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Quotidiano di Sicilia

Voci dai Palazzi di Lucia Russo
il blog sull'Assemblea regionale siciliana, il governo e la pubblica amministrazione


Tag Sicilia

Feb
02
2011
Nella giornata in cui la commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana ha bocciato il ddl sulla riduzione dei deputati, da Catania, precisamente dal consigliere della VII^ Municipalità, Marcello Tringali, del Partito democratico, è stato diffuso un comunicato in cui si denuncia che i nostri deputati regionali percepiscono mensilmente danari per 4 volte di più che in Emilia-Romagna. E non solo.

In Sicilia i deputati sono 90 per circa 5 milioni di abitanti a fronte dei 50 per 4 milioni e mezzo di abitanti, in Emilia. Inoltre la regione Emilia-Romagna ha varato a dicembre 2010 la riduzione del 10 per cento dell’indennità di carica dei consiglieri (già tra le più basse d’Italia) già a partire dal 2011 ed inoltre dalla prossima legislatura ha abolito il vitalizio, ovvero la pensione, ritenendola uno sfregio per i milioni di cittadini che devono lavorare una vita per maturare il diritto alla pensione.

Complimenti agli emiliani, noi ci vergogniamo dei nostri deputati.
Gen
06
2011
La Sicilia è come una bella donna che si lascia sedurre e poi abbandonare. È esattamente questa l’immagine che mi viene in mente a partire dall’Unità d’Italia del 1860 quando i siciliani, che fino al 1858 pagavano ai Borboni 40 milioni di tasse, poi invece si trovarono a pagare allo Stato italiano quasi cinque volte tanto, cioè 187 milioni di lire (Giovanni Coppola ”La Sicilia tradita”). Ma quale vantaggio dall’unificazione? Le nostre ferrovie sono rimaste sempre le stesse da cinquant’anni mentre dalla Calabria in su si corre sull’alta velocità.

E come se non bastasse, adesso i media nazionali ci massacrano, cogliendo ogni buona occasione per denunciare che la Sicilia non solo non sa amministrare, ma anche che le carenze sono pagate con i soldi del Nord. Tutte fandonie. Il colmo è che autorevoli telegiornali usano solo i dati forniti da fonti tendenziose senza ricorrere al contraddittorio. Così Mentana sul caso del concorso per i presidi in Sicilia, concorso che si è svolto secondo le stesse procedure attuate dalle altre regioni – ma questo non lo dice nessuno -, e l’altro giorno il telegiornale di Minzolini che ha sparato a zero contro la sanità siciliana senza nemmeno citare che siamo una delle poche regioni che è riuscita ad attuare il piano di rientro.

Ma come è possibile che i nostri politici sono in grado di gridare “Al lupo” solo quando non c’è più niente da fare e il danno è stato fatto? 
Dic
07
2010
Dopo la Lombardia, anche la Regione Sicilia ha firmato l’intesa con il ministero della Pubblica amministrazione. Per quanto riguarda la Lombardia il comunicato del ministro parla di un’intesa “per la realizzazione di un programma di interventi innovativi finalizzati a incrementare l’accessibilità dei sistemi di e-government”.
 
Per quanto riguarda la Sicilia, invece, il comunicato del ministero come finalità dell’intesa indica: “per la realizzazione di un programma di innovazione per l’azione amministrativa”. E in effetti mentre la Lombardia è forse la Regione più informatizzata d’Italia, la Sicilia è ancora indietro a partire dal fatto che non pubblica i dati sulle assenze dei propri dipendenti né curricula e sitpendi dei propri dirigenti. E così se per la Lombardia si pone come obiettivo dell’intesa “l’incremento” di un processo già avviato, per la Sicilia invece si parla di “realizzazione”.

Nel protocollo con la Regione Lombardia, ad esempio, si detta la necessità di favorire il passaggio delle scuole lombarde dall’impostazione didattica tradizionale (fondata sulla trasmissione della parola scritta sequenzialmente organizzata) ad una che punta all’acquisizione di competenze attraverso l’utilizzo della lavagna interattiva e multimediale cosicché gli studenti possano svolgere compiti e simulazioni utilizzando software analoghi a quelli delle imprese nel mondo della comunicazione digitale. Di questo nel protocollo con la Sicilia non c’è traccia. È però importante che il protocollo sia stato fatto, almeno come punto di partenza.
Nov
19
2009
Abbiamo studiato già alle scuole medie che il Governo è l'organo chiamato a esercitare il potere esecutivo, ovvero l'esecuzione dell'indirizzo politico. Come viene formulato l'indirizzo politico? A livello di Governo regionale, dalle direttive degli assessori.

Per quanto riguarda il governo Lombardo, nonostante le tre direttive del presidente, una di marzo e due di agosto, rivolte agli assessori affinchè formulassero gli indirizzi per l'azione amministrativa dei loro dirigenti, abbiamo verificato, con un'inchiesta pubblicata dal Quotidiano di Sicilia di martedì 17 novembre che solo la metà dei componenti del governo si è attivata.

Il fatto è che per il 2009 questi indirizzi sono stati dati a partire da settembre 2009, quindi a soli 4 mesi dalla fine dell'anno di riferimento!

Questo non è governare. La Sicilia non potrà mai superare gli ostacoli allo sviluppo fino a quando non ci sarà un vero esecutivo. È importante che gli assessori in carica, di qualsiasi appartenenza politica, ne prendano atto.
Ott
28
2009
Il Prodotto interno lordo della Sicilia, ovvero l'indice che misura la ricchezza prodotta nel territorio è fermo da quarant'anni al 5,6 per cento del Pil dell'Italia. Lo ha scritto nelle pagine del Quotidiano di Sicilia il 6 giugno scorso, lo stimatissimo professore ordinario di Statistica, Gaetano Cusimano, scomparso in questi giorni, che ha realizzato numerosi approfondimenti in più di vent'anni sulla pagine di questo giornale. Approfondimenti che servirebbero ai nostri politici per muoversi sulle strade giuste per favorire lo sviluppo.

Il Pil, secondo i dati Istat diffusi il 15 ottobre scorso è a 76,3 miliardi mentre quello della Lombardia è di 296,6 miliardi. Se si guarda alla composizione, mentre in Sicilia i Servizi (78% del Pil) vedono un'incidenza della Pubblica amministrazione del 32%, in Lombardia sul 66% la PA incide per il 20%. Per il resto il settore dei Servizi in Lombardia è dominato dall'impresa.

Realtà completamente diversa quella della Lombardia con la metà di dipendenti pubblici rispetto alla Sicilia pur avendo il doppio della popolazione e la stessa estensione di territorio. Un esempio da emulare innanzitutto l'operato della Regione, come si può leggere nel forum con il governatore della Lombardia recentemente pubblicato.
Set
28
2009
Abbiamo i governanti che ci meritiamo? Sì direi di sì perché noi cittadini siciliani siamo troppo addormentati e indifferenti alle scelte dei nostri politici rispetto alla gestione della macchina regionale. Come è possibile che nessuno di voi lettori sente di scrivere un commento a una delle voci dei blog da me scritti nelle ultime settimane? Significa che non ve ne frega niente? che va bene così?

Ma l'avete letto nel nostro forum di sabato 19 settembre con il presidente della regione Lombardia, che i lombardi hanno una carta dei servizi con la quale fanno tutto, procedure assolutamente snellite, tempi di attesa cancellati. E poi che invidia, un unico portale web con il quale dialogare con la Regione.

Ma veramente a voi è indifferente il fatto che la nostra Assemblea regionale funzioni con il doppio delle risorse impiegate dal Consiglio regionale lombardo, 166 milioni contro 72 milioni di euro?

Se poi contatti un dirigente della Regione Lombardia, il cui stipendio è pubblicato sul sito e anche il curriculum, quello ti fornisce subito tutte le informazioni che ti servono. La stessa cosa gli addetti stampa. Alla Regione siciliana, invece, per rispondere alle richieste dei cittadini sembra quasi che facciano un favore quando invece sono pagati per essere al servizio dei cittadini!

Servizio pubblico, ma cos'è? Qui in Sicilia se entri in un palazzo della politica non ti senti il protagonista, l’uomo al centro. No, niente affatto, piuttosto sei maltrattato e considerato un disturbo.

Informatevi cari lettori, informatevi e partecipate. Altrimenti, tutto rimane com'è.
Set
11
2009
L'assessore Russo ha deciso nella legge di riforma di modificare la gestione del servizio di pronto soccorso in Sicilia, facendo ricorso alla fondazione pubblica. Intanto in una nostra inchiesta di venerdi 11 settembre abbiamo visto come la Lombardia  riesce a fare da modello anche per la gestione del Servizio sanitario di emergenza-urgenza 118.

I numeri parlano chiaro: nel 2008 la convenzione con la Siciliana servizi emergenza (Sise) spa è costata 184 milioni di euro, di cui 82 milioni per pagare il personale dipendente pari a 3.200 unità. Questi hanno realizzato nell’anno di riferimento 304.292 interventi.

L'Azienda regionale emergenza-urgenza (Areu) lombarda ha realizzato il servizio nel territorio regionale con 171 milioni di euro di spesa di cui 73 milioni per il personale pari a meno della metà di quello siciliano: 1.387 unità che in un anno hanno fatto ben 691.434 interventi.
Ago
28
2009
L’Operazione trasparenza avviata dal ministro Brunetta non piace ai dirigenti siciliani. Entro il 30 luglio 2009 la legge n. 69 del 18 giugno 2009 ("Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile") ha imposto, con l’art. 21, comma 1, a tutte le pubbliche amministrazioni di rendere note, attraverso i propri siti internet, alcune informazioni relative ai dirigenti (curricula vitae, retribuzione, recapiti istituzionali) e i tassi di assenza e di presenza del personale, aggregati per ciascun ufficio dirigenziale.

La Sicilia come regione a Statuto speciale non ha la diretta applicazione della legge valida per l’amministrazione dello Stato e le Regioni ordinarie, ma nulla toglie che possa farlo con un decreto assessoriale.
 
Il nuovo assessore alla Presidenza Gaetano Armao, con i comunicati e le interviste degli ultimi giorni manifesta l’intento di adeguarsi, ma, al momento, mentre le altre Regioni provvedono a informare i propri cittadini con la massima trasparenza, il sito internet della Regione siciliana non solo non pubblica stipendi e curricula dei dirigenti, ma anche ha diverse pagine ancora in allestimento. Un esempio: quella del dirigente generale del dipartimento del Personale della Regione.
Lug
15
2009
Le imprese siciliane sono in difficoltà per la crisi generale del mercato ma anche perché molte hanno effettuato delle forniture per gli enti pubblici che non sono state corrisposte. Pare che gli enti pubblici non si preoccupino affatto degli interessi di mora che maturano in base alla legge, cioè la circolare n. 1/2003 sui ritardi nei pagamenti.

Risultato? Le imprese accumulano crediti e rimangono senza liquidità. Questo non solo impedisce di fare investimenti, ma anche rende difficile l’ordinario, tra cui il pagamento degli stipendi degli stessi dipendenti.

In Sicilia, la Confindustria ha certificato ben 1,6 miliardi di crediti delle imprese. Il Governo e il Parlamento non possono rimanere indifferenti rispetto a questa situazione. Soprattutto non devono perdere l’occasione del disegno di legge 119 cosiddetta norma di “sostegno alle imprese”.

Ma una soluzione ci sarebbe: convenzioni tra la Regione e le banche operanti in Sicilia affinché quest’ultime si facciano carico dei pagamenti, ricevendo come vantaggio  gli interessi di mora di cui alla circolare n. 1/03. Le imprese sarebbero sgravate, salvando l’economia dell’Isola, e la Regione non avrebbe nessun costo in più.
Giu
29
2009
Importante sfida per il nuovo Governo Lombardo: governare la Regione nel periodo di crisi economica che coincide con l’avvio verso il sistema federale.
 
Importante è che si sia trovato un accordo perché, solo governando e dunque affrontando i problemi, la Sicilia può avere l’opportunità di intraprendere la sfida verso il federalismo con tutto quello che comporta.
 
Innanzitutto allinearsi alle altre regioni per il discorso dei costi standard. Premessa necessaria è ottenere da Roma ciò che ci spetta, a partire dai 4 miliardi dei Fondi Fas.
 
Per questo sarebbe opportuno che tutte le forze politiche, a partire dall’opposizione tradizionale, il Pd, alla new entry dell’Udc, agli “scontenti” del Pdl, capiscano che bisogna procedere con un’opposizione costruttiva, quella del “fare” e non quella del “non fare”.