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Isola Telematica di Benedetto Motisi
il blog sull'ICT e il Web siciliano


Tag Questione Telematica

Nov
15
2010
Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ha approvato le prime regole su Web TV e Web radio sulla scorta del decreto Romani e ovviamente scatta la protesta che dalla Rete rimbalza sui banchi dell'opposizione dove Antonio di Pietro (IdV) e Vincenzo Vita (PD) annunciano già battaglia politica.
 
Ma cosa prevedono le nuove e in assoluto prime norme Agcom? Che per le Web Radio e Web TV lineari bisognerà pagare 750 e 1.500 euro per iniziare le trasmissioni e inviare all'Autorità una dichiarazione di inizio attività, dovendo inoltre sottostare ad alcune regole mutuate dalle realtà editoriali tradizionali.
 
E qui non solo casca l'asino, ma ne piovono a frotte. Continuare a comparare i nuovi media alle vecchie realtà editoriali è indice di scarsa conoscenza del mezzo. Tralasciamo poi l'italica abitudine di tassare e regolamentare anche attività difficilmente ingabbiabili: le Radio e TV Web sono (erano?) un sistema low cost per fare informazione indipendente. Certo, i new media collegati a un editore possono non avere questi problemi di budget: ma con un'emittente Web, diciamo, di facoltà gestita da studenti universitari? Come la mettiamo?
 
Per il momento sono escluse le micro-Web TV ovvero quelle realtà che trasmettono meno di 24 ore settimanali. Ma ciò non toglie l'ennesima e fuorviante volontà dell'Agcom: ovvero escogitare obblighi anche per i video on demand, alcuni esponenti vorrebbero infatti estendere la regolamentazione anche a YouTube (in pratica difficilmente applicabile).
 
Insomma, chi ha paura del Web?
Dic
07
2009
Domanda dalla risposta (smentiteci, se possibile) scontata: non c'è una adeguata preparazione, né conoscenza di Internet, e del PC in generale, come completo strumento di lavoro. O almeno, questo verrebbe da pensare, alla luce dell'inchiesta di qualche giorno fa, sul Quotidiano di Sicilia, circa l'utilizzo della PEC, la Posta Elettronica Certificata.
 
Secondo uno stralcio dei dati Istat, vi sarebbe in Sicilia un livello di diffusione della PEC del 17,7% contro una media nazionale del 29,9%.  Insomma, si fa ancora tutto tramite le vecchie scartoffie, le vecchie lettere e le vecchie raccomandate. Con perdite di tempo e di denaro.
 
Eppure, oltre la PEC, c'è una vasta gamma di strumenti, molti dei quali gratuiti (come affrontato qualche settimana fa), che farebbero risparmiare alle P.A. migliaia di euro. Quindi anche ai cittadini, di riflesso.
 
Presumibilmente ci vorrà ancora un po' di tempo, ma l'auspicio è riuscire a rendere Paesi come la Svizzera, dove nei pubblici uffici è quasi tutto informatizzato, più vicini.
 
Nov
23
2009
Qualche giorno fa è uscito il rapporto annuale sui consumi mediatici del Censis e, senza troppo danzare sul valzer delle cifre, risulta lampante un dato: i social network spopolano (contagiando 19 milioni di italiani), Internet è in crescita (anche se in modo meno strepitoso: dal 45,7% al 47%) e il mondo cartaceo conferma la propria regressione (per i quotidiani dal 67% al 54% dei lettori che comprano il giornale almeno una volta a settimana).
 
Dopo qualche giorno passato a rimurginarci sopra viene da dire "c'era da aspettarselo", ma non senza articolare ciò che la tendenza porta. In fondo, i lettori di quotidiani appartengono abitualmente a una fascia di età maggiore, rispetto ai giovani, vero e proprio motore di successo dei social network. Eppure anche i più scafati hanno iniziato a vedere il lato "social" della Rete come un'opportunità di crescita professionale e personale; insieme all'uso, sempre più diffuso (ma minore rispetto ai Paesi del Nord Europa), di Internet, come fonte di informazione.
 
Il tutto a scapito del mondo dei giornali cartacei che, escono dalla crociata (sostenuta, in alcuni casi, da certa stampa) contro il mondo telematico con le ossa decisamente rotte: dai dati pare emergere una disaffezione anche da parte dei lettori più assidui (almeno tre volte a settimana), che passano dal 51,1% al 34,5%.
 
Forse, per la stampa, conviene dare inizio, seppure con colpevole ritardo, a quell'era di complementarietà telematica che tanto successo ha avuto negli Stati Uniti, dove i due mondi (e modi) di fare informazione si sono quasi subito configurati come necessari l'un l'altro e non, come da noi, "avversari".
 
In questo, qui al QdS, si cerca di essere all'avanguardia: cartaceo e digitale coesistono e si rafforzarano. L'uno non può prescindere dall'altro. Per chiudere, una domanda, rivolta agli utenti: è questo il modello vincente, a parer vostro, per l'informazione siciliana, o non ci sono ancora i presupposti?
Nov
16
2009
Chi legge il Quotidiano di Sicilia sa quanto teniamo all'innovazione e alla formazione della nostra Isola e, quanto crediamo che l'offerta di una cattiva formazione sia peggio della mancanza, in quanto una formazione "a misura di formatori" (come usiamo chiamarla) è fuorviante e fa perdere tempo e soldi e crea false speranze.
 
In Italia, e di rimando in Sicilia, si vive una stagione in cui vi è una percezione diffusa di un passaggio da una metodologia di lavoro analogica, cartacea, farraginosa a una digitale, telematica, interconnessa. Qui ha un suo peso il digital divide, l'ennesima frattura fra Nord e Sud, sia in termini infrastrutturali che culturali.
 
Il ministro Brunetta (veneziano) crede molto nelle potenzialità del Web per la P.A. e sta attuando un progetto di riforma che mira a smuovere le acque stantie della burocrazia italiana. Carte d'identità digitali, pagelle elettroniche a scuola, siti-sportello per le operazioni quotidiane sono realtà già affermate nel Nord Europa e che in Italia si sta cercando di introdurre, forse con colpevole ritardo.
 
La domanda è: quanto è possibile informatizzare l'apparato burocratico del nostro Paese, dall'età media elevata e dalla cultura telematica pressocché assente? Il quesito poi si fa più pressante, in una realtà come quella meridionale, dove il posto pubblico è tradizionalmente il riparo dei fannulloni (purtuttavia con numerose eccezioni).
 
In una realtà come quella della nostra Isola, dove vi è il "mestierante della formazione", non sarebbe meglio dirottare le risorse impiegate per formare persone in grado di colmare il digital divide e, in soldoni, dare del "tu" al computer?
 
Poi si potrà iniziare a parlare di scartoffie finalmente digitali.
 
p.s. A proposito, il nuovo sito sulla riforma del ministro Brunetta è stato, nella giornata di oggi, vittima di un attacco cracker: qualche buontempone ha pensato di "buttare giù" il portale istituzionale a poche ore dalla presentazione. Non me ne vogliano i tecnici del ministero, ma uno svarione così evidente vorrà pur dire qualcosa in termini di preparazione...
Ott
26
2009
Si usa chiamare "palazzo di vetro" quello che dovrebbero essere (ma spesso e volentieri non sono) le Istituzioni. La dimostrazione l'abbiamo data, nei giorni scorsi, in una inchiesta che consegnava mestamente alla nostra Isola la maglia nera per la trasparenza.
 
Il corso virtuoso, che vorrebbe invece correggere la marcia, è stato inaugurato ormai da tempo dal ministro Renato Brunetta, chiedendo una grossa mano allo strumento del Web. In Sicilia, per il momento, le cose non sembrano prendere la piega giusta.
 
Non va meglio per le università telematiche, tacciate di regalare letteralmente il famoso "pezzo di carta", grazie a un giochino di crediti bonus che esula il fondamento dall'e-learning, configurandosi piuttosto come un problema di gestione politica della questione. Il ministro Mariastella Gelmini ha detto che risolverà la questione, ma speriamo abbia la stessa sensibilità del suo collega per quanto riguarda il Web, e non faccia l'errore di tacciarlo come causa di questa malagestione della formazione.
 
Dissennatezza che, abbiamo più volte sottolineato, in Sicilia è la prassi: si fa formazione più per dare lavoro ai formatori, che per dare gli strumenti a chi frequenta, di trovarne uno. Eppure..
 
Eppure, in entrambi i casi, in cui vediamo il Web coinvolto, lo strumento telematico rimane incolpevole. E colpevolmente inutilizzato.
 
La più importante "invenzione" del nostro tempo potenzialmente guarda alla trasparenza e al sapere, in quanto nasce come contenitore di informazioni, progressivamente diventa fruibile a tutti e a cui tutti possono partecipare.
 
Un'enorme biblioteca di vetro, come del resto Wikipedia è l'esempio principe; probabilmente la sintesi più riuscita fra i concetti di trasparenza e sapere.
 
Sembrerebbe logico applicarli alle Istituzioni. Intanto prosperano solo nel loro habitat naturale. Per il momento, almeno.
 
Ott
21
2009
I timori di Confindustria hanno avuto eco nel Digital Competitiveness Report redatto dall'Unione Europea. Oltre la bassa diffusione della banda larga, sul quale hanno puntato il dito gli imprenditori nostrani, per Bruxelles soffriamo di una scarsa penetrazione dell'e-commerce (eppure in un precedente post, le cose, almeno per la nosta Isola, non sembravano andare così malaccio).
 
Un discorso a parte merita l'uso del Web da parte dei privati, con un 50% di italiani che non ha mai usato Internet. Di contro, il 37% ne fa un uso regolare, ma ci posiziona ancora troppo in basso fra i Paesi europei (23esimi su 27). Dato ancora più contraddittorio, pare che il nostro popolo di navigatori abbia una prevalenza netta per i blog (letti da 4 utenti su 5), mentre a livello europeo il dato si attesta al 65%.
 
Annosa poi la questione del Digital Divide, con un Nord Italia che si proietta verso soluzioni all'avanguardia, e un Sud che vivacchia con le ADSL di vecchia concezione. A parte i limiti tecnici, l'UE ha tenuto a precisare che si tratta di un dato soprattutto culturale che va superato il più in fretta possibile.
 
Sembra quasi rispondere a questa esigenza, l'obiettivo di Sicilia e-servizi che ha parlato di innovazione tecnologica come fattore di sviluppo del mercato, in occasione dell'incontro, qualche giorno fa, con le associazioni delle categoria produttive.
 
Confindustria Sicilia, facendo eco alle preoccupazioni dell'organizzazione centrale, ha auspicato la costituzione di un tavolo tecnico permanente per un confronto sull'attuazione di politiche riguardanti la società dell'informazione.
 
Assolutamente va superato il Digital Divide, con nuove infrastrutture e soprattutto una concezione tutt'altro che antica della Rete. Uno strumento di per sè nè miracoloso nè nocivo, ma sicuramente potente e che, utilizzato al meglio, può rappresentare un'occasione di rilancio per l'Isola.
 
Ott
05
2009
A pochi giorni dall'alluvione che ha travolto il messinese, tutti parlano di "disastro annunciato". Giornali, telegiornali, talk show e salotti buoni si sperticano nella consueta escalation del copione da seguire: cordoglio per le vittime, accuse da destra e sinistra, a sinistra e a destra, e viceversa; elogi agli angeli dei soccorsi, promesse di ricostruzione rapida e progetti di prevenzione affinché queste sciagure non capitino più. Il solito canovaccio.
 
Ma i vecchi media hanno la memoria corta (ma sul QdS siamo tornati sul rischio più volte), e non si sono ricordati di ciò che loro stessi hanno prodotto due anni prima. Nel 2007, infatti, Striscia la Notizia diede spazio, in un suo servizio, all'alluvione che colpì Giampilieri, fortunatamente senza causare morti. Un appello rimasto inascoltato proprio per la mancanza di "vittime sacrificali" all'audience, minimo comun denominatore?
 
Il Web, invece, da immenso archivio, fece "tesoro" di quella testimonianza e, con il riproporsi tragico dell'alluvione, si è per l'ennesima volta fatto protagonista e strumento degli operatori degli old media. Gli stessi che, in non pochi casi, sputano sul piatto dove "scroccano" a piene mani.
 
Un piatto ricco, inoltre, di testimonianza inedite. E soprattutto fruibili a tutti, senza filtri o barriere, vero e proprio nodo focale che spaventa, in realtà, chi lavora nel settore. E che fa di tutto pur di remare contro il "mostro-Internet" , non rendendosi conto di avere a che fare, piuttosto, con un potente alleato per svolgere il proprio mestiere.
 
Una professione che fra l'altro, si deve via via aggiornare, andando di pari passo con la Rete, facendosi selezionatrice dei materiali più attendibili che essa produce e contiene e non più pontefice di verità (spesso faziose) dal pulpito degli articoli di colonna.
 
Un compito diverso, complementare con la Rete e non in contrapposizione (che fra l'altro esiste solo nel nostro Paese, basti vedere l'esempio americano come perfetta integrazione fra old e new media).
 
Sicuramente da svolgere con la maggiore trasparenza possibile, onde evitare figuracce come quella capitata qualche giorno fa a Studio Aperto, che ha mostrato i video di un disastro per un altro (attingendo e male, a piene mani dal Web).
 
Un ruolo nuovo per un'informazione migliore. Basata sui fatti, al cuore degli stessi e non alla spettacolarizzazione patinata di "disastri annunciati".
Set
17
2009
P.A. e cittadini più vicini grazie all'informatizzazione dei servizi: questo il tema affrontato la settimana scorsa da esperti della nostra Isola a Milena, in provincia di Caltanissetta. L'incontro, organizzato dall'Assessorato all'Informazione e Comunicazione Istituzionale del Comune locale ha sviscerato la questione telematica legata alla Sicilia e, personalmente ho trovato molto interessante l'intervento del prof. Francesco Pira, consigliere dell'Associazione Italiana comunicazione pubblica.
 
Il sociologo ha infatti asserito che le Pubbliche Amministrazioni, in primo luogo devono sapere cosa vogliono i clienti-cittadini i quali devono essere messi al corrente del bilancio sociale. Finalmente, si può porre l'accento, senza passare per aziendalisti, sulla parola "cliente"  riferita al cittadino.
 
Cos'altro è, infatti, la Pubblica Amministrazione nel suo insieme, se non la prima industria del nostro Paese? Come tale essa ha dei clienti che sono anche cittadini, dato la specificità che le vengono richiesti. Ma, la natura pubblica non deve fare dimenticare il ruolo "di servizio" delle P.A.
 
Cosa c'entra l'informatizzazione con questo? Entra in gioco nel momento in cui si parla di conoscenza dei bisogni del cliente-cittadino, e della trasparenza che gli è dovuta. Quale altro modo più efficace di una P.A. telematica dunque. Grazie alla quale interfacciarsi con quel palazzo di vetro e pixel che dovrebbe essere la nostra macchina statale. Tutto con un semplice click.
 
E con due, rilasciare un feedback grazie al quale rendere il servizio migliore. Sia per il cliente che per il cittadino.
Ago
25
2009
Sirena d'allarme per l'ICT siciliano; secondo uno studio Telecom, infatti, solo il 18,4% degli addetti in aziende siciliane (con più di 10 dipendenti) è connesso a Internet (media nazionale del  29,1%) e solo il 43% (media del  46%) delle imprese ha un sito Web. Ancora, pochissime imprese utilizzano la Rete per agevolare le pratiche burocratiche attraverso i servizi offerti (e pagati migliaia di euro dai contribuenti) dalla Pubblica Amministrazione.
 
Insomma, peggio di così difficilmente poteva andare. Nonostante si parli di realizzare nuove reti, con investimenti importanti, è proprio la domanda di banda larga a difettare. Mancanza di interesse che rivela la pochezza della formazione culturale informatica e scarsa attitudine alle nuove tecnologie.
 
Non basta, quindi, evidenziare la riduzione dei costi a carico della propria azienda con l'utilizzo intensivo della Rete. Se si segnala poi che solo il 24% (contro il 35% del dato nazionale) delle famiglie siciliane utilizza Internet e che spesso (considerazione personale) l'uso che se ne fa è tutto improntato al divertissement, si potrebbe dire che "tre indizi fanno una prova" a carico della questione telematica siciliana, dovuta alla base da un fattore di mentalità, ancor prima di mancanze infrastrutturali.
 
A proposito di queste ultime, Gabriele Galatieri, presidente Telecom ha dichiarato che la banda larga dovrebbe raggiungere in Sicilia una copertura del 97%, entro la fine dell'anno.
 
Insomma, paiono non esserci scusanti, è necessario colmare il gap con il resto d'Italia.
 
Ago
05
2009
Le imprese dell'Isola puntano poco sull'ICT e "vincono" ancora meno: con il progetto Made in Italy del Ministero per lo sviluppo economico raccolti solo 90 milioni di euro. Contro i 470 della Lombardia e i 320 dell'Emilia, riportando i dati delle prime due regioni.
 
Scarso quindi il numero di imprese siciliane che ha superato la prima fase di valutazione del bando del Progetto di Innovazione Industriale. Al momento di fare "cash", si è rimasti con in mano poco più di una bazzecola, se raffrontato a quanto messo sul tavolo.
 
Un insuccesso scaturito dalla bassa propensione delle industrie isolane a puntare sull'innovazione tecnologica, un gap di mentalità ancor prima che economico rispetto ad altre regioni, specie quelle del Nord. Svantaggio culturale che rende la Sicilia il fanalino di coda d'Italia quando si tratta di utilizzo del computer e impiego delle già scarse risorse umane nell'ICT.
 
Poi andiamo a vedere che l'Isola è la terza regione con più giocatori di poker online. Solo nel maggio scorso, secondo Lottomatica, gli italiani in generale hanno puntato sui tavoli verdi virtuali 197,6 milioni di euro.
 
Facendo un raffronto tra due situazioni che sembrano così discordanti verrebbe da citare, a proposito di poker, Matt Damon nel film Il giocatore: "Se nella prima mezz'ora non capisci chi è il pollo, allora il pollo sei tu".
Giu
12
2009
Accessibilità, trasparenza, e-govermment: il Web è destinato a essere il grimaldello per scardinare la farraginosa porta di accesso alla burocrazia regionale. O forse no. Emerge un quadro impietoso dall'inchiesta, pubblicata dal QdS a pagina 21 dell'11 giugno, sulla condizione dei portali delle Amministrazioni comunali del Siracusano.

Di colpo le belle parole sull'usabilità della Rete si tramutano in altra ruggine. Pure costosa. Siti poco funzionali e mal progettati con sperpero di denaro pubblico oscurano le poche punte di un embrionale "decenza digitale".

Nel mondo del lavoro ICT siciliano ci sono comunque ottime professionalità. Il dubbio suggerisce che sia la classe dirigente regionale a non comprendere la svolta epocale che il Web, se sfruttato a dovere, porterebbe nella PA.

Il piano e-gov 2012 voluto dal ministro Brunetta auspica un miglior servizio per il cittadino. Ma finché la "questione telematica" non verrà affrontata in sede politica con serietà e competenza e grande apertura mentale, prepariamoci ad affrontare ancora una volta le fantozziane pile di carte burocratiche.