Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Tag Melilli

Dic
03
2009
"E' un comportamento colpevole e irresponsabile. Faremo battaglia per sbloccare l’autorizzazione per la realizzazione del rigassificatore di Priolo”. A dirlo non è un industriale, ma il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
 
Non tenendo minimamente conto di ciò che hanno scritto due dirigenti generali dell'assessorato regionale Territorio e Ambiente, che hanno esporesso parere negativo al progetto, Prestigiacomo si limita a ripetere che “l’impianto è strategico per la sicurezza energetica del Paese e in una Sicilia in condizioni drammatiche. Si tratta di un investimento di capitale privato di oltre mille milioni di euro in un territorio che ne ha assolutamente bisogno”.
 
Veramente, il territorio - sottoposto da 60 anni a scempi ambientali d'ogni tipo - avrebbe urgente bisogno di una bonifica, non certamente di un rigassificatore in mezzo ad altri otto impianti di industria pesante.

Posso capire le compensazioni dal punto di vista ambientale ma non le ragioni del ritardo”, aggiunge. Poi, nonostante il ministro, essendo siracusana, conosca bene quel territorio e le devastazioni ambientali, lancia un “avvertimento” al presidente della Regione: “Per quanto mi riguarda - ha concluso - l’appoggio al governo Lombardo passa anche da queste scelte”.
Peccato che Prestigiacomo non citi i numeri che facciano capire meglio la situazione.

La Sicilia non ha bisogno di gas, in quanto in metano ne arrivano 31 miliardi di mc/anno (25 a Mazara del Vallo e 16 a Gela, rispettivamente da Algeria e Libia) e poi ci saranno gli 8 miliardi l'anno dal rigassificatore di Porto Empedocle. La Sicilia ne utilizza solo il 15%, mentre  la rimanenza va a finire nel resto d'Italia; inoltre la Sicilia ha un surplus di energia elettrica pari al 6,5% e possiede 8 raffinerie, di cui 3 nel solo polo industriale siracusano, che producono una quantità di prodotti petroliferi finiti (Gpl, benzine, cheroseni, gasoli, oli combustibili) superiore al 40% del fabbisogno nazionale.

Tante le risposte a Prestigiacomo. Una tra tutte, quella di Giovanni Pistorio, capogruppo del Mpa al Senato: “Sui presunti ritardi della Regione, qualora ci fossero, sarebbero solo un doveroso rispetto della volontà dei cittadini che tre anni fa si espressero quasi unanimemente contro la realizzazione di un impianto che non garantisce né sicurezza né convenienza per gli abitanti dell’area”.
Nov
27
2009
Colpo di scena durante la Conferenza dei servizi sulla richiesta avanzata dalla Società Ionio Gas per il rilascio dell'autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di un rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL) nel Comune di Melilli.
 
Mentre tutto sembrava presagire verso il nulla osta,  una nota presentata da Rossana Interlandi, direttore generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, e Antonino Cuspilici, dell’Ufficio Speciale per le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, ha gelato (quasi) tutti.

In 7 punti sono elencati i "no" al progetto. Si va dal sito, ubicato su un tratto di costa che vede la presenza di centrali termoelettriche, di stabilimenti petrolchimici, di raffinerie e di un cementificio, alla movimentazione nel porto di Augusta, di oltre 50 milioni di tonnellate annue di merci, che riguardano principalmente prodotti petroliferi, passando per le attività produttive del Polo petrolchimico ed i relativi stoccaggi di sostanze pericolose; fino alla decisa alterazione delle acque che il rigassificatore potrebbe apportare per via degli scarichi giornalieri.
 
La zona in cui verrebbe ubicato l'impianto è esposta a rischi di vario tipo: industriale, sismico, bellico (essendo il porto di Augusta abilitato all’attracco di navi militari e anche di sottomarini a propulsione nucleare).

Tutto questo basta a mettere la parola fine al progetto di rigassificazione della Jonio Gas a Priolo, o serve altro?
Ago
26
2009
Le autorità mediche della Cina centrale hanno trovato piu' di 1.300 casi sospetti di bambini colpiti da avvelenamento da piombo. Si tratta del secondo caso del genere in questo mese. La polizia di Wugang, nella provincia di Hunan, ha fatto chiudere gli impianti della Wugang Manganese Smelting a causa di ''inquinamento ambientale'', ha detto l'agenzia di stampa Xinhua.
 
Il senatore Ignazio Marino, impegnato in questi giorni nella corsa alla segreteria del Pd, chirurgo di fama internazionale e presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale, ha commentato la notizia:
 
"E' giusto occuparsene, ma in Italia abbiamo una delle aree più inquinate del mondo: parlo di Gela. Chi pensa a quei bambini, quelle donne e quegli uomini siciliani nel cui sangue sono stati trovati arsenico, rame, piombo, cadmio e mercurio? La concentrazione di arsenico risulta in molti casi 1.600 volte superiore al tasso limite. Dove sono le autorità sanitarie locali che dovrebbero proteggere la salute dei nostri cittadini? Sanità nel Sud non significa solo fornire strutture d'eccellenza; vuol dire offrire servizi di prevenzione. Nel caso di Gela, chi si sta occupando dei cittadini contaminati e chi di quelli che rischiano ancora la vita per la sola colpa di vivere lì?
 
Una risposta ai quesiti di Marino non c'è. A Gela, come nel triangolo Priolo-Melilli-Augusta o a Milazzo, si sanno i valori dell'inquinamento, gli effetti sulla popolazione e chi produce i veleni. Ma nessuno muove un dito per rimuovere tali cause.
 
Chi lo dovrebbe fare, si gira dall'altra parte dopo avere elencato i veleni che contaminano centinaia di migliaia di persone che hanno il torto di vivere in alcune zone sacrificate allo "sviluppo" o che si guadagnano la minestra, mentre le cause producono utili senza soluzione di continuità.