere che negli ultimi anni le industrie hanno ridotto le emissioni inquinanti, soprattutto biossido di azoto e biossido di zolfo.
 
Viene fatto passare il messaggio di industrie quasi pulite, ma rientrano soltanto nella norma.

Intanto la popolazione del triangolo della morte sconta i disastri che le industrie (alcune non ci sono più) hanno perpetrato per decenni. L'inquinamento non è soltanto nell'aria. Si è introdotto nei terreni, nelle falde acquifere, nel mare da cui i pescatori locali traggono profitto.

Non solo. C'è un altro aspetto inquietante, riguarda gli aborti terapeutici. "Nella provincia di Siracusa sono in numero quattro volte maggiori - osserva Anselmo Madeddu, responsabile del Registro delle patologie dell'Asp di Siracusa - rispetto alle altre zone in cui sono presenti insediamenti industriali": ad Augusta gli aborti sono il doppio che nel resto della provincia di Siracusa.
Set
04
2009
La Commissione Europea ha detto al Governo italiano: le imprese italiane che avranno emesso più Co2 di quanto consentivano le quote assegnate, dovranno pagare e non potrà farlo lo Stato al posto loro. Inoltre non è vero che l’Italia sia stata penalizzata nell’assegnazione delle quote, il criterio utilizzato è infatti lo stesso per tutti i Paesi.

In Sicilia le raffinerie costituiscono il principale fattore di inquinamento e i dati disponibili sulle loro emissioni dicono che esse continuano ad inquinare come nel passato, già a partire dalla stessa quota di emissioni. Come dire: inquinano in forma autorizzata.

Il Quadro di sintesi della situazione ambientale di partenza redatto dal ministero dell’Ambiente per il periodo 2000-2006 indicava la Sicilia come una delle regioni ad obiettivo 1 che maggiormente contribuiva all’emissione di biossido di carbonio, biossido di zolfo e ossido di azoto. Inoltre nell’isola esistono, in attesa di bonifica da decenni ormai, tre aree ad elevato rischio ambientale: il Comprensorio del Mela, l’area Priolo – Siracusa e la zona di Gela, più Biancavilla per la presenza di fluoroedenite, l'amianto naturale, ma quest'ultimo è una caso a parte. In più esistono 69 realtà che sono considerati come siti contaminati di minore importanza.

La Regione intervenga, oppure attenda l'ennesima apertura di una procedura d'infrazione.
Ago
26
2009
Le autorità mediche della Cina centrale hanno trovato piu' di 1.300 casi sospetti di bambini colpiti da avvelenamento da piombo. Si tratta del secondo caso del genere in questo mese. La polizia di Wugang, nella provincia di Hunan, ha fatto chiudere gli impianti della Wugang Manganese Smelting a causa di ''inquinamento ambientale'', ha detto l'agenzia di stampa Xinhua.
 
Il senatore Ignazio Marino, impegnato in questi giorni nella corsa alla segreteria del Pd, chirurgo di fama internazionale e presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale, ha commentato la notizia:
 
"E' giusto occuparsene, ma in Italia abbiamo una delle aree più inquinate del mondo: parlo di Gela. Chi pensa a quei bambini, quelle donne e quegli uomini siciliani nel cui sangue sono stati trovati arsenico, rame, piombo, cadmio e mercurio? La concentrazione di arsenico risulta in molti casi 1.600 volte superiore al tasso limite. Dove sono le autorità sanitarie locali che dovrebbero proteggere la salute dei nostri cittadini? Sanità nel Sud non significa solo fornire strutture d'eccellenza; vuol dire offrire servizi di prevenzione. Nel caso di Gela, chi si sta occupando dei cittadini contaminati e chi di quelli che rischiano ancora la vita per la sola colpa di vivere lì?
 
Una risposta ai quesiti di Marino non c'è. A Gela, come nel triangolo Priolo-Melilli-Augusta o a Milazzo, si sanno i valori dell'inquinamento, gli effetti sulla popolazione e chi produce i veleni. Ma nessuno muove un dito per rimuovere tali cause.
 
Chi lo dovrebbe fare, si gira dall'altra parte dopo avere elencato i veleni che contaminano centinaia di migliaia di persone che hanno il torto di vivere in alcune zone sacrificate allo "sviluppo" o che si guadagnano la minestra, mentre le cause producono utili senza soluzione di continuità.
Lug
13
2009
Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo conferma di essere favorevole ad impiantare una centrale nucleare nell'Isola, a patto che sia "sicura, conveniente e che i cittadini siano favorevoli".

C'è un problema di partenza. Oggi, nella regione viene prodotta una percentuale tra il 6,5 e il 10 di energia in più rispetto al fabbisogno. Un impianto del genere aumenterebbe tale quota, tranne che non vengano dismesse alcune centrali elettriche inquinanti esistenti nel territorio (e che producono all'incirca la metà del totale di elettricità).
 
Non solo. Che senso avrebbe puntare in contemporanea sul solare, così come prescrive il Piano energetico-ambientale siciliano regionale (Pears)?

Troppa elettricità, Sant'Antonio! Voi cosa ne pensate?