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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Barack Obama

Giu
21
2011
Barack Obama si è complimentato con Sergio Marchionne, il manager abruzzo-canadese, relativamente alla rinascita della Chrysler: “Scommessa vinta, sono fiero di voi”. Per conseguenza, dopo avere incassato i sette miliardi di prestiti prima del tempo, ha consentito all’erario statunitense di cedere al gruppo italo-americano il 6% della casa americana, cosicché esso è salito al 52%, quota di controllo. Marchionne, però, sta trattando l’acquisto di un altro 1,7% di azioni che detiene il governo canadese, mentre il resto sarà quotato in borsa nel 2012.
Dunque, la strategia del Ceo di Fiat e Chrysler è risultata vincente. In America, la Chrysler ha assunto decine di migliaia di dipendenti e ha in programma di assumerne ancora tanti. Non si capisce perché quello che vale in Usa non valga in Italia, ove invece una parte del sindacato retrogrado (Cgil) continua a mettere le barricate ai progetti di sviluppo e, anzi, fa causa alla Fiat, che però ha trovato alleati gli altri tre grandi sindacati (Cisl, Uil e Ugl) che resistono nella predetta causa. 

Il modello Marchionne non è originale, ma fa riferimento ai grandi maestri dell’organizzazione, primo fra i quali Peter Drucker (Vienna, 1909 - Claremont, 2005) e si basa su business plan strategici che si suddividono in piani sezionali: economici, finanziari, produttivi, amministrativi e via elencando.
Un modello vincente che dovrebbe essere preso ad esempio da chiunque, non solo nel settore privato ma anche in quello pubblico. Per cui, senza esitazione, diciamo che il modello Marchionne andrebbe applicato alle pubbliche amministrazioni, statale, regionali e locali. Esso si basa su tre fattori indiscutibili: il merito, la competitività, i controlli esterni. A monte dei quali ci dovrebbe essere un’inversione dell’atteggiamento, in modo che si pensi al servizio pubblico come un dovere e non alla sua utilizzazione per fini privati e disonesti.
L’indifferenza, la vacuità, la superficialità, la banalità e la moralità di una parte del ceto politico fanno più paura della disonestà perché è meglio avere a che fare con un diavolo intelligente che con uno stupido incapace. Quello che conta è il raggiungimento dei risultati non le chiacchiere vuote adatte ai cretini di cui la madre è sempre gravida.
 
Una vecchia battuta del 1960, che ripeteva Ugo Tognazzi, era: “Se i dipendenti pubblici lavorando cantassero, misericordia che silenzio”. E qualche perfido aggiungeva: “Ma poi si sono accorti quanto è faticoso cantare”. Dunque, la questione del pubblico impiego non è dei nostri giorni, però oggi è peggiorata sensibilmente perché si è diffusa la convinzione che il posto di lavoro pubblico abbia come obiettivo il percepire uno stipendio e non che esso sia un compenso per un proficuo lavoro svolto.
Le profonde colpe dei governi di centrosinistra e di centrodestra riguardano l’incapacità di abbattere la resistenza corporativa dei pubblici dipendenti e trasformare un corpo parassita in un corpo propulsivo. Si badi, non bisognerebbe ricorrere all’esterno di esso. Basterebbe valorizzare quella parte di pubblici impiegati bravi, onesti e corretti che oggi sono messi in naftalina appunto perché lavorano in base al merito e non in base agli interessi privati ed alla corruzione.

Se Berlusconi vuole sopravvivere fino al 2013 e, anzi, presentarsi come possibile candidato ad una prosecuzione della sua attività nella nuova legislatura, deve aver il coraggio di fare questa riforma che non è esaustiva. Deve inoltre mettere mani alla legge obiettivo (443/01), tagliare sprechi, sperperi e privilegi, preparare la riforma costituzionale da sottoporre a referendum confermativo popolare (di cui all’articolo 138 della Costituzione) e completare il federalismo, per costringere Regioni ed enti locali, attualmente viziosi, a diventare virtuosi, chiusi in quella camicia di forza che è portata dai costi standard.
Deve, poi, attivare un’Autorità che indaghi, indipendentemente dalle Procure, sulla corruzione nella Cosa pubblica, statale, regionale e locale. Un’Autorità che abbia corrispondenza in tutte e venti regioni e in tutti gli 8.091 comuni. Deve far approvare l’apposita legge anticorruzione per troppo tempo chiusa nei cassetti delle Camere. Infine, combattere l’evasione rendendo pubbliche le dichiarazioni dei redditi coperte in atto da un complice silenzio che protegge i disonesti che non pagano le imposte.
Dic
28
2010
È passato sotto silenzio, con qualche noterella in pagine marginali dei quotidiani, un importante atto di libertà, approvato dal Senato degli Stati Uniti, in modo bipartisan. Si tratta della legge che consente l’ingresso aperto di gay e lesbiche nell’esercito del Paese Nord-americano.
Questa legge era nel programma di Barack Obama ed è stato approvato con sessantacinque voti favorevoli e uno contrario. Hanno votato a favore i senatori democratici e dieci repubblicani.
Il precedente presidente, Bill Clinton, non aveva avuto la forza (e il coraggio) di proporre una legge di questo tipo per cui ricorse all’escamotage del Don’t ask, don’t tell (non mi chiedere, non mi dire); in base ad esso gay e lesbiche potevano restare in servizio a patto di non rivelare il proprio status sessuale.
Negli ultimi diciasette anni, almeno tredicimila uomini e donne, sono stati espulsi dalle Forze armate per aver dichiarato pubblicamente il loro stato sessuale. Ma si presume che  altre decine di migliaia si siano regolate in base all’escamotage ipocrita clintoniana ed hanno taciuto.

Questa ulteriore vittoria di Obama conferma la sua politica di equità per la quale chiede il concorso dell’opposizione. Concorso che arriva, anche parzialmente, per approvare leggi di interesse generale, che alimentino l’equità e la libertà nella Comunità statunitense. In questo caso sarebbe stato grave che migliaia di patrioti americani fossero stati costretti ad abbandonare le Forze armate, sol perchè omosessuali o altri costretti a vivere nella menzogna, pur di servire la Patria.
La libertà è una parola pesante ed importante, in nome della quale spesso si sono commessi crimini. è difficile che essa possa esserci nelle Comunità perchè sarebbe necessaria la presenza di un insieme di regole che si basano sul rispetto reciproco e sullo spirito di servizio.
I diritti dell’uomo, sanciti nelle Costituzioni nazionali, sono bilanciati dai doveri che devono essere osservati preliminarmente. Mai nessuno deve reclamare un diritto, senza prima aver fatto il proprio dovere. Chi si illudesse di agire in nome della libertà per affermare il proprio egoismo, l’avrebbe uccisa.
 
Altra importante legge che il presidente Obama ha fatto approvare (ed è già entrata in vigore) è quella sulla sanità. Con essa è stato consentito a trentaquattro milioni di nordamericani di accedere al servizio sanitario, obbligando le compagnie di assicurazioni a stipulare le polizze, anche ai cittadini meno abbienti.
Prestare servizi, alle fasce più deboli della popolazione, è come consentire a questa di liberarsi, seppur parzialmente, del bisogno relativo. è ovvio che un’altra parte della popolazione subisce i costi. Ma è proprio nel bilanciamento fra dare e avere che si fonda l’equità di una Comunità.
Liberarsi dei bisogni è un’aspirazione dell’umanità, con una ricerca continua di innovazione che consente di dare soluzioni ai problemi che via via si sono presentati. In virtù di questa spinta, una parte dell’umanità è progredita, anche se insieme al progresso sono avanzati gli squilibri, spesso molto gravi.
L’uomo è fallace e imperfetto. Proprio per questo è difficile raggiungere il punto di equilibrio.

Altra fondamentale libertà dell’uomo consiste nella libertà dei bisogni economici. Questo accade nel momento in cui può guadagnare quanto gli serva con il proprio lavoro e con la propria fatica.
Vi sono ostacoli perchè ogni persona possa esercitare il lavora che ama. Ma proprio per questo è necessario rendersi conto che è più importante liberarsi dai bisogni che non fare il lavoro che si ama. Perchè la libertà è un bene supremo, individuale e collettivo, mentre il nostro piacere è subordinato ad essa.
È anche vero che corporazioni di vario genere mettono il bastone tra le ruote all’esercizio di quel diritto perchè meno libertà c’è nel lavoro, più esse guadagnano. Ma il loro è un guadagno parassita perchè specula sulla sofferenza degli altri. Vale ricordare per tutti i casi quelli dei negri d’America (Alabama a altri Stati), dei minatori (ricordiamo Marcinelle), in Belgio o, degli ultimi trentasette salvati nelle miniere di rame nel Cile.
Libertà vo’ cercando. Bisogna trovarla ad ogni costo.
Mar
25
2010
E così Barack Obama ce l’ha fatta. La prima vera riforma della sua presidenza è stata varata, nonostante la compatta opposizione dei repubblicani e il contrasto di ben 32 democratici. L’attività alla Camera dei deputati è stata guidata dalla lady di ferro Nancy Pelosi, un’italo-americana, madre di quattro figli, ancora di bell’aspetto, che dietro un’apparente mitezza nasconde una volontà d’acciaio.
Non solo la riforma della sanità introduce il principio avversato dal 60% dell’elettorato americano e cioè che anche la minoranza dei bisognosi ha diritto all’assistenza; ma ha sfondato la corporazione delle assicurazioni americane che del finanziamento al sistema sanitario ne ha fatto un baluardo finora insormontabile.
Il presidente degli Stati Uniti ha messo in gioco il suo prestigio e il suo avvenire, perché ha dichiarato che non aveva interesse al secondo mandato se non fosse stato nelle condizioni di riformare i rapporti tra i diversi strati della popolazione.

Obama ora dovrà affrontare altre due riforme importanti: quella del sistema finanziario e l’altra relativa all’immigrazione. Anche in questi due casi, vi sono in gioco enormi interessi e potentissime lobby, per cui l’Hawaiano dovrà esercitare grosse pressioni per cambiare i rapporti di forza nei due settori prima indicati.
Il sistema bancario americano, privo di sostanziali controlli, ha creato due mostri: i derivati e le stock option degli amministratori. I primi  costituiscono una sorta di finanza fantasma, perché non sono supportati dalla finanza reale. I secondi sono un abuso: l’autoliquidazione di ricchi compensi anche quando le banche amministrate perdevano come colabrodi.
L’altra riforma urgente riguarda l’immigrazione, per regolamentare in maniera rigorosa i flussi e la presenza delle comunità numerosissime che ormai sono stabilizzate all’interno degli Usa. Quella di lingua spagnola è la seconda etnia, ma anche i cinesi stanno diventando una forte aggregazione. La più ricca è sicuramente quella ebrea, capace di ogni sorta di pressione sul presidente per favorire le relazioni con Israele.
 
Mentre Obama riforma, Berlusoni pontifica. Ha sferrato una lotta senza quartiere ai magistrati comunisti, al Csm, alla Corte costituzionale, al Consiglio di Stato, anch’essi comunisti. Manca solo che riesumi un vecchio spauracchio: i comunisti mangiano i bambini.
Berlusconi è una grande delusione per l’elettorato moderato, perché da lui ci si aspettavano alcune riforme fondamentali, da farsi immediatamente, mentre ha bruciato quasi due anni di legislatura, inseguendo leggi utili alla propria protezione.
Tra le riforme urgenti, ne citiamo qualcuna: a) riorganizzazione e informatizzazione della Pubblica amministrazione, con l’inserimento dei valori di merito e responsabilità. Renato Brunetta ha fatto fino ad oggi l’impossibile con i vari decreti legislativi, ma ricevendo freni dalla propria maggiroanza e da altri membri del Governo, non è riuscito a renderli efficaci sul terreno; b) riforma delle leggi e formazione dei testi unici. Il ministro Robero Calderoli ha tentato di far varare una norma taglialeggi, ma via via essa è stata depotenziata, ridotta ad eliminare delle norme in disuso, ma non quelle che con la loro farraginosità danneggiano la vita dei cittadini.

c) Umberto Bossi ha fatto approvare la prima norma sul federalismo, ma essa è un’enunciazione di princìpi, totalmente inefficace sul piano pratico; d) nessuna legge è stata attuata per combattere la corruzione nella Cosa pubblca, anzi sono emersi molteplici casi di vergognose azioni affaristiche; e) nessuna riforma è stata varata per tagliare la spesa pubblica, con in testa quella relativa all’abolizione delle Province, né, per conseguenza, alcuna azione è stata possibile per ridurre la pressione fiscale: la spesa corrente, cattiva, fatta di sprechi, che stringe l’economia e non consente lo sviluppo.
Ultima riforma non fatta è quella relativa al Mezzogiorno verso il quale non sono state destinate le risorse finanziarie necessarie all’inizio di una diminuzione del divario con il Nord.
Ma l’ottimismo è l’ultimo a morire. Il Cavaliere ha ancora tre anni per fare quanto non ha fatto.
Gen
13
2010
L’etica nella politica è un optional. Diversamente, prima di spendere i soldi dei cittadini, i responsabili (o irresponsabili) delle Istituzioni dovrebbero essere accorti e parsimoniosi. Invece, continuano a spendere ed approvarsi leggi per finanziare una politica inconcludente, piena di privilegi,  sprechi e spese ingiustificate.
È notizia di questi giorni  che ai partiti sono stati rimborsati ben cinquecentotre milioni per le elezioni politiche del 2008. La Corte dei Conti ha precisato che in quindici anni lo Stato ha versato agli stessi ben 2,2 miliardi di euro. Desta scandalo che i rimborsi siano molto superiori alla spesa dichiarata, spesso gonfiata.
Facciamo alcuni esempi: il Pdl ha dichiarato una spesa di 69 milioni, accertata per 54 milioni, i rimborsi sono saliti a 206 milioni. Il Pd ha dichiarato 18 milioni di spesa, accertata 18 milioni, rimborsati 180 milioni, dieci volte di più. L’Mpa ha dichiarato ottocentomila euro di spesa, accertata 800 mila euro, il rimborso ha sfiorato i cinque milioni.

Destano più scandalo gli emolumenti annui che vengono corrisposti a vertici amministrativi e politici. Per esempio, i segretari generali di Senato e Camera con quattrocentottantamila euro, il presidente della Rai con quattrocentocinquantamila, il dg del Comune di Torino con quattrocentoseimila  euro.
La Regione siciliana è munifica con i propri dirigenti generali che percepiscono compensi complessivi per duecentocinquantamila euro. Uno di essi, nel governo Lombardo bis, percepiva ben 1,5 milioni di euro, sempre con riferimenti all’anno ed al lordo di imposte.
Perché il ceto politico è sordo alla crisi che attanaglia tanti italiani e tanti siciliani? Perché mette i paraocchi e i tappi alle orecchie per non udire i lamenti dei sei milioni di poveri e più, che circolano nel territorio nazionale? Come fanno a dormire la notte, sapendo che tanti concittadini sfortunati non hanno l’indispensabile per sopravvivere, mentre loro percepiscono compensi enormi?
 
Qualcuno potrebbe accusare queste argomentazioni di demagogia. Come se fosse un’accusa alla ricchezza. Infondata. La questione non riguarda coloro che producono ricchezza, dalla quale traggono i loro giusti compensi. Ma chi percepisce un emolumento molto superiore in rapporto a quanto produce. Il rapporto consiste nel confronto fra soggetti che hanno pari responsabilità e compiti, ma percepiscono compensi fortemente differenziati.
Il presidente della Provincia di Bolzano, con trecentoventiquattromila euro, ha un emolumento ingiustificato se confrontato a qualunque altro presidente delle 106 province italiane. Il compenso di quattrocentottantacinquemila euro del segretario generale dell’Assemblea regionale siciliana è incommensurabilmente più alto di quello dei colleghi delle 19 Regioni.
Potremmo fare altri esempi, tutti con questa stessa sproporzione.
 
Barack Obama, presidente degli Stati Uniti - la più grande economia del mondo, con i suoi 13 mila miliardi di dollari di Pil contro i circa dieci di tutti i 27 Stati dell’Ue - percepisce un compenso annuo di duecentottantatremila dollari. Si tratta di un esempio di modestia e sobrietà che i nostri politici e burocrati non vogliono lontanamente vedere, tanto il cittadino paga tutto.
La differenza fra una vera e grande democrazia, che ha tante colpe, e la nostra piccola democrazia, sta nel fatto che vi sono infiniti privilegi difesi con le unghie e con i denti dalle corporazioni della spesa pubblica. La quale ha superato, nel 2009, gli ottocento miliardi euro contro un Pil che sarà di  millecinquecento  miliardi.
Come è nostra abitudine diamo i numeri perché indicano con immediatezza situazioni di fatto che le parole possono confondere.
La politica è servizio, una frase che riempie la bocca di tanti uomini politici. Bisognerebbe aggiungere: di se stessi. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Bisognerebbe aggiungere: degli altri. Lo stivale è la Patria del diritto. Il compianto Enzo Biagi aggiungeva: e del rovescio, ricordando che gli italiani corrono sempre in soccorso dei vincitori.
Gen
08
2010
La Klm ha cominciato a fare uso di carburanti verdi nel trasporto aereo. Un’erba trasformata in biokerosene che fa volare gli aerei. L’erba si chiama Camelina sativa, una pianta a germinazione spontanea che cresce intorno ai campi di grano dell’Europa meridionale, ma non in Sicilia. Alla Camelina si associa la Jatropha che invece si coltiva in Sicilia, un arbusto sub tropicale dall’Africa. Oltre alla Klm, usano i bio kerosene miscelato anche Virgin e Japan Airlines.
Si tratta di un mercato totalmente nuovo che ha un potenziale d’affari di 200 miliardi di dollari, ovverossia una produzione di circa 300 miliardi di litri a 66 centesimi cadauno.
Le direttive Ue stabiliscono che entro il 2012 tutti i voli che atterrano e decollano dagli aeroporti dovranno pagare una forte tassa per compensare le loro emissioni di anidride carbonica. Se useranno i bio-Spk (Synthetic paraffinic kerosene), che sono considerati combustibili a impatto zero, risparmieranno tale tassa.

Barack Obama ha impostato la sua campagna elettorale sulla Green economy. Dovrà convincere il settore industriale ad effettuare gli opportuni investimenti, per trasformare gli impianti esistenti e istituirne di nuovi, in modo da arrivare entro il 2020 al 25% di energia da fonte rinnovabile.
La Sicilia non può pensare di schiodarsi dal 5,2% del Pil nazionale, per passare all’8%, senza mettere in campo grandi progetti. Progetti basati sulla produzione della bio-energia, sui risparmi energetici, sull’uso industriale dei rifiuti, sull’industria blu (turismo) e sul Piano regionale delle infrastrutture. Se dal 5,2% di Pil togliamo quello riguardante le raffinerie, la vera e propria ricchezza prodotta in Sicilia, o quasi, si dimezza. Questo stato di cose non è più accettabile.
Del Piano regionale vegetale-energetico abbiamo più volte scritto. Abbiamo dato notizia che la Regione ha autorizzato l’impianto di produzione di bio-carburante della Ecoil a Priolo, il quale utilizza la Jatropha, cui prima si accennava. Sarebbe opportuno che anche le altre raffinerie modificassero gli impianti in modo da utilizzare parzialmente materia prima vegetale e non petrolio.
 
L’altro filone su cui la Regione dovrebbe indirizzarsi è quello dell’industria blu, nel quale potrebbero trovare sfogo decine di migliaia di disoccupati, opportunamente ri-formate e capaci di essere utilizzati nei servizi turistici.
Nello scenario mondiale, il Mediterraneo è uno dei pochissimi laghi dove l’acqua bacia dolcemente le coste. Un clima come quello caraibico e l’altro dell’Estremo Oriente, per esempio le Maldive. In tutte le altre parti del mondo, gli oceani scaraventano sulle spiagge onde alte diversi metri. Non vi è quindi l’ambiente idoneo per un’attività balneare, come quella che si può svolgere nel nostro mare.
Ma, a differenza delle altre due aree citate, la Sicilia possiede un quarto di tutti i beni archeologici del mondo ed inoltre perle come Taormina, le Isole Eolie, Pelagie e Pantelleria. Vi sono inoltre catalogati ben 828 borghi che, opportunamente ristrutturati, darebbero lavoro a migliaia di persone ed attirerebbero turisti d’ogni parte d’Europa.

Se sommiamo la manodopera per il Piano vegetale regionale, nel quale potrebbero essere impiegati i 28 mila forestali in un’attività produttiva, a quella occorrente per il Piano delle infrastrutture, all’industria blu e per l’energia (fotovoltaico in prima battuta) troverebbero lavoro qualificato 100 mila siciliani, cui si potrebbero aggiungere quelli da adibire al terziario avanzato e alla distribuzione in franchising.
Un’ultima annotazione riguarda la diatriba tra l’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, e l’imprenditore Salvatore Moncada. Quest’ultimo, piccato perché non ha ricevuto le autorizzazioni relative all’eolico, ha comunicato che non dragherà il porto di Porto Empedocle, opera prevista per una spesa di 2,5 milioni di euro. Se è così, bene ha fatto l’assessore a negargli l’autorizzazione, perché la Sicilia non ha più bisogno di pale che hanno reso orrido il paesaggio.
Sarebbe opportuno che, in un clima di totale trasparenza, l’assessore dicesse con ulteriore chiarezza le ragioni dello scontro, per ora verbale. In Sicilia, i furbi non si tollerano più e vanno messi all’angolo.