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Quotidiano di Sicilia

WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Tag Crisi

Mag
06
2010
A rivelarlo è l'Istat, con un indagine sulla forza lavoro relativa al 2009. La fotografia scattata dall'Istituto mostra come il tasso di disoccupazione nell'Isola si sia assestato al 13,9%, mentre quello relativo alla disoccupazione giovanile sia pari al 38,5%, con ben 5 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale.
 
Dall'analisi disaggregata dei dati per genere, poi, emerge che il 44,2% dei giovani disoccupati di età compresa tra i 15 e i 24 anni è donna. Ci chiediamo cosa abbia fatto finora la Regione Siciliana per ridurre il fenomeno e arginare la crisi? Stando al rendiconto generale della Regione per il 2008, emerge che le risorse spese dall'assessorato al Lavoro sono state 975.883.781,11, per un totale di spese di solo personale di circa 161 milioni di euro. Si continua a investire per il mantenimento della struttura piuttosto che per investimenti produttivi. 
 
Oggi per fronteggiare l'emergenza lavoro, l'amministrazione regionale siciliana si avvale per lo più di strutture periferiche: i Centri per l'impiego e gli Sportelli multifunzionali. Apparati mastodontici e soprattutto molto costosi. I Cpi in tutta la Sicilia sono 65 e contano 1.800 dipendenti. I loro costi sono quasi tutti di personale e si aggirano sui 50 milioni di euro l’anno. Risultati? 
 
Dice tutto il rapporto dell'Isfol 2009 che rileva come in Sicilia solo l'8,5 per cento dei soggetti che sono ricorsi ai Centri hanno ottenuto serie opportunità di inserimento professionale.
 
Che fare allora? Avere il coraggio di cambiare, di migliorarsi, anche con scelte impopolari ma più utili per conseguire i risultati e aiutare la Sicilia a rialzarsi e a crescere.
Mar
11
2010
 L'amministrazione regionale siciliana si avvale per lo più di strutture periferiche per mettere in campo tutti i servizi relativi alle politiche del lavoro. A raccordare domanda e offerta di lavoro sono in particolare i Centri per l’impiego e gli Sportelli multifunzionali. Apparati davvero mastodontici e soprattutto super costosi.
 
I Cpi in tutta la Sicilia sono 65 e contano  1.800 dipendenti.  I loro costi sono quasi tutti di personale e si aggirano sui 50 milioni di euro l’anno. Risultati? 
 
Dice tutto il rapporto dell’Isfol 2009 che rileva come in Sicilia solo l’8,5 per cento dei soggetti che hanno fatto ricorso ai Centri hanno ottenuto serie opportunità di inserimento professionale. Strumento inutile si è rivelato anche la “Bacheca lavoro”, uno sorta di vetrina in cui dovrebbero essere ricomprese tutte le offerte di lavoro presenti nell’Isola. Ma ad oggi questo strumento è un vuoto contenitore. Sono presenti poco più di 150 offerte e si tratta quasi esclusivamente di concorsi pubblici estrapolati dalle gazzette ufficiali. Dal privato arriva pochissimo. 
 
Discorso a parte meritano poi gli Sportelli multifunzionali. Da un decennio sono operativi, costano 63 milioni di euro l’anno e fanno affidamento a un bacino di circa 300 operatori esterni alla Regione, cioè che si riferiscono a personale di enti di formazione
 
Ce ne sono in tutta la Sicilia ben 252 di questi sportelli ed hanno, tra i loro compiti, quello anche di favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Eppure i riscontri restano scadenti: lo dimostra il continuo picco alto di disoccupati, specie tra i giovani. 
 
Il nostro Quotidiano ha fatto molto di più: ha scovato in una recente inchiesta pubblicata qualche mese fa oltre 20 mila e 700 opportunità di lavoro solo in Sicilia. Ma le ultime notizie sull’apertura di nuove industrie e centri commerciali, ci permette di aggiornare il dato a circa 22 mila e 500 posti di lavoro, ricomprendendo in questo calderone anche le opportunità che arrivano dal franchising.
Feb
03
2010
La Sicilia è risultata essere nel 2008 la regione con il tasso di disoccupazione giovanile più alto d'Europa. Eppure solo qualche mese fa Confartigianato denunciava l'esistenza di trentamila posti liberi in tutta Italia ma poco graditi ai giovani. 30.750 posti di lavoro liberi in tutto il Paese e migliaia di aziende in ginocchio perché trovare manodopera specializzata è diventata una chimera.

In una inchiesta pubblicata sulle nostre pagine il 24 novembre avevamo scovato oltre 20.700 opportunità di lavoro solo in Sicilia. Ma le ultime notizie sull'apertura di nuove industrie e centri commerciali, ci permette di aggiornare il dato a circa 22.500 posti di lavoro.

Ma allora perché si continua a restare con le mani in mano o nella migliore delle ipotesi si è costretti ad emigrare lontano dalle proprie radici?

La crisi c'è, è vero, ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
A questa diffusa mentalità si aggiunga che i giovani siciliani trovano grossi ostacoli in un sistema che non funziona, primo fra tutti una formazione professionale sempre lontana dal mercato del lavoro.

Proprio di recente sono state rese note le linee guida del Prof 2010. Tante le novità, vero, ma tanti i rinvii. Primo fra tutti un censimento di quelle che dovrebbero essere le figure più appetibili dal mercato. Si continua a rinviare di anno in anno la grande riforma delle formazione professionale in Sicilia.
 
Chi vuole scommettere che al 3 febbraio 2011 saremmo ancora al punto di oggi?
Gen
08
2010
Si è appena aperto un anno che tutti sperano essere quello della svolta, della ripresa dopo la crisi. Certo i numeri del 2009 sono stati impietosi dal punto di vista occupazionale e del calo del fatturato. Si è infatti registrato un drammatico 40% di disoccupazione giovanile, 30.000 lavoratori dipendenti che hanno perso il posto di lavoro, 14.000 persone (di cui 8.000 donne) in più rispetto al 2008 in cerca di occupazione.
 
L'obiettivo fissato dall'Ue con il Patto di Lisbona è distante anni luce: entro il 2010 era stato indicato come meta il raggiungimento di un tasso di occupazione al 70 per cento della popolazione attiva e del 60 per cento di partecipazione della forza lavoro femminile. Oggi si parla nell'Isola di un tasso di occupazione (ultima rilevazione Istat) pari al 43 per cento che risulta tra l'altro essere il peggiore degli ultimi 5 anni.

Anche per i liberi professionisti le cose non sono andate meglio. Il settore più colpito, secondo il dato nazionale rilevato da Contribuenti.it, che riporta la chiusura di 300 mila studi, è quello delle professioni dell'area giuridico-economica.  In Sicilia, il 50% degli avvocati, in un anno, guadagna meno di 9 mila euro. La riduzione del fatturato si aggira tra il 20-30%. Queste le analisi rilevate dal Presidente dell'Unione Regionale degli Ordini Forensi, Ignazio De Mauro e dal suo Vice Massimo Cambria.
 
Ma nella nostra Isola, a soffrire sono anche Ingegneri ed Architetti. I primi hanno subito una riduzione del fatturato del 40%, a cui hanno fatto seguito anche le difficoltà dei secondi.

E che dire dei notai? Anche per loro la crisi si è fatta sentire. “Negli ultimi tre anni, il notariato, in Sicilia, ha fatto registrare un calo medio annuo di fatturato dell’8-10%” ci diceva appena qualche giorno fa Giuseppe Pilato, Presidente del Comitato Regionale Notarile.

Ora bisogna rimboccarsi le maniche. Lino Leanza è stato designato dal presidente della Regione Lombardo come nuovo timoniere per le politiche del Lavoro. A lui il nostro in bocca al lupo per dare una svolta al settore senza guardare in faccia a nessuno facendo il bene della Sicilia e dei siciliani.
Nov
13
2009
Gli ultimi dati Istat e Unioncamere, parlano di aumento del numero di disoccupati. L'occupazione nel Meridione si ridurrà infatti del 2,4% a fronte di un calo del giro d'affari dell'1,9%. Viene così confermato il dato previsto mesi fa da Unioncamere che per il 2009 prevedeva movimenti e tassi occupazionali negativi nelle imprese siciliane con un calo del 2%, con una perdita di lavoro per oltre 10 mila unità. E' la crisi, si dirà. Sicuramente. Ma oltre la crisi c'è di più.

I dati Istat infatti confermano che tali risultati risultano gravati dall'incremento dei lavoratori inattivi dovuti a fenomeni di scoraggiamento, mancata ricerca del lavoro di molte donne per motivi familiari, ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Insomma, la crisi c'è ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
 
Anziché fare come le brave formichine laboriose che mettono da parte mollichina dopo mollichina (autoformazione, acquisizione di nuove competenze, studio delle lingue straniere, del linguaggio dell'informatica) per il periodo invernale (il periodo di crisi che è già arrivato) imitano la cicala sperperando risorse (tempo) e denaro in attività poco utili. Sta qui la differenza tra Nord e Sud.
 
Per le strade del centro di Milano, giusto per fare un esempio, è possibile vedere un formicaio di uomini e donne che corrono a testa bassa da un ufficio a un altro. A Catania (o Palermo), giusto per fare un altro esempio, le strade del centro storico in pieno giorno sono invase da migliaia di fannulloni che trascorrono il loro tempo tra centri commerciali e negozi o semplicemente passeggiando godendosi le temperature miti della nostra bella Sicilia. Per non parlare della notte, in cui si rifugiano tutti i giorni in locali e pizzerie (alla faccia della crisi!) parlando poi… della crisi che li attanaglia.
 
Che grande controsenso questa magnifica regione di allegre cicale.
Ott
08
2009
Si è riaccesa in questi giorni la polemica intorno alla formazione professionale siciliana. L'assessore Di Mauro vorrebbe tagliare i 194 milioni appostati in bilancio per il settore e far confluire per formatori e formandi esclusivamente i fondi europei.

Dall'altra parte arriva la difesa a spada tratta da parte dell'assessore al ramo Luigi Gentile e dei sindacati che rischiano (nonostante le rassicurazioni del "titolare" del Bilancio) di veder toccati i "privilegi" di tutto il personale (circa 7.000 unità) che gravita attorno alla formazione professionale in Sicilia.

Ad oggi la formazione professionale si è dimostrata una rendita vitalizia per queste persone e a nulla è valsa invece per collocare sul mercato i tanti corsisti che in essa fanno affidamento. Questo è il punto. La formazione professionale non guarda al mercato del lavoro ma esclusivamente allo status quo dei formatori. Se c'è un formatore esperto in "tecniche del ricamo" si deve fare un corso di formazione in "tecniche del ricamo".
 
E' giunta l'ora di cambiare questo stato di cose per dare ai tanti partecipanti ai corsi una vera opportunità di lavoro. A poco serve la diaria di 4 euro al giorno prevista per questi corsi. Se è il caso si fermi la formazione per un anno. Si riconvertano le professionalità dei formatori con i soldi stanziati e si riparta l'anno successivo con una formazione professionale proiettata al futuro.