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Quotidiano di Sicilia

WorKnow di Dario Raffaele
il blog sul lavoro, i beni culturali e la pubblica istruzione


Tag Turismo

Giu
03
2010
La stagione turistica estiva è alle porte e, dopo il crollo delle presenze dello scorso anno (-9,21% il numero dei visitatori in meno giunti nella nostra Isola), si punta ad una inversione di tendenza.
 
In che maniera? Si organizzano manifestazioni, eventi, si invitano artisti ma quello che continua a mancare è una promozione diretta del territorio. Il visitatore che vuole conoscere la nostra offerta ha difficoltà a reperire informazioni su Internet. Il portale del turismo della Catalogna effettua aggiornamenti in tempo reale sugli eventi che si svolgono nella regione. Ai cybernauti che ne fanno richiesta vengono inviate gratuitamente brochure sulle cose da vedere e da fare a Barcellona e dintorni (costa Brava, Tarragona, ecc.). Niente di tutto questo esiste in Sicilia.
 
Il turista che abbia l'intenzione di visitarci ha difficoltà a trovare le informazioni che cerca. I “Servizi turistici regionali” (Str) dell’Isola risultano inadeguati a svolgere le loro funzioni. 
 
Dal 2005 a oggi l’attività degli Str è andata avanti con notevoli difficoltà economiche perché, essendo uffici periferici dell'assessorato al Turismo, vengono loro destinante, nei bilanci annuali della Regione, risorse solo per le “spese di funzionamento” che sono insufficienti per assolvere ai compiti previsti dalla legge.
 
Nel bilancio regionale di previsione del 2010, infatti, le spese destinate agli Str ammontano ad appena 243 mila euro. In compenso ai loro dipendenti (206 in tutto) vengono riservati 10 milioni di euro l'anno. Insomma, i Servizi turistici regionali (gli ex Aast per intenderci) continuano ad essere un ammortizzatore sociale piuttosto che un vero servizio verso i turisti che sempre più decidono di scegliere altre mete per le loro vacanze.
Feb
18
2010
Per risollevare la propria immagine, per conquistare nuovi visitatori, per far tornare il sole non solo durante la stagione estiva. A pochi giorni dalla presentazione del nuovo Piano di propaganda turistica da parte dell’assessorato regionale al Turismo, molti dubbi sorgono alla luce dei risultati che i precedenti hanno sortito: una vera e propria fuga di turisti dall’Isola. Intanto la Sicilia è senza fondi per promuovere la stagione 2010 (8 mln sono stati assegnati a una Cabina di regia scollegata dall’Assessorato). Senza bilancio, è ancora tutto in alto mare per decidere quelle che saranno le strategie da adottare per riscattare il fallimento dell’anno appena trascorso
 
Nel bilancio della Regione, da 10 anni a questa parte, è sempre presente il capitolo di spesa 472514 "Spese dirette a incrementare il movimento turistico verso la Regione ed il turismo interno". 
Abbiamo analizzato per questa voce, la spesa della Regione dal 2002 al 2008: ebbene la propaganda turistica, in questo lasso di tempo, ci è costata qualcosa come 115.454.332 euro. Ben spesi? A guardare i risultati non si direbbe. 
 
Negli ultimi tre anni, in particolare, il numero di turisti in Sicilia è in forte calo. Nel 2007 i pernottamenti nelle strutture alberghiere ed extralberghiere dell’Isola facevano registrare un meno 1,15% rispetto al 2006. Nel 2008 i pernottamenti sono diminuiti di un ulteriore 4,61% e per finire, nell’anno appena trascorso, le prime stime parlano di un crollo del 20%. In totale la Sicilia ha perso in tre anni un milione e 200 mila turisti e qualcosa come 3 milioni e mezzo giorni di pernottamento.
 
Vedremo cosa ci porterà in dote questa Bit, quali programmi avveniristici faranno da specchietto per allodole per i turisti italiani e stranieri. A volte la soluzione ai problemi si ha sotto il naso… la Sicilia ha nel suo territorio 829 borghi dimenticati dalle istituzioni. Forse la rinascita potrebbe iniziare dalla loro riscoperta e valorizzazione.
Dic
04
2009
Clima sempre teso a Termini Imerese tra gli operai della Fiat, e delle aziende dell'indotto, che protestano contro la decisione del Lingotto di non produrre più auto nella fabbrica siciliana dal 2012.  A Termini Imerese è arrivato anche il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, che ha invitato gli operai a tenere duro.
 
"E' una vertenza nazionale - ha detto - non escludiamo alcuna forma di lotta. Le azioni saranno in crescendo di fronte alle risposte negative da parte della Fiat. Noi siamo per il mantenimento dell'auto e per la salvaguardia dei 2.400 posti di lavoro tra diretti e indotto".

Per il segretario della Fiom: “la proroga degli ecoincentivi da parte del governo deve essere legata al mantenimento delle fabbriche Fiat in Italia: non c'é alcun motivo per chiudere uno solo degli stabilimenti".

Il motivo in realtà c’è. Sono i numeri a dirlo. E i numeri dicono che produrre in Sicilia è totalmente antieconomico. Innanzitutto, anziché di produzione, bisognerebbe parlare di assemblaggio. Quasi nessuna parte di auto  viene infatti prodotta nello stabilimento di Termini. Circa l'80 per cento dei componenti arriva da altri stabilimenti italiani, il 20 per cento da quelli stranieri. E qui sta il punto.
 
Per arrivare nell'Isola, questi componenti devono percorrere migliaia di chilometri in mare, per strada o in ferrovia (senza considerare poi le enormi difficoltà legate ai lunghi tempi di percorrenza in una regione senza infrastrutture adeguate). Il risultato? Produrre un'auto in Sicilia costa oltre 1.200 euro in più di qualsiasi altro stabilimento.

Ma la gente pretende il posto di lavoro o meglio pretende l'assistenzialismo di Stato e Regione. Così come i migliaia di precari della P.A. siciliana, entrati perché raccomandati e non per concorso, pretendono che ora vengano stabilizzata in barba alla Costituzione, così i lavoratori di Termini pretendono il posto indipendentemente da ogni logica di mercato.

E’ normale essere vicini a questa gente. Ma non si fa il loro bene allungandone l'agonia (i 400 milioni della Regione potrebbero servire per far sopravvivere la Fiat un altro anno, forse due), ma progettando per loro un futuro solido che non può essere altro che la riconversione dell'area di Termini Imerese in area turistica e investendo i soldi della Regione nella formazione di queste persone che così potrebbero rimettersi in gioco in un settore in cui il futuro per la Sicilia non può che essere roseo.
Ott
22
2009
"Neanche in Africa vogliono i treni che abbiamo noi in Sicilia. Ferraglia, vagoni derelitti che non vorrebbero neanche in Congo". Lo dice il presidente della Regione Raffaele Lombardo in una intervista pubblicata da "La Stampa" parlando della situazione delle ferrovie in Sicilia.

Ci riallacciamo a questa dichiarazione per spiegare il difficile momento del turismo in Sicilia. Percorrere la tratta Catania-Palermo in più di 4 ore è a dir poco scandaloso. Qualsiasi turista di fronte a certi numeri preferirebbe scegliere un'altra meta per le proprie vacanze.

A parte le grandi metropoli italiane ed europee, Parigi, Madrid, Londra, Roma, che possono rappresentare una più che valida soluzione per trascorrere un'intera settimana di svago e cultura, ci sono realtà più piccole, o comunque a dimensione umana, che per avere "successo" devono essere ben collegate con altre città o aree. E' difficile pensare che un turista scelga di restare per una settimana intera a Catania o Messina o Agrigento. E' invece facile immaginare che chi viene in Sicilia si aspetti di visitare diverse zone dell'Isola.
 
Ma, nella sua pianificazione del viaggio il turista tiene presente anche la facilità di spostarsi da un luogo all'altro e, tra treni lenti, sporchi e in ritardo, tra autobus imbottigliati nella ristretta rete stradale siciliana, tra autostrade ancora in via di completamento e difficoltà di collegamento con le isole circostanti a causa di un servizio insufficiente, è facile immaginare che il turista sposterà la propria attenzione su altre mete europee o a dimensione europea.

Altra possibilità, dimostrata dai numeri, è che il turista scelga la Sicilia solo per farvi una "puntatina", visitare solo una zona, quindi ripartire dopo 2 giorni. Ecco la spiegazione della mancata destagionalizzazione del turismo siciliano. Si può godere di sole e mare tutto l'anno, di bellezze naturalistiche e culturali senza paragoni, ma senza servizi adeguati il turista fugge dall'Isola.
 
E' un dato di fatto. Del resto, chi si sognerebbe – riallacciandoci a quanto detto prima – di fare una vacanza in… Congo?
Lug
08
2009

Il vicepresidente della Regione siciliana e assessore al Turismo, Titti Bufardeci, presenterà oggi, nel corso di una conferenza stampa, il calendario dei grandi eventi della Regione. Bene.

Ma a che serve oggi, 8 luglio, nel pieno della stagione estiva la presentazione di un programma, in parte già superato e che comunque verrà fatto conoscere quando ormai gran parte dei vacanzieri hanno già pianificato i propri itinerari?

Molti degli eventi che saranno presentati sono già datati: fra questi tutte le manifestazioni legate al carnevale (Acireale, Sciacca, Termini Imerese), quelle legate alla Pasqua (gli Archi di Pasqua di S.Biagio Platani, la settimana dei misteri di Caltanissetta, la settimana Santa in provincia di Enna, ecc.). Superate anche la Sagra del mandorlo in fiore, la Sagra del Taratatà di Casteltermini (maggio), “Inycon” festa del vino a Menfi (26-28 giugno), le manifestazioni classiche al teatro antico di Tindari (maggio-giugno), il World festival on the beach di Mondello (maggio), la Madonna delle Milizie a Scicli (maggio), la primavera barocca di Noto (maggio).

Ma la lista potrebbe proseguire ancora a lungo. Insomma, quella che si presenta oggi sarà il solito trito e ritrito programma.

Paradossale poi che sul sito Internet dello stesso assessorato, alla sezione eventi, il 2009 non venga nemmeno preso in considerazione. Tutto è fermo al Natale 2008.

In bella vista ci sono infatti le locandine del “Cittàpresepe” di Caltabellotta, della “Settimana di Monreale” (1-10 dicembre 2008!) e del presepe vivente Grotta Mangiapane di Custonaci… Insomma, per la Regione è sempre Natale.

Giu
25
2009
Con l’ultimo post pubblicato, abbiamo affrontato l’argomento Turismo. La Regione fa tanti proclami ma si dimentica dell’ABC, ovvero il suo sito internet istituzionale, vetrina appannata che fa fuggire i turisti dall’Isola (-16% nell’ultimo anno), anziché invogliarli a visitarla.

La Sicilia vanta un patrimonio culturale inestimabile, solo pochi anni fa furono censiti 829 borghi ma la maggioranza di questi sono abbandonati dalle istituzioni. Non esistono fondi per le ristrutturazioni, non ci sono aiuti alle piccole imprese artigiane che potrebbero valorizzare le peculiarità siciliane e presentarle quindi al turista.

Quel poco che si fa è sempre appannaggio di quei centri (vedi Taormina, Agrigento, Palermo) che non avrebbero bisogno di pubblicità.
 
Con questo post, invitiamo i lettori a segnalarci le località dimenticate dal governo regionale che potrebbero invece essere preziosa risorsa e dare respiro all’economia di tutta l’Isola.
 
Vi invito, ognuno per la propria conoscenza, a segnalarci questi siti, le piazze, i monumenti (ma anche i paesaggi) che secondo voi potrebbero e dovrebbero essere valorizzati. Con il contributo di tutti potremo realizzare una mappa della “Sicilia da riscoprire” che presenteremo direttamente all’assessore regionale al Turismo Titti Bufardeci.
Giu
10
2009
WorKnow vuole essere un blog (su tematiche quali lavoro, istruzione e turismo) per diffondere ottimismo e consapevolezza della “ricchezza" della Sicilia e dei siciliani. Sì, perché, checché se ne dica, in Sicilia il lavoro c’è.

Quello che manca sono le competenze. Ma la storia ci ricorda che la nostra Isola è stata fucina di cervelli. Dunque: rimboccarsi le maniche, formarsi (anche a casa, da soli), migliorarsi per migliorare chi ci sta attorno. Credere nel sacrificio che paga.

Dalle nostre inchieste emerge che gli imprenditori siciliani hanno difficoltà a reperire manodopera qualificata. Mancano saldatori, elettricisti, ebanisti, falegnami. Ma mancano anche ingegneri informatici, programmatori, web manager, esperti in lingua straniera. Le Università sono sempre più un comodo parcheggio per trentenni bamboccioni che costano alle famiglie e allo Stato (un fuoricorso costa alla comunità 7000 euro l’anno) e che non fanno altro che lamentarsi del lavoro che non c’è. Il lavoro c’è.

Basta crearselo. Basta volerlo.