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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Autostrade

Gen
12
2011
Sembra una coincidenza, ma in quest’ultimo periodo il ministero delle Infrastrutture guidato da Altero Matteoli ha proceduto direttamente alla revoca del commissario governativo della Ferrovia circumetnea, avvocato Gaetano Tafuri, e alla revoca della concessione, attraverso l’Istituto di vigilanza dell’Anas, al Consorzio per le autostrade siciliane, in ordine alla gestione e manutenzione delle autostrade Messina-Palermo e Messina-Catania-Gela (in esercizio fino a Rosolini). 
I maligni sostengono che si sia trattato di una dichiarazione di guerra contro il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, avendo di fatto colpito due suoi esponenti, secondo loro in modo  ingiustificato.
Il Tar di Catania è intervenuto sulle due controversie, emettendo un provvedimento cautelare che ha sospeso la revoca di Tafuri e, in seconda battuta, con provvedimento d’urgenza monocratico, ha sospeso il provvedimento di revoca di concessione al Cas.
 
Proprio oggi il Tar deciderà in Camera di consiglio se confermare o meno il provvedimento cautelare citato. Domani, lo stesso Tar si pronuncerà sull’altra controversia riguardante Tafuri. Dall’esito di queste due sentenze capiremo se la battaglia si volge a favore del ministro o del Presidente della Regione. 
Non vogliamo entrare nel merito delle questioni, affidate al Tribunale amministrativo. Tuttavia, non possiamo non fotografare delle circostanze chiarissime. 
Per quanto riguarda la Fce, nel decreto ministeriale del 26 novembre scorso, poi notificato il 3 dicembre successivo, vi è contenuto l’avvicendamento tra Tafuri (commissario uscente) e Virgilio Di Giambattista. Provvedimento che dal ministero, ufficialmente, hanno motivato con la necessità di traghettare la Fce, affidandola alla guida del proprio più alto dirigente tecnico, verso la regionalizzazione dell’ente, prevista da tempo. Nella realtà la lettura politica, a due settimane di distanza dal voto che avrebbe poi premiato Berlusconi con la prosecuzione del Governo, assume il sapore di un’ulteriore resa dei conti tra Pdl ed Mpa, allorquando Lombardo aveva annunciato il voto contrario al Cavaliere.
 
Per  quanto riguarda le autostrade siciliane, dobbiamo rilevare che l’Anas non ha concesso gli aumenti dei pedaggi negli ultimi anni proprio perché il Cas non aveva provveduto ad effettuare le indispensabili manutenzioni alle autostrade. Peraltro, è sotto gli occhi di tutti lo stato di precarietà in cui si trovano le due arterie. Citiamo il restringimento di una carreggiata appena fuori il raccordo di Giarre, in quelle condizioni da anni. 
L’Istituto di vigilanza dell’Anas  ha mosso in questi anni ben 473 contestazioni. La cosa sorprendente è che il Consorzio anziché contestarle, ha cercato di spiegare maldestramente il perché si erano verificate quelle inadempienze, con ciò ammettendole pienamente. Un segno di colpevolezza.
Vi è un altro dato incontrovertibile: il tasso di incidentalità nelle autostrade italiane è diminuito nell’ultimo anno del 7%; nelle autostrade siciliane è invece aumentato del 31,7%. 
Vi è un terzo dato, anch’esso incontrovertibile: il Consorzio non ha speso per manutenzioni la percentuale degli incassi prevista in convenzione, non avendo avviato i lavori, in conseguenza del non avere presentato i progetti: una gravissima responsabilità.
 
Vi è un quarto elemento incontrovertibile: il personale del Consorzio è in numero estremamente elevato rispetto a quello delle altre concessionarie autostradali. Sprechi e spese inaccettabili sono stati effettuati in maniera abnorme. I conti e i bilanci sono apparsi all’Istituto di vigilanza estremamente confusi e poco chiari, quasi a volere nascondere una conduzione allegra. 
L’abbiamo scritto nelle nostre inchieste: il Consorzio ha dato più volte prova di essere un ente che non ha le carte in regola. Sbaglia Lombardo quando in nome di una sicilianità opportuna vuole difendere chi si comporta in modo pessimo e dilapida i soldi dei contribuenti siciliani. 
Basta col clientelismo e col favoritismo. Avanti merito e responsabilità.
Lug
15
2010
Dobbiamo smetterla di reagire in modo errato quando veniamo colti sul fallo. La questione del Consorzio autostradale siciliano è diventata stucchevole, oltre che gravissima. Ricordiamo brevemente lo scandalo dei cinquecento inutili cantonieri, il personale amministrativo incompetente e litigioso, gli appalti scandalosi, la manutenzione zero.
Una situazione insostenibile che è durata per decenni . Sbaglia Lombardo a parlare “di scippo alla Sicilia” quando la situazione si è incancrenita, mentre doveva intervenire non appena la malattia avesse fatto capolino. Peraltro, il ministro Altero Matteoli, titolare della revoca della concessione, ci aveva preannunciato, già nel nostro forum pubblicato il 3 ottobre 2009, che la situazione non poteva continuare, anche perché le autostrade gestite dal Cas si trovavano (e si trovano) in condizioni di pericolo per gli utenti. 
Anche Pietro Ciucci, presidente dell’Anas, avvertì, nel nostro forum pubblicato il 27 marzo scorso, che la situazione siciliana andava affrontata con rapidità  per  evitare la revoca.

La Sicilia ha l’arduo compito non solo di mettersi le carte in regola, ma di diventare competitiva, in modo da utilizzare ogni centesimo di euro al meglio per costruire infrastrutture e produrre servizi di qualità europea.
Bisogna finirla di piagnucolare e di chiedere l’elemosina. Occorre mettersi nelle condizioni che i costi delle nostre pubbliche amministrazioni, a livello regionale e locale, siano virtuosi, tagliando senza alcuna preoccupazione tutte le spese superflue, non indispensabili a promuovere lo sviluppo.
Per questo è necessario che ogni soggetto - pubblico, o economico controllato dal pubblico - dell’Isola si doti di un Piano industriale che deve portare a conoscenza dei cittadini, pubblicandolo sul proprio sito, procedendo di conseguenza ad un controllo, tappa per tappa, per constatarne la realizzazione nei tempi previsti.
Questo è un modo moderno per amministrare una Regione che ha un finto bilancio di 28 miliardi, oltre che 390 bilanci dei Comuni nei quali la stragrande maggioranza della spesa non è indirizzata agli indispensabili investimenti.
 
I sindaci dei Comuni siciliani sono i protagonisti del benessere dei propri cittadini. Essi dovrebbero essere dei buoni amministratori, competenti e presenti 365 giorni l’anno, mentre si occupano spesso di ben altre faccende.
Nessuno impone ai primi cittadini di fare quel mestiere, ma quando assumono tale impegno bisogna onorarlo con tutte le proprie forze e capacità.
Se noi siciliani non abbiamo le carte in regola, non possiamo chiedere allo Stato di darci risorse, anche perché il nostro bilancio è in condizione di fare fronte a tante necessità, a condizione che la pubblica amministrazione, preposta alla gestione, funzioni come un orologio, con attribuzione di precise responsabilità.
Nessuno impedisce al presidente della Regione di chiedere che le autostrade siciliane siano amministrate da una concessionaria isolana. Ma egli si deve impegnare affinché tale eventuale concesionaria funzioni, né più e né meno, delle concessionarie private che gestiscono gli oltre sei mila chilometri di autostrade italiane. 

Avere l’orgoglio di dimostrare pari o superiori capacità gestionali, rispetto ad altri soggetti nazionali ed esteri, deve diventare un punto di forza della Regione, delle amministrazioni locali ed intermedie. Non sono più tollerabili lo spreco, il clientelismo e la corruzione.
La Sicilia deve diventare nel suo complesso una regione orgogliosa delle sue tradizioni e dimostrare tutte le proprie qualità con comportamenti ineccepibili.
In questa visione sono coinvolti tutti i soggetti primari, da quello politico a quello burocratico, dagli imprenditori ai professionisti, ai sindacati, ognuno per la propria parte.
è inutile lo scaricabarile. C’è bisogno di tutte le forze e le intelligenze capaci, sane e oneste, per imboccare la strada che cominci a diminuire il divario accumulato negli ultimi 64 anni.
Se continuiamo a cincischiare sulle piccole questioni di una piccola politica, anziché avvicinarci all’Europa, ci avvicineremo al dirupo. Punto.