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WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Tag Formazione

Mar
11
2010
 L'amministrazione regionale siciliana si avvale per lo più di strutture periferiche per mettere in campo tutti i servizi relativi alle politiche del lavoro. A raccordare domanda e offerta di lavoro sono in particolare i Centri per l’impiego e gli Sportelli multifunzionali. Apparati davvero mastodontici e soprattutto super costosi.
 
I Cpi in tutta la Sicilia sono 65 e contano  1.800 dipendenti.  I loro costi sono quasi tutti di personale e si aggirano sui 50 milioni di euro l’anno. Risultati? 
 
Dice tutto il rapporto dell’Isfol 2009 che rileva come in Sicilia solo l’8,5 per cento dei soggetti che hanno fatto ricorso ai Centri hanno ottenuto serie opportunità di inserimento professionale. Strumento inutile si è rivelato anche la “Bacheca lavoro”, uno sorta di vetrina in cui dovrebbero essere ricomprese tutte le offerte di lavoro presenti nell’Isola. Ma ad oggi questo strumento è un vuoto contenitore. Sono presenti poco più di 150 offerte e si tratta quasi esclusivamente di concorsi pubblici estrapolati dalle gazzette ufficiali. Dal privato arriva pochissimo. 
 
Discorso a parte meritano poi gli Sportelli multifunzionali. Da un decennio sono operativi, costano 63 milioni di euro l’anno e fanno affidamento a un bacino di circa 300 operatori esterni alla Regione, cioè che si riferiscono a personale di enti di formazione
 
Ce ne sono in tutta la Sicilia ben 252 di questi sportelli ed hanno, tra i loro compiti, quello anche di favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Eppure i riscontri restano scadenti: lo dimostra il continuo picco alto di disoccupati, specie tra i giovani. 
 
Il nostro Quotidiano ha fatto molto di più: ha scovato in una recente inchiesta pubblicata qualche mese fa oltre 20 mila e 700 opportunità di lavoro solo in Sicilia. Ma le ultime notizie sull’apertura di nuove industrie e centri commerciali, ci permette di aggiornare il dato a circa 22 mila e 500 posti di lavoro, ricomprendendo in questo calderone anche le opportunità che arrivano dal franchising.
Ott
28
2009
E alla fine la Giunta ha approvato la manovra, che ora passerà alla commissione Bilancio…. E alla fine è arrivata la ricucitura per la formazione professionale: 242,6 milioni da finanziare con le risorse liberate sugli assi del Por 2000/06, con economie degli anni precedenti, con l'impiego di risorse Fas 2007/13 e altre fonti extraregionali.

E dire che c'è qualcuno, all'interno della stessa formazione, che si rende conto dell'inutilità della stessa e chiede che venga sospesa in attesa di "restauro". Parliamo dell'Aref, l’associazione degli enti di formazione professionale operanti in Sicilia.

L'Aref, in una lettera giunta in redazione propone all'Amministrazione Regionale di sospendere per un anno l'attività formativa in Sicilia - con esclusione delle attività legate all'obbligo formativo – e di utilizzare un finanziamento ridotto per tutto l'anno 2010, al fine di mantenere il personale dipendente a tempo indeterminato in attività di riqualificazione organizzata, in collaborazione con gli Enti gestori e gli Atenei siciliani, per poi procedere alla innovazione e ristrutturazione del settore, da decenni ritenuta indifferibile ma giammai avviata.

Fra le altre cose richiede: la possibilità di assumere solo a seguito di concorso pubblico e previa ammissione al concorso di personale qualificato, in possesso di titoli scolastici adeguati a ciascun ruolo professionale da ricoprire; l'equiparazione dei fondi assegnati ai fini della formazione ai fondi destinati ai servizi pubblici indispensabili quali quelli scolastici; il finanziamento di percorsi formativi ispirati a formare operatori esperti nelle nuove tecnologie, con particolare riguardo al settore delle energie  rinnovabili.

Ci sembrano richieste più che sensate, che appoggiamo e rilanciamo, ponendo ai lettori, un ulteriore interrogativo: quanto "pesa" la formazione professionale se consideriamo anche i costi di gestione e mantenimento delle sedi degli Enti (affitti, elettricità, acqua, pulizie, ecc.)?

Contiamo di darvi una risposta sui prossimi numeri del nostro giornale. Ad occhio e croce si prevedono numeri a nove zeri...
Ago
03
2009
Mi capita spesso di parlare con giovani, i quali, sapendo che mi occupo di lavoro, mi chiedono se ci sono possibilità occupazionali per loro. Alla mia domanda: quali sono le tue professionalità, quali le tue aspirazioni, la risposta è sempre la stessa: “Non ho particolari competenze, ma vorrei un posto in un ufficio…”.  Un non ben definito ufficio, con delle non ben definite mansioni, che produca soldi per fare non si sa bene che cosa… Insomma: uno stipendificio.
 
Probabilmente i giovani di oggi vorrebbero rifugiarsi in un ufficio pubblico (secondo il classico cliché che vuole che al suo interno non si faccia nulla, o comunque poco – cliché che tante volte, purtroppo, diventa realtà, fra l’indifferenza di politici e amministratori conniventi).

I giovani d’oggi (ma anche i meno giovani, quelli che sono stati definiti i “bamboccioni”) sono cullati e coccolati da famiglie che danno tanto in termini di beni di consumo (nonostante la tanto decantata crisi…), ma poco in quanto ad educazione e formazione al sacrificio.

A questi ragazzi rispondo: una giovane impresa cerca giovani e dinamici venditori, agenti disposti a cercare clienti in cambio di una elevata provvigione (25%). La risposta è sempre la solita: “E che me ne vado in giro? Senza un fisso?”. E’ così che questi giovani continuano ad andare in giro a bighellonare e oziare lamentandosi poi che non ci sono opportunità di lavoro.
 
La nuova generazione è troppo abituata alle comodità, vuole tutto senza dare nulla in cambio (in termini di sudore). Sconosce la parola gavetta. Non è disposta all’autoformazione (nelle lingue, nell’informatica, nella programmazione). Insomma, non vuole investire tempo e risorse su sé stessa ma pretende che gli altri investano su di loro. Discrimina fra lavori nobili e meno nobili.
 
Purtroppo la Sicilia difficilmente potrà recuperare il gap con il resto d’Italia fin quando i suoi abitanti continueranno con questa mentalità assistenzialistica e i giovani pretenderanno che tutto gli sia dovuto.
 
Una provocazione: e se la soluzione fossero degli amministratori aziendalisti del Nord Europa?
Giu
16
2009
Lo scorso anno la Sicilia ha siglato un protocollo d’intesa con altre nove regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto) per la costruzione di un catalogo interregionale rivolto ai laureati che vogliono intraprendere un percorso di alta formazione.

Le amministrazioni regionali hanno così stabilito di disporre periodicamente la concessione di voucher da assegnare agli studenti meritevoli e con basso reddito. Un laureato può quindi consultare il catalogo interregionale e scegliere, secondo le proprie attitudini, un master specifico per cui fare richiesta. Ad esempio uno studente sardo può scegliere un master in Wine Business organizzato a Padova, in Veneto.

Questa possibilità è però stata preclusa agli studenti della Sicilia.

Infatti il Dipartimento regionale della Formazione professionale ha deciso di inserire nel regolamento del bando (art. 7) che “i percorsi formativi per i quali si può richiedere l’assegnazione del voucher sono tassativamente quelli previsti all’interno del Catalogo interregionale per l’alta formazione, con sede di svolgimento localizzata nel territorio regionale siciliano”.

Insomma, sembrerebbe ancora l’ennesimo esempio di clientelismo. Una formazione ancora una volta fatta ad uso e consumo dei formatori.