Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
Voci dai Palazzi di Lucia Russo
il blog sull'Assemblea regionale siciliana, il governo e la pubblica amministrazione


Tag Senato

Mar
03
2014

In questi giorni la dichiarazione di protesta dell’assessore regionale al Lavoro, Ester Bonafede, è rimbombata nelle orecchie dei siciliani più per la lamentela che per il confronto con gli esagerati stipendi dei dipendenti dell’amministrazione parlamentare.

 L’assessore Bonafede ha sbagliato il modo. Se, invece, avesse agito  con un’iniziativa legislativa volta ad eliminare l’equiparazione al Senato degli stipendi dei dipendenti dell’amministrazione parlamentare, accompagnandola a dichiarazioni da rilasciare ai giornali per spiegarla, avrebbe raccolto il plauso dell’opinione pubblica.

Una tale notizia avrebbe avuto un diverso significato: l’assessore Bonafede sarebbe stata l’unico assessore a prendere l’iniziativa volta a fare abbassare le spese correnti del Parlamento siciliano. Da notare che dal Bilancio interno 2014 dell’Ars spendiamo 34 milioni di euro per il personale dipendente formato da circa 250 unità, in media uno stipendio da 136 mila euro lordi ciascuno. Un’assurdità in una regione con il 44 per cento dei giovani disoccupati.

 L’assessore Bonafede, comunque, è ancora in tempo per presentare questo disegno di legge che miri ad abbassare la spesa corrente per il personale del Palazzo dei Normanni. Sul QdS avrebbe ampio riscontro, noi lo proponiamo da anni.

Nov
10
2009
Qualche settimana fa un attento lettore ha commentato sul blog "Quello che i siciliani pagano caro" con un'osservazione molto interessante: sopprimiamo la legge regionale che ha equiparato il trattamento economico di personale e deputati Ars al Senato tramite un referendum popolare abrogativo.

Per questo sulla pagina tre del Qds di mercoledi 11 novembre analizziamo se questo è possibile, ma la legge regionale n. 1 del 2004 che ha disciplinato il referendum regionale lo esclude. Non consente infatti di intervenire su leggi regionali sul funzionamento degli organi statutari della Regione o su materie che riguardano l'organizzazione ed il personale dell'Amministrazione regionale.

Dal momento che noi siciliani non possiamo continuare a sopportare una spesa pro capite risulta più alta di quella del Senato della Repubblica, e che per ridurre le spese del Parlamento bisogna partire dall'eliminazione dell'equiparazione al Senato, non resta che appellarci al buon senso dei parlamentari regionali che dovrebbero abolire questa equiparazione.
Ott
06
2009
La spesa pro capite del Parlamento siciliano, calcolata per ciascun deputato, cioè dividendo il totale per 90, risulta più alta di quella del Senato della Repubblica. Perché scegliamo proprio il Senato tra le due Camere del Parlamento nazionale per fare questo paragone? Perché l'Assemblea siciliana grazie ad una legge regionale n. 44/1965 è stato equiparata al Senato per il trattamento economico sia dei deputati che dei dipendenti dell'amministrazione parlamentare.

Risultato? Per deputato l'Ars spende ben 200 mila euro in più rispetto al Senato per ognuno dei senatori. Sono ben 1,8 milioni di euro per deputato siciliano spesi nel 2008, contro 1,6 milioni per senatore nello stesso anno. Pesano i rimborsi viaggio pari a 88 mila euro ciascuno, il trattamento dei deputati cessati dal mandato che assorbe 24 milioni di euro del bilancio dell’Ars, diviso 90 sono più di 268 mila euro a testa. Per non parlare del vestiario di servizio per il quale ogni anno l’Assemblea spende più di centomila euro. Come se i commessi cambiassero la divisa ogni anno!

Un tale peso sulle tasche dei siciliani non è più ammissibile, soprattutto quando il Governo regionale, con un buco di un miliardo nel bilancio, decide di tagliare la spesa sociale anziché gli emolumenti di assessori e parlamentari.

La prima operazione importante che il Parlamento o il Governo dovrebbero intraprendere è un’iniziativa legislativa per eliminare l'equiparazione al Senato, nonché un'importante revisione delle spese ordinarie perché è inammissibile che siano addirittura superiori a quelle del Senato.