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WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Tag Giovani

Lug
28
2011
Il 2010 è stato un anno nero per l’occupazione: prepotente e imbarazzante è emerso il dato
relativo alla generazione “Neet”, acronimo che sta per not in education, employment or training,
ovvero non impegnati in corsi formazione ma neppure alla ricerca di attività lavorative. In
Sicilia rappresentano il 38,1% dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Ma le origini di questo fenomeno
vanno ricercate nelle responsabilità delle Istituzioni e degli enti preposti a risolvere il problema
disoccupazione.

E così, accanto all’immobilismo o a scelte poco felici se non clientelari dell’assessorato regionale al
Lavoro, bisogna sottolineare, anche per il 2010, la folle spesa per il personale e i tanti sprechi che si
evincono dal Rendiconto generale della Regione.

Mastodontico l’organico facente riferimento all’assessorato regionale al Lavoro: 2.943 dipendenti e
101 dirigenti per il dipartimento Lavoro; 80 dipendenti per 9 dirigenti per l’Agenzia dell’Impiego;
163 dipendenti e 18 dirigenti per il dipartimento Famiglia e Politiche sociali. Ma quello che più
colpisce è la spesa per il personale: 110 milioni di euro l’anno, prendendo in considerazione solo
il dipartimento Lavoro (104.584.255 €), l’Agenzia per l’Impiego (3.213.000 €) e l’ufficio di
Gabinetto (1.574.000).

Ma non mancano altre spese che oggettivamente sembrano eccessive se commisurate ai risultati
ottenuti dall’Assessorato: fra queste gli 80.000 euro per le missioni del personale dell’ufficio di
gabinetto (effettivamente pagate 29.757), 87.000 euro per le missioni del personale dell’Agenzia
per l’impiego (che lo ricordiamo, consta di 89 unità di personale), 50.000 euro per i viaggi
dell’assessore (pagati 11.288), 123.799 euro per i consulenti.

Dall’altra parte, come si diceva, c’è il quadro a tinte fosche che emerge dal report di Bankitalia
sull’economia in Sicilia nel 2010. In Sicilia il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e 34 anni nel
2010 risultava pari al 29,5 per cento, in calo di 3 punti percentuali rispetto al 2008. Una tendenza
che difficilmente potrà essere sovvertita senza l’ausilio della Regione che deve dare gli strumenti
ai giovani per prepararsi al lavoro... che in Sicilia c’è (come ribadiamo ogni venerdì a pagina 12
del nostro giornale). Mancano preparazione e competenza, il che costringe sempre più spesso gli
imprenditori a cercare la forza lavoro lontano dalla nostra Isola.
 
Lasciando i nostri giovani sempre più scoraggiati.
Feb
03
2010
La Sicilia è risultata essere nel 2008 la regione con il tasso di disoccupazione giovanile più alto d'Europa. Eppure solo qualche mese fa Confartigianato denunciava l'esistenza di trentamila posti liberi in tutta Italia ma poco graditi ai giovani. 30.750 posti di lavoro liberi in tutto il Paese e migliaia di aziende in ginocchio perché trovare manodopera specializzata è diventata una chimera.

In una inchiesta pubblicata sulle nostre pagine il 24 novembre avevamo scovato oltre 20.700 opportunità di lavoro solo in Sicilia. Ma le ultime notizie sull'apertura di nuove industrie e centri commerciali, ci permette di aggiornare il dato a circa 22.500 posti di lavoro.

Ma allora perché si continua a restare con le mani in mano o nella migliore delle ipotesi si è costretti ad emigrare lontano dalle proprie radici?

La crisi c'è, è vero, ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
A questa diffusa mentalità si aggiunga che i giovani siciliani trovano grossi ostacoli in un sistema che non funziona, primo fra tutti una formazione professionale sempre lontana dal mercato del lavoro.

Proprio di recente sono state rese note le linee guida del Prof 2010. Tante le novità, vero, ma tanti i rinvii. Primo fra tutti un censimento di quelle che dovrebbero essere le figure più appetibili dal mercato. Si continua a rinviare di anno in anno la grande riforma delle formazione professionale in Sicilia.
 
Chi vuole scommettere che al 3 febbraio 2011 saremmo ancora al punto di oggi?
Nov
13
2009
Gli ultimi dati Istat e Unioncamere, parlano di aumento del numero di disoccupati. L'occupazione nel Meridione si ridurrà infatti del 2,4% a fronte di un calo del giro d'affari dell'1,9%. Viene così confermato il dato previsto mesi fa da Unioncamere che per il 2009 prevedeva movimenti e tassi occupazionali negativi nelle imprese siciliane con un calo del 2%, con una perdita di lavoro per oltre 10 mila unità. E' la crisi, si dirà. Sicuramente. Ma oltre la crisi c'è di più.

I dati Istat infatti confermano che tali risultati risultano gravati dall'incremento dei lavoratori inattivi dovuti a fenomeni di scoraggiamento, mancata ricerca del lavoro di molte donne per motivi familiari, ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Insomma, la crisi c'è ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
 
Anziché fare come le brave formichine laboriose che mettono da parte mollichina dopo mollichina (autoformazione, acquisizione di nuove competenze, studio delle lingue straniere, del linguaggio dell'informatica) per il periodo invernale (il periodo di crisi che è già arrivato) imitano la cicala sperperando risorse (tempo) e denaro in attività poco utili. Sta qui la differenza tra Nord e Sud.
 
Per le strade del centro di Milano, giusto per fare un esempio, è possibile vedere un formicaio di uomini e donne che corrono a testa bassa da un ufficio a un altro. A Catania (o Palermo), giusto per fare un altro esempio, le strade del centro storico in pieno giorno sono invase da migliaia di fannulloni che trascorrono il loro tempo tra centri commerciali e negozi o semplicemente passeggiando godendosi le temperature miti della nostra bella Sicilia. Per non parlare della notte, in cui si rifugiano tutti i giorni in locali e pizzerie (alla faccia della crisi!) parlando poi… della crisi che li attanaglia.
 
Che grande controsenso questa magnifica regione di allegre cicale.
Ago
03
2009
Mi capita spesso di parlare con giovani, i quali, sapendo che mi occupo di lavoro, mi chiedono se ci sono possibilità occupazionali per loro. Alla mia domanda: quali sono le tue professionalità, quali le tue aspirazioni, la risposta è sempre la stessa: “Non ho particolari competenze, ma vorrei un posto in un ufficio…”.  Un non ben definito ufficio, con delle non ben definite mansioni, che produca soldi per fare non si sa bene che cosa… Insomma: uno stipendificio.
 
Probabilmente i giovani di oggi vorrebbero rifugiarsi in un ufficio pubblico (secondo il classico cliché che vuole che al suo interno non si faccia nulla, o comunque poco – cliché che tante volte, purtroppo, diventa realtà, fra l’indifferenza di politici e amministratori conniventi).

I giovani d’oggi (ma anche i meno giovani, quelli che sono stati definiti i “bamboccioni”) sono cullati e coccolati da famiglie che danno tanto in termini di beni di consumo (nonostante la tanto decantata crisi…), ma poco in quanto ad educazione e formazione al sacrificio.

A questi ragazzi rispondo: una giovane impresa cerca giovani e dinamici venditori, agenti disposti a cercare clienti in cambio di una elevata provvigione (25%). La risposta è sempre la solita: “E che me ne vado in giro? Senza un fisso?”. E’ così che questi giovani continuano ad andare in giro a bighellonare e oziare lamentandosi poi che non ci sono opportunità di lavoro.
 
La nuova generazione è troppo abituata alle comodità, vuole tutto senza dare nulla in cambio (in termini di sudore). Sconosce la parola gavetta. Non è disposta all’autoformazione (nelle lingue, nell’informatica, nella programmazione). Insomma, non vuole investire tempo e risorse su sé stessa ma pretende che gli altri investano su di loro. Discrimina fra lavori nobili e meno nobili.
 
Purtroppo la Sicilia difficilmente potrà recuperare il gap con il resto d’Italia fin quando i suoi abitanti continueranno con questa mentalità assistenzialistica e i giovani pretenderanno che tutto gli sia dovuto.
 
Una provocazione: e se la soluzione fossero degli amministratori aziendalisti del Nord Europa?