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WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Tag Lavoro

Set
23
2011
La manna viene citata nella Torah con riferimento al cibo di cui si nutrì il popolo d'Israele durante il cammino dei 40 anni nel deserto dopo l'uscita e la liberazione dalla schiavitù in Egitto; la manna iniziò a scendere dal cielo quando il popolo d'Israele stava avvicinandosi al Monte Sinai per ricevere la Torah.
 
Oggi, i giovani si aspettano che il lavoro venga a loro come la manna al popolo d’Israele. Da tutte le parti si sente dire: “Non c’è lavoro”. Ma quando a qualcuno di questi si chiede: “Tu cosa vorresti fare?” e soprattutto “Cosa sai fare?”. La risposta è nel migliore dei casi un imbarazzante silenzio. Altre risposte sono: “Quello che capita”. I più spregiudicati ci dicono: “Vorrei fare un
lavoro d’ufficio”.
 
Il risultato di questo è che i giovani, soprattutto quelli tra i 15 e i 29 anni (la cosiddetta generazione Neet - Not in Education, Employment or Training) se ne stanno con le mani in mano rinunciando a cercare un lavoro, a studiare o fare formazione. E così è facile vedere le nostre  strade, i nostri centri commerciali, le spiagge delle nostre città, sempre piene di quelli che alcuni
definiscono “sfacinnati”.
 
Ma cosa dovrebbero fare queste persone per avvicinarsi al mondo del lavoro? Non potendo contare (ahimè!) su un’istruzione degna di questo nome, che prepari al lavoro e non si limiti alla teoria, non considerando la formazione professionale (fatta ad uso e consumo dei formatori e comunque non adeguata alle esigenze del mercato del lavoro) resterebbe l’autoformazione.
 
Quanti di questi “passeggiatori” o “scaldabanchi universitari” possiedono la Patente europea del computer? Quanti una certificazione riconosciuta a livello internazionale della conoscenza di una lingua straniera? Quanti sanno usare realmente un computer se non per entrare su Facebook e altri social network? Ovviamente non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio ma solo far riflettere e spronare i giovani e più in generale chi non ha un lavoro, ad attivarsi per venire incontro al lavoro, per inventarsi un lavoro.
 
Ci sono profili professionali introvabili sul mercato del lavoro e le imprese hanno grandissime difficoltà a reperirli: i farmacisti in primis, poi i progettisti del settore metalmeccanico, gli addetti alla consulenza fiscale, gli sviluppatori di software, i progettisti meccanici, gli educatori professionali (fonte: rapporto Excelsior Unioncamere 2011).
 
E allora, cari giovani e cari disoccupati, non aspettate la manna dal cielo, se avete realmente fame… preparatevi ad andare a caccia.
Lug
28
2011
Il 2010 è stato un anno nero per l’occupazione: prepotente e imbarazzante è emerso il dato
relativo alla generazione “Neet”, acronimo che sta per not in education, employment or training,
ovvero non impegnati in corsi formazione ma neppure alla ricerca di attività lavorative. In
Sicilia rappresentano il 38,1% dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Ma le origini di questo fenomeno
vanno ricercate nelle responsabilità delle Istituzioni e degli enti preposti a risolvere il problema
disoccupazione.

E così, accanto all’immobilismo o a scelte poco felici se non clientelari dell’assessorato regionale al
Lavoro, bisogna sottolineare, anche per il 2010, la folle spesa per il personale e i tanti sprechi che si
evincono dal Rendiconto generale della Regione.

Mastodontico l’organico facente riferimento all’assessorato regionale al Lavoro: 2.943 dipendenti e
101 dirigenti per il dipartimento Lavoro; 80 dipendenti per 9 dirigenti per l’Agenzia dell’Impiego;
163 dipendenti e 18 dirigenti per il dipartimento Famiglia e Politiche sociali. Ma quello che più
colpisce è la spesa per il personale: 110 milioni di euro l’anno, prendendo in considerazione solo
il dipartimento Lavoro (104.584.255 €), l’Agenzia per l’Impiego (3.213.000 €) e l’ufficio di
Gabinetto (1.574.000).

Ma non mancano altre spese che oggettivamente sembrano eccessive se commisurate ai risultati
ottenuti dall’Assessorato: fra queste gli 80.000 euro per le missioni del personale dell’ufficio di
gabinetto (effettivamente pagate 29.757), 87.000 euro per le missioni del personale dell’Agenzia
per l’impiego (che lo ricordiamo, consta di 89 unità di personale), 50.000 euro per i viaggi
dell’assessore (pagati 11.288), 123.799 euro per i consulenti.

Dall’altra parte, come si diceva, c’è il quadro a tinte fosche che emerge dal report di Bankitalia
sull’economia in Sicilia nel 2010. In Sicilia il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e 34 anni nel
2010 risultava pari al 29,5 per cento, in calo di 3 punti percentuali rispetto al 2008. Una tendenza
che difficilmente potrà essere sovvertita senza l’ausilio della Regione che deve dare gli strumenti
ai giovani per prepararsi al lavoro... che in Sicilia c’è (come ribadiamo ogni venerdì a pagina 12
del nostro giornale). Mancano preparazione e competenza, il che costringe sempre più spesso gli
imprenditori a cercare la forza lavoro lontano dalla nostra Isola.
 
Lasciando i nostri giovani sempre più scoraggiati.
Set
21
2010
Le stabilizzazioni, ovvero le trasformazioni di contratti da tempo determinato a indeterminato all'interno della Pubblica Amministrazione sono illegittime. Lo ha ribadito anche il Consiglio di Stato in una recente sentenza. Anche la Costituzione parla chiaro. All'articolo 97, terzo comma, si legge: "Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge".
 
Ma tale diritto oggi è diventato sempre più un privilegio a discapito di tutti i lavoratori privati (o disoccupati cronici) che non vedono tutelati in egual misura il diritto sancito dalla Costituzione.

Il ragionamento è elementare: chi è entrato nella Pubblica Amministrazione senza concorso è un lavoratore privilegiato. Per quale motivo, quando si parla di stabilizzazione si devono tutelare i circa 80 mila precari della Pa e ignorare i 236 mila disoccupati siciliani? Cosa hanno in più gli uni rispetto agli altri? Forse il fatto di essersi prestati (o prostrati) alle logiche clientelari del politico di turno che ha scambiato il voto col favore?

Come dicevamo, l’ultima stoccata è arrivata dal Consiglio di Stato, attraverso la sentenza n. 4495 del 2010 (che riprende quelle emesse dallo stesso organo nell'aprile 1999 e gennaio 2004). Secondo il Consiglio di Stato una deroga alla regola costituzionale del concorso pubblico di cui all'art. 97, può essere considerata legittima nei limiti in cui la valorizzazione della pregressa esperienza professionale, acquisita dagli interessati tramite forme contrattuali non a tempo indeterminato, non si traduca in norme di privilegio in danno degli altri aspiranti, con eccessiva violazione del carattere pubblico del concorso.

Per questo motivo, i 236 mila disoccupati siciliani (legittimi aspiranti), devono inviare domanda e CV tramite Posta elettronica certificata (Pec), al proprio Comune di residenza o alla Regione e chiedere di essere assunti.

A questo punto, stante la decisione del Consiglio di Stato, la Pubblica amministrazione avrà il dovere di valutarli e metterli in competizione con i lavoratori privilegiati (già in seno alla PA) che si vuole stabilizzare.
 
Invitiamo tutti i siciliani disoccupati a inviarci una copia della loro domanda (è possibile farlo all’indirizzo mail: lavoro@quotidianodisicilia.it) contenente nome, qualifica, data ed ente a cui è stata inviata. La pubblicheremo in appositi elenchi all'interno del nostro giornale.
Mar
11
2010
 L'amministrazione regionale siciliana si avvale per lo più di strutture periferiche per mettere in campo tutti i servizi relativi alle politiche del lavoro. A raccordare domanda e offerta di lavoro sono in particolare i Centri per l’impiego e gli Sportelli multifunzionali. Apparati davvero mastodontici e soprattutto super costosi.
 
I Cpi in tutta la Sicilia sono 65 e contano  1.800 dipendenti.  I loro costi sono quasi tutti di personale e si aggirano sui 50 milioni di euro l’anno. Risultati? 
 
Dice tutto il rapporto dell’Isfol 2009 che rileva come in Sicilia solo l’8,5 per cento dei soggetti che hanno fatto ricorso ai Centri hanno ottenuto serie opportunità di inserimento professionale. Strumento inutile si è rivelato anche la “Bacheca lavoro”, uno sorta di vetrina in cui dovrebbero essere ricomprese tutte le offerte di lavoro presenti nell’Isola. Ma ad oggi questo strumento è un vuoto contenitore. Sono presenti poco più di 150 offerte e si tratta quasi esclusivamente di concorsi pubblici estrapolati dalle gazzette ufficiali. Dal privato arriva pochissimo. 
 
Discorso a parte meritano poi gli Sportelli multifunzionali. Da un decennio sono operativi, costano 63 milioni di euro l’anno e fanno affidamento a un bacino di circa 300 operatori esterni alla Regione, cioè che si riferiscono a personale di enti di formazione
 
Ce ne sono in tutta la Sicilia ben 252 di questi sportelli ed hanno, tra i loro compiti, quello anche di favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Eppure i riscontri restano scadenti: lo dimostra il continuo picco alto di disoccupati, specie tra i giovani. 
 
Il nostro Quotidiano ha fatto molto di più: ha scovato in una recente inchiesta pubblicata qualche mese fa oltre 20 mila e 700 opportunità di lavoro solo in Sicilia. Ma le ultime notizie sull’apertura di nuove industrie e centri commerciali, ci permette di aggiornare il dato a circa 22 mila e 500 posti di lavoro, ricomprendendo in questo calderone anche le opportunità che arrivano dal franchising.
Feb
03
2010
La Sicilia è risultata essere nel 2008 la regione con il tasso di disoccupazione giovanile più alto d'Europa. Eppure solo qualche mese fa Confartigianato denunciava l'esistenza di trentamila posti liberi in tutta Italia ma poco graditi ai giovani. 30.750 posti di lavoro liberi in tutto il Paese e migliaia di aziende in ginocchio perché trovare manodopera specializzata è diventata una chimera.

In una inchiesta pubblicata sulle nostre pagine il 24 novembre avevamo scovato oltre 20.700 opportunità di lavoro solo in Sicilia. Ma le ultime notizie sull'apertura di nuove industrie e centri commerciali, ci permette di aggiornare il dato a circa 22.500 posti di lavoro.

Ma allora perché si continua a restare con le mani in mano o nella migliore delle ipotesi si è costretti ad emigrare lontano dalle proprie radici?

La crisi c'è, è vero, ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
A questa diffusa mentalità si aggiunga che i giovani siciliani trovano grossi ostacoli in un sistema che non funziona, primo fra tutti una formazione professionale sempre lontana dal mercato del lavoro.

Proprio di recente sono state rese note le linee guida del Prof 2010. Tante le novità, vero, ma tanti i rinvii. Primo fra tutti un censimento di quelle che dovrebbero essere le figure più appetibili dal mercato. Si continua a rinviare di anno in anno la grande riforma delle formazione professionale in Sicilia.
 
Chi vuole scommettere che al 3 febbraio 2011 saremmo ancora al punto di oggi?
Gen
08
2010
Si è appena aperto un anno che tutti sperano essere quello della svolta, della ripresa dopo la crisi. Certo i numeri del 2009 sono stati impietosi dal punto di vista occupazionale e del calo del fatturato. Si è infatti registrato un drammatico 40% di disoccupazione giovanile, 30.000 lavoratori dipendenti che hanno perso il posto di lavoro, 14.000 persone (di cui 8.000 donne) in più rispetto al 2008 in cerca di occupazione.
 
L'obiettivo fissato dall'Ue con il Patto di Lisbona è distante anni luce: entro il 2010 era stato indicato come meta il raggiungimento di un tasso di occupazione al 70 per cento della popolazione attiva e del 60 per cento di partecipazione della forza lavoro femminile. Oggi si parla nell'Isola di un tasso di occupazione (ultima rilevazione Istat) pari al 43 per cento che risulta tra l'altro essere il peggiore degli ultimi 5 anni.

Anche per i liberi professionisti le cose non sono andate meglio. Il settore più colpito, secondo il dato nazionale rilevato da Contribuenti.it, che riporta la chiusura di 300 mila studi, è quello delle professioni dell'area giuridico-economica.  In Sicilia, il 50% degli avvocati, in un anno, guadagna meno di 9 mila euro. La riduzione del fatturato si aggira tra il 20-30%. Queste le analisi rilevate dal Presidente dell'Unione Regionale degli Ordini Forensi, Ignazio De Mauro e dal suo Vice Massimo Cambria.
 
Ma nella nostra Isola, a soffrire sono anche Ingegneri ed Architetti. I primi hanno subito una riduzione del fatturato del 40%, a cui hanno fatto seguito anche le difficoltà dei secondi.

E che dire dei notai? Anche per loro la crisi si è fatta sentire. “Negli ultimi tre anni, il notariato, in Sicilia, ha fatto registrare un calo medio annuo di fatturato dell’8-10%” ci diceva appena qualche giorno fa Giuseppe Pilato, Presidente del Comitato Regionale Notarile.

Ora bisogna rimboccarsi le maniche. Lino Leanza è stato designato dal presidente della Regione Lombardo come nuovo timoniere per le politiche del Lavoro. A lui il nostro in bocca al lupo per dare una svolta al settore senza guardare in faccia a nessuno facendo il bene della Sicilia e dei siciliani.
Nov
20
2009
Torniamo ancora una volta a ribadire il nostro pensiero. Il lavoro c'è, per i volenterosi. Abbiamo pubblicato un'inchiesta sulle opportunità di lavoro in Sicilia con il Franchising. Ebbene, il fenomeno, che conta ben 227 "insegne" in Lombardia, nella nostra regione è ampiamente sottodimensionato: solo 31 insegne per poco più di 8.000 lavoratori.
 
In parole povere, sono ancora "disponibili" – per essere a regime e in media con il resto d'Italia -  altri 10.000 posti di lavoro nel Franchising. Per aprire un punto vendita non occorrono cifre astronomiche: si parte dai 6.000 euro sino ad arrivare ai 20.000 per aprire un'agenzia immobiliare o di viaggi. Certo, per aprire una catena del Mcdonald occorrono cifre ben più consistenti, ma noi vogliamo soffermarci sulle opportunità alla portata di tutti.

Per chi è interessato a diventare un affiliato, se in possesso di precisi requisiti, esiste la possibilità di accedere a dei finanziamenti pubblici o a crediti bancari. Nel primo caso, bisogna far riferimento a Invitalia, società evoluzione di Sviluppo Italia, che fa capo al ministero dell'Economia. Quando un candidato vuole aprire un negozio e l'insegna scelta è tra quelle accreditate da Invitalia, allora può ricevere il finanziamento.
 
Anche sul fronte delle banche il meccanismo è molto simile: Unicredit e Bnl hanno un programma simile a quello dei finanziamenti pubblici di Invitalia. Anche loro hanno un albo di franchisor accreditati e quando un candidato affiliato è interessato ad aprire un negozio fa la domanda di finanziamento.

Le opportunità ci sono, lo ribadiamo, per i volenterosi. I siciliani continuano a indebitarsi per "divertimenti": dalla macchina sportiva agli abbonamenti TV. Ma per investire sul proprio futuro sono in pochi disponibili a fare sacrifici. 
Nov
13
2009
Gli ultimi dati Istat e Unioncamere, parlano di aumento del numero di disoccupati. L'occupazione nel Meridione si ridurrà infatti del 2,4% a fronte di un calo del giro d'affari dell'1,9%. Viene così confermato il dato previsto mesi fa da Unioncamere che per il 2009 prevedeva movimenti e tassi occupazionali negativi nelle imprese siciliane con un calo del 2%, con una perdita di lavoro per oltre 10 mila unità. E' la crisi, si dirà. Sicuramente. Ma oltre la crisi c'è di più.

I dati Istat infatti confermano che tali risultati risultano gravati dall'incremento dei lavoratori inattivi dovuti a fenomeni di scoraggiamento, mancata ricerca del lavoro di molte donne per motivi familiari, ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Insomma, la crisi c'è ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
 
Anziché fare come le brave formichine laboriose che mettono da parte mollichina dopo mollichina (autoformazione, acquisizione di nuove competenze, studio delle lingue straniere, del linguaggio dell'informatica) per il periodo invernale (il periodo di crisi che è già arrivato) imitano la cicala sperperando risorse (tempo) e denaro in attività poco utili. Sta qui la differenza tra Nord e Sud.
 
Per le strade del centro di Milano, giusto per fare un esempio, è possibile vedere un formicaio di uomini e donne che corrono a testa bassa da un ufficio a un altro. A Catania (o Palermo), giusto per fare un altro esempio, le strade del centro storico in pieno giorno sono invase da migliaia di fannulloni che trascorrono il loro tempo tra centri commerciali e negozi o semplicemente passeggiando godendosi le temperature miti della nostra bella Sicilia. Per non parlare della notte, in cui si rifugiano tutti i giorni in locali e pizzerie (alla faccia della crisi!) parlando poi… della crisi che li attanaglia.
 
Che grande controsenso questa magnifica regione di allegre cicale.
Ott
15
2009
L'assessore regionale al bilancio prima ne depenna il capitolo di bilancio (194 milioni) per il 2010, lasciando intendere che debba essere finanziata esclusivamente con i fondi europei. Poi ci ripensa e, in seguito alle pressioni dell'assessore al lavoro e dei sindacati, riduce (dimezza?) il taglio pensato. Ancora non è arrivata la comunicazione ufficiale ma l'orientamento sembra quello di venire incontro alle esigenze degli enti.

Intanto il mondo della formazione si è riunito nei giorni scorsi, con in testa due enti di formazione, Forma-Sicilia e Cenfop, per lamentare l'accanimento mediatico contro di loro. "Non tutta la formazione è da buttare, è vero – hanno detto in conferenza stampa – che il 20% è legata a logiche clientelari, ma il restante 80% è virtuosa, dà lavoro ai tanti corsisti che la frequentano". Ci sembra fin troppo generoso l'80% segnalato, anche perché è smentito da tutte le statistiche che ci dicono come l’occupazione non sia affatto aumentata, anzi….

In ogni caso bisogna partire da quel "generoso" 20%, facendo di tutto per azzerarlo. Necessaria una riforma drastica. Necessaria una rivoluzione.
 
Anche a costo di lasciare fermi per un anno i formatori (continuando a pagarli, per carità. Ma pagarli per fare a loro volta formazione e riconvertirsi in materie più in linea con quello che il mercato del lavoro esige). I partecipanti ai corsi di formazione non se ne dorranno. La formazione così com'è non serve a nulla. E' una presa in giro e una perdita di tempo. Ovviamente parliamo sempre di quel 20%...
Ott
08
2009
Si è riaccesa in questi giorni la polemica intorno alla formazione professionale siciliana. L'assessore Di Mauro vorrebbe tagliare i 194 milioni appostati in bilancio per il settore e far confluire per formatori e formandi esclusivamente i fondi europei.

Dall'altra parte arriva la difesa a spada tratta da parte dell'assessore al ramo Luigi Gentile e dei sindacati che rischiano (nonostante le rassicurazioni del "titolare" del Bilancio) di veder toccati i "privilegi" di tutto il personale (circa 7.000 unità) che gravita attorno alla formazione professionale in Sicilia.

Ad oggi la formazione professionale si è dimostrata una rendita vitalizia per queste persone e a nulla è valsa invece per collocare sul mercato i tanti corsisti che in essa fanno affidamento. Questo è il punto. La formazione professionale non guarda al mercato del lavoro ma esclusivamente allo status quo dei formatori. Se c'è un formatore esperto in "tecniche del ricamo" si deve fare un corso di formazione in "tecniche del ricamo".
 
E' giunta l'ora di cambiare questo stato di cose per dare ai tanti partecipanti ai corsi una vera opportunità di lavoro. A poco serve la diaria di 4 euro al giorno prevista per questi corsi. Se è il caso si fermi la formazione per un anno. Si riconvertano le professionalità dei formatori con i soldi stanziati e si riparta l'anno successivo con una formazione professionale proiettata al futuro.
Ago
03
2009
Mi capita spesso di parlare con giovani, i quali, sapendo che mi occupo di lavoro, mi chiedono se ci sono possibilità occupazionali per loro. Alla mia domanda: quali sono le tue professionalità, quali le tue aspirazioni, la risposta è sempre la stessa: “Non ho particolari competenze, ma vorrei un posto in un ufficio…”.  Un non ben definito ufficio, con delle non ben definite mansioni, che produca soldi per fare non si sa bene che cosa… Insomma: uno stipendificio.
 
Probabilmente i giovani di oggi vorrebbero rifugiarsi in un ufficio pubblico (secondo il classico cliché che vuole che al suo interno non si faccia nulla, o comunque poco – cliché che tante volte, purtroppo, diventa realtà, fra l’indifferenza di politici e amministratori conniventi).

I giovani d’oggi (ma anche i meno giovani, quelli che sono stati definiti i “bamboccioni”) sono cullati e coccolati da famiglie che danno tanto in termini di beni di consumo (nonostante la tanto decantata crisi…), ma poco in quanto ad educazione e formazione al sacrificio.

A questi ragazzi rispondo: una giovane impresa cerca giovani e dinamici venditori, agenti disposti a cercare clienti in cambio di una elevata provvigione (25%). La risposta è sempre la solita: “E che me ne vado in giro? Senza un fisso?”. E’ così che questi giovani continuano ad andare in giro a bighellonare e oziare lamentandosi poi che non ci sono opportunità di lavoro.
 
La nuova generazione è troppo abituata alle comodità, vuole tutto senza dare nulla in cambio (in termini di sudore). Sconosce la parola gavetta. Non è disposta all’autoformazione (nelle lingue, nell’informatica, nella programmazione). Insomma, non vuole investire tempo e risorse su sé stessa ma pretende che gli altri investano su di loro. Discrimina fra lavori nobili e meno nobili.
 
Purtroppo la Sicilia difficilmente potrà recuperare il gap con il resto d’Italia fin quando i suoi abitanti continueranno con questa mentalità assistenzialistica e i giovani pretenderanno che tutto gli sia dovuto.
 
Una provocazione: e se la soluzione fossero degli amministratori aziendalisti del Nord Europa?
Giu
30
2009
Essere pagati per fare shopping? Da oggi si può. Basta diventare mistery shopper, ossia "clienti misteriosi". Dietro il nome si cela, in realtà, una pratica di marketing che consiste nel rilevare, da clienti anonimi, il livello di qualità di strutture e servizi. Requisiti richiesti sono spirito di osservazione, capacità relazionali e di giudizio, discrezione, obiettività e conoscenza del PC.
 
Per candidarsi, basta dare la propria disponibilità ad aziende di mistery shopping, reperibili facilmente in Rete, che a loro volta sono contattate da grandi marchi per verificare la qualità dei propri punti vendita.

Ogni giorno leggiamo di nuove professioni, letteralmente inventate, per sbarcare il lunario. Molte si perdono per strada, altre hanno successo. In Sicilia però ci si lascia trasportare dalla corrente, si attende la manna dal cielo (il lavoro). Non si fa niente per andarvi incontro.
 
Autoformazione, franchising, piccole idee imprenditoriali non vengono adeguatamente considerate… Se la "chiamata" non arriva si decide di prendere il proprio fagotto e trasferirsi al Nord dove una qualche impresa in cerca di operai la si trova sempre…

E’ sbagliata la mentalità del siciliano che sta ad aspettare nel proprio orticello (e con questo rispondo ad alcuni lettori che hanno commentato questo blog).
 
Nella maggior parte dei casi abbiamo una preparazione di base superiore, ma è innata nel siciliano una certa pigrizia nel proporsi, è innato un certo "orgoglio" che non gli consente di fare lavori più umili (necessari per iniziare).
 
Lo ribadisco: il lavoro in Sicilia c’è. E’ dentro di noi, è nella nostra testa e nelle nostre capacità.
Giu
10
2009
WorKnow vuole essere un blog (su tematiche quali lavoro, istruzione e turismo) per diffondere ottimismo e consapevolezza della “ricchezza" della Sicilia e dei siciliani. Sì, perché, checché se ne dica, in Sicilia il lavoro c’è.

Quello che manca sono le competenze. Ma la storia ci ricorda che la nostra Isola è stata fucina di cervelli. Dunque: rimboccarsi le maniche, formarsi (anche a casa, da soli), migliorarsi per migliorare chi ci sta attorno. Credere nel sacrificio che paga.

Dalle nostre inchieste emerge che gli imprenditori siciliani hanno difficoltà a reperire manodopera qualificata. Mancano saldatori, elettricisti, ebanisti, falegnami. Ma mancano anche ingegneri informatici, programmatori, web manager, esperti in lingua straniera. Le Università sono sempre più un comodo parcheggio per trentenni bamboccioni che costano alle famiglie e allo Stato (un fuoricorso costa alla comunità 7000 euro l’anno) e che non fanno altro che lamentarsi del lavoro che non c’è. Il lavoro c’è.

Basta crearselo. Basta volerlo.