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Quotidiano di Sicilia

WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Tag Sicilia

Set
21
2010
Le stabilizzazioni, ovvero le trasformazioni di contratti da tempo determinato a indeterminato all'interno della Pubblica Amministrazione sono illegittime. Lo ha ribadito anche il Consiglio di Stato in una recente sentenza. Anche la Costituzione parla chiaro. All'articolo 97, terzo comma, si legge: "Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge".
 
Ma tale diritto oggi è diventato sempre più un privilegio a discapito di tutti i lavoratori privati (o disoccupati cronici) che non vedono tutelati in egual misura il diritto sancito dalla Costituzione.

Il ragionamento è elementare: chi è entrato nella Pubblica Amministrazione senza concorso è un lavoratore privilegiato. Per quale motivo, quando si parla di stabilizzazione si devono tutelare i circa 80 mila precari della Pa e ignorare i 236 mila disoccupati siciliani? Cosa hanno in più gli uni rispetto agli altri? Forse il fatto di essersi prestati (o prostrati) alle logiche clientelari del politico di turno che ha scambiato il voto col favore?

Come dicevamo, l’ultima stoccata è arrivata dal Consiglio di Stato, attraverso la sentenza n. 4495 del 2010 (che riprende quelle emesse dallo stesso organo nell'aprile 1999 e gennaio 2004). Secondo il Consiglio di Stato una deroga alla regola costituzionale del concorso pubblico di cui all'art. 97, può essere considerata legittima nei limiti in cui la valorizzazione della pregressa esperienza professionale, acquisita dagli interessati tramite forme contrattuali non a tempo indeterminato, non si traduca in norme di privilegio in danno degli altri aspiranti, con eccessiva violazione del carattere pubblico del concorso.

Per questo motivo, i 236 mila disoccupati siciliani (legittimi aspiranti), devono inviare domanda e CV tramite Posta elettronica certificata (Pec), al proprio Comune di residenza o alla Regione e chiedere di essere assunti.

A questo punto, stante la decisione del Consiglio di Stato, la Pubblica amministrazione avrà il dovere di valutarli e metterli in competizione con i lavoratori privilegiati (già in seno alla PA) che si vuole stabilizzare.
 
Invitiamo tutti i siciliani disoccupati a inviarci una copia della loro domanda (è possibile farlo all’indirizzo mail: lavoro@quotidianodisicilia.it) contenente nome, qualifica, data ed ente a cui è stata inviata. La pubblicheremo in appositi elenchi all'interno del nostro giornale.
Feb
03
2010
La Sicilia è risultata essere nel 2008 la regione con il tasso di disoccupazione giovanile più alto d'Europa. Eppure solo qualche mese fa Confartigianato denunciava l'esistenza di trentamila posti liberi in tutta Italia ma poco graditi ai giovani. 30.750 posti di lavoro liberi in tutto il Paese e migliaia di aziende in ginocchio perché trovare manodopera specializzata è diventata una chimera.

In una inchiesta pubblicata sulle nostre pagine il 24 novembre avevamo scovato oltre 20.700 opportunità di lavoro solo in Sicilia. Ma le ultime notizie sull'apertura di nuove industrie e centri commerciali, ci permette di aggiornare il dato a circa 22.500 posti di lavoro.

Ma allora perché si continua a restare con le mani in mano o nella migliore delle ipotesi si è costretti ad emigrare lontano dalle proprie radici?

La crisi c'è, è vero, ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
A questa diffusa mentalità si aggiunga che i giovani siciliani trovano grossi ostacoli in un sistema che non funziona, primo fra tutti una formazione professionale sempre lontana dal mercato del lavoro.

Proprio di recente sono state rese note le linee guida del Prof 2010. Tante le novità, vero, ma tanti i rinvii. Primo fra tutti un censimento di quelle che dovrebbero essere le figure più appetibili dal mercato. Si continua a rinviare di anno in anno la grande riforma delle formazione professionale in Sicilia.
 
Chi vuole scommettere che al 3 febbraio 2011 saremmo ancora al punto di oggi?
Nov
20
2009
Torniamo ancora una volta a ribadire il nostro pensiero. Il lavoro c'è, per i volenterosi. Abbiamo pubblicato un'inchiesta sulle opportunità di lavoro in Sicilia con il Franchising. Ebbene, il fenomeno, che conta ben 227 "insegne" in Lombardia, nella nostra regione è ampiamente sottodimensionato: solo 31 insegne per poco più di 8.000 lavoratori.
 
In parole povere, sono ancora "disponibili" – per essere a regime e in media con il resto d'Italia -  altri 10.000 posti di lavoro nel Franchising. Per aprire un punto vendita non occorrono cifre astronomiche: si parte dai 6.000 euro sino ad arrivare ai 20.000 per aprire un'agenzia immobiliare o di viaggi. Certo, per aprire una catena del Mcdonald occorrono cifre ben più consistenti, ma noi vogliamo soffermarci sulle opportunità alla portata di tutti.

Per chi è interessato a diventare un affiliato, se in possesso di precisi requisiti, esiste la possibilità di accedere a dei finanziamenti pubblici o a crediti bancari. Nel primo caso, bisogna far riferimento a Invitalia, società evoluzione di Sviluppo Italia, che fa capo al ministero dell'Economia. Quando un candidato vuole aprire un negozio e l'insegna scelta è tra quelle accreditate da Invitalia, allora può ricevere il finanziamento.
 
Anche sul fronte delle banche il meccanismo è molto simile: Unicredit e Bnl hanno un programma simile a quello dei finanziamenti pubblici di Invitalia. Anche loro hanno un albo di franchisor accreditati e quando un candidato affiliato è interessato ad aprire un negozio fa la domanda di finanziamento.

Le opportunità ci sono, lo ribadiamo, per i volenterosi. I siciliani continuano a indebitarsi per "divertimenti": dalla macchina sportiva agli abbonamenti TV. Ma per investire sul proprio futuro sono in pochi disponibili a fare sacrifici. 
Nov
13
2009
Gli ultimi dati Istat e Unioncamere, parlano di aumento del numero di disoccupati. L'occupazione nel Meridione si ridurrà infatti del 2,4% a fronte di un calo del giro d'affari dell'1,9%. Viene così confermato il dato previsto mesi fa da Unioncamere che per il 2009 prevedeva movimenti e tassi occupazionali negativi nelle imprese siciliane con un calo del 2%, con una perdita di lavoro per oltre 10 mila unità. E' la crisi, si dirà. Sicuramente. Ma oltre la crisi c'è di più.

I dati Istat infatti confermano che tali risultati risultano gravati dall'incremento dei lavoratori inattivi dovuti a fenomeni di scoraggiamento, mancata ricerca del lavoro di molte donne per motivi familiari, ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Insomma, la crisi c'è ma i giovani di oggi non fanno molto per superarla. Si aspettano (e pretendono) una mano dallo Stato. Sperano nelle stabilizzazioni di chi è entrato nella pubblica amministrazione non per meriti ma perché raccomandato.
 
Anziché fare come le brave formichine laboriose che mettono da parte mollichina dopo mollichina (autoformazione, acquisizione di nuove competenze, studio delle lingue straniere, del linguaggio dell'informatica) per il periodo invernale (il periodo di crisi che è già arrivato) imitano la cicala sperperando risorse (tempo) e denaro in attività poco utili. Sta qui la differenza tra Nord e Sud.
 
Per le strade del centro di Milano, giusto per fare un esempio, è possibile vedere un formicaio di uomini e donne che corrono a testa bassa da un ufficio a un altro. A Catania (o Palermo), giusto per fare un altro esempio, le strade del centro storico in pieno giorno sono invase da migliaia di fannulloni che trascorrono il loro tempo tra centri commerciali e negozi o semplicemente passeggiando godendosi le temperature miti della nostra bella Sicilia. Per non parlare della notte, in cui si rifugiano tutti i giorni in locali e pizzerie (alla faccia della crisi!) parlando poi… della crisi che li attanaglia.
 
Che grande controsenso questa magnifica regione di allegre cicale.
Ott
28
2009
E alla fine la Giunta ha approvato la manovra, che ora passerà alla commissione Bilancio…. E alla fine è arrivata la ricucitura per la formazione professionale: 242,6 milioni da finanziare con le risorse liberate sugli assi del Por 2000/06, con economie degli anni precedenti, con l'impiego di risorse Fas 2007/13 e altre fonti extraregionali.

E dire che c'è qualcuno, all'interno della stessa formazione, che si rende conto dell'inutilità della stessa e chiede che venga sospesa in attesa di "restauro". Parliamo dell'Aref, l’associazione degli enti di formazione professionale operanti in Sicilia.

L'Aref, in una lettera giunta in redazione propone all'Amministrazione Regionale di sospendere per un anno l'attività formativa in Sicilia - con esclusione delle attività legate all'obbligo formativo – e di utilizzare un finanziamento ridotto per tutto l'anno 2010, al fine di mantenere il personale dipendente a tempo indeterminato in attività di riqualificazione organizzata, in collaborazione con gli Enti gestori e gli Atenei siciliani, per poi procedere alla innovazione e ristrutturazione del settore, da decenni ritenuta indifferibile ma giammai avviata.

Fra le altre cose richiede: la possibilità di assumere solo a seguito di concorso pubblico e previa ammissione al concorso di personale qualificato, in possesso di titoli scolastici adeguati a ciascun ruolo professionale da ricoprire; l'equiparazione dei fondi assegnati ai fini della formazione ai fondi destinati ai servizi pubblici indispensabili quali quelli scolastici; il finanziamento di percorsi formativi ispirati a formare operatori esperti nelle nuove tecnologie, con particolare riguardo al settore delle energie  rinnovabili.

Ci sembrano richieste più che sensate, che appoggiamo e rilanciamo, ponendo ai lettori, un ulteriore interrogativo: quanto "pesa" la formazione professionale se consideriamo anche i costi di gestione e mantenimento delle sedi degli Enti (affitti, elettricità, acqua, pulizie, ecc.)?

Contiamo di darvi una risposta sui prossimi numeri del nostro giornale. Ad occhio e croce si prevedono numeri a nove zeri...
Ott
22
2009
"Neanche in Africa vogliono i treni che abbiamo noi in Sicilia. Ferraglia, vagoni derelitti che non vorrebbero neanche in Congo". Lo dice il presidente della Regione Raffaele Lombardo in una intervista pubblicata da "La Stampa" parlando della situazione delle ferrovie in Sicilia.

Ci riallacciamo a questa dichiarazione per spiegare il difficile momento del turismo in Sicilia. Percorrere la tratta Catania-Palermo in più di 4 ore è a dir poco scandaloso. Qualsiasi turista di fronte a certi numeri preferirebbe scegliere un'altra meta per le proprie vacanze.

A parte le grandi metropoli italiane ed europee, Parigi, Madrid, Londra, Roma, che possono rappresentare una più che valida soluzione per trascorrere un'intera settimana di svago e cultura, ci sono realtà più piccole, o comunque a dimensione umana, che per avere "successo" devono essere ben collegate con altre città o aree. E' difficile pensare che un turista scelga di restare per una settimana intera a Catania o Messina o Agrigento. E' invece facile immaginare che chi viene in Sicilia si aspetti di visitare diverse zone dell'Isola.
 
Ma, nella sua pianificazione del viaggio il turista tiene presente anche la facilità di spostarsi da un luogo all'altro e, tra treni lenti, sporchi e in ritardo, tra autobus imbottigliati nella ristretta rete stradale siciliana, tra autostrade ancora in via di completamento e difficoltà di collegamento con le isole circostanti a causa di un servizio insufficiente, è facile immaginare che il turista sposterà la propria attenzione su altre mete europee o a dimensione europea.

Altra possibilità, dimostrata dai numeri, è che il turista scelga la Sicilia solo per farvi una "puntatina", visitare solo una zona, quindi ripartire dopo 2 giorni. Ecco la spiegazione della mancata destagionalizzazione del turismo siciliano. Si può godere di sole e mare tutto l'anno, di bellezze naturalistiche e culturali senza paragoni, ma senza servizi adeguati il turista fugge dall'Isola.
 
E' un dato di fatto. Del resto, chi si sognerebbe – riallacciandoci a quanto detto prima – di fare una vacanza in… Congo?
Set
25
2009
Riceviamo molte email di precari della scuola, i cui toni sono risentiti perché a loro avviso noi abbiamo riportato sotto una luce diversa la questione di cui sono, loro malgrado, protagonisti. Vedrò di spiegare meglio il mio pensiero. 
 
Nel corso di decenni, negli enti pubblici siciliani e nella scuola, un ceto politico di scarso livello ha fatto entrare decine di migliaia di persone  seppur con contratti a tempo determinato. Nella scuola in particolare, a parte le supplenze per le quali vigeva il principio delle raccomandazioni, molti giovani hanno cominciato a racimolare punti e ad approfittare di leggi clientelari approvate dai diversi governi sulla spinta del sindacato, venendo così incontro alle aspettative di chi voleva entrare in questa branca della Pa.

Ma dall'Umbria in su non c'è un solo precario, né nelle Pa, né nella scuola. Anzi, in quest'ultima vi sono vistosi buchi nell'organico perché non c'è convenienza economica ad andare ad insegnare.

Fra i giovani che volevano entrare a scuola per insegnare, tantissimi avevano una naturale inclinazione, ma altrettanti pensavano di sistemarsi con uno stipendio, seppur modesto, indipendentemente dal lavoro e dalla sua qualità. La questione quindi deve essere  spostata sui mancati controlli della qualità dell'insegnamento e della sua efficacia. Solo nel nostro Paese, chi entra nella Pa ne esce solo per andare in pensione.
 
In tutti gli altri Paesi, quando non si raggiungono i risultati si viene cacciati. E' ovvio che selezionando il personale in base al merito, chi rimane dentro debba essere pagato di più. Ma rimane dentro solo il personale necessario e non di più. Nella scuola italiana invece, a forza di far entrare precari, pur con i concorsi bloccati, al 2008 vi era un esubero di 100.000 buste paga, cioè persone che non servono al piano organizzativo di produzione dei servizi della scuola.

Un ex professore ci scrive lamentando la situazione del figliolo che oggi, dopo anni di sacrifici e punteggi accumulati si trova senza un lavoro. Convenendo con noi sulla necessità di selezioni (concorsi) che troppo spesso sono mancate, scrive: "Che doveva fare mio figlio se i politici stessi se ne sono infischiati della Carta Costituzionale inventandosi escamotage per succhiare soldi con questi fantomatici corsi?".

Ebbene, non mi sembra una motivazione valida per continuare a sbagliare. Ad un errore non si può sopperire con un altro errore. Convengo con lui però che lo Stato dovrebbe trovare delle soluzioni idonee per garantire a queste persone "sedotte e ingannate" una nuova sistemazione dignitosa seppur in tutt'altro settore.
 
Una adeguata formazione volta alla riconversione potrebbe essere la soluzione. Vedremo quale coniglio sarà in grado di far uscire dal suo cilindro il governo centrale e regionale.
Set
01
2009
Serve un forte atto di coraggio da parte del governo regionale per provvedere alla soppressione dei Consorzi Asi”. Lo dice Alessandro Albanese, presidente del Consorzio Asi di Palermo, in merito alla direttiva emanata dal presidente della Regione Raffaele Lombardo con la quale chiede all'assessore all'Industria Marco Venturi di effettuare una analisi delle attività dei Consorzi Asi. "Le Asi - aggiunge Albanese - così come sono strutturate servono a poco”. E in effetti, così è. Regolati da una legge del 1984 i Consorzi Asi sono diventati l’ennesima scusa per favorire politiche clientelari.

I numeri parlano chiaro: tra comitati direttivi (i consigli di amministrazione per intenderci) degli undici consorzi Asi e consigli generali, ci sono in tutto 658 componenti, mentre il numero delle aziende attive che gravitano intorno alle aree dei consorzi (come si rileva dal Sistema informativo aree industriali Sicilia dell’assessorato all’Industria) è di 2.132. Con una semplice operazione di divisione del numero delle imprese per il numero degli amministratori dei consorzi, viene fuori un rapporto di 1 a 3: un consigliere ogni 3 imprese.
 
Volendo calcolare il costo totale dei Cda degli 11 consorzi Asi, ipotizzando un costo medio unitario di 115.000 euro, otteniamo la cifra di 1.265.000 euro. A questi dobbiamo aggiungere i 150 euro che in media prende come gettone di presenza un singolo consigliere generale che, moltiplicato per il loro numero, fa quasi 100.000 euro.

Insomma, numeri alla mano, servirebbe proprio un atto di coraggio per “scontentare” un così nutrito numero di “clientes” della Regione.
Ago
11
2009

Siamo nella settimana di ferragosto. Il mondo si è fermato (o quasi), tutti sono in vacanza (o quasi). Ma in Sicilia non tutti se ne sono accorti. Le strade e le piazze rimangono il più delle volte desolate, va un po' meglio in spiaggia ma, anche qui, le coste sono affollate di residenti (i tanti che non hanno potuto permettersi una vacanza).

Il turismo dovrebbe essere la prima risorsa dell’Isola, con una programmazione attenta e anticipata oggi potremmo avere un diverso scenario. Piazze che si animano al calare del sole, bar e ristoranti brulicanti di gente seduta ai tavoli a sorseggiare una bibita rinfrescante o a gustare una saporita granita.

Negozi e botteghe artigiane che espongono i prodotti tipici della nostra terra e fanno a gara a vendere i souvenir ai turisti. Musiche e balli folkloristici nelle piazze e negli innumerevoli castelli patrimonio dell’Isola. Serate danzanti sotto le stelle e musei aperti anche la notte. 

Purtroppo questo è solo quello che potrebbe essere e che invece non è. Oggi si tracciano i primi bilanci (magri) e si spera in questa settimana per rifarsi di una stagione di vacche magre.

Quel che peggio, il tutto è corredato dalle solite chiacchiere di politici e amministratori che dettano “ricette miracolose” per risollevare la situazione per poi rimetterle nel cassetto a stagione conclusa. La stagione delle chiacchiere deve finire. I nostri amministratori devono iniziare a programmare già da ottobre la stagione turistica 2010. Basta parole, servono i fatti.

Ago
03
2009
Mi capita spesso di parlare con giovani, i quali, sapendo che mi occupo di lavoro, mi chiedono se ci sono possibilità occupazionali per loro. Alla mia domanda: quali sono le tue professionalità, quali le tue aspirazioni, la risposta è sempre la stessa: “Non ho particolari competenze, ma vorrei un posto in un ufficio…”.  Un non ben definito ufficio, con delle non ben definite mansioni, che produca soldi per fare non si sa bene che cosa… Insomma: uno stipendificio.
 
Probabilmente i giovani di oggi vorrebbero rifugiarsi in un ufficio pubblico (secondo il classico cliché che vuole che al suo interno non si faccia nulla, o comunque poco – cliché che tante volte, purtroppo, diventa realtà, fra l’indifferenza di politici e amministratori conniventi).

I giovani d’oggi (ma anche i meno giovani, quelli che sono stati definiti i “bamboccioni”) sono cullati e coccolati da famiglie che danno tanto in termini di beni di consumo (nonostante la tanto decantata crisi…), ma poco in quanto ad educazione e formazione al sacrificio.

A questi ragazzi rispondo: una giovane impresa cerca giovani e dinamici venditori, agenti disposti a cercare clienti in cambio di una elevata provvigione (25%). La risposta è sempre la solita: “E che me ne vado in giro? Senza un fisso?”. E’ così che questi giovani continuano ad andare in giro a bighellonare e oziare lamentandosi poi che non ci sono opportunità di lavoro.
 
La nuova generazione è troppo abituata alle comodità, vuole tutto senza dare nulla in cambio (in termini di sudore). Sconosce la parola gavetta. Non è disposta all’autoformazione (nelle lingue, nell’informatica, nella programmazione). Insomma, non vuole investire tempo e risorse su sé stessa ma pretende che gli altri investano su di loro. Discrimina fra lavori nobili e meno nobili.
 
Purtroppo la Sicilia difficilmente potrà recuperare il gap con il resto d’Italia fin quando i suoi abitanti continueranno con questa mentalità assistenzialistica e i giovani pretenderanno che tutto gli sia dovuto.
 
Una provocazione: e se la soluzione fossero degli amministratori aziendalisti del Nord Europa?
Lug
22
2009
La stagione turistica è ormai più che avviata ma in Sicilia (se non nelle classiche mete quali Taormina, Cefalù, Agrigento, in parte Palermo) non sembra accorgersene.
 
A soffrire più che mai sono i piccoli centri dell’entroterra siciliano. Paesini ricchi di storia e di cultura letteralmente abbandonati, i turisti non ci passano nemmeno di striscio, li saltano a piè pari. Un vero peccato. I piccoli borghi della Sicilia potrebbero rappresentare una grande risorsa per l’Isola e per gli abitanti stessi.
 
Pensate come potrebbe risollevarsi l’economia di un piccolo centro se potesse contare su una serie di B&B, di piccole attività tipiche artigianali, di ristoranti, tutti concentrati attorno a una piazza, se si organizzassero spettacoli con musiche tipiche e rappresentazioni caratteristiche della Sicilia.
 
I visitatori potrebbero decidere di fissare in questi centri la base logistica per le loro vacanze. Potrebbero trovare qui il ristoro necessario (e a prezzo contenuto) dopo una giornata in giro per l’Isola. L’Umbria, la Toscana, il Lazio hanno fatto dei borghi l’attrattiva principale per i turisti.
 
In Sicilia (che conta ben 829 borghi, censiti direttamente dalla Regione e quindi conosciuti alle Istituzioni) si sottovaluta questa risorsa e la si lascia deperire fin quando forse non ci sarà più nulla da fare per il loro recupero, primo passo per la valorizzazione.
 
Invito tutti i lettori a inviare a redazione@quotidianodisicilia.it delle fotografie rappresentative del degrado di questi borghi: piazze abbandonate, edifici storici degradati, locali chiusi attorno a una piazza e quant’altro. Le pubblicheremo sul nostro giornale per provare a svegliare le coscienze dei politici affinché si comincino ad interessare ad un patrimonio sottovalutato.
Giu
30
2009
Essere pagati per fare shopping? Da oggi si può. Basta diventare mistery shopper, ossia "clienti misteriosi". Dietro il nome si cela, in realtà, una pratica di marketing che consiste nel rilevare, da clienti anonimi, il livello di qualità di strutture e servizi. Requisiti richiesti sono spirito di osservazione, capacità relazionali e di giudizio, discrezione, obiettività e conoscenza del PC.
 
Per candidarsi, basta dare la propria disponibilità ad aziende di mistery shopping, reperibili facilmente in Rete, che a loro volta sono contattate da grandi marchi per verificare la qualità dei propri punti vendita.

Ogni giorno leggiamo di nuove professioni, letteralmente inventate, per sbarcare il lunario. Molte si perdono per strada, altre hanno successo. In Sicilia però ci si lascia trasportare dalla corrente, si attende la manna dal cielo (il lavoro). Non si fa niente per andarvi incontro.
 
Autoformazione, franchising, piccole idee imprenditoriali non vengono adeguatamente considerate… Se la "chiamata" non arriva si decide di prendere il proprio fagotto e trasferirsi al Nord dove una qualche impresa in cerca di operai la si trova sempre…

E’ sbagliata la mentalità del siciliano che sta ad aspettare nel proprio orticello (e con questo rispondo ad alcuni lettori che hanno commentato questo blog).
 
Nella maggior parte dei casi abbiamo una preparazione di base superiore, ma è innata nel siciliano una certa pigrizia nel proporsi, è innato un certo "orgoglio" che non gli consente di fare lavori più umili (necessari per iniziare).
 
Lo ribadisco: il lavoro in Sicilia c’è. E’ dentro di noi, è nella nostra testa e nelle nostre capacità.
Giu
25
2009
Con l’ultimo post pubblicato, abbiamo affrontato l’argomento Turismo. La Regione fa tanti proclami ma si dimentica dell’ABC, ovvero il suo sito internet istituzionale, vetrina appannata che fa fuggire i turisti dall’Isola (-16% nell’ultimo anno), anziché invogliarli a visitarla.

La Sicilia vanta un patrimonio culturale inestimabile, solo pochi anni fa furono censiti 829 borghi ma la maggioranza di questi sono abbandonati dalle istituzioni. Non esistono fondi per le ristrutturazioni, non ci sono aiuti alle piccole imprese artigiane che potrebbero valorizzare le peculiarità siciliane e presentarle quindi al turista.

Quel poco che si fa è sempre appannaggio di quei centri (vedi Taormina, Agrigento, Palermo) che non avrebbero bisogno di pubblicità.
 
Con questo post, invitiamo i lettori a segnalarci le località dimenticate dal governo regionale che potrebbero invece essere preziosa risorsa e dare respiro all’economia di tutta l’Isola.
 
Vi invito, ognuno per la propria conoscenza, a segnalarci questi siti, le piazze, i monumenti (ma anche i paesaggi) che secondo voi potrebbero e dovrebbero essere valorizzati. Con il contributo di tutti potremo realizzare una mappa della “Sicilia da riscoprire” che presenteremo direttamente all’assessore regionale al Turismo Titti Bufardeci.
Giu
16
2009
Lo scorso anno la Sicilia ha siglato un protocollo d’intesa con altre nove regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto) per la costruzione di un catalogo interregionale rivolto ai laureati che vogliono intraprendere un percorso di alta formazione.

Le amministrazioni regionali hanno così stabilito di disporre periodicamente la concessione di voucher da assegnare agli studenti meritevoli e con basso reddito. Un laureato può quindi consultare il catalogo interregionale e scegliere, secondo le proprie attitudini, un master specifico per cui fare richiesta. Ad esempio uno studente sardo può scegliere un master in Wine Business organizzato a Padova, in Veneto.

Questa possibilità è però stata preclusa agli studenti della Sicilia.

Infatti il Dipartimento regionale della Formazione professionale ha deciso di inserire nel regolamento del bando (art. 7) che “i percorsi formativi per i quali si può richiedere l’assegnazione del voucher sono tassativamente quelli previsti all’interno del Catalogo interregionale per l’alta formazione, con sede di svolgimento localizzata nel territorio regionale siciliano”.

Insomma, sembrerebbe ancora l’ennesimo esempio di clientelismo. Una formazione ancora una volta fatta ad uso e consumo dei formatori.
Giu
11
2009
La formazione professionale in Sicilia cucita su misura per i formatori. Corsi lontani dalle reali esigenze delle imprese e del mercato. La Regione punta tutto su parrucchieri, shampisti ed estetisti. E’ questo per l’assessorato regionale alla Formazione il futuro del mercato del lavoro in Sicilia.

I numeri dell’ultimo Piano regionale della formazione (quello del 2008) sono davvero impressionanti: 250 milioni di euro di investimenti, quasi 1500 enti di formazione finanziati per un totale di circa 11 mila unità di personale docente e non docente (tra contratti a tempo indeterminato e precari) interessato da questa mega manovra.

Risultati? Disoccupazione in continua crescita e imprese costrette a chiudere perché non hanno le professionalità necessarie per competere sul mercato.

Per il 2009, dopo i proclami di rinnovamento dell’assessore al ramo Incardona, la storia sembra ripetersi. Ad aprile manca ancora il Piano 2009 (ritirato tra le polemiche dopo che la ragioneria generale e il dirigente generale Monterosso ne hanno denunciato alcune irregolarità).

Le preoccupazioni di tutti sono rivolte al mantenimento dello status quo, ovvero salvaguardare i docenti. E la formazione professionale continua ad essere inutile per i corsisti (50.000 ogni anno), che dovrebbero essere i veri fruitori di un servizio costosissimo per la Regione.
Giu
10
2009
WorKnow vuole essere un blog (su tematiche quali lavoro, istruzione e turismo) per diffondere ottimismo e consapevolezza della “ricchezza" della Sicilia e dei siciliani. Sì, perché, checché se ne dica, in Sicilia il lavoro c’è.

Quello che manca sono le competenze. Ma la storia ci ricorda che la nostra Isola è stata fucina di cervelli. Dunque: rimboccarsi le maniche, formarsi (anche a casa, da soli), migliorarsi per migliorare chi ci sta attorno. Credere nel sacrificio che paga.

Dalle nostre inchieste emerge che gli imprenditori siciliani hanno difficoltà a reperire manodopera qualificata. Mancano saldatori, elettricisti, ebanisti, falegnami. Ma mancano anche ingegneri informatici, programmatori, web manager, esperti in lingua straniera. Le Università sono sempre più un comodo parcheggio per trentenni bamboccioni che costano alle famiglie e allo Stato (un fuoricorso costa alla comunità 7000 euro l’anno) e che non fanno altro che lamentarsi del lavoro che non c’è. Il lavoro c’è.

Basta crearselo. Basta volerlo.