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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Debiti

Mag
11
2010
Il ritardo, da parte di enti pubblici e società partecipate, nei pagamenti di fatture per forniture di beni e servizi è diventato insopportabile, soprattutto in Sicilia. Come è noto, vi sono moltissime Pmi costrette a chiedere affidamenti bancari sostitutivi dei crediti che dovrebbero riscuotere in tempi ragionevoli, cioè entro 60/70 giorni. Qui, da noi, invece, il ritardo è all’incirca tre volte di più. Esso è apparentemente inspiegabile, perchè quando un’amministrazione pubblica conferisce un ordine con un atto amministrativo, nel capitolo di bilancio la relativa somma è disponibile e quindi bloccata.
Non si capisce perchè all’atto del pagamento debbano insorgere impedimenti per dare quanto dovuto. O meglio, si capisce, volendo maliziosamente supporre che il ritardo sia causato apposta perché il fornitore sia “obbligato” a chiedere il favore: una forma di corruzione materiale o morale. Si tratta di un malcostume diffuso, difficile da estirpare.

Ci ha provato Tremonti, anche allora ministro dell’Economia, con la circolare n. 1 del 2003, la quale ha stabilito che sul ritardo nei pagamenti si applicasse l’interesse legale (in atto del 1%) e un ulteriore interesse di mora dell’8%.
Il complessivo interesse sarebbe addirittura molto favorevole al fornitore che infatti lo applica spesso ricavandone un utile, in quanto il costo del danaro è inferiore. Ma altre volte il fornitore non è in condizione di applicare tale interesse, perché l’ente pubblico minaccia di non rinnovare le forniture: un ricatto che oltre al danno causa la beffa.
C’è da dire che l’interesse relativo al ritardo dei pagamenti, per i bilanci delle amministrazioni pubbliche, costituisce un onere addizionale non prevedibile perchè non è previsto che le forniture si paghino in ritardo. Esso causa alla fine di ogni anno debiti supplementari che poi le stesse pubbliche amministrazioni fanno fatica a conguagliare. La questione è grave anche perchè inspiegabilmente l’Autorità garante della concorrenza e del mercato non ha riservato alla materia sufficiente attenzione, dato che la tempestività dei pagamenti rientra nei principi di una corretta concorrenza.
 
Quando la Pubblica amministrzione non paga i propri debiti nei tempi previsti, crea una sorta di abuso di dipendenza economica, cioè sfrutta una sua posizione dominante sul fornitore che vessa con il ritardo, sapendo che egli è comunque costretto a subire, per rinnovare le forniture.
Per completezza di informazione, però, c’è da dire che spesso il fornitore si cura in salute vendendo alla Pubblica amministrazione prodotti o servizi a prezzi superiori a quelli di mercato. Non si capisce perchè una Tac venga venduta a un’Azienda ospedaliera, poniamo, a cinque milioni e a una clinica o studio privato a tre milioni di euro. Anche in questo caso è ipotizzabile una sorta di corruzione morale o materiale. Tutti i giochini dei prezzi di listino costituiscono delle forme di illusionismo, che sarebbe facile scoprire solo che si volesse. Ma non si vuole perchè l’olio unga le ruote dell’ingranaggio.

In questo quadro, la Commissione europea sta preparando una direttiva che prevede “il pagamento entro 30 giorni delle fatture relative a transazioni commerciali aventi per oggetto la fornitura di beni o la prestazione di servizi”. Oltre tale termine scatterà un diritto al risarcimento pari al 5 per cento dell’importo dovuto, oltre agli interessi di mora e al rimborso dei costi di recupero.
Serviranno queste sanzioni a fare ordine nel sistema dei pagamenti pubblici? Non lo sappiamo, perché i dirigenti non sono responsabilizzati e non pagano di tasca propria quando danneggiano le casse pubbliche. Sono sporadici i casi nei quali la Corte dei Conti chiede loro ragione per danno all’erario.
Ricordiamo infine che in Sicilia è vigente la L.R. 6/2009 che all’articolo 14 prevede la possibilità di cedere i crediti alle banche. Secondo la stessa, le imprese potrebbero cedere i loro crediti agli istituti di credito e con essi anche il diritto di applicare gli interessi di mora prima indicati. Ma le banche che operano in Sicilia sono “disattente” e di fatto hanno reso ininfluente l’obiettivo del legislatore. Un dialogo fra sordi che è dannoso per l’economia siciliana.
Ott
08
2009
Il buco di un miliardo nel bilancio consuntivo 2008, che il Governo regionale sta tentando di recuperare, è l’evidente sintomo di una cattiva gestione del denaro pubblico. Non solo la Sicilia ha bisogno di recuperare, ma si auto affossa perché perde come un colabrodo, in quanto spende le risorse per alimentare il clientelismo e non per destinarle ad investimenti e attività produttive necessarie per fare aumentare il Pil.
La questione riguarda la politica di basso livello, diversa da quella di alto profilo fondata su progetti. Ma riguarda anche la capacità di organizzare la macchina amministrativa con criteri di efficienza tali da impedire sprechi. Poi c’è una terza questione non meno importante, e riguarda la capacità di tutti i rami amministrativi della Regione di controllare assiduamente tutto il territorio mediante propri nuclei ispettivi, dotati dei più moderni terminali informatici, per evitare abusi in tutti i campi, primi fra i quali quello edilizio e del lavoro nero.

Il governo dovrebbe insediare una task force composta dai più valorosi dirigenti regionali, insieme ad esperti internazionali in organizzazione, per redigere il Piano industriale ovvero il Piano organizzativo della produzione dei servizi, in modo che essi siano efficienti e utilizzino al meglio le scarse risorse finanziarie.
Senza il Piano industriale la Regione non sa di quali figure professionali ha bisogno, mantenendo così uno squilibrio fra le varie branche amministrative e fra gli uffici centrali e periferici, dal momento che, senza una norma rigorosa, è difficile attuare la mobilità indispensabile per riequilibrare gli uffici.
 
Si capisce che la burocrazia faccia muro contro questa informatizzazione generalizzata, perché si attuerebbe una trasparenza generale che non consentirebbe più nessuna forma di corruzione morale e materiale. La trasparenza farebbe emergere il valore di dirigenti e dipendenti che così potrebbero meritare i premi contrattuali perché hanno ben lavorato.
Così sarebbero emarginati i cattivi dirigenti e dipendenti che non fanno il loro dovere e per ciò stesso non solo non debbono percepire premi, ma vanno licenziati. La questione che poniamo da decenni è semplice: mettere il punto fermo e definitivo a tutti gli abusi che si perpetrano giornalmente negli ambienti regionali e in genere nelle pubbliche amministrazioni locali.

Serve subito una Regione low cost, cioè un sistema organizzativo che riduca all’osso il costo dei servizi. Per ottenere questo risultato è indispensabile che, ripetiamo, vengano aboliti i fascicoli cartacei sostituiti subito da quelli informatici. è necessario che i dirigenti generali si sbraccino e abbiano la facoltà di valorizzare i migliori collaboratori, indipendentemente dai loro padrini politici. Questi ultimi devono smetterla di intervenire per falsare le regole del merito, piazzando incapaci nei posti ove invece occorrono professionisti di primo livello.
Lo sviluppo non è una chimera, né una vuota parola che i politici di basso rango promettono di raggiungere, dimenticandosene regolarmente dopo ogni votazione. Lo sviluppo è un sistema fatto di regole precise e conosciute e di un metodo generale che abbia come cardini i valori di merito e responsabilità, unitamente a un alto livello di professionalità.
I soldi sono finiti, i debiti sono tanti, i costi del personale che gravitano intorno alla Regione enormi, le difficoltà politiche del governo senza maggioranza non sono da meno.
Tuttavia la classe dirigente siciliana, nel suo complesso, non può ulteriormente rinviare la sfida che è stata ulteriormente tracciata dalla crisi del 2008, da considerarsi positivamente come esplosivo per scardinare un sistema asfittico e clientelare che non regge più.
Vi è ancora la questione che potrebbe essere definita con uno slogan: “Guerra alla carta”. Costa 2,5 milioni all’anno e di essa si potrebbe fare a meno se tutti i fascicoli fossero informatizzati. Vi sarebbe un ulteriore vantaggio e cioè che tutti coloro che formulano istanze alla Regione (enti pubblici, imprese e cittadini) potrebbero dialogare esclusivamente con e per via telematica e, mediante un click, far pervenire direttamente nel proprio fascicolo, in qualunque ufficio della Regione, la documentazione richiesta ottenendo risposte con la stessa via telematica.