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Quotidiano di Sicilia

E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Tag Priolo

Giu
09
2011

Nel momento in cui scrivo questo post non sono ancora chiare le cause dell’incendio avvenuto giovedì 9 giugno nell'area del polo petrolchimico di Priolo. E’ certo che le fiamme hanno interessato la vasca di raccolta delle acque reflue degli stabilimenti petroliferi, gestita dal consorzio "Priolo Servizi". Ad incendiarsi è stato " il contenuto della vasca, costituito da acque intrise di oli ed idrocarburi - hanno spiegato i vigili del fuoco -. Le fiamme si sono immediatamente estese all'intera area di trattamento, lunga oltre cento metri, penetrando inoltre nei condotti fognari dove, a causa della formazione di vapori, si sono verificate esplosioni che hanno provocato l'espulsione di alcuni tombini. Dopo circa un'ora e trenta di lavoro, l'incendio è stato domato. Di seguito, sono state effettuate ulteriori operazioni di verifica e messa in sicurezza dell'intera area interessata dall'evento".

 

Si tratta dell’ennesimo incidente nel petrolchimico del tristemente famoso triangolo della morte.

Non è una novità: tra il 2007 e il 2009 si sono verificati 193 incidenti (rilasci di sostanze compresi) nell’area. La media di uno ogni tre giorni, secondo la relazione firmata dall’ex dirigente generale della Protezione civile regionale, Salvatore Cocina.

 

Non è il modo migliore per sponsorizzare, proprio nella medesima area, la costruzione del rigassificatore che invece vorrebbero industriali e politici. Ribadiamo ancora una volta: installare lì un impianto che stocca da 8 a 12 miliardi di metri cubi di gas naturale liquido l’anno, seppure il Gnl sia ritenuto il più sicuro del suo genere, non è ragionevole. In una zona, tra l’altro, ad alto rischio sismico, dove sono presenti 4 faglie nel raggio di 37 chilometri dalla costa, una delle quali a soli 8 km. Esposta al rischio tsunami causato da terremoto in mare aperto, nello Jonio.

 

Fatevelo, il vostro rigassificatore. Ovunque, ma non lì.

Feb
18
2011
Eni vuole chiudere i contenziosi attualmente pendenti sui danni ambientali in nove siti industriali, fra cui quelli siciliani di Priolo e Gela. Una buona notizia, perché l'ambiente da quelle parti sta male e cominciare a fare delle bonifiche è cosa buona e sensata.
 
Considerando lo stanziamento complessivamente di 1,25 miliardi di euro, in Sicilia dovrebbero arrivare circa 350-400 milioni di euro che, tra l'altro, innescheranno anche una ricaduta occupazionale, seppure a tempo determinato.
 
A tal fine, Eni ha proposto una transazione al ministero dell'Ambiente chiamato ora alla propria valutazione. E' l'occasione, in caso di assenso ministeriale, per far partire anche il resto delle bonifiche, cioè quelle legate alle altre imprese che operano nelle zone industriali, soprattutto nell'area priolese.
 
Tralasciando gli annunci che ben conosciamo e cominciando a lavorare sul serio.
Mar
10
2010
Le imprese che hanno operato nel polo petrolchimico Augusta-Priolo dovranno pagare per i danni ambientali arrecati all'area. Lo dice una sentenza della Corte Ue di giustizia, secondo cui "gli operatori che hanno impianti limitrofi a una zona inquinata possono essere considerati presunti responsabili dell'inquinamento". 
 
La Corte Ue si è pronunciata dopo essere stata investita dal Tar della Sicilia (ne avevamo parlato nel Qds del 24 luglio 2009) che dovrà decidere su alcuni ricorsi presentati da Erg, Eni, Polimeri Europa, Syndial, contro alcuni provvedimenti che le obbligano ad adottare misure per la riparazione del danno ambientale nella zona di Priolo accollandosene gli oneri finanziari.
 
Le imprese dovranno pagare circa 200 milioni su complessivi 850 milioni promessi dall'accordo di programma siglato nel novembre 2008.
Nov
27
2009
Colpo di scena durante la Conferenza dei servizi sulla richiesta avanzata dalla Società Ionio Gas per il rilascio dell'autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di un rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL) nel Comune di Melilli.
 
Mentre tutto sembrava presagire verso il nulla osta,  una nota presentata da Rossana Interlandi, direttore generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, e Antonino Cuspilici, dell’Ufficio Speciale per le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, ha gelato (quasi) tutti.

In 7 punti sono elencati i "no" al progetto. Si va dal sito, ubicato su un tratto di costa che vede la presenza di centrali termoelettriche, di stabilimenti petrolchimici, di raffinerie e di un cementificio, alla movimentazione nel porto di Augusta, di oltre 50 milioni di tonnellate annue di merci, che riguardano principalmente prodotti petroliferi, passando per le attività produttive del Polo petrolchimico ed i relativi stoccaggi di sostanze pericolose; fino alla decisa alterazione delle acque che il rigassificatore potrebbe apportare per via degli scarichi giornalieri.
 
La zona in cui verrebbe ubicato l'impianto è esposta a rischi di vario tipo: industriale, sismico, bellico (essendo il porto di Augusta abilitato all’attracco di navi militari e anche di sottomarini a propulsione nucleare).

Tutto questo basta a mettere la parola fine al progetto di rigassificazione della Jonio Gas a Priolo, o serve altro?
Nov
16
2009
Una settimana fa l'Organizzazione mondiale della sanità conferma quanto già si sapeva: nei comuni di Augusta, Priolo e Siracusa c'è un tasso di mortalità per tumori superiore al resto della Sicilia. Il Cipa, Consorzio industriale per la protezione ambientale, fa sapere che negli ultimi anni le industrie hanno ridotto le emissioni inquinanti, soprattutto biossido di azoto e biossido di zolfo.
 
Viene fatto passare il messaggio di industrie quasi pulite, ma rientrano soltanto nella norma.

Intanto la popolazione del triangolo della morte sconta i disastri che le industrie (alcune non ci sono più) hanno perpetrato per decenni. L'inquinamento non è soltanto nell'aria. Si è introdotto nei terreni, nelle falde acquifere, nel mare da cui i pescatori locali traggono profitto.

Non solo. C'è un altro aspetto inquietante, riguarda gli aborti terapeutici. "Nella provincia di Siracusa sono in numero quattro volte maggiori - osserva Anselmo Madeddu, responsabile del Registro delle patologie dell'Asp di Siracusa - rispetto alle altre zone in cui sono presenti insediamenti industriali": ad Augusta gli aborti sono il doppio che nel resto della provincia di Siracusa.
Nov
06
2009
Nei comuni di Augusta-Priolo-Siracusa c'é un tasso di mortalità per tumori superiore al resto della Sicilia. Lo afferma uno studio descrittivo della mortalità nel periodo 1995-2002 e dei ricoveri ospedalieri nel 2001-2007 redatto negli anni scorsi dalla Regione siciliana.

Nel corso di un convegno, giovedì scorso, organizzato dall'Oms, organizzazione mondaile della Sanità e dall'Asp di Siracusa, sono state illustrate le analisi dei dati ambientali (che indicano una situazione con alcune criticità nell'aria, suolo e nell' acqua) e la necessità di interventi (includendo la catena alimentare) per il miglioramento delle attività di sorveglianza ambientale.

"Queste attività sono fondamentali - si legge in una nota - alla luce dei risultati acquisiti in questi anni che evidenziano la presenza di metalli pesanti e inquinanti organici con caratteristiche di persistenza e tossicità nell'ambiente. Le conoscenze raccolte sono rilevanti per meglio comprendere - conclude il documento - il ciclo inquinamento-esposizione-salute. Esse contribuiscono a chiarire il ruolo degli inquinanti presenti rispetto ai dati di morbosità e mortalità nell'area".

Una conferma di quanto già si sapeva.
Set
04
2009
La Commissione Europea ha detto al Governo italiano: le imprese italiane che avranno emesso più Co2 di quanto consentivano le quote assegnate, dovranno pagare e non potrà farlo lo Stato al posto loro. Inoltre non è vero che l’Italia sia stata penalizzata nell’assegnazione delle quote, il criterio utilizzato è infatti lo stesso per tutti i Paesi.

In Sicilia le raffinerie costituiscono il principale fattore di inquinamento e i dati disponibili sulle loro emissioni dicono che esse continuano ad inquinare come nel passato, già a partire dalla stessa quota di emissioni. Come dire: inquinano in forma autorizzata.

Il Quadro di sintesi della situazione ambientale di partenza redatto dal ministero dell’Ambiente per il periodo 2000-2006 indicava la Sicilia come una delle regioni ad obiettivo 1 che maggiormente contribuiva all’emissione di biossido di carbonio, biossido di zolfo e ossido di azoto. Inoltre nell’isola esistono, in attesa di bonifica da decenni ormai, tre aree ad elevato rischio ambientale: il Comprensorio del Mela, l’area Priolo – Siracusa e la zona di Gela, più Biancavilla per la presenza di fluoroedenite, l'amianto naturale, ma quest'ultimo è una caso a parte. In più esistono 69 realtà che sono considerati come siti contaminati di minore importanza.

La Regione intervenga, oppure attenda l'ennesima apertura di una procedura d'infrazione.
Ago
26
2009
Le autorità mediche della Cina centrale hanno trovato piu' di 1.300 casi sospetti di bambini colpiti da avvelenamento da piombo. Si tratta del secondo caso del genere in questo mese. La polizia di Wugang, nella provincia di Hunan, ha fatto chiudere gli impianti della Wugang Manganese Smelting a causa di ''inquinamento ambientale'', ha detto l'agenzia di stampa Xinhua.
 
Il senatore Ignazio Marino, impegnato in questi giorni nella corsa alla segreteria del Pd, chirurgo di fama internazionale e presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale, ha commentato la notizia:
 
"E' giusto occuparsene, ma in Italia abbiamo una delle aree più inquinate del mondo: parlo di Gela. Chi pensa a quei bambini, quelle donne e quegli uomini siciliani nel cui sangue sono stati trovati arsenico, rame, piombo, cadmio e mercurio? La concentrazione di arsenico risulta in molti casi 1.600 volte superiore al tasso limite. Dove sono le autorità sanitarie locali che dovrebbero proteggere la salute dei nostri cittadini? Sanità nel Sud non significa solo fornire strutture d'eccellenza; vuol dire offrire servizi di prevenzione. Nel caso di Gela, chi si sta occupando dei cittadini contaminati e chi di quelli che rischiano ancora la vita per la sola colpa di vivere lì?
 
Una risposta ai quesiti di Marino non c'è. A Gela, come nel triangolo Priolo-Melilli-Augusta o a Milazzo, si sanno i valori dell'inquinamento, gli effetti sulla popolazione e chi produce i veleni. Ma nessuno muove un dito per rimuovere tali cause.
 
Chi lo dovrebbe fare, si gira dall'altra parte dopo avere elencato i veleni che contaminano centinaia di migliaia di persone che hanno il torto di vivere in alcune zone sacrificate allo "sviluppo" o che si guadagnano la minestra, mentre le cause producono utili senza soluzione di continuità.
Ago
06
2009
Gli ultimi dati diffusi dal Gestore dei servizi elettrici hanno confermato quanto già si sapeva: la Sicilia gode di una posizione geografica invidiabile per irradazione solare, ma nell'Isola sono presenti ancora pochi impianti fotovoltaici rispetto a regioni del Nord.
 
La Lombardia, per esempio, eroga una potenza di questo genere di energia quattro volte superiore. E se l'Italia, sempre nel solare, è indietro alla Germania, i conti sono fatti presto.
 
Il solare rappresenta la vera fonte pulita d'energia, ancor più se gli impianti sono del genere "attivo", cioè capaci di sapere spostare gli specchi in direzione del sole, captandone la luce anche quando il cielo è denso di nubi.
 
L'anno prossimo dovrebbe entrare in funzione a Priolo la centrale "Archimede", realizzata dall'Enel. Per funzionare avrà bisogno anche di gas, mentre la stessa Enel ne ha progettata una ad intero ciclo solare (la prima in Europa), che sarà costruita in Umbria.

Il solare è una risorsa, ma in Sicilia è spesso un paradosso